Edward Brackett's Materialized Apparitions

 

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Le apparizioni materializzate

Tra gli ultimi anni dell'Ottocento ed i primi del Novecento furono pubblicati diversi libri che avevano come argomento i fenomeni di materializzazione e le indagini eseguite su di essi. Si tratta probabilmente degli eventi più straordinari di cui si sia occupata la ricerca psichica. In questa pagina vengono riportate le testimonianze e le esperienze di Edward A. Brackett, scultore americano attivo a Boston, descritte nel suo volume Materialized apparitions del 1885.

Allo stato attuale mi sembra più importante mettere in risalto le reazioni psichiche suscitate nella coscienza umana dalla fenomenologia paranormale (ed in particolare dai fenomeni di origine medianica), che non convalidare in modo inconfutabile la veridicità dei fenomeni stessi. Quest'ultimo compito è già stato affrontato e portato avanti con la dovuta diligenza, tanto in passato quanto in epoca più recente, dai molti ricercatori che hanno accertato la realtà di questi fenomeni. Tuttavia, per una serie di ragioni che saranno esaminate in seguito, nel tardo Ottocento e nel primo Novecento si producevano eventi di natura medianica che nei decenni seguenti si sono verificati più raramente, fino a scomparire quasi del tutto ai nostri giorni, o quanto meno ad essere relegati ad ambienti non aperti a verifiche sperimentali. Questo fatto porta molti scettici a considerare come frutto di fantasia o come testimonianza di ingenuità nei confronti di pratiche fraudolente gran parte di quanto riportato nella letteratura relativa ai fenomeni medianici del passato. Ma sebbene entrambi questi aspetti (l'ingenuità e e la frode) siano veri per gran parte dei fenomeni presentati come paranormali, si farebbe torto agli autori di alcune di queste testimonianze – come abbiamo visto nelle pagine precedenti e come vedremo anche riguardo a Brackett – attribuendo loro l'etichetta di persone in malafede o, qualora la loro sincerità non fosse messa in dubbio, di ingenui pronti a farsi ingannare facilmente.

Edward A. Brackett

Edward Augustus Brackett (1818-1908), fu uno scultore americano attivo soprattutto a Boston dal 1841. Come artista, soprattutto come scultore neoclassico, fu piuttosto noto in patria (una sua opera è tuttora esposta al Metropolitan Museum of Art), anche se per vivere dovette affiancare all'attività artistica altri lavori. In ogni caso fu una personalità di evidenza pubblica, e – come lui stesso racconta – nel 1885 scrisse Materialized apparitions nei momenti liberi che il lavoro gli lasciava, come testimonianza sincera delle investigazioni da lui condotte sperimentando con diverse medium. Non attribuiva all'opera alcun valore letterario, ma pensava che fosse suo dovere rendere pubblico il contenuto delle note prese sul campo. In effetti, quando cominciò ad interessarsi ai fenomeni medianici, Brackett si definiva come una persona dotata di un naturale scetticismo, che «aborrisce la frode» sia che provenisse dalla stanza delle sedute che dal pulpito, e riteneva che «chiunque inganni i più sacri sentimenti della natura umana meriti il più severo castigo». Era molto sensibile nei confronti della natura, e pubblicò poemi di intonazione romantica che avevano per soggetto i diversi aspetti del mondo naturale. Quanto al suo carattere, ecco come viene rappresentato da un suo contemporaneo: «Sebbene gentile, generoso e geniale, è dotato di una volontà di ferro, e non recede dal suo intento una volta che si sia prefisso uno scopo. Educato nella fermezza dei Quaccheri, l'abitudine al pensiero indipendente ed autonomo l'ha reso insofferente soprattutto nei confronti dei dogmi della religione. In materia sociale e religiosa, così come nel modo di vestire, non rende conto ad altri se non a se stesso».

Nell'introduzione ad un altro suo libro, The World We Live In (Il mondo in cui viviamo), Brackett stesso così si esprime: «Se la vostra individualità è stata annegata nelle abitudini e nei condizionamenti della vita collettiva, sarete inevitabilmente dominati dalle idee che vi sono state inculcate, idee vagabonde provenienti da un'era barbarica. Esse avranno preso possesso del vostro intelletto, accecando le vostre facoltà intuitive. Che vi piacciano o meno, non riuscirete ad eliminarle: potrete prenderle a calci fino a credere di esservene liberati, ma esse ritorneranno sotto una veste più elegante, camuffate da Critica superiore. Se per qualche ragione riuscirete ad essere così fortunati da liberarvi di questi vincoli, per la maggioranza non sarete altro che un eccentrico, additato al dispotismo dell'opinione pubblica, che pochissimi hanno il coraggio di affrontare a viso aperto». Alla luce del carattere dimostrato da queste parole, sembra molto improbabile che uno come Brackett si sia inventato in tutto o in parte quello che ha scritto in Materialized apparitions. Passiamo dunque ad esaminare gli eventi di cui ci ha lasciato testimonianza.

Nel 1841 Brackett, discutendo con un amico sul mesmerismo (fenomeno sul quale era inizialmente scettico), assistette ad alcuni esperimenti di ipnosi, condotti quasi per gioco, che tuttavia portarono alla scoperta di un soggetto chiaroveggente dalle cui rivelazioni Brackett fu molto colpito. Per un certo periodo partecipò a riunioni settimanali con lo scopo di approfondire lo studio del mesmerismo. Condusse anche esperimenti tesi a verificare, mediante l'uso di galvanometri, l'eventuale passaggio di correnti di natura elettromagnetica tra l'ipnotista ed il soggetto. Non venne rilevato niente, ma questo genere di esperimenti sono testimonianza di un'epoca nella quale tanto i fenomeni di natura fisica quanto quelli di natura paranormale esercitavano lo stesso fascino e le stesse aspettative: quelle di un mistero che poteva essere svelato. Quando cominciarono a diffondersi le notizie relative ai fenomeni che potevano aver luogo durante quel particolare stato mentale noto come trance medianica, Brackett cominciò ad interessarsene pensando che si trattasse di una forma di mesmerismo. Negli anni seguenti ebbe modo di partecipare a diverse sedute con alcune medium, ricevendo comunicazioni soprattutto da un membro della sua famiglia. Inizialmente non era persuaso che tali comunicazioni fossero di provenienza ultraterrena: decise pertanto di indagare più a fondo le materializzazioni, nell'estrinsecarsi delle quali, a quanto si diceva, sembrava che entità visibili e tangibili si formassero dal nulla. Riteneva che le sue ricerche nel campo del mesmerismo gli sarebbero state di aiuto, e soprattutto che le sue facoltà percettive, affinate dalla propria abilità di scultore, lo avrebbero messo in grado di distinguere le più sottili differenze tra le entità materializzate ed i soggetti umani.

Meraviglie di fine Ottocento

Fu solo verso la metà degli anni '80 che Brackett riuscì a partecipare alle sedute di una medium in grado di produrre materializzazioni, Mrs. H. B. Fay di Boston. Poche notizie ci restano oggi di questa medium nata intorno al 1855, da non confondere con Annie Eva Fay, celebre medium e prestigiatrice americana che si esibì nei teatri europei e sulla quale anche Crookes compì esperimenti col galvanometro. A parte le scarne informazioni date dallo stesso Brackett, essa viene citata da Florence Marryat nel suo libro There is no Death (La morte non esiste). La Marryat ebbe occasione di assistere ad una seduta con la Fay a Boston, durante un suo soggiorno americano, e scrisse di aver potuto osservare nella sala delle sedute «due delle più straordinarie materializzazioni che mi sia mai capitato di vedere», oltre ad un gran numero (30 o 40) di materializzazioni più o meno complete.

La medium ci viene descritta come una donna minuta, tranquilla e di aspetto dimesso: era una medium a pagamento, e teneva le sue sedute – come avveniva di frequente in America in quel periodo – in un'ampia sala di fronte ad un pubblico di trenta o più persone. Essa tuttavia operava in un quartiere popolare, e di conseguenza il prezzo fissato per partecipare alle sedute era modesto, tanto che qualcuno aveva avvertito la Marryat di non aspettarsi gran che, in quanto le entità che si manifestavano erano troppo fisiche e di livello non evoluto, in sintonia con il carattere del pubblico presente. La Marryat tuttavia, essendo un'indagatrice preparata ed onesta, osservò che gli spettatori, sebbene di umile condizione, seguivano quanto accadeva in silenzio e con rispettosa attenzione: erano, con tutta evidenza, persone di fede. Notò accanto a lei un giovane ed una bambina di cinque o sei anni, entrambi vestiti a lutto, che avevano un'aria accorata ed assorta, e pensò che fossero venuti per vedere qualcuno che avevano perduto di recente. La medium si sedette in un gabinetto posto in un angolo della stanza e formato da due semplici tende di stoffa bianca e trasparente, mentre il pubblico sedeva nella sala alla luce di una lampada a gas. Secondo la Marryat, se ci fosse stato movimento all'interno del gabinetto, dovuto a cambi d'abito o mascheramenti, la cosa sarebbe stata subito evidente a tutti. Vedremo in seguito come Brackett ebbe modo di osservare a suo agio e in più occasioni il gabinetto medianico dall'interno, proprio mentre si verificavano le materializzazioni.

Erano trascorsi pochi minuti da quando la medium si era seduta, quando due figure straordinarie balzarono fuori dal gabinetto e cominciarono a passeggiare nella stanza. Entrambe erano assai diverse dalla medium: una aveva l'aspetto di una domestica irlandese, con una faccia abbronzata e rugosa, naso appiattito e capelli grigi arruffati. Portava un cappello sgualcito e nella persona appariva sporca e disordinata: parlava un irlandese volgare ed aveva un lingua molto tagliente. Biddy – così disse di chiamarsi – era accompagnata da Teddy, descritto come «uno di quegli strilloni da strada che corrono dietro le carrozze cercando di vendere giornali e gettando petardi», il quale parlava in uno slang gutturale a stento comprensibile da parte del pubblico più colto. I due si produssero in scenette senza dubbio divertenti, ma – a parere della Marryat – tutt'altro che edificanti o adatte a condurre qualcuno sulla via dello spiritualismo. Era in ogni caso da escludere che la medium potesse impersonare l'uno o l'altro dei due: se così fosse stato, la sua carriera come attrice sarebbe stata assicurata. Ma il ragazzino, Teddy, era troppo piccolo, mentre Biddy era troppo grossa, ed inoltre la medium restava visibile, seduta al di là delle cortine. Brackett, durante le sedute alle quali partecipò, prese addirittura delle misure precise tanto della medium quanto delle entità che si materializzavano.

La Marryat restò piuttosto perplessa per il fatto che fosse consentito di materializzarsi ad entità di così basso livello, tuttavia dopo un po' i due scomparvero, e si manifestò una bambina di nome Gipsy, che sembrava proprio una zingarella nell'aspetto, vivace, irrequieta e di pelle scura. In seguito il giovane a lutto fu chiamato all'interno del gabinetto, e fu visto parlare apertamente con un'entità dalle sembianze femminili, che poi prese per mano accompagnandola fuori dalle tende e chiamando per nome la bambina che era rimasta seduta al suo posto. La piccola alzò gli occhi e balzò in piedi gridando «Mamma! Mamma!» e correndo tre le braccia dell'entità, la quale si inginocchiò e cominciò a baciarla, mentre la bimba diceva singhiozzando: «Oh, mamma! Perché te ne sei andata? Perché te ne sei andata?» Era una scena davvero commovente: la bambina aveva riconosciuto lo spirito all'istante, ed era realmente convinta che si trattasse della madre in carne ed ossa. Questo fatto – secondo la Marryat – avrebbe dovuto costituire una prova più che convincente sulla genuinità dello spiritualismo anche per gli scettici, a meno di non voler ipotizzare una complicità tra il giovane, la bambina e la medium nel caso si fosse trattato di una messinscena fraudolenta.

Quando l'entità della madre cominciò a smaterializzarsi l'infelicità della bambina si manifestò apertamente: «Portami con te», continuava a ripetere, ed il padre dovette riportarla quasi di forza ai loro posti, dove entrambi continuarono a piangere insieme. Poi il giovane disse alla Marryat, quasi in tono di scusa, che era la prima volta che sua figlia Mary vedeva l'entità della madre, e che lui aveva voluto portarla per avere un'ulteriore conferma dell'identità dello spirito: una certezza che la piccola gli aveva dato, perciò d'ora in avanti avrebbe sempre portato Mary con lui alle sedute. La scrittrice osservò tuttavia che secondo lei non era un bene che una bambina così piccola partecipasse a sedute spiritiche.

Altre testimonianze della Marryat

La Marryat sperava di poter assistere alla materializzazione di Florence, un'entità corrispondente ad una sua figlia morta in giovane età che si era manifestata frequentemente in varie sedute con altre medium, ma che in questa circostanza non si fece viva (in seguito le disse che l'atmosfera era troppo grezza e le aveva impedito di partecipare). Invece, ad un certo punto, un uomo vestito alla foggia dei marinai sbucò dal gabinetto e cominciò a danzare davanti a lei una hornpipe (tipica danza che i marinai inglesi ballavano anche a bordo delle navi, entrando uno alla volta al centro di un cerchio di compagni che battevano a tempo le mani). Il marinaio ballava molto bene, agitando le gambe e schioccando vigorosamente le dita per segnare il tempo, ed alla fine della danza fece una riverenza fermandosi davanti alla Marryat, che gli chiese: «Sei venuto per me, amico?». «Non proprio – rispose il marinaio – ma ho accompagnato qui il Capitano. Gli ho fatto da battistrada. Il Capitano verrà qui di persona. Eravamo insieme sull'Avenger». Tutti sapevano – osserva la Marryat, la cui famiglia era piuttosto nota in Inghilterra – che un suo fratello più anziano, Frederick, era annegato durante il naufragio dell'Avenger (un vascello della Marina inglese) nel 1847. All'epoca del naufragio tuttavia la scrittrice era ancora una bambina e non si ricordava di lui, né aveva mai pensato di poterlo incontrare di nuovo. Il fratello era tenente di vascello, dunque il marinaio, chiamandolo capitano, l'aveva in un certo senso promosso di grado.

Un paio di minuti dopo la Marryat venne chiamata presso il gabinetto medianico e vide lo spirito di suo fratello (la cui somiglianza con i ritratti che conosceva le parve evidente) vestito con l'uniforme della Marina inglese. Le sembrò molto rigido ed innaturale: sorrise quando la vide, ma non cercò di baciarla. «Fred, sei davvero tu? – disse la Marryat – Pensavo che non ti saresti ricordato mai più di me». «Perché mai, piccola Flo? – le rispose il fratello – Pensi forse che non ti abbia mai più visto da allora? E che non abbia saputo niente di te? Io so ogni cosa! Ogni cosa!». «Saprai dunque che la mia vita non è stata molto felice». «Non preoccuparti, – rispose ancora l'entità – ti è servita: ti ha fatto del bene». La Marryat ebbe tuttavia l'impressione che le parole del fratello fossero prive di vita, come se parlasse meccanicamente, forse perché era la prima volta che si materializzava. Dopo averlo salutato, Florence stava per andarsene quando sentì una voce che la chiamava: «Flo! Flo!». Voltandosi, vide sua sorella Emily, tale e quale a come la ricordava, ma fece appena in tempo ad abbracciarla ed a ricevere un bacio, che la forma materializzata si sciolse: forse è questo il termine che rende meglio il modo in cui le entità svanivano, come vedremo anche quando esamineremo le osservazioni di Brackett. Emily non aveva ancora finito di dire alla sorella quanto fosse felice e contenta di averla incontrata, che Florence vide l'entità chiudere gli occhi, reclinare la testa sulla sua spalla e scivolar via attraverso le braccia che l'avvolgevano per afflosciarsi sul pavimento e sparire. La Marryat racconta che aveva ancora la sensazione di percepire il peso di sua sorella che lei sosteneva abbracciandola, mentre la materializzazione era già rapidamente scomparsa.

Infine, la scrittrice racconta un altro episodio che la colpì particolarmente, e del quale si rammaricò non poco. Verso la fine della seduta una voce proveniente dall'interno del gabinetto medianico disse: «Ci sono due bimbe che vogliono la signora seduta vicino al quadro». Lei era per l'appunto seduta sotto l'unico quadro appeso nella stanza e, guardando attentamente verso il gabinetto, ne vide emergere la figura di una bambina in cui riconobbe Gertie (una sua figlia nata morta, come spesso accadeva a quell'epoca, che già le era apparsa in altre sedute sotto le forme di una bimba di circa sei anni) che conduceva per mano un'altra bambina piccola, di poco più di un anno, che indossava solo una cuffietta di lino ed una camiciola bianca e camminava a piedi nudi, come se muovesse i primi passi. Nella piccola la scrittrice pensò di riconoscere Yonnie, un'altra sua bambina nata morta che tante volte aveva chiesto di vedere, e si alzò in piedi per accogliere a braccia aperte le due entità. Ma mentre le piccole avanzavano con passi cauti verso il centro della stanza, Gipsy, che in quel momento faceva le funzioni di controllo, balzò fuori dalle tende, dicendo con una certa rudezza: «Indietro! Non vogliamo che i bimbi piccoli se ne vadano in giro». Dopo aver messo le sue mani sulla testa delle bimbette le spinse giù verso il pavimento. La Marryat ebbe l'impressione che si frantumassero in mille pezzi davanti ai suoi occhi, e si adirò con Gipsy esclamando: «Ma perché l'hai fatto? Erano le mie piccole bambine, ed io avevo sperato tanto di poterle rivedere!». Al che Gipsy replicò: «Non ho potuto farne a meno: questa non è una seduta per bambini». Dopo questo episodio la Marryat, molto rattristata, perse interesse per le altre materializzazioni.

Per chiarire meglio questi fatti va ricordato che nell'Ottocento erano frequenti tanto i casi di mortalità infantile quanto quelli di nascite premature di bambini morti: questi ultimi venivano sepolti senza che fosse loro dato un nome. La Marryat aveva avuto entrambe queste disgrazie, ma mentre era certa della sopravvivenza dello spirito di sua figlia (che si chiamava, come lei, Florence) morta in tenera età e manifestatasi tramite diverse medium, non riteneva che i bimbi nati morti potessero avere uno spirito. Florence la persuase del contrario facendo materializzare in alcune occasioni entità di bambine che assicurò essere le figlie della Marryat nate morte. Disse alla madre che nell'aldilà il nome a queste entità (non battezzate) veniva assegnato dal parente più prossimo ai genitori, che aveva il compito di prendersene cura: così Gertie era stata chiamata Gertrude dalla suocera della Marryat, che in vita aveva avuto un'amica del cuore con quel nome, e Yonnie era il modo in cui la piccola pronunciava il proprio nome, Joan, datole dal nonno (il padre della scrittrice), che lo considerava perfetto per una donna.

Le indagini di Brackett

La prima volta che Brackett fu ammesso a partecipare ad una seduta della Fay, osservò che il pubblico era composto da circa trenta persone, molte delle quali gli sembrarono – per quanto potesse giudicare lì per lì – di intelligenza sveglia. All'inizio della seduta la luce venne abbassata, ma non spenta del tutto, tanto che era possibile distinguere nitidamente le figure dei propri vicini. Quasi al termine della seduta, una signora che sedeva presso il gabinetto medianico annunciò la presenza di un'entità che diceva di chiamarsi Maggie Brackett, anche se non era certa di aver inteso correttamente il primo nome, dato che la forma era molto debole e parlava in un sussurro. Sebbene Brackett non fosse a conoscenza di alcun membro della sua famiglia con quel nome, pensò che l'entità si riferisse a lui e – cogliendo al volo l'opportunità per entrare in contatto con uno di quegli esseri che si supponeva venissero da un'altra dimensione – si diresse verso il gabinetto. Qui giunto, vide la tenda discostarsi ed una bella ragazza di circa sedici anni fermarsi in piedi davanti a lui. Brackett la osservò da vicino con molta attenzione, non riuscendo a cogliere nei tratti della giovane alcuna somiglianza né con la medium né con alcun'altra persona a lui nota. Così disse all'entità: «Non mi ricordo di te. Ti ho mai visto prima?». La figura scosse la testa e cercò di parlare, ma Brackett non riuscì a comprendere quello che tentava di dirgli. Accorgendosi di non essere compresa, la ragazza fece un cenno con la mano, sollevandola a quasi un metro dal suolo, ma Brackett non riuscì ugualmente a capire cosa lei intendesse: notando la delusione dell'entità, le strinse la mano dicendole: «Non preoccuparti: troveremo il modo di intenderci un'altra volta». Dopo che le ebbe detto addio, l'entità scomparve dietro le cortine.

Mentre tornava al suo posto, fu sorpreso di sentire una voce rauca, proveniente dall'interno del gabinetto, che lo richiamava: «C'è qui tua moglie!». «Benissimo, sono felice di rivederla», rispose lui. Ma se era rimasto interdetto dalla prima apparizione, lo fu ancor di più nei confronti di quella che avrebbe dovuto essere la sua defunta sposa: quest'entità presentava una figura molto più piccola rispetto a quella che sua moglie aveva avuto in vita, con un'espressione stanca e preoccupata e con lineamenti che gli sembrarono simili a quelli della medium. Tuttavia lo salutò con affetto, mentre Brackett – che la teneva a distanza di braccia per studiarne meglio le forme – le disse: «Tu non sei abbastanza alta e robusta per poter essere mia moglie». «Aspetta», disse l'entità, scomparendo dietro le tende e tornando dopo poco, più piena nelle forme e di quasi una testa più alta. L'altezza e la corporatura andavano ora molto bene, ma i lineamenti del viso erano confusi, e sebbene Brackett vi scorgesse qualche somiglianza con i tratti della moglie, gli sembrava che la somiglianza col volto della medium fosse più marcata. L'entità esprimeva tutta la sua gioia per averlo incontrato, tanto che Brackett pensò che si sarebbe dimostrato senza cuore se l'avesse ancora allontanata. Appoggiandogli la testa sulla spalla, lei gli parlò a cuore aperto, dicendogli cose che secondo lui nessun altro all'infuori di sua moglie avrebbe potuto dirgli. L'artista – data la sua competenza nel campo del mesmerismo e della chiaroveggenza – riteneva possibile che si trattasse di una forma di lettura del pensiero, ma in tal caso doveva riconoscere di trovarsi di fronte ad un fenomeno di prim'ordine: se quella che aveva tra le braccia non era sua moglie, allora era in presenza di un essere in grado di penetrare nei più reconditi segreti della sua mente relativi alla propria vita intima familiare, segreti riportati alla luce dalle pagine consunte della sua memoria.

La smaterializzazione delle entità

La moglie di Brackett restò materializzata più a lungo rispetto alle altre apparizioni, finché lo scultore non notò che si stava indebolendo e, nonostante gli sforzi per mantenersi eretta, cominciava ad affondare verso il basso. Augurandole la buona notte, lasciò allora andare la mano dell'entità. Appena l'ebbe lasciata, la vide letteralmente afflosciarsi davanti a lui, finché la testa e le spalle restarono l'ultima parte visibile. Sul tappeto, nel punto in cui l'entità era svanita, restò per qualche tempo una luminosità fosforescente, che gradualmente svanì. Tutta questa scena si era svolta a meno di mezzo metro di distanza da lui. A questo punto Brackett non poté fare meno di notare lo stato di agitazione e di incredulità nei confronti dei suoi stessi sensi che si era manifestato in lui a seguito di quel fenomeno straordinario ed inatteso. Più volte ebbe modo di constatare, nel corso di successive sedute, come le entità prendessero forma consolidandosi progressivamente a partire da una materia evanescente, fino a raggiungere una fisicità tangibile: in parole povere, potevano essere toccate, abbracciate e sostenute proprio come se avessero avuto un corpo simile al nostro. Ma il processo di smaterializzazione era spesso repentino e quasi istantaneo, tanto che un'entità che lui teneva tra le braccia, e della quale poteva percepire il peso corporeo, ad un tratto iniziava a sciogliersi – quasi fosse diventata di cera liquida – a partire dalla base, dai piedi, dando l'impressione di affondare nel nulla (sinking è il termine da lui usato). Fu proprio questo fenomeno, oltre ad altre osservazioni, a portarlo ad escludere che le entità materializzate potessero essere impersonate dalla medium o da complici. La smaterializzazione dell'entità di sua moglie si era prodotta davanti a lui, a poca distanza, con luce sufficiente a distinguere bene il modo in cui era scomparsa su un tappeto sul quale era rimasta una luminescenza ben percepibile: niente botole o porte segrete, dunque. Logicamente Brackett venne alla conclusione che, se era possibile la smaterializzazione nei modi in cui si era verificata davanti ai suoi occhi, allora poteva essere reale anche la materializzazione.

I dubbi e gli esperimenti di uno scettico onesto

L'artista racconta di esser tornato a casa, al termine della seduta, in uno stato di confusione, in preda a mille pensieri che ruotavano intorno alla realtà dei fenomeni ai quali aveva assistito. Ma una volta tornato al suo normale stato d'animo, il sospetto che vi fosse qualche possibilità di essere stato ingannato, anche attraverso i suoi stessi sensi, cominciò a tormentarlo a tal punto da far sorgere in lui una ferma determinazione di venire a capo della cosa: stabilire cioè con certezza quanto vi fosse di vero nelle materializzazioni. E, come abbiamo visto dalla descrizione del suo carattere, non era una persona dalla volontà debole. Partì dalla considerazione che, sulla base di quanto aveva visto lui stesso, le materializzazioni rappresentassero o una grande verità o una stupenda messinscena: in quest'ultima ipotesi dovevano necessariamente essere personificate da qualcuno, dato che tutti erano in grado non solo di vederle, ma anche di toccarle o di interagire con esse. Pertanto non potevano che essere personificazioni o della medium o di suoi complici. Se lui fosse riuscito ad eliminare queste ipotesi senza ombra di dubbio, avrebbe dovuto riconoscere la realtà del fenomeno. Come si può notare, Brackett era pienamente consapevole del proprio scetticismo mentale, che considerava come una risorsa e non come un ostacolo, e nello stesso tempo faceva affidamento sulla propria onestà intellettuale, che lo portava a ricercare la verità senza compromessi.

Questo suo atteggiamento rigoroso e leale fu molto apprezzato dagli stessi spiriti con cui poi entrò in contatto, in particolare dal controllo della medium, Auntie (Zietta, quella che parlava con voce roca) che in alcune occasioni anticipò i suoi desideri, quasi gli leggesse nel pensiero. Per esempio, lui non aveva mai chiesto di poter entrare nel gabinetto medianico durante le sedute, sebbene lo desiderasse. Una sera una delle apparizioni gli si avvicinò dicendo: «Puoi venire con me», e mentre si avvicinavano al gabinetto la voce di Auntie disse: «Entra pure». All'interno, l'entità lo salutò amichevolmente, dicendogli che lui le piaceva, perché era scettico ma anche onesto. Mentre parlava con Auntie, Brackett mise il braccio sinistro intorno alla vita dell'entità che lo aveva accompagnato nel gabinetto, mentre con la mano destra si assicurò di toccare la medium seduta nella sua poltrona, in stato di trance. A quel punto non ebbe dubbi sul fatto che all'interno del gabinetto medianico ci fossero quattro presenze: due (lui e la medium) senz'altro umane, mentre le altre due (l'entità ed il controllo Auntie), se non erano complici della medium, dovevano essere senz'altro entità materializzate. Approfittando della cortese accoglienza da parte di Auntie, Brackett chiese alla medium di poter fare qualche esperimento, e con sua sorpresa Mrs. Fay rispose di non avere alcuna obiezione al riguardo, dato che – trovandosi in stato di trance – non sapeva assolutamente nulla né delle entità né di quello a cui il pubblico assisteva durante le sedute: in effetti lei non era altro che uno strumento, non l'operatore.

Brackett, nel ringraziarla, l'assicurò che non avrebbe fatto comunque nulla che potesse nuocere a lei stessa o al controllo. Così al termine della seduta procedette ad un attento esame del gabinetto, che consisteva semplicemente in una tenda tesa trasversalmente in corrispondenza di un angolo della stanza. In seguito Brackett fece in modo di sostituire questo gabinetto fisso con una leggera struttura in legno che poteva essere trasportata in qualsiasi posizione all'interno della sala. Controllando attentamente il pavimento, i muri ed ogni componente degli arredi presenti nel locale, lo scultore (che aveva una discreta pratica anche come progettista e costruttore di case) venne alla conclusione che non vi fosse alcun possibilità per dei complici che non si fossero già trovati all'interno della stanza, di entrarvi attraverso aperture segrete, tanto più che il gabinetto veniva sistemato ora in una posizione, ora nell'altra, senza che la buona riuscita delle sedute risentisse di tali spostamenti. Ma per maggior sicurezza Brackett chiese ad un architetto competente, il quale non aveva mai assistito ad una seduta né credeva negli spiriti, di fare un preciso rilievo del fabbricato e dell'ambiente delle sedute per verificarne tutte le caratteristiche costruttive: spessore delle pareti, pieni e vuoti, pavimento, ecc. Ebbe così la conferma che l'unico modo per entrare nella stanza era attraverso la porta di ingresso, alla presenza di tutto il pubblico. Brackett ottenne poi di potersi sedere accanto al gabinetto, una posizione che mantenne per oltre quaranta sedute, e dalla quale si sentiva sicuro di poter individuare immediatamente qualsiasi complice che avesse tentato di intrufolarsi all'interno: la stanza infatti era sempre illuminata, anche se con luce tenue.

Identificazioni e trasformazioni

In alcune sedute Brackett ebbe modo di vedere fino a sessanta entità di varie forme, appartenenti ad entrambi i sessi, differenti per età e per corporatura, da bambini piccoli a vecchi in età avanzata: ogni forma era in sé completa e pienamente individualizzata. Si ripresentò molte volte anche sua moglie, che sempre svaniva nello stesso modo in cui l'aveva fatto la prima volta, tanto che Brackett non vi faceva ormai più caso, essendogli il fenomeno diventato familiare. Ogni volta le fattezze della moglie miglioravano, la sua figura era sempre più simile a quella che lui ricordava, e la somiglianza con la medium si percepiva solo di rado. Brackett notava che nel corso delle sue prime sedute lui, come molti altri spettatori, era stato incline ad attribuire grande importanza alla somiglianza delle entità con l'aspetto fisico che le persone corrispondenti avevano avuto da vive: il suo occhio, allenato e molto attento, in diversi casi aveva potuto riscontrare una somiglianza così perfetta da non lasciare alcun dubbio di errore sull'identità della manifestazione. Nonostante ciò, col progredire della propria conoscenza dei fenomeni, imparò a non considerare più la somiglianza come una prova certa di identificazione, poiché le entità dimostrarono di avere una straordinaria capacità di modificare a piacere le proprie forme materializzate.

Durante una seduta Brackett vide l'entità di un giovanotto di alta statura, con una folta barba, rivolgersi ad una signora (un'amica dello scultore) seduta accanto a lui, sostenendo di essere suo fratello. Al che la signora gli disse: «Non ti ho più visto da quando eri un ragazzo: come puoi immaginare che ti riconosca ora?». Allora l'entità si chinò per baciarla sulla guancia, poi rialzò il viso del tutto privo di barba, e nello stesso tempo diminuì le dimensioni della propria corporatura fino ad apparire come il ragazzo che la signora aveva conosciuto. Brackett dichiara di aver assistito a diverse trasformazioni del genere, tutte avvenute al di fuori del gabinetto medianico ed in presenza del pubblico. Un'altra sua osservazione riguardava l'influenza esercitata sulla buona riuscita delle materializzazioni dall'atteggiamento mentale e morale dei partecipanti, che risultava molto più importante di quello della medium. Lui stesso, con la sola forza della volontà, era riuscito a fare avvicinare o allontanare le forme materializzate. In un certo senso – afferma Brackett – nel corso delle sedute ognuno raccoglieva quello che seminava, e se l'atteggiamento di qualcuno dei presenti era pregiudizialmente ostile alle manifestazioni, era difficile che costui riuscisse poi ad ottenere una buona materializzazione di qualche entità a lui collegata. Per questo motivo poteva accadere che persone che frequentavano abitualmente le sedute non ricevessero alcuna attenzione da parte delle entità, mentre sconosciuti venuti da molto lontano, che non avevano mai partecipato ad una seduta prima d'allora, ottenessero subito le più tenere manifestazioni di affetto da parte di entità chiaramente riconoscibili.

Alle sedute si manifestava spesso la stessa giovane che si era materializzata la prima volta che Brackett vi aveva preso parte. Disse di essere una nipote dello scultore (della cui esistenza lui era al corrente, ma che non aveva mai conosciuto di persona da viva, dato che la famiglia di lei abitava in un altro stato, a centinaia di miglia di distanza) e di chiamarsi Bertha Brackett e non Maggie, il nome riferito inizialmente dalla signora che aveva detto di non averlo inteso bene. Seduta dopo seduta, via via che la familiarità e la simpatia tra Bertha e lo scultore andavano crescendo, l'entità si manifestava in forme sempre più nitide e vive, conversando agevolmente e senza alcuna difficoltà. A volte si presentava avvolta in bellissimi abiti luminosi, ed una sera Brackett le chiese di tornare da lui con lo steso abito nel corso della seduta successiva, perché voleva che un suo amico potesse vederla. In effetti l'amico, che Brackett desiderava impressionare mostrandogli quella fantasmagorica apparizione, venne alla seduta, ma anziché mantenere la promessa Bertha apparve con un abito scuro, che non aveva mai portato prima.

Molto deluso, Brackett le chiese: «Bertha, perché sei venuta abbigliata in questo modo?». Al che l'entità, poggiando il gomito destro sul palmo della mano sinistra ed accostando l'indice alle labbra, con un atteggiamento canzonatorio e civettuolo, rispose: «Sono a lutto». «Ma per cosa?», chiese Brackett. E lei: «Mi sembra di aver perduto il mio amico». E mentre Brackett, disorientato, si rivolgeva al suo amico dicendogli: «Tutto questo è molto strano, non riesco a capire», all'istante l'abito scuro scomparve, mentre Bertha stava radiosa davanti a loro vestita nei suoi fantastici abiti luminescenti. Con un risata argentina gettò le braccia al collo dello zio e lo baciò dicendogli: «Va tutto bene adesso, zietto?». Brackett disse che la repentina scomparsa dell'abito scuro fu per il suo amico motivo di altrettanto stupore quanto la comparsa del vestito luminoso. Come dimostra questo episodio, non era raro il caso in cui le entità esternassero la loro allegria ed i loro sentimenti anche attraverso scherzi innocenti o atteggiamenti bonariamente canzonatori nei confronti dei presenti. In ogni caso – come si vedrà meglio nella pagina seguente – Brackett affermava di non essere mai riuscito a scoprire, nel corso delle sue lunghe indagini, il minimo indizio di frode da parte della medium o di suoi presunti complici.


 

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