Robert Gambier Bolton's Ghosts in Solid Form

 

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Questa pagina è dedicata alle indagini effettuate nei primi anni del '900 dallo zoologo inglese Gambier Bolton nel campo delle materializzazioni. Il suo scopo di ricercatore era quello di accertare le migliori condizioni per la produzione dei fenomeni, ma sempre escludendo ogni possibilità di frode da parte del medium o di eventuali complici. Il metodo messo a punto da Bolton, per quanto complesso, era efficace: il suo principale punto di forza consisteva nel fatto che le sedute non si dovevano mai svolgere nell'oscurità completa, e che gli unici risultati accettabili erano costituiti da autentiche materializzazioni, parziali o complete. Bolton sperimentò con diversi medium nel corso di centinaia di sedute, ad alcune delle quali parteciparono anche personaggi illustri come Guglielmo Marconi. Ottenne risultati straordinari, tra i quali la materializzazione completa di alcuni animali (compresa una foca). Le entità materializzate spesso conversavano con gli spettatori, rispondendo ai diversi quesiti che venivano posti riguardo alla dimensione in cui si svolgeva la loro esistenza o alle modalità con cui riuscivano a materializzarsi.

Robert Gambier Bolton

Nel 1914 fu pubblicata la prima edizione di Ghosts in Solid Form (Fantasmi in forma solida), un volumetto nel quale Gambier Bolton (1854-1928) esponeva i metodi di ricerca ed i risultati di sette anni di sperimentazioni (con medium diversi) sui fenomeni di materializzazione. Si tratta di un testo di notevole interesse, non solo perché riporta fenomeni osservati dall'autore in prima persona, ma soprattutto perché definisce con particolare cura tutte le precauzioni che i ricercatori dovrebbero prendere per garantirsi contro la possibilità di frode. La citazione iniziale del libro «Un solo grammo di fatti accertati vale più di dieci tonnellate di teorie» è sintomatica dell'atteggiamento pragmatico di Bolton di fronte ad eventi per i quali riteneva di dover garantire soprattutto la realtà oggettiva dei fenomeni indagati. Gambier Bolton fu un fotografo naturalista ed uno zoologo: membro della Royal Geographical Society e dalla Zoological Society, ricoprì anche la carica di presidente della Psychological Society inglese. Viaggiò in molti paesi, pubblicando diversi libri con fotografie di documentazione tanto del mondo animale (suo principale interesse), quanto degli usi e costumi umani (celebri i suoi studi sui tatuaggi). Collezioni di sue fotografie prese sul campo sono ancor oggi ricercate dai collezionisti e presenti nelle documentazioni di importanti istituzioni come il British Museum di Londra. La sua vita fu quella di un attivo gentiluomo inglese di famiglia agiata e di ottima cultura. Nel 1893-94 accompagnò il duca di Newcastle in una spedizione a carattere scientifico-culturale che fece il giro del mondo.

Uno sperimentatore pragmatico

Quanto ai motivi che indussero Bolton a studiare le materializzazioni, va ricordato che l'interesse per i fenomeni spiritici era molto diffuso nell'upper class inglese dell'epoca. I diversi cicli di sedute a cui assistette vanno situati negli anni attorno al 1900, probabilmente tra il 1896 ed il 1908. Lo scopo da lui perseguito era essenzialmente pragmatico: intendeva scrivere una specie di manuale sui metodi di indagine ai quali i ricercatori nello specifico ambito delle materializzazioni avrebbero dovuto attenersi affinché i risultati ottenuti potessero essere considerati a prova di frode, di inganno o di complicità. Le entità materializzate a cui avevano fatto riferimento, tra gli altri, insigni scienziati come William Crookes o Alfred Russel Wallace, costituivano per Bolton il più straordinario ed il più misterioso tra i fenomeni ai quali un ricercatore delle meraviglie della natura potesse assistere: si trattava infatti della possibilità che, in determinate condizioni di luce, temperatura ed ambiente, ed attraverso la mediazione di persone di ambo i sessi dotate di particolari requisiti (che Bolton preferiva chiamare sensitivi piuttosto che medium), entità esistenti in una dimensione distinta e separata dalla nostra potessero manifestarsi sul piano fisico in corpi temporanei la cui origine restava misteriosa. Di fronte a questa possibilità – sosteneva Bolton – anche i fenomeni naturali più straordinari come la procreazione e la crescita delle creature viventi impallidiscono, se è vero che possiamo trovarci di fronte ad un corpo umano perfettamente formato, dotato di organi vitali funzionanti, e temporaneamente abitato da un'entità pensante, in grado di vedere, udire, toccare, sentire ed odorare: un corpo fisico, dunque, che può essere toccato, pesato, misurato e fotografato. In effetti, a questo portavano i risultati delle indagini e degli esperimenti eseguiti, e ciò che era ritenuto impossibile veniva poi dichiarato possibile, per quanto inspiegabile.

Difficile non essere d'accordo con Bolton quando afferma che, una volta venuto a conoscenza di questi fenomeni, un ricercatore si viene a trovare di fronte ad un problema che merita di essere indagato in profondità e con la massima attenzione. Egli stesso, essendo un uomo d'azione, decise di mettere da parte ogni altro impegno per dedicare tutto il suo tempo e le sue energie – anni, se necessario – ad un esame critico di quanto veniva affermato in merito alle materializzazioni. Il suo impegno voleva essere semplicemente quello di confermare o confutare i fatti al di là di ogni ragionevole dubbio, e nient'altro. Il risultato di sette anni di ricerca appassionata – come Bolton riferisce all'inizio del suo libro, anticipando le conclusioni – è la piena conferma della realtà dei fenomeni di materializzazione.

Il metodo di Bolton

Bolton non si poneva nemmeno il problema della spiegazione dei fenomeni né avanzava ipotesi sulla natura delle entità: si limitò a riconoscere la loro effettiva esistenza in una sfera distinta dalla nostra, affermando che, alla luce dei risultati delle sue investigazioni, su questo fatto non vi può essere più alcun dubbio. Mi sembra dunque importante esaminare il metodo da lui adottato per le sue indagini, proprio perché – qualora ne venga riconosciuta la validità – non dovrebbero poi essere messi in dubbio i risultati, a meno di non accusare di frode lo stesso Bolton, e di complicità o di stupidità le numerose personalità che presero parte alle sedute da lui organizzate in collaborazione con altri ricercatori, che testimoniarono sulla realtà dei fenomeni. Lui stesso affermò più volte che, utilizzando il suo metodo, sarebbe stato possibile a qualsiasi gruppo di studio ottenere gli stessi risultati purché i ricercatori non fossero animati da un'ostilità pregiudiziale nei confronti delle materializzazioni ed il medium utilizzato avesse sufficienti capacità.

Bolton attribuiva al circolo degli sperimentatori una notevole importanza in relazione alla produzione dell'energia necessaria affinché le materializzazioni potessero aver luogo: solo una parte di quest'energia era fornita direttamente dal sensitivo, la cui funzione principale stava piuttosto nel fare da accumulatore e trasformatore dell'energia fornita dai partecipanti, i quali nel loro insieme venivano a costituire una specie di batteria energetica. Sotto questo aspetto la presenza nel circolo anche di una sola persona pregiudizialmente ostile avrebbe potuto produrre un'interruzione nel flusso energetico all'interno del circolo, proprio come un solo elemento difettoso pregiudica il funzionamento di una batteria di accumulatori. Bolton pertanto suggeriva ai ricercatori un atteggiamento neutro ma non pregiudizialmente negativo riguardo alla possibilità che i fenomeni si verifichino. Le misure di garanzia nei confronti della frode da parte del medium devono essere adottate senza riserve, ma l'atteggiamento dei ricercatori dovrebbe essere tale da favorire per quanto possibile il prodursi dei fenomeni, senza escludere la possibilità che gli stessi possano verificarsi.

Dal punto di vista sperimentale, Bolton aveva ragione: uno degli errori nei confronti dei fenomeni di materializzazione in cui incorrono, oggi come in passato, alcuni ricercatori, è quello di considerare i fenomeni di origine medianica alla stregua di altri fenomeni di natura fisica, cioè come indipendenti dall'orientamento psichico dell'osservatore. Questi ricercatori hanno ritenuto di poter procedere con metodi da laboratorio, senza tanti riguardi soprattutto nei confronti dei medium, non di rado considerati quasi come cavie, e comunque come persone nei confronti delle quali ogni forma di costrizione è valida. Ma nulla giustifica questo atteggiamento, anzi è molto più probabile che i fenomeni medianici – compresi quelli di natura fisica – coinvolgano energie di tipo diverso rispetto a quelle di cui siamo a conoscenza nella dimensione fisica. Per Bolton le materializzazioni erano fenomeni completamente diversi dalle apparizioni fantasmatiche di natura essenzialmente visiva: mentre queste ultime non potevano essere toccate, le materializzazioni erano modellazioni temporanee di corpi di uomini, donne, bambini ed anche animali, dotati di specifici caratteri fisici (spesso riferibili a quelli appartenuti a persone vissute in questo mondo), e consolidati mediante materia ed energia messe a disposizione in parte dal sensitivo e dagli spettatori, in parte anche dalle entità che collaboravano. Trattandosi di fenomeni aventi una componente fisica ed energetica, è comprensibile che potessero essere agevolati od ostacolati anche da particolari condizioni di natura fisica, quali possono essere la luce, l'umidità, la temperatura o le onde sonore. Fu questo uno degli aspetti ai quali Bolton dedicò particolare attenzione, in modo da poter distinguere le condizioni favorevoli da quelle sfavorevoli per lo svolgimento dei fenomeni, fino a determinare le condizioni limite che impediscono del tutto le materializzazioni.

Condizioni di controllo per la produzione dei fenomeni

Per prima cosa Bolton prese in considerazione la lunghezza d'onda della luce (cioè il colore), stabilendo senza mezzi termini che le sedute non si svolgessero al buio, dato che tutti gli eventi che avevano luogo nella stanza delle sedute, così come le posizioni e gli spostamenti del medium e degli spettatori, dovevano essere controllati e controllabili in ogni momento. Questa condizione serviva a far venir meno l'accusa, già obsoleta in quell'epoca, che tutti i fenomeni medianici avessero luogo solo nell'oscurità completa. Bolton affermò che in due occasioni fu testimone di materializzazioni avvenute in luce diurna, ma in ogni caso negli esperimenti da lui condotti veniva sempre mantenuta accesa almeno una lampada a gas, dato che, in base alle sue ricerche, tanto la luce solare quanto quella elettrica o quella prodotta dal gas potevano essere utilizzate, purché fossero adeguatamente filtrate in modo da lasciar passare le vibrazioni della parte inferiore dello spettro (verso il rosso) e non quelle della parte alta (blu-violetto). Constatò infatti che queste ultime – da lui chiamate attiniche, in quanto capaci di causare reazioni fotochimiche – avevano un effetto disgregante nei confronti delle materializzazioni. In merito alla temperatura dell'ambiente delle sedute, Bolton riscontrò che quelle intorno ai 18°C erano le più idonee al manifestarsi dei fenomeni: temperature troppo rigide d'inverno o elevate d'estate tendevano ad indebolire le materializzazioni o a inibirle del tutto.

Era poi opportuno, anche se non indispensabile, poter disporre di adeguate vibrazioni musicali: dopo aver condotto una serie di esperimenti con strumenti diversi, Bolton giunse alla conclusione che le vibrazioni migliori erano quelle prodotte suonando l'armonium (organo con mantici a pedali oppure azionati da un motore elettrico) o la concertina (una piccola fisarmonica). In ogni epoca, diversi testimoni della fenomenologia medianica hanno sottolineato l'importanza delle vibrazioni musicali come generatrici di un'energia che favorisce le manifestazioni: a quanto pare la musica non è indispensabile, ma esercita un notevole effetto amplificatore. Bolton affermava di aver ottenuto, in un paio di occasioni, buoni risultati anche senza musica, ma considerava tali eventi come eccezionali: di regola riteneva necessario che alle sedute partecipasse anche una persona in grado di suonare lo strumento, ed in qualche occasione si metteva lui stesso alla tastiera.

Requisiti richiesti al medium ed ai partecipanti

Bolton sperimentò con diversi medium. A suo avviso era essenziale che si trattasse di persone in buone condizioni di salute e disposte ad assoggettarsi a tutti i controlli resi necessari dal metodo da lui adottato. Il riferimento alle condizioni di salute non è privo di significato se si considerano i rischi ai quali il sensitivo poteva andare incontro: durante alcuni esperimenti – nei quali il medium veniva legato ad una sedia collegata con un meccanismo elettrico di allarme, che si sarebbe attivato qualora il medium avesse tentato di alzarsi – furono registrate perdite di peso del sensitivo che arrivarono fino a 30 chili durante la fase più completa delle materializzazioni. Bolton affermò inoltre di aver potuto esaminare uno dei sensitivi nello stesso momento in cui un'entità, servendosi di un corpo temporaneo perfettamente formato, girava tra gli spettatori: il medium aveva i lineamenti contratti, gli arti quasi disseccati ed il tronco contorto, tanto da sembrare in pericolo di vita. Per questi motivi alle sedute doveva essere sempre presente un medico, che aveva l'incarico di accertarsi delle condizioni di salute del medium prima di ogni seduta e di intervenire in caso di necessità nel corso della stessa.

Anche ai tempi di Bolton i medium in grado di produrre materializzazioni erano rarissimi, non più di quattro o cinque in tutta l'Inghilterra, e dunque uno dei principali problemi per gli sperimentatori era quello di assicurarsi la collaborazione di questi sensitivi. Il circolo degli spettatori, aventi una funzione coadiuvante nella produzione delle energie necessarie per le materializzazioni, doveva essere formato secondo Bolton da un minimo di dodici ad un massimo di sedici persone di entrambi i sessi, dotate di adeguata preparazione scientifica, affidabili, animate da sincero spirito di ricerca ed in armonia tra loro, tutte seriamente determinate a smascherare ed a denunciare qualsiasi tentativo o sospetto di frode. Nello stesso tempo i partecipanti dovevano evitare qualsiasi pensiero ostile o negativo nei confronti del medium, il quale con la sue risorse ed il suo impegno costituiva l'elemento indispensabile affinchè i fenomeni potessero verificarsi.

Poiché Bolton riteneva che i partecipanti formassero una specie di batteria umana, preferiva alternare, quando possibile, un uomo con una donna, che faceva sedere a semicerchio intorno al sensitivo su sedie di legno (quelle che gli sembravano più idonee erano le cosiddette sedie viennesi, nelle quali il piano di seduta è circolare e forato). Anche gli spettatori dovevano essere in buone condizioni di salute: un paio d'ore prima della seduta era opportuno che facessero un bagno e si vestissero con indumenti puliti, le donne in bianco e gli uomini in abito scuro. Potevano anche consumare un pasto leggero, ma senza alcolici né carne. Queste precauzioni, che potrebbero sembrare eccessive, testimoniano comunque la serietà di intenti degli sperimentatori e la loro consapevolezza dell'importanza dell'obiettivo da perseguire: la conferma della realtà dei fenomeni di materializzazione. Dovevano dunque esser prese non solo tutte le precauzioni per scongiurare eventuali tentativi di frode, ma anche le misure che potessero dimostrarsi più favorevoli per l'estrinsecarsi dei fenomeni.

Le precauzioni contro la frode

Bolton indicò poi le condizioni ideali per un esperimento che potesse essere considerato scientificamente attendibile, aggiungendo però che non sempre gli era stato possibile rispettare tutte le condizioni previste nel corso delle centinaia di sedute da lui organizzate con non meno di sei diversi sensitivi. Solo in un'occasione, a Londra, fu infatti possibile prendere in affitto un'intera casa vuota nella quale nessuno, né il medium né gli assistenti, era mai stato prima. Per Bolton infatti l'ambiente ideale per le sedute (onde potersi cautelare contro i tentativi di frode) era rappresentato da una casa con più stanze vuote, disabitata ed utilizzata esclusivamente per quello scopo. Bolton affermava apertamente che – data l'importanza della posta in gioco – non ci si doveva fidare di nessuno, nemmeno tra i partecipanti, dunque la cosa più conveniente da fare era quella di procurarsi una casa priva di mobili, che potesse dapprima essere adeguatamente ispezionata dagli investigatori, e poi venire ben chiusa dopo aver messo sigilli alle porte interne ed alle finestre. Era importante che la casa disponesse di più stanze perché la camera destinata alla seduta doveva essere scelta a sorte o messa ai voti tra i partecipanti, che si riunivano nella hall ad un'ora convenuta: il medium, accompagnato da qualcuno degli assistenti, poteva entrare nella casa non prima di mezz'ora dall'inizio della seduta.

Una volta scelta la stanza per la seduta, la persona incaricata di dirigere le indagini vi entrava, accompagnata da un architetto di provata esperienza (possibilmente scettico sulla possibilità di ottenere materializzazioni senza frode), lasciando chiunque altro fuori dalla stanza. Entrambi procedevano ad un'accurata verifica dell'ambiente, formato unicamente di quattro nude pareti, pavimento, soffitto, finestre (se ve n'erano), una porta, un eventuale caminetto ed una o più lampade a gas da parete. Esaminate con attenzione le finestre e la loro altezza dal suolo, e valutata la possibilità che qualcuno potesse aprirle dall'esterno, queste venivano chiuse e vi erano apposti dei sigilli formati da strisce di nastro adesivo fissate con ceralacca internamente alle ante. Se vi era un camino, sulla sua apertura veniva sistemato un pannello di legno di adeguate dimensioni fissato con viti ed eventuali sigilli in modo da esser certi che nessuno potesse entrare nella stanza da lì. Infine, dopo un'accurata verifica delle pareti e del pavimento, il direttore e l'architetto redigevano un verbale nel quale dichiaravano che secondo loro la stanza era idonea per la seduta e non era stata sottoposta ad alcuna manipolazione o trasformazione.

A questo punto il direttore riapriva la porta, consegnava il verbale agli assistenti in attesa e si faceva passare le 17 sedie, un armonium ed il relativo sgabello, i drappi di stoffa nera da sistemare come schermature sulle finestre, ed un'eventuale attrezzatura fotografica. Richiusa la porta, sempre senza che nessun altro fosse presente nella camera al di fuori dell'architetto, tutti gli oggetti venivano ispezionati e sistemati per la seduta. Redatto un secondo verbale nel quale si attestava che nessuno degli oggetti ispezionati potesse celare qualcosa al suo interno, entrambi uscivano dalla stanza, che veniva richiusa a chiave. Tutti i partecipanti, nessuno escluso, prima di entrare nella stanza dovevano sottoporsi ad un'attenta visita da parte del medico, che si assicurava che non nascondessero sulla propria persona o tra i propri indumenti nulla che potesse essere utilizzato per la produzione di fenomeni fraudolenti. Subito dopo la visita ciascuno degli spettatori veniva fatto entrare nella stanza, che era poi richiusa a chiave dall'esterno. Il sensitivo veniva intanto accompagnato alla casa ed appena entrato era accuratamente esaminato dal medico: spogliato di tutti i suoi indumenti, doveva indossare solo quelli espressamente approntati dai ricercatori per la seduta, in modo da esser certi che non nascondesse tasche segrete o altro. Gli indumenti indossati dal medium dovevano essere rigorosamente scuri. Al termine dell'esame anche il sensitivo era fatto entrare nella camera, nella quale si trovavano tutti i partecipanti all'infuori del dottore. Qualora anch'egli volesse assistere alla seduta, era scelto a sorte uno degli spettatori presenti affinché uscisse dalla stanza per sottoporre il medico allo stesso esame al quale erano stati assoggettati tutti gli altri. Una volta rientrati, la porta era definitivamente chiusa a chiave e bloccata con un lucchetto interno.

Lo svolgimento delle sedute

Almeno una lampada a gas doveva restare sempre accesa. Il sensitivo era fatto sedere nell'angolo della stanza più lontano dalla porta, dalle finestre e dal caminetto, mentre i partecipanti si mettevano a sedere in semicerchio intorno a lui in modo che il medium non potesse uscire dal circolo se non urtando e spostando qualcuno dei presenti. Il direttore e l'architetto mettevano infine ulteriori sigilli con nastro adesivo sulla porta, sulle finestre e sul caminetto, controfirmando il nastro per accertarsi che non vi potessero essere sostituzioni, e la seduta aveva finalmente inizio: uno degli assistenti prendeva posto all'armonium ed iniziava a suonare, mentre tutti gli altri si prendevano per mano parlando gentilmente tra loro.

Bolton affermò che alle sedute da lui predisposte presero parte moltissime personalità provenienti non solo da ogni parte della Gran Bretagna, ma da tutto il mondo, e citava per nome alcuni membri della famiglia reale, ufficiali di alto grado dell'Esercito e della Marina, medici illustri, diplomatici, membri della Camera dei Lords e di quella dei Comuni, giornalisti e scrittori (tra i quali Conan Doyle, William T. Stead e Florence Marryat), ecclesiastici, avvocati e scienziati (compreso, come si è detto, il nostro Guglielmo Marconi). Quasi tutte queste note personalità facevano il possibile per partecipare in incognito, e spesso non era possibile adottare tutte le misure precauzionali che Bolton riteneva necessarie per la corretta applicazione del suo metodo. Tuttavia varie sedute vennero condotte come test con la partecipazione di spettatori accuratamente selezionati, ed in questo caso le precauzioni contro le possibilità di frode vennero scrupolosamente osservate.

Bolton riteneva che nel caso si fossero ottenute materializzazioni durante una seduta svolta adottando correttamente le precauzioni previste dal suo metodo, tali materializzazioni avrebbero dovuto essere considerate genuine: infatti le condizioni imposte al medium ed agli spettatori, le modalità di ispezione e di protezione dell'ambiente, ed il mantenimento di una sufficiente sorgente luminosa durante le sedute, offrivano garanzie più che accettabili nei confronti della frode o di eventuali complicità. Non risulta, dai resoconti di Bolton, che alcuno dei sensitivi utilizzati si fosse mai opposto alle condizioni imposte. Sotto questo profilo dunque quello di Bolton va considerato un ottimo metodo, dato che prevedeva stringenti condizioni di controllo pur tenendo presenti le modalità più favorevoli allo svolgimento dei fenomeni.

Naturalmente non saranno d'accordo coloro che, per principio e per orientamento psichico, ritengono comunque impossibili i fenomeni di materializzazione, e in generale i più eclatanti fenomeni fisici di origine medianica. È tuttavia escluso che si possa mettere a punto un valido metodo sperimentale in grado di soddisfare questi scettici ad oltranza, perché il valore di un metodo consiste nel fatto che, una volta riconosciute ed accettate a priori le modalità di sperimentazione, si convenga poi sulla veridicità dei risultati ottenuti. Ma proprio il fatto di ritenere comunque impossibili tali risultati comporta che, al presentarsi dei medesimi, gli scettici vogliano invalidare il metodo a posteriori, dichiarando che esso non è stato in grado di evitare qualche forma di frode che deve essere stata per forza messa in atto. Pretenderanno dunque (sempre a posteriori) che siano adottate forme di controllo e di inibizioni ancora più stringenti, fino a rendere del tutto impossibile il verificarsi dei fenomeni oggetto di studio, non di rado mediante forme di autentica costrizione nei confronti del malcapitato medium. A quel punto, ovviamente, si riterranno soddisfatti (un divertente esempio di questo modo di procedere da parte di uno scettico ad oltranza si può trovare nel libro della Marryat La morte non esiste).

Le materializzazioni: i corpi e gli abiti

Dei sensitivi con cui Bolton ebbe modo di sperimentare, uno solo non andava in trance, ma rimaneva in condizioni perfettamente normali per tutta la durata della seduta, osservando come le entità si strutturassero vicino a lui e conversando con loro durante il processo. Si trattava di un uomo di circa 50 anni che prendeva posto all'interno del circolo, mentre due degli spettatori gli tenevano le mani. Le sedute con questo medium si svolsero presso la sede londinese della Psychological Society. Di solito, all'inizio delle sedute, i partecipanti potevano sentire intorno alle mani un fresco soffio d'aria, che nel giro di un paio di minuti si trasformava in un vero e proprio vento freddo. Potevano allora osservare che il medium cadeva rapidamente in una trance profonda (con la sola eccezione del sensitivo citato). Dopo poco alcuni dei presenti, dotati di facoltà percettive più acute, dichiaravano di poter vedere una specie di nebbia bianca, come una forma di vapore, che sembrava provenire dal fianco sinistro del medium, se di sesso maschile, o dall'area pelvica, se di sesso femminile. Nel suo libro Bolton chiama questo fluido teleplasma, mentre in seguito venne ridefinito col termine di ectoplasma, coniato da Richet ed ancor oggi in uso. Secondo gli spettatori dotati di maggior sensibilità percettiva, il fluido cominciava a circolare attraverso la catena formata dai presenti, ed in questo modo tornava al sensitivo incrementandosi nel volume e nell'intensità. Questo primo stadio veniva indicato come fase del vapore.

Il fluido iniziava poi a condensarsi in una sostanza bianca, pastosa e soffice – sempre proveniente dalla persona del medium – che tutti gli spettatori potevano vedere. A Bolton fu anche consentito di toccarla: era inodore ed al tatto si presentava fredda, umida ed alquanto viscida, con una consistenza simile a quella della farina impastata. La sostanza ectoplasmica si adagiava al suolo, a lato del sensitivo, fin quando le entità non la utilizzavano per le materializzazioni. Questa seconda fase era chiamata stadio solido informe. Quando un'entità iniziava a materializzarsi, la massa informe aumentava di volume e cominciava a pulsare ed a muoversi su e giù, ondeggiando da una parte all'altra via via che cresceva di altezza, animata da una forza vivificante che con ogni evidenza proveniva dal suo interno. L'entità continuava la sua opera modellando poi la massa in una forma somigliante ad un corpo umano, iniziando dalla testa, alla quale seguiva la parte superiore del tronco. A questo punto si poteva riconoscere e sentire il battito cardiaco dell'entità, il cui ritmo risultava regolare, mentre quello del medium durante questa fase era notevolmente al di sotto della norma. Infine si formavano le gambe ed i piedi, ed a questo punto l'entità materializzata era in grado di allontanarsi dal sensitivo, camminando in mezzo agli spettatori. Questo era il terzo ed ultimo stadio del fenomeno.

Sebbene in alcune occasioni le entità indossassero abiti identici a quelli che avevano portato da vivi – e questo accadeva specialmente nel caso di uniformi militari o navali – più spesso si manifestavano drappeggiate in un tessuto bianco che al tatto sembrava morbidissimo e setoso. Alcuni spettatori percepivano anche la presenza di una fibra di materia che, come un cordone ombelicale, continuava a collegare l'entità materializzata col corpo del medium. Questa fibra poteva allungarsi (ma non oltre un certo limite, dai 4 ai 5 metri) senza recar danno al sensitivo ed all'entità, anche se in condizioni particolarmente favorevoli le entità riuscivano ad allontanarsi fino a più di 10 metri dal medium. La carne dei corpi materializzati si presentava al tatto come naturale, cioè calda e solida. I corpi stessi erano ben proporzionati e quelli femminili spesso presentavano figure piacevoli: tuttavia quasi sempre le loro dimensioni sembravano essere di circa un terzo inferiori a quelle avute in vita dai trapassati, fatta eccezione per l'altezza, motivo per cui le entità apparivano più snelle e sottili rispetto alle persone viventi. Furono viste entità di ambo i sessi mostrare i segni evidenti dell'età avanzata, ma si presentavano anche entità nel fiore degli anni, oppure bambini. Durante una seduta si materializzarono simultaneamente in mezzo agli spettatori due neonati, uno dei quali presentava sulla faccia una grottesca deformità, corrispondente a quella di un bimbo nato prematuramente ad una signora presente alla seduta.

L'aspetto mutevole delle entità

Fu spiegato agli spettatori che l'aspetto assunto dalle entità veniva reso per quanto possibile simile a quello che avevano sulla Terra poco prima della morte, onde consentirne l'identificazione da parte dei parenti o degli amici presenti alle sedute. Pertanto anche i difetti fisici venivano mantenuti: chi aveva perso una gamba durante la vita compariva senza gamba, chi era stato sfigurato dal vaiolo ne manteneva i segni, e così via. Ma appena avvenuto il riconoscimento, l'aspetto dell'entità materializzata poteva mutare all'istante: tutti i difetti scomparivano, e tanto le persone anziane quanto i bambini potevano trasformarsi in giovani nel pieno del loro vigore, con quell'aspetto che affermavano di avere e di sentire nella dimensione in cui ora si trovavano. Nell'assumere temporaneamente i corpi materializzati, le entità – oltre al sesso – acquisivano anche la percezione fisica, diventando sensibili al dolore, al freddo o al calore eccessivo. Si sentivano anche a disagio durante i temporali, quando l'atmosfera era più satura di elettricità, mentre erano gaie e felici se la notte era serena e stellata, e la temperatura gradevole.

Non solo le entità potevano conservare i tratti caratteristici della razza alla quale erano appartenute durante la vita terrena, compreso il colore della pelle, ma continuavano anche ad utilizzare il proprio linguaggio, per cui durante una seduta furono usate fino a sei lingue straniere (francese, tedesco, russo, cinese, giapponese, tamil), ciascuna conosciuta da qualcuno degli assistenti, anche se il medium non parlava altro che l'inglese. Durante un'altra seduta, alla quale Bolton era l'unico europeo presente, otto indiani di entrambi i sessi provenienti da Bombay conversarono per oltre due ore in indostano con le entità materializzate. Ad un certo punto tra due delle entità ed uno degli spettatori si accese un'animata e concitata disputa sul modo di trattare i corpi dei defunti, le entità insistendo sulla cremazione, in contrasto con la pratica allora diffusa (e difesa dall'indù) di lasciare i cadaveri in pasto agli avvoltoi. Anche in questa circostanza, il sensitivo non conosceva altro che l'inglese, e qualche parola di francese.

Risultati di alcuni test

Bolton ed i suoi collaboratori condussero diversi esperimenti per confermare la realtà delle materializzazioni ed escludere ogni possibilità di allucinazione collettiva da parte degli assistenti. Una volta il medium, un uomo di 46 anni quasi cieco, fu condotto in treno in una località a lui sconosciuta, e qui portato all'interno di un camper messo a disposizione da un amico di Bolton e da questi ispezionato e chiuso a chiave prima dell'arrivo del medium. L'obiettivo era quello di condurre la seduta in condizioni estremamente sfavorevoli, e veniva dato per assai probabile l'insuccesso. Al suo arrivo, durante la notte, il medium fu introdotto nel veicolo che cominciò a vagare per la campagna, con le porte ben bloccate. All'interno del camper non c'era neanche una sedia, così il medium fu fatto sedere su una tavola sistemata nell'angolo cottura, mentre Bolton ed il suo amico stavano seduti sul bordo di una cuccetta.

Senza nessun altro accomodamento, dopo una decina di minuti comparve davanti a loro la figura di un uomo così alto da dover piegare la testa mentre passava attraverso l'apertura, alta più di un metro e ottanta, che separava l'angolo cottura dal vano cuccette. L'entità disse: «Sono il colonnello X, ucciso, come voi dite, durante una battaglia in Egitto. Per molti anni della mia vita mi sono interessato alle materializzazioni, sperimentando anche con questo stesso medium. Per questo è per me un grande piacere potermi manifestare a voi, che mi siete del tutto estranei, per suo tramite. Per dimostrarvi che davanti a voi non c'è il medium mascherato, vi prego di avvicinarvi e di verificare voi stessi». Bolton si avvicinò e lo scrutò attentamente, notando che le sembianze dell'entità erano completamente diverse da quelle del medium, con una differenza di altezza di oltre 10 centimetri. Si potevano poi sentire poco più in là i gemiti ed i sospiri del medium che si agitava, per niente a suo agio, sull'improvvisato sedile sul quale era stato messo. L'entità restò con loro per qualche minuto, poi scomparve e fu sostituita da un giovane di bell'aspetto, ma di 20 centimetri più basso, che disse di essere un membro della famiglia reale recentemente trapassato, e lasciò all'amico di Bolton un messaggio per la madre, la regina Vittoria.

Un altro esperimento ebbe luogo in casa di un amico di Bolton. Per assicurare condizioni di rigido controllo venne invitato a partecipare alla seduta un signore, Mr. X (il nome non viene indicato nel libro), famoso per aver smascherato nel corso di due processi i trucchi di un celebre prestigiatore. Mr. X fu incaricato di esaminare la medium e di legarla alla sedia con corde che la assicuravano ad alcuni robusti anelli di ferro fissati alle tavole di legno del parquet, nel modo da lui ritenuto più idoneo a garantire l'impossibilità per la donna di sciogliersi dai legami. Tutti i nodi furono poi sigillati da Mr. X con ceralacca sulla quale fu posto il sigillo del padrone di casa. Dopo più di un quarto d'ora di intenso lavoro, quando gli fu chiesto se poteva ritenersi soddisfatto di come aveva assicurato la medium alla sedia, Mr. X rispose che se si fossero prodotti fenomeni di materializzazione in quelle condizioni egli ne avrebbe immediatamente riconosciuto la genuinità.

La sensitiva in questione era Mrs. Florence Corner, meglio conosciuta col nome da ragazza di Florence Cook quando in gioventù aveva partecipato agli esperimenti di William Crokes. All'epoca di questa seduta (circa 1903) aveva quasi 48 anni e sarebbe morta di lì a poco, nel 1904. Mrs. Corner era terrorizzata dal buio, e l'unica cosa che non accettava era di tenere sedute nell'oscurità completa. Per questo una lampada a gas era stata lasciata accesa accanto alla sua sedia, e quando Mr. X, dopo aver eseguito un ultimo controllo dell'ambiente, si avvicinò al gabinetto medianico per tirare la tenda in modo da proteggere la medium dai raggi diretti della lampada, improvvisamente apparvero un robusto braccio ed una mano di color scuro, che cominciò a battere sulla spalla di Mr. X, mentre una roca e forte voce maschile gli chiedeva: «Sei davvero soddisfatto?». Bolton afferma di non aver mai visto, nel corso della sua vita, un'espressione di così completo stupore come quella che si dipinse sul volto di Mr. X in quel momento. Questi dopo poco si riprese ed esaminò attentamente la medium (una donna di corporatura minuta e di statura inferiore alla media, con mani e piedi piccoli), dichiarando che tutte le corde ed i sigilli erano nelle stesse condizioni in cui li aveva lasciati poco prima.

Tra le entità che si materializzarono quella sera vi fu una ragazza, di circa 18 anni, che affermò di essere stata in vita una danzatrice francese in un caffé di Algeri: si avvicinò ridendo a Mr. X e gli disse che il braccio e la mano appartenevano ad un vecchio lupo di mare inglese, da lei chiamato il Comandante, il quale aveva osservato insieme a lei tutti gli sforzi fatti da Mr. X per legare ben bene la medium, come se in questo modo si potesse prevenire la produzione dei fenomeni. Il Comandante avrebbe voluto materializzarsi integralmente, ma poiché era riuscito a formare solo un braccio ed una mano la cosa lo aveva messo di cattivo umore e per questo se l'era presa con Mr. X. Mentre la ragazza si intratteneva con gli spettatori – continuando a parlare per oltre 10 minuti – questi potevano sentire di quando in quando la ruvida voce del Comandante esprimersi in un linguaggio colorito e piuttosto spinto. Al termine della seduta, durata circa un'ora, Mr. X esaminò di nuovo le corde, i nodi ed i sigilli, dichiarando che erano esattamente come li aveva lasciati quando la seduta era iniziata. Nella pagina seguente vengono illustrati altri esperimenti condotti da Bolton.


 

Spiritism
Hodgson's research
Medium Etta Wriedt
Victor G. Duncan
Materialized ghosts
Materialisations
Robert G. Bolton
Experiments & spirits
Harry Price's case
Samuel G. Soal
Gordon Davis case
The alien spirit
The end of an era?
A  new interest
A  medium's life story