Esperienze indotte da sostanze psicotrope

 

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L'esperienza finale

In questa pagina vengono esaminate alcune testimonianze di esperienze prodotte dall'uso di sostanze psicoattive, anche allo scopo di valutare se sia fondata l'ipotesi che le NDE ed altre esperienze non ordinarie di tipo spontaneo siano provocate dall'emissione di specifici neurotrasmettitori da parte del cervello. Sulle eventuali implicazioni di natura biochimica che possono aver luogo nel cervello in relazione agli stati di consapevolezza non ordinaria che producono le NDE, in un articolo di Detlef Linke (1945-2005) pubblicato nel 2004 sul n. 7 della rivista Mente e Cervello, l'autore, professore di neuropsicologia all'Università di Bonn, ipotizzava uno stato mentale definibile come esperienza finale, al quale corrisponderebbe un'esperienza del tutto straordinaria da parte dell'io cosciente. Si tratta di un'ipotesi da verificare, dato che – come si è visto – l'attuale livello delle conoscenze sul funzionamento del cervello e soprattutto sulla reciproca relazione esistente tra l'esperienza interiore cosciente ed i processi biochimici che si svolgono nel cervello e che determinano le sintonie psichiche, è ancora nella fase iniziale e non permette di dare risposte esaurienti alla questione.

Le porte della percezione

Esiste tuttavia un importante corpus di testimonianze al quale possiamo pragmaticamente attingere per illuminare il problema da un'altra angolazione. Si tratta degli stati di consapevolezza non ordinaria indotti dall'assunzione di sostanze psicotrope: in questo caso abbiamo la certezza che l'esperienza interiore è determinata, in un rapporto di causa ed effetto, dall'assunzione di determinate sostanze naturali o di sintesi da parte dello sperimentatore, al superamento della barriera ematoencefalica da parte di piccole dosi di specifiche molecole, ed all'interferenza di queste molecole con i processi sinaptici di alcune aree cerebrali. Già nel 1954 veniva pubblicato il saggio di Aldous Huxley Le porte della percezione, nel quale l'autore affermava che «ciascuno di noi può essere capace di fabbricare minute dosi chimiche di ciò che si ritiene provochi profondi cambiamenti nella coscienza». Ovviamente, in questo caso il termine fabbricare si riferiva all'attività biochimica del cervello. Nel maggio 1953 lo scrittore aveva accettato di fare da cavia in un esperimento di indagine sugli effetti psichici conseguenti all'assunzione di mescalina, un alcaloide contenuto in alcune cactacee come la Lophophora williamsii, ed aveva assunto circa 400 milligrammi di questa sostanza.

Ecco, nelle parole di Huxley, la descrizione degli effetti iniziali di quell'esperienza: «Presi la pillola alle undici. Un'ora e mezza dopo ero seduto nel mio studio, guardando fisso un piccolo vaso di cristallo. Il vaso conteneva solo tre fiori: una rosa Bella del Portogallo completamente aperta, rosa all'esterno, con una sfumatura calda e fiammeggiante alla base di ogni petalo; un gran garofano cremisi e miele; e, pallida porpora all'estremità dell'incerto gambo, l'ardito, araldico fiore di iris. Fortuito e provvisorio il piccolo mazzo rompeva tutte le regole del buon gusto tradizionale. Quella mattina a colazione ero stato colpito dalla vivace dissonanza dei suoi colori. Ma non si trattava più di questo. Non guardavo adesso una inconsueta disposizione di fiori. Vedevo ciò che Adamo aveva visto la mattina della sua creazione: il miracolo, momento per momento, dell'esistenza nuda… L'Essere della filosofia platonica, solo che Platone sembra aver fatto l'enorme e grottesco errore di separare l'Essere dal divenire, identificandolo con la matematica astrazione dell'Idea. Egli non avrebbe mai potuto vedere, pover'uomo, un fascio di fiori brillare di luce interiore e palpitare sotto la pressione del significato di cui erano saturi; non avrebbe mai potuto percepire che ciò che la rosa, l'iris e il garofano significavano così intensamente non era né più né meno che ciò che erano: la transitorietà che pure era vita eterna, la perpetua deperibilità che era nello stesso tempo puro Essere, l'affastellamento dei minuti, unici particolari, in cui, per qualche inesprimibile, eppure evidente paradosso, era da vedere la divina fonte di tutta l'esistenza». Invito chi fosse interessata/o a leggere per intero l'interessante e tuttora attuale saggio di Huxley.

Esperienze indotte dalla psilocina

Quelle che seguono sono alcune testimonianze di esperienze vissute sotto l'effetto di sostanze psicotrope (chiamate anche, in modo non appropriato, allucinogeni o droghe psichedeliche), scelte tra le centinaia rintracciabili in diversi siti internet. Quelle che mi sembrano più confrontabili con alcuni aspetti delle NDE sono conseguenti all'assunzione di psilocibina, una triptamina (estere fosfato indolico) contenuta nei piccoli funghi dei generi Psilocybe, Panaeolus, ed affini, diffusi nelle aree temperate del pianeta. Perdendo l'atomo di fosforo, la psilocibina si trasforma in psilocina (anch'essa contenuta nei funghi in percentuale ridotta, ma più instabile), che rappresenta la vera sostanza psicoattiva. Senza entrare nei dettagli della biochimica delle sinapsi neuronali, sembra che la molecola della psilocina presenti un'affinità con quella dellla serotonina, e dunque si sostituisca a quest'ultima come neurotrasmettitore nelle connessioni sinaptiche. Le dosi del principio attivo assunte per via orale variano da 2 milligrammi per effetti di soglia ad 8 milligrammi ed oltre per effetti molto intensi. Ma si valuta che solo una ridotta percentuale riesca a superare la barriera ematoencefalica, mentre la maggior parte della sostanza viene eliminata fin dall'inizio con le urine, tanto che nel giro di circa otto ore dall'assunzione il 90% della sostanza ingerita risulta espulsa dall'organismo. La durata dell'esperienza può variare dalle due alle sei ore in tempo reale, ma, come vedremo dalle testimonianze, la percezione del tempo da parte dello sperimentatore subisce delle radicali trasformazioni. Nella loro spontaneità queste testimonianze offrono un quadro significativo dell'impatto e del significato di queste esperienze, sull'autenticità soggettiva delle quali non ritengo si possano avere dubbi.

Esperienza n. 1: Un viaggio nel tempo

«Improvvisamente fui completamente pervaso da ondate impetuose di crescente estasi orgasmica: così forti che i miei occhi cominciarono a lacrimare senza controllo, e di quando in quando sentivo come se la mia testa fosse sul punto di esplodere e di inglobare prima la mia stanza, poi tutta la Terra ed infine l'intero universo. Persi del tutto il senso dell'ego e del tempo, e mi sentii come se stessi morendo, come se Dio stesse tirando fuori la mia anima dal mio corpo, per trasportarla in un vortice di gioia che non avrei mai più dimenticato. Sapevo che tutto sarebbe andato bene, continuavo a percepire ed a sentire la presenza di un essere, o meglio, di un vasto campo di energia, che sembrava volermi rassicurare e guidare attraverso questa straordinaria esperienza».           

«Fui trasportato in un mondo dove vivevano i miei antenati. Viaggiai a ritroso nel tempo fino a ritrovarmi bambino, ed rivissi alcuni intensi e piacevoli ricordi. Poi fui testimone del big-bang, e sfrecciai attraverso il cosmo a velocità supersonica, diventando ogni cosa che sia mai esistita e che mai esisterà… mi sentivo come un buco nero in grado di risucchiare ogni cosa che possa essere mai immaginata o concepita. Ricordo di essermi guardato in uno specchio e di aver visto non la mia immagine fisica, ma la mia essenza interiore, il mio spirito. Udii una voce che mi chiedeva se sapevo chi io fossi realmente, qual era la mia vera identità. Otto ore dopo l'inizio dell'esperienza, ritornai rapidamente alla percezione ordinaria, sentendomi molto caldo, euforico e felice, ma purtroppo ormai distante dall'immensità di ciò che avevo vissuto. (In seguito) sentii di avere una migliore comprensione del significato della mia vita, e del profondo mistero che essa racchiude».      

Esperienza n. 2: L'armonia e la bellezza dell'Essere

«La bellezza delle montagne è qualcosa che non cessa mai di stupirmi. Il potere e la serenità racchiusi nelle rocce e negli alberi sembrano essere esistiti fin dall'inizio dei tempi. Gli effetti iniziarono circa 15 minuti dopo l'ingestione dei funghi. Decisi di allontanarmi dal fuoco del bivacco e di andare a meditare tra gli alberi per conto mio. Vagai per il bosco e mi sentivo realmente infusa da quella serena ed antica pace. Trovai una bellissima roccia ricoperta di muschio, che sembrava perfetta per sedercisi sopra. Davanti a me c'era un bell'albero, dello stesso colore della roccia, ed il muschio sembrava fondere albero e roccia in un'unica entità. Mi sedetti sulla roccia nella posizione del loto per meditare, e tutto sembrò dissolversi. Tutto sparì. Non era più un pensiero teorico quello che percepivo, ma una totale chiarezza: la mia mente diventò chiara, e tutti i confusi labirinti del complesso pensiero astratto furono spazzati via. Avevo gli occhi aperti, ma tutto quello che percepivo era l'Uno. Tutto intorno a me era Uno, ed io mi fondevo con esso. Ero il nulla ed ogni cosa nello stesso tempo.  Nessun pensiero relativo alla complessità dell'esistenza: tutto ciò che sentivo era l'Essere. In quell'eterno istante io fui semplicemente l'Essere, niente di più e niente di meno. E tutto ciò non era bello o magnifico, o qualsiasi altra espressione con cui vorremmo descriverlo: era l'Essere nella sua pura essenza».      

«Mi accorsi di una musica che proveniva da qualche parte e che penetrava in me. Mi stava chiamando, e lentamente riemersi da quell'attimo eterno, mentre i pensieri ricominciavano a scorrere in me. I suoni che stavo udendo erano incredibili. Una stranissima psicotrance riecheggiava tra le rocce e veniva riflessa dagli alberi. Si alzava lentamente una nebbia che rendeva i suoni più densi. Stava diventando scuro, e cominciai a vagare nel bosco per ritrovare l'area del bivacco. Sentivo una vibrazione incredibile, come se un grande raggio cosmico venisse canalizzato e noi fossimo i ricevitori. Aprii gli occhi, e mentre i miei occhi toccavano ad uno ad uno i volti delle persone intorno a me, essi aprivano i loro occhi e guardavano nei miei, e noi ci vedevamo e ci compredenvamo l'uno con l'altro. È meraviglioso come ci si può connettere con persone che non conosci, ma che in qualche misterioso modo sai di conoscere veramente. Quel momento vissuto nei boschi sembra avermi veramente cambiato. Ora posso più facilmente distaccarmi da alcuni dei pensieri che prima mi intrappolavano nella loro complessità. Semplicemente Essere. Così semplice e così essenzialmente reale. Essere».

Esperienza n. 3: Ragazzi indiani

«Vivo in una città dell'India abbastanza grande. Nella stagione delle piogge io e due miei amici raggiungemmo una collina dove c'era una roccia su cui eravamo soliti sederci per chiacchierare o fumare. (Dopo aver ingerito i funghi) cominciai a percepire una strana sensazione di leggerezza, come se il mio corpo fosse diventato più leggero e più ricettivo verso ciò che gli stava intorno. Passai un bel po' tempo ridendo in modo irrefrenabile fino alle lacrime, poi pensai che fosse meglio muovermi. Andai su un'altra roccia nelle vicinanze e, guardandomi intorno, fui stupito dalla sensazione dello spazio che sembrava avvolgermi: spazio, tutto vuoto, tutto intorno a me. Guardando la roccia su cui ero seduto, notai un disegno decorativo sulla sua superficie, così mi piegai per guardarlo meglio, ed improvvisamente il motivo cominciò a muoversi ed a ruotare, e poi esplose sul mio viso. Tutto intorno a me, vedevo miriadi di disegni che si trasformavano e si dissolvevano, in un caleidoscopio di colori che sfidava l'immaginazione».       

«Ranji (uno dei miei amici) mi guardava con un'espressione divertita, poi si avvicinò e mi porse un sassolino, niente di particolare: mi disse solo di tenerlo in mano e di sentirlo. Cominciai a girarlo tra il pollice e l'indice ed improvvisamente, in modo quasi impercettibile, misi in connessione tutto il mondo intorno a me con quel piccolo sasso, e fu come se tenessi l'eternità dello spazio tra le mie dita. Lasciai andare il sasso, per non essere sopraffatto dalla confusione dello stato in cui mi trovavo. Guardai in alto verso il cielo: era pieno di file di nuvole delicate che risplendevano di un rosa intenso determinato dalla luce del tramonto e dal mio cervello. Guardare quelle nuvole era un'esperienza straordinaria, ogni volta che soffiava il vento era come guardare un mare di blu e grigio agitato da una gigantesca mano invisibile. Poi improvvisamente apparve un vortice tra le nuvole, ed io ne fui risucchiato: attorno a me c'era solo un vasto spazio vuoto, tutto blu, senza nuvole, senza vento, solo spazio… e cominciai a cadere vertiginosamente, a velocità impensabile».       

«Mi ritrovai di nuovo sulla roccia. Pensai di dover raccontare qualcosa a Tosh (l'altro amico), ma non ricordo di cosa parlammo, so solo che ci mettemmo a ridere istericamente, e non riuscivamo a smettere. Poi delle immagini cominciarono a scorrere davanti ai miei occhi chiusi, avvenimenti sepolti nelle pieghe remote della memoria: era come osservare un film degli eventi della mia vita. Queste scene si presentavano in modo casuale, e scorrevano rapidamente, cambiando prima ancora che potessi comprendere l'importanza di questi pensieri che si manifestavano come immagini davanti ai miei occhi: io che mi arrampicavo sugli alberi, che mi tuffavo in una fresca sorgente nella foresta, che guardavo giù da uno strapiombo… immagini di parti della mia vita di cui avevo perso il ricordo. Sentii il vento turbinarmi intorno, ed ecco che vidi uno strano tipo che mi osservava, leggendo ogni pensiero che scorreva nella mia mente. Gli chiesi chi fosse, ed invece di parlare egli semplicemente scosse le mani, ed io vidi attraverso una serie di immagini disgiunte chi era, ma ora non sono in grado di ricordare cosa mi mostrò, so solo che mi sentii in soggezione. Ed osservai mentre mi mostrava immagine dopo immagine, me stesso da bambino che giocavo nel parco, i miei cani che mi giravano intorno, la mamma ed il babbo che dicevano qualcosa che non riuscivo a comprendere… fantastico, è tutto quello che posso dire. Una dissoluzione dell'ego, di certo. Mi sentivo come se avessi due anni, innocente e completamente aperto ad ogni stimolo proveniente dal mondo che mi circondava. Poi, mentre andavo in bicicletta, sentii un senso di esaltazione nel non percepire alcuno sforzo fisico e riuscire a muovermi lo stesso nello spazio e nel tempo. Quest'esperienza è stata il miglior insegnamento della mia vita, e penso di avere ancora altre cose da imparare».

Esperienza n. 4: Conoscenza ed eternità

«Io sono una persona razionale: studiavo ingegneria meccanica al college, ed ero del parere che una mente lucida è la migliore mente che si possa avere, che il sapere e la logica sono i caratteri più specificamente umani, e che la realtà è ciò che vediamo tutti i giorni. Ma i funghi dettero una bella scossa al mio mondo. Sebbene sia razionale, sono anche uno sperimentatore curioso, così quando alcuni amici decisero di provare i funghi decisi di unirmi a loro. Dopo circa 20 minuti dall'ingestione notai alcuni sottili cambiamenti nella mia visione e nella percezione dei movimenti. Andai fuori con i miei amici: era un bel pomeriggio di primavera. Formammo un triangolo casuale e cominciammo a lanciarci un frisbee al neon rosa (un disco di plastica dotato di effetti luminosi, che viene lanciato con moto rotatorio). A quel punto la mia percezione visuale era straordinaria: la vista di quel frisbee rosa luminescente che volava sopra la vibrante erba verde mi inebriò. Le lacrime mi scorrevano sul viso mentre ridevo senza potermi controllare. Ero sbalordito dal fatto di riuscire a sentirmi così inebriato, e nello stesso tempo da avere ancora sufficiente coordinazione per poter prendere al volo il frisbee».         

«Il gioco del frisbee non durò a lungo. Mi misi ad osservare un grande acero nel giardino, profondamente stupito per le sue dimensioni e per la sua bellezza: le radici profondamente ancorate al suolo e la corteccia che danzava davanti ai miei occhi. Il solo fatto che avesse probabilmente oltre cento anni mi riempiva di un senso di reverenza. Qualsiasi cosa io vedessi, toccassi o odorassi si riempiva di un profondo significato personale. I vividi e vibranti colori mi facevano sentire come se vivessi in un cartone animato. Era come se ogni cosa intorno a me fosse stata messa di proposito e diligentemente nel posto giusto. Ogni cosa era esattamente dove doveva essere. Infatti, era sempre stata là: era la perfezione. E proprio mentre pensavo che le cose non sarebbero potute andare meglio di così, il meglio arrivò. Quando credevo di essere arrivato al culmine, l'esperienza divenne ancora più intensa. La mia mente era in corsa: un pensiero fantastico conduceva immediatamente ad un altro, e ad un altro ancora. Fui trascinato in una spirale mentale così irresistibile che finii col non essere più in grado di parlare, e subito dopo non potei neanche più muovermi. Tutto ciò che potevo fare era stare là, fissando una bottiglia di birra che avevo in mano senza riuscire a vederla, e lasciare che la mia mente vagasse in queste strane nuove dimensioni. Realtà, infinito, consapevolezza, vita, universi all'interno di altri universi, queste sono alcune delle esperienze che attraversarono la mia mente. Stavo letteralmente perdendomi all'interno della mente, e non ricordavo né la mia età né i miei genitori. Mi sembrava di essere stato in quel giardino da un'eternità. La sola idea dell'università e degli insegnamenti accademici era ridicola. Tutto ciò di cui avevo mai avuto bisogno e di cui potrei mai avere bisogno per l'eternità era già dentro di me. Ero completamente certo che non avrei mai più mangiato, urinato, dormito o scopato. Non ce n'era alcuna necessità. Il mio corpo fisico se n'era andato via: sapevo di esistere completamente nella mia mente, mentre viaggiavo all'interno di un universo del tutto diverso».       

«Quel che ricordo è che trascorrevano alcune eternità, e poi, ogni tanto, il viso di un mio amico si metteva a fuoco nel mio campo visivo, per dirmi che mi ero perso. Dopo un altro paio di eternità, compariva il viso di un altro amico e diceva che si stavano divertendo come matti solo a guardarmi. Un'altra eternità ancora, ed ecco un'altra faccia. Questa faccenda andò avanti per migliaia di miliardi di anni, prima che qualcuno riuscisse a riportarmi in casa ed a farmi sedere in una poltrona. A questo punto la mia mente era esplosa in mille pezzi. Potevo sentire e capire ogni cosa che succedeva intorno a me, ma non riuscivo a parlare. Nello stesso tempo, la mia mente continuava ad avvolgersi a spirale giù verso nuovi universi, nuove realtà. Ad un tratto le spirali verso il basso terminarono, ed iniziarono le spirali verso l'alto. Fu come se stessi ritrovando il mio sentiero mentale. Mi imbattevo in qualche idea che mi sembrava di aver già pensato secoli prima, e mi mettevo a ridere considerando dove quel pensiero sarebbe andato a parare».          

«Mentre tornavo in questo mondo, il ritmo dell'esperienza divenne più veloce. In breve ricordai la mia età, il mio nome, i miei genitori. Poi ci mettemmo a ridere, quando i miei amici mi dissero che erano stati quasi sul punto di chiamare un'ambulanza per farmi ricoverare. Io sentivo un senso di pace e di completezza, una comprensione totale quale non avevo mai provato prima, né ho provato dopo. Sentivo che mi era stato svelato il grande segreto, sentivo di possedere il mondo. Quando andai a letto, quella notte, ero certo che non sarei mai più stato la stessa persona di prima. Purtroppo, col tempo gli effetti di quell'esperienza sono diventati più evanescenti. Ma continuo a portarne il segno dentro di me. Il mondo mi sembra ancora un posto molto più bello e magico di quanto non lo considerassi prima. Quella volta io ebbi una vera esperienza religiosa».

Esperienza n. 5: Nelle fauci del drago cosmico

«Ciò che posso riferire a parole rappresenta solo una piccola parte di quanto accadde quella notte, un'esperienza che potrei definire sacra, e che non ho mai rivelato a nessuno. Entrando nella camera da letto, fui accolto dalla visione di una grande sfera luminescente che circondava il mio obiettivo, il letto. La potevo vedere con molta chiarezza e con un certo stupore. Ogni punto della sfera di luce era connesso con ciascun altro punto da una ragnatela luminosa quasi impercettibile, dalla quale la superficie della sfera emergeva in modo vivido. Stavo rapidamente perdendo la mia capacità di orientarmi nella realtà ordinaria, e perciò mi diressi verso il letto e mi sdraiai su di esso. La visione che mi si presentò subito dopo rappresenta la più strabiliante esperienza che abbia mai avuto, e devo ammettere che non ero del tutto preparato a sostenerne l'intensità e la pregnanza. Mentre dirigevo il mio sguardo verso l'alto, vidi l'enorme testa di un drago venir fuori dal soffitto al di sopra del letto. Era straordinariamente reale, e per un attimo la mia paura si trasformò in genuino terrore. Mentre il terrore aumentava, ed io mi sentivo sopraffatto dall'esperienza, il dragone parlò, con una profonda voce di basso che mi riverberava nelle ossa: "Non opporre resistenza, non avere paura!" disse. Il suono della voce era sconvolgente, ma nello stesso tempo aveva un misterioso potere calmante. Mi lasciai andare, e fui risucchiato tra le fauci spalancate del drago, pensando con il mio ultimo pensiero che per me era finita, che la mia vita in questo mondo era giunta al termine, dato che la morte mi sovrastava».             

«Devo aggiungere qualche commento sulla chiarezza della visione. Non era quel tipo di visione basata su disegni geometrici, spirali, ed altri elementi psichedelici dai colori vibranti e piacevoli che gli psiconauti trovano interessanti e stimolanti. Questa visione era l'irruzione di un'altra dimensione dell'esistenza, ben differenziata ed articolata con precisione nei minimi dettagli. Potevo vedere le singole scaglie del dragone, osservare l'intensità penetrante del suo sguardo su di me, notare i segni della crescita nello smalto dei suoi denti, ed accorgermi del caleidoscopico turbinio di galassie e di universi che formavano le pareti della sua gola. Questa era la rivelazione dell'essenza di un essere vivente incorporata in una storia troppo grande per essere anche solo immaginata mediante il solo intelletto. Era il contatto con una dimensione mitologica che mi avvolgeva e mi coinvolgeva completamente nella propria realtà. Non c'è alcun dubbio che quella realtà fosse molto più vicina al cuore dell'Essere di quanto non lo sia questo piccolo mondo di ombre che noi definiamo reale, e che rappresenta soltanto una parte miserabilmente infima dell'eternità».        

«Mentre la mia consapevolezza entrava nella bocca del drago, l'ordinaria coscienza del mio ego svanì, e la mia percezione si trasferì a velocità incredibile attraverso un'infinità di cosmi, finché non mi fermai in un minuscolo angolino dell'esistenza. La voce di basso profondo si era adesso trasformata in una voce più dolce e tranquilla che mi raccontava la visione della vita sulla Terra, una visione che scorreva davanti ad una mente disincarnata che stava ora osservando la sua antica dimora. Vedevo piccole creature, simili nella forma a draghi mitologici, cadere sulla superficie del pianeta. Dopo essere atterrati, trascorrevano qualche momento – forse eoni nella nostra scala del tempo – a riposare. Poi si rivestivano della materia di questo mondo, e questa trasformazione li rendeva del tutto irriconoscibili. La voce asseriva che la vita sulla Terra aveva avuto origine da questi esseri, che erano fuggiti da qualcosa che stava accadendo in un'altra parte del cosmo, e speravano di potersi nascondere qui per qualche tempo».         

«La coscienza prese forma in queste emergenti forme di vita, evolvendosi con loro nel corso delle ere. All'inizio la coscienza permeava la totalità del processo di sviluppo della vita sulla Terra. In seguito, fu un'esperienza sconvolgente scoprire che mentre la coscienza si identificava con un particolare organismo, una specie di dinosauro, si dimenticava del tutto della propria esistenza al di fuori del contesto della vita di quel particolare organismo, e finiva con l'essere completamente incastrata nel suo mondo. Preoccupazioni, paure, gioie e sofferenze erano tutte sperimentate in prima persona. Questo andò avanti per quel che sembrava un'eternità. Emergendo nella forma umana, scorrendo attraverso l'intera storia dell'umantità, ed identificando se stessa con ogni singolo essere umano vissuto sulla superficie del nostro pianeta, la consapevolezza finì col riaffiorare nella sua connessione con un mangiatore di funghi trapassato. A questo punto la consapevolezza si trovava di nuovo libera dalla prigionia all'interno di un organismo del pianeta, e poteva librarsi al di sopra di esso nello spazio profondo, guardando giù verso la Terra».       

«La voce continuava a narrare: "La vita sulla Terra è un singolo organismo, che si è sviluppato attraverso le ere della propria evoluzione. È destinato a costruirsi un corpo che possa lasciare la superficie del pianeta. Il suo scopo è quello di perpetuarsi e di adempiere ad una funzione che per ora non possiamo comunicare alla tua coscienza. Sotto un certo limitato punto di vista, si potrebbe dire che la missione originaria è quella di fuggire da processi che hanno avuto inizio in un'altra porzione del cosmo, vicino al punto di origine, e che presto faranno irruzione anche in questa galassia, distruggendo la vita sulla Terra come voi la conoscete. La trasformazione consiste nell'emergere di un'essenza che ha le sue radici in ciò che potreste definire come energia leggera, in contrapposizione con quelle forme condensate e pesanti che voi considerate rappresentative degli organismi viventi. Quando questa forma di vita emerge in una specie biologica, l'organismo è incorporato nella nuova struttura. Dal punto di vista dell'organismo fisico, questo processo incute timore e viene considerato come morte. Però, l'organismo che inizialmente si nascose nella struttura organica della vita di questo mondo, conserva la piena consapevolezza della propria missione di fuga, e spinge la propria intelligenza evolutiva verso la costruzione degli strumenti di questa fuga. Pertanto, una porzione del proprio essere sarà incorporata nella nuova, emergente energia vitale. Questo processo ha già avuto luogo in altre parti del cosmo, ed è ineludibile. Per ora, comunque, la forma di vita che riconosce se stessa come il dragone, e che si manifesta come DNA, continua a spingere per sfuggire al proprio inevitabile destino. Così è, come deve essere". Mentre la voce narrava tutto questo, il futuro del pianeta mostrava lo sviluppo di una consapevolezza che si separava dal bozzolo biologico, e prendeva forma in un corpo di luce, come nuovo strumento di esistenza in questa parte del cosmo. La consapevolezza fu spinta di nuovo nel suo organismo ospite ed io mi risvegliai verso l'alba, meravigliato di essere riuscito a sopravvivere a quell'esperienza».       

L'autore di questa testimonianza si interroga poi, con atteggiamento critico, sui contenuti della rivelazione e sui riferimenti culturali che possono aver dato origine ad essa, e nel suo stato di lucidità ordinaria non si rivela affatto incline a credere a quanto ha percepito nella visione, della quale però non può negare il notevole impatto mitico e sacro. Il carattere peculiare di quest'ultima esperienza rispetto alle altre è dovuto anche al fatto che lo sperimentatore, oltre ad aver ingerito i funghi, aveva anche fumato circa 2 grammi di semi di Peganum harmala, pianta nota anche col nome comune di ruta siriana, contenente diversi alcaloidi del gruppo delle harmine, che hanno effetti blandi se presi da soli, ma potenziano l'effetto di altre sostanze psicotrope in quanto inibitori delle monoamminossidasi (enzimi presenti nel tessuto cerebrale).

Esperienza n. 6: Dio nella Natura

«Mi trovai tutto solo in una bellissima foresta svedese all'alba di una mattina d'estate. Avevo voglia di gridare per esprimere tutto l'amore che provavo per la Terra, e per sentire l'eco delle mie parole attraverso la foresta, ma mi trattenni, per paura che qualcuno mi potesse sentire e venisse a vedere cosa stava succedendo. Ma la natura comprese tutto l'amore che provavo per lei, e mi offrì in dono un'eco naturale, così che anche il più leggero bisbiglio risultava amplificato e lo si poteva udire per miglia intorno. Cominciai allora a riflettere sulle dimensioni dell'esistenza. Pensai che devono certamente esistere altre dimensioni, e non dovrebbe essere impossibile per certe creature vivere in queste altre dimensioni. Era così assurdo, per me, credere che noi dobbiamo vivere in un mondo solo tridimensionale, come può esserlo per una persona normale pensare di vivere in un mondo bidimensionale. Così pensai ad Einstein, ed al tempo come quarta dimensione. Per qualche ragione il tempo non risulta lineare, e se qualcosa riesce a vivere realmente nel tempo (in modo diverso da come facciamo noi) essa deve essere ovunque, ed in ogni tempo. Non chiedetemi come o perché, ma questo è ciò che pensai».             

«Provai a chiamare qualcuno di questi esseri, ed essi vennero. Me li trovai improvvisamente davanti, ad una decina di metri di fronte a me. Chiusi gli occhi, sbadigliando per produrre un po' di lacrimazione e poterci vedere con maggior chiarezza, ed essi erano ancora là. Erano così belli, così caoticamente perfetti! Sembravano dei piccoli cactus, ed erano composti interamente di linee melodiche. Ogni tonalità aveva un colore, ed ogni melodia era un arcobaleno sfavillante. Allora pensai di parlare, ma non fu necessario: essi sapevano, ed io sapevo. Erano la razza degli antenati, questo era tutto ciò che c'era da sapere. Improvvisamente, come se qualcosa li avesse spazzati via, ci fu una nuova sensazione, come di una presenza inattesa. Chiusi gli occhi, ed al di là di milioni di fiori colorati vidi Dio. Aveva la forma di una maschera di Giano rossa e verde, con l'espressione triste su una faccia e felice sull'altra. La faccia felice mi sorrideva: Dio era me, ed io ero Dio. Tutti noi siamo Dio, tutti noi siamo la stessa cosa. E di nuovo accadde che volevo dire qualcosa a Dio, ma non fu necessario. Non riuscii a formulare nessuna buona domanda: e chi mai ne sarebbe capace? Poi, dopo un tempo che mi sembrò di un paio d'anni, mi sentii come se avessi trascorso tutta la mia vita addormentato, e mi stessi svegliando solo in quel momento. Tutto era perfetto. Non avevo mai compreso, in tutta la mia vita, il significato della parola perfezione prima di quel momento. Non c'è altro da dire: è come un cerchio d'acciaio, in cui ogni cosa ha qualcosa in comune con ogni altra cosa. Tutti noi siamo perfetti, immacolati come pietre. Questo fu solo un piccolo frammento di ciò che accadde, e potrei andare avanti per settimane, ma ora non ho tempo».

Esperienza n. 7: L'empatia delle anime

«Sentii una sensazione di euforia che trascendeva la felicità, un meraviglioso stato di benessere che mi rendeva certo che qualsiasi cosa dovesse accadere allora, o nei 10 anni seguenti, tutto sarebbe andato per il meglio. Ogni volta che faccio queste esperienze spero che mi sia rivelato qualcosa che non potrei mai percepire nella mia vita quotidiana. I funghi mi offrono l'opportunità di mettere da parte tutto questo bagaglio fisico e mondano e semplicemente essere. Guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino, con uno stupore tale che non vorrei mai tornare indietro. Vorrei poter entrare nella vostra mente e condividere con voi quest'esperienza, perché non riesco a spiegarla a parole. È una di quelle cose che cambiano per sempre la vita».           

«Vi siete mai sentiti incredibilmente soli? Non importa se siete circondati da molta gente, quello che veramente sentite è il vuoto dell'anima. Fino ad oggi io avevo sperato che ci fosse qualcosa come l'anima gemella, e non ne ero mai stato sicuro. Ma la notte scorsa… sono convinto di aver trovato quella persona. Anche se probabilmente non era una persona, ma una vera anima, qualcosa di puro e semplice, e nollo stesso tempo così complesso! La scorsa notte ho potuto vedere con chiarezza che in ogni persona, in ogni relazione, io avevo sempre percepito quest'anima. Non so, non riesco ancora ad esprimerlo in parole, e posso solo sperare che voi mi comprendiate. Ho compreso che all'interno di ciascuno di noi c'è un frammento di pura divinità ed armonia, e che, non importa quanto banale possa sembrare detto così, gli occhi sono veramente la finestra dell'anima. Può darsi che gli occhi degli altri siano le finestre della nostra anima, o che noi vediamo la nostra anima riflessa negli occhi degli altri: il buono dentro di noi si rivolge all'esterno».         

«Qualcuno afferma di aver avuto un'esperienza che gli ha cambiato la vita, e poi magari questo cambiamento è durato… solo una settimana. Non mi sembra questo il mio caso: ho sperimentato la telepatia con qualcuno lontano migliaia di miglia, qualcuno che non ho mai incontrato ma che è così presente nella mia mente da potermi quasi ferire fisicamente. Non avevo mai sperimentato qualcosa di così profondo che mi univa a qualcuno che non avevo mai incontrato. Una volta dissoltosi lo shock iniziale, non avevo neanche bisogno di chiudere gli occhi, per sentire le emozioni e le reazioni di questa persona. Era veramente incredibile. Non mi sono mai sentito così immedesimato in un altro essere. Se potessi imbottigliare questo sentimento e conservarlo, lo metterei sul più alto scaffale tra tutte le cose della mia vita di cui vado fiero, perché è realmente qualcosa che non scambierei con tutto l'oro del mondo: quell'unico istante nel quale compresi che per tutta la mia vita c'era sempre stato qualcuno che camminava al mio fianco: semplicemente, aveva mille volti. Fu straordinario, a dir poco. La scorsa notte, finalmente, ho trovato la mia realtà».

Esperienza n. 8: L'universo di Brahman

«Compresi a questo punto che ogni esperienza nella vita è una benedizione ed un'opportunità di crescita. Dopo di che, divenni Brahman e decisi di sognare un nuovo universo da far esistere. Il tempo, a quel punto, non esisteva più. Il ciclo del tempo nel quale quest'universo esiste stava volgendo al termine, ed io dovevo decidere se creare o meno un nuovo mondo. La mia assistente (durante l'esperienza) si trasformò in un angelo, che percepivo come un altro me stesso che parlava a me stesso, informandomi che potevo sia uscire dall'esistenza che crearne una nuova. Poi la vidi passare attraverso un muro. Lei mi informò che in realtà non succedeva niente, e che io vedevo il muro solo perché credevo che ci fosse».         

«Ero consapevole, a questo punto, che la persona che aveva dato origine all'esperienza era solamente una delle mie infinite forme divine, che non sarebbe mai più esistita, perché l'esperienza non avrebbe mai avuto termine, dato che il tempo si era fermato. Sapevo che dovevo abbandonare la mia forma terrena e creare un'altro ciclo di vita nell'universo. Prima di farlo, però, potevo sperimentare questo mondo in ogni forma e per quanto tempo desiderassi. Camminai attraverso una foresta, godendo per i colori, i suoni e le immagini della natura più rigogliosa… Queste dimensioni venivano sentite altrettanto reali quanto noi sentiamo reale il mondo nello stato di consapevolezza ordinaria. Evidentemente, quello che diventava reale erano i miei stessi pensieri, il mio immaginario».

Esperienza n. 9: Sognare il corpo fisico

«L’astronave della mente permetteva alla mia consapevolezza di andar via dal corpo fisico e di ascendere ad inconcepibili piani astrali, pieni di fascino, di significato e di felicità. Avevo la sensazione di poter viaggiare nell’infinito universo della mia mente, perché la mia mente era collegata, come con un cavo elettrico, alla mente di Dio. La cosa più interessante era che a questo prodigioso viaggio mentale corrispondevano effetti fisici minimi, come se il mio corpo non esistesse. (La psilocibina) funzionava come una batteria che alimentava, nel modo più appropriato e costante possibile, il mio universo mentale. Dunque niente dispersione, scariche distruttive, effetti fisici di rilievo, ma purissima energia mentale di prima qualità. Era fantastico».         

«Ad un certo punto cominciai a sapere che il mio corpo fisico si trovava vicino ad un grande albero, in un parco, senza che riuscissi a ricordare come era arrivato fin là. Questa cosa mi dette una sensazione di allegria: mi accorgevo che, finalmente, ero in grado di sognare il mio corpo fisico. Non sentivo nulla del mio corpo, come lo percepiamo nella realtà ordinaria, ma nella dimensione onirica della mente vedevo il mio corpo muoversi nel mondo reale. La cosa straordinaria era che il mio vero io era il sognatore, e nello stesso tempo riuscivo a controllare il sogno, come se fosse un sogno lucido, facendo in modo che il mio corpo si comportasse esattamente come desideravo. Cominciai allora a far camminare il mio corpo nelle strade di quel quartiere, divertendomi moltissimo ad interagire con la realtà attraverso quello che sentivo come il mio corpo di sogno. Le strade, le ville, i giardini, le macchine, erano reali, sebbene con dei colori molto più intensi ed affascinanti, e con delle dimensioni più ampie, quasi metafisiche. Decidevo che direzione il mio corpo doveva prendere, ed il mio corpo andava in quella direzione. Era fantastico perché sentivo di poter fare tutto quel che volevo, senza provare nessuna delle reazioni pesanti che sono collegate al corpo fisico. Ad un certo punto vidi un signore con una bambina venire verso di me, e comandai al mio corpo di far loro un sorriso, come un cenno d'intesa, e loro risposero con un sorriso ed un saluto, esattamente come mi aspettavo. Ero al settimo cielo: sapevo di star sognando la realtà, e la realtà si conformava al mio sogno. La cosa più intrigante era che nessuno, ne ero certo, si poteva accorgere del fatto che non ero in uno stato normale. Dopo aver percorso alcuni chilometri, e dopo vari esperimenti di interazione con persone sconosciute, cominciai a sentire di aver di nuovo i piedi, come si percepiscono normalmente, e piano piano, ma inesorabilmente (e con rammarico), mi ritrovai ad esistere nel mio corpo fisico».

Confronto con le NDE

Come ho detto, ho selezionato solo alcune tra le diverse centinaia di testimonianze reperibili in rete, privilegiando quelle che presentano elementi significativi sotto il profilo dell'esperienza mistica relativa al significato sacro ed esoterico della vita ed alle straordinarie emozioni che ne derivano. Venendo ora alla questione se vi siano affinità tra queste esperienze e le NDE, la mia conclusione è che, pur trattandosi di forme di esperienza diverse tra loro, alcune analogie (come quelle evidenziate in neretto nei racconti delle esperienze) sono innegabili. Prima di poter escludere che le NDE siano determinate da una forma di attività cerebrale, bisogna ricordare che tutti i soggetti che le hanno sperimentate non hanno mai riportato danni irreversibili al cervello, e che non tutti i soggetti che sono riemersi da uno stato di coma o da una condizione di morte clinica hanno sperimentato una NDE. Si tratta infatti di esperienze che riguardano solo una minoranza.

Le differenze più evidenti tra le NDE e le esperienze con la psilocibina sono soprattutto nella mancanza in queste ultime della visione autoscopica veridica di cose ed eventi della realtà ordinaria, confermata poi da altri testimoni, e della percezione del tunnel di luce. Tuttavia la visione autoscopica è presente solo in un numero limitato di NDE, ed anche gli effetti della psilocibina inducono visioni di luce molto particolari, che vengono sentite come originate da un'energia quanto meno aliena, se non proprio divina. È stato osservato che molte NDE corrispondono ad uno stato di beatitudine e di ineffabile felicità da cui non si vorrebbe fare ritorno, mentre lo stesso non si può dire delle esperienze con sostanze psicotrope, alcune delle quali aprono le porte piuttosto ad inferni che non a paradisi. Non credo però che questa osservazione possa essere considerata una dimostrazione della sostanziale diversità dei due tipi di esperienze. Infatti, come meglio descritto nella sezione dedicata alle NDE, esistono anche NDE angoscianti che non sono certo pervase di uno stato di felicità estatica, mentre stati di intensa felicità possono essere raggiunti anche con sostanze psicotrope, come testimoniano le esperienze sopra riportate. Non è raro poi che gli psiconauti affermino che lo stato di beatitudine del quale hanno fatto esperienza non abbia prezzo e che possa, da solo, valere tutti gli sforzi di una vita. Mi sembra inoltre che diversi aspetti dell'impatto sacrale, mitico ed emotivo che caratterizzano le NDE siano presenti anche in alcune delle esperienze indotte dalla psilocibina che, come le NDE, possono cambiare la percezione del mondo e la visione della vita.

Valore delle esperienze indotte da sostanze psicoattive

Comunque, pur nella loro diversità, tanto le NDE quanto le esperienze con sostanze psicotrope dovrebbero farci riflettere sul fatto che il funzionamento del cervello e la relazione tra gli eventi della biochimica cerebrale e la nostra coscienza delle sintonie psichiche, negli aspetti più coinvolgenti del nostro esistere percettivo, emotivo, sentimentale ed affettivo, sono ancora tutte da decifrare. Forse siamo appena all'alba di un'era della storia umana nella quale si svilupperà la comprensione di quelle che William Blake definì «le porte della percezione». È stata anche avanzata l'ipotesi che le sostanze psicotrope abbiano un effetto inibitorio, anziché attivante, nei confronti dell'attività cerebrale, permettendo così a quello che potremmo definire lo spirito cosciente di emergere, libero dalla gabbia dei condizionamenti socioculturali racchiusi nelle strutture cerebrali. Di fatto alcuni degli effetti indotti da queste sostanze danno la netta sensazione di una liberazione dal corpo e di una presa di controllo diretto della coscienza da parte di un'essenza che si autodefinisce e si autorappresenta come spirituale. Quel che più sorprende, infine, è che l'enigma stesso del nostro cervello contiene la chiave delle nostre esperienze più profonde, sia che ci assoggettiamo ad un lungo ed intenso training con una delle discipline di meditazione e di concentrazione mentale (yoga, zen, arti marziali), sia che ingeriamo sostanze psicotrope: oppure che – più semplicemente – moriamo.

Vorrei infine osservare che, sebbene le convenzioni sociali della nostra cultura assegnino agli psiconauti una patente di scarso valore, anche al limite o al di fuori dei confini della legge, essi andrebbero invece considerati dei viaggiatori e degli esploratori degli infiniti universi psichici ai quali la consapevolezza può accedere, soprattutto se adottiamo il punto di vista della libertà dello spirito, che non si conforma mai alle regole ed alle convenzioni della cultura dominante. In questa loro funzione gli psiconauti fanno il paio con gli onironauti, al cui studio mi sono dedicato per doversi anni.


 

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Sostanze psicoattive