The strange case of Harry Price

 

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Un celebre ghost hunter

Per dare un esempio delle difficoltà e delle contraddizioni che i fenomeni medianici possono suscitare nella mente umana, riporto in questa pagina un caso descritto dal parapsicologo inglese Harry Price (1881-1948) nel capitolo 8 (Rosalie) del suo libro Fifty Years of Psychical Research (Cinquant'anni di ricerca psichica), pubblicato nel 1939. Harry Price fu un personaggio interessante, complesso e controverso. Esaurienti informazioni sulla sua personalità e sulla sua opera come investigatore dell'occulto si possono trovare nel sito www.harrypricewebsite.co.uk a lui dedicato (in lingua inglese), oppure nella pagina di Wikipedia, in italiano. L'aspetto più rilevante della personalità di Price, ai fini dell'interpretazione del caso di Rosalie, è che la sua attività era diretta soprattutto a smascherare i numerosi medium fraudolenti o i fotografi degli spiriti, oltre che ad investigare gli edifici infestati. Essendo egli stesso un prestigiatore di buon livello, riteneva di essere perfettamente in grado di distinguere i fenomeni medianici genuini da quelli ottenuti con la frode. La sua mentalità lo portava comunque ad avversare ogni interpretazione di origine spiritica dei fenomeni medianici genuini, tanto che Ernesto Bozzano lo definì «un duro da convincere», commentando il caso di Rosalie nell'ultimo capitolo del suo libro I morti ritornano. Va detto che l'unica testimonianza in merito a questo caso è quella dello stesso Price: dobbiamo dunque fidarci del suo racconto, anche perché non si vede il motivo per cui avrebbe dovuto inventarsi, in tutto o in parte, la vicenda riportata nel suo libro, di cui si dà qui la traduzione.

Il caso di Rosalie

Prima di lasciare l'argomento dei fenomeni fisici, devo descrivere il caso più sorprendente di materializzazione, o quanto meno di presunta materializzazione, del quale sono stato testimone diretto. È con comprensibile esitazione che pubblico questo resoconto, dato che ho preso parte ad una sola seduta, e non mi è stato possibile ottenere fino ad ora una testimonianza indipendente a conferma dello straordinario fenomeno da me constatato. Sebbene sia convinto di aver preso ogni possibile precauzione nei confronti di eventuali frodi, in base alla mia lunga esperienza di investigatore in questo campo, non posso tuttavia escludere di essere stato ingannato, e dunque non posso ancora esser certo che la materializzazione sia stata reale. Ma se sono stato davvero ingannato, come è stato attuato l'inganno, e per quali possibili motivi?    

La seduta ebbe luogo quindici mesi prima che queste note introduttive fossero scritte, e l'editore del presente volume ha letto il mio resoconto subito dopo che io lo ebbi scritto, entro poche ore dal termine della seduta. Dopo un'attenta valutazione, l'editore ritiene che il resoconto della seduta debba esser pubblicato, con le riserve a cui ho fatto cenno. Per quanto sorprendente possa esser stata la mia esperienza, non è paragonabile agli ormai classici esperimenti di Sir William Crookes con la medium Florence Cook, che risalgono a più di sessant'anni fa. Egli non solo vide, sentì ed abbracciò il fantasma Katie King, ma di fatto lo fotografò quaranta volte: in certi casi Florrie e Kate comparivano insieme nella stessa foto. Fino al suo ultimo giorno, nulla poté scuotere la convinzione di Sir William di esser stato in contatto col mondo degli spiriti. Per concludere, nel pubblicare il resoconto di questa seduta di estremo interesse, che all'epoca mi impressionò davvero, sospendo ogni giudizio in merito alla realtà del fenomeno di materializzazione al quale ho assistito.            

15 dicembre 1937

La mattina di mercoledì 8 dicembre 1937 ricevetti nel mio ufficio la telefonata di una signora, che ad ogni evidenza mostrava un'istruzione ed una cultura di buon livello, la quale mi diceva di aver letto nel periodico The Listener il resoconto di un programma radiofonico nel quale io trattavo l'argomento delle case infestate. Aveva allora sentito il bisogno di contattarmi perché era rimasta colpita dal mio impegno nel cercare di «accertare la verità» in questo genere di eventi. Mi disse di aver notato in particolare la mia affermazione di poter «garantire la presenza di un fantasma» almeno in una delle case che menzionavo nel programma, e che anche lei poteva «garantirmi uno spirito», ma di una natura molto più oggettiva rispetto a quelli di cui avevo avuto esperienza. La mia informatrice abitava in uno dei migliori quartieri alla periferia di Londra, ed ogni mercoledì sera lei ed alcuni amici tenevano a casa sua una seduta familiare, durante la quale lo spirito di una bambina, che si chiamava Rosalie, si materializzava infallibilmente. Il motivo della sua chiamata, mi disse, era che voleva invitarmi ad unirmi a loro per assistere ad una delle sedute, un mercoledì di mia scelta, perché era certa di potermi convincere della realtà dei fenomeni di materializzazione, sui quali sapeva che ero molto scettico.   

Le condizioni della mia partecipazione alla seduta

Naturalmente, prima di accettare furono poste alcune condizioni, ma fui davvero stupito dalle poche semplici regole alle quali dovevo promettere di attenermi. Anzitutto, se accettavo l'invito, dovevo impegnarmi a non rivelare l'identità di nessuno dei partecipanti né il luogo in cui si tenevano le sedute. Potevo scrivere e pubblicare un resoconto della seduta e riferire sinceramente quanto ritenevo fosse accaduto, purché non facessi i nomi dei presenti. Se fossi stato colpito da quanto si verificava, non avrei dovuto avanzare nessuna richiesta di poter fare un'indagine con criteri scientifici, perché la madre di Rosalie, che partecipava ad ogni seduta, era terrorizzata dall'eventualità che la sua bambina, spaventata, potesse sparire per sempre. Per la madre, questi incontri del mercoledì rappresentavano una sacra cerimonia di ricongiungimento con lo spirito della figlia, e tali dovevano restare. Non dovevo portare con me nessuna fonte di luce (come una torcia elettrica) da usare nel corso della seduta, e non potevo parlare o toccare lo spirito materializzato senza permesso. Non potevo inoltre fare alcun esperimento senza il consenso degli altri partecipanti. Non mi fu chiesto di firmare alcun documento in merito a queste richieste: bastava la mia parola di gentiluomo.      

In cambio, e con mia sorpresa, se avessi accettato avrei potuto eseguire tutti i controlli che volevo, sia nella stanza che sulle persone dei partecipanti, fin quando la seduta non avesse avuto inizio. Potevo ispezionare a fondo tutta la casa, investigare l'ambiente della seduta (il salotto), bloccandone e sigillandone porte e finestre, e spostare o rimuovere i mobili e gli arredi ivi presenti. Avrei potuto controllare quanto accadeva durante la seduta spargendo amido in polvere (o altre sostanze a mia scelta) sul pavimento ed attorno alle porte ed alle finestre, sistemando anche dei contatti elettrici: la signora mi disse infatti di aver capito, ascoltando la mia trasmissione, che questo era uno dei metodi da me utilizzati per il controllo delle case infestate. Avrei anche potuto perquisire ognuno dei partecipanti, ed ogni persona presente nella casa, prima e dopo la seduta. Tuttavia, una volta che la seduta fosse iniziata, avrei dovuto restarmene tranquillo e domandare il permesso se volevo intervenire o fare dei cambiamenti nell'ambiente. Al termine della telefonata, dissi alla mia interlocutrice che ero favorevolmente impressionato dalle condizioni richieste, che avrei riflettuto sul suo invito e che le avrei mandato una risposta scritta. Mi rispose che, se accettavo, avrei dovuto trovarmi a casa sua subito dopo le sette di sera, dato che di solito le sedute iniziavano alle otto.      

La casa

Lunedì 13 dicembre scrissi a Mrs. X (la signora che mi aveva telefonato), informandola che accettavo il suo invito e tutte le condizioni che aveva posto. Dato che il giorno in cui mi aveva telefonato avevo pranzato con Mr. Lambert, direttore di The Listener, le chiesi anche se mi consentiva di farmi accompagnare da lui, in qualità di testimone di qualsiasi evento di rilievo che potesse verificarsi. Le dissi che mi rendevo personalmente garante della sua accettazione incondizionata delle condizioni concordate: se Mrs. X fosse stata d'accordo, avrebbe dovuto telefonarmi o telegrafarmi – dopo aver ricevuto la mia lettera – per darmi il suo benestare, in modo che Mr. Lambert avesse il tempo di prepararsi. Ma, non avendo ricevuto alcun messaggio di conferma, mercoledì 15 dicembre mi diressi da solo verso il sobborgo di Londra in cui si trovava la casa, per assistere alla più strabiliante seduta di cui avessi mai fatto esperienza. Vi giunsi subito dopo le sette: la residenza di Mrs. X era una grande dimora autonoma a doppio fronte, circondata da un giardino, che si affacciava su una strada elegante, ad angolo con una via laterale. Una rampa di 12 gradini in pietra conduceva al portone d'ingresso, ai lati del quale si trovavano due ampie stanze con finestre a veranda... (Price prosegue dando una dettagliata descrizione della casa, ed in particolare di tutte le finestre e le porte di accesso al piano terra). Ho fornito una dettagliata descrizione dell'edificio, affinché il lettore possa farsi un'idea del luogo: una tipica ampia villa vittoriana a doppio fronte in un elegante quartiere di periferia.   

La storia di Rosalie

Una distinta cameriera mi introdusse nella sala da pranzo (il vano situato a destra della rampa di ingresso), dove fui accolto da Mrs. X, da suo marito e dalla loro figlia di circa 17 anni. Dopo le presentazioni, sedemmo ad un tavolo rotondo e fu servita una semplice cena, durante la quale mi fu raccontata la storia di Rosalie. Mr. X è un uomo d'affari della City, e sia lui che sua moglie hanno una personalità simpatica ed affabile. Sebbene non siano spiritisti, sono interessati alla ricerca psichica ed hanno letto alcuni libri ed articoli che ne trattano. Ascoltano anche i programmi radiofonici dedicati a questi temi, ed erano al corrente di alcune delle mie attività di ricerca riportate dal The Listener e da altre pubblicazioni. Sembravano contenti di avermi conosciuto di persona. La mia ospite era amica di una signora, Madame Z, che aveva conosciuto ad una festa di beneficenza in una chiesa lì vicino. Madame Z, francese di nascita, era un'infermiera che aveva sposato un ufficiale inglese all'inizio della Grande Guerra: il marito era morto combattendo al fronte nel 1916, lasciandola vedova con una figlioletta, Rosalie, che – essendo di salute delicata – nel 1921, all'età di sei anni, prese la difterite e dopo pochi giorni morì tra le braccia della madre. Madame Z è una spiritualista, anche se non fa parte di nessuna chiesa o organizzazione. Secondo il racconto della mia ospite, nella primavera del 1925 Madame Z fu svegliata nella notte dal suono della voce della sua bambina morta che gridava mamma. questo fatto si ripeté di frequente, tanto che Madame Z prese l'abitudine di restar sveglia di notte, aspettando che la voce si manifestasse. Gradualmente, cominciò a credere di vedere nel buio la figura di Rosalie, e di udire i suoi passi nella stanza. Infine una notte la madre allungò un braccio fuori dal letto e la sua mano fu stretta da quella della bambina.          

Avendo pochissimi amici in Inghilterra, Madame Z divenne presto intima della famiglia X. Furono Mr. X e sua moglie a suggerirle di tenere regolari sedute medianiche a casa loro per cercare di agevolare le manifestazioni di Rosalie, dato che l'appartamento in cui Madame X viveva era del tutto inadatto a questo scopo. I signori X avevano sufficienti nozioni in materia di sedute medianiche, ed una volta predisposto l'ambiente in condizioni favorevoli le sedute ebbero inizio, verso la fine del 1928. Trascorsero circa sei mesi senza che si ottenesse alcun segno da parte di Rosalie, sebbene l'entità continuasse a manifestarsi come prima nella camera da letto della mamma. Nella tarda primavera del 1929 Rosalie si materializzò senza preavviso (nella completa oscurità), e rese nota la sua presenza stringendo gentilmente la mano della madre. Dopo quella prima volta, la bambina si manifestò regolarmente ad ogni seduta. Gradualmente, i partecipanti cominciarono ad illuminare debolmente l'ambiente per mezzo di alcuni normali specchi a mano, la cui superficie vetrata era ricoperta con uno strato di vernice luminescente. Talvolta ne venivano usati quattro contemporaneamente. Infine, Rosalie cominciò a parlare, rivolgendosi alla mamma e rispondendo a semplici domande, quasi sempre a monosillabi. Raramente diceva più di un o di un no, e si mostrava estremamente timida. La materializzazione era stata ottenuta dal circolo originale, con pochi cambiamenti, e la presenza di un partecipante occasionale non sembrava fare alcuna differenza in relazione all'apparizione di Rosalie, purché fosse ben conosciuto dagli altri. Per questo fui invitato a prender parte ad una seduta. Mi furono raccontate molte cose in merito alle risposte date da Rosalie alle varie domande, ma ci vorrebbe troppo tempo per riportarle qui in dettaglio. Questa è dunque la storia di quella Rosalie, che ero in procinto di vedere, toccare ed udire.       

I controlli eseguiti

Al termine della cena, nel corso della quale avevo ascoltato la storia di Rosalie, arrivarono gli ultimi due partecipanti alla seduta, che ci aspettavano nella sala situata dal lato opposto, rispetto alla hall di ingresso. Fui così presentato a Madame Z, una distinta e gradevole signora francese sulla cinquantina, che disse di essere molto lieta di conoscermi e si scusò per non aver acconsentito a far partecipare il mio amico (Mr. Lambert) alla seduta, dato che temeva che la presenza contemporanea di due nuovi estranei avrebbe potuto spaventare Rosalie. L'altro partecipante era un simpatico giovanotto di circa 22 anni, che chiamerò Jim, un tipico gentleman Impiegato di banca nella City, la cui partecipazione al circolo mi sembrò determinata più dal suo interesse verso la figlia dei signori X che non da Rosalie. Dopo le presentazioni dissi che volevo fare un giro di ispezione della casa. Accompagnato da Mr. X e da Jim, esplorai l'edificio dalle fondamenta all'attico. Mi fu permesso di ispezionare a mio piacimento ogni stanza ed ogni locale. Avevo portato con me un succhiello, delle viti, del nastro adesivo bianco, del cerotto adesivo, uno spruzzatore pieno di polvere d'amido ed una torcia elettrica (che lasciai fuori dalla camera della seduta). Dove c'era una finestra, la chiudevo e la bloccavo incollando una striscia di nastro adesivo (con le mie iniziali) lungo la giuntura delle ante. Nel caso degli abbaini, il nastro era incollato in corrispondenza degli elementi di blocco, in modo da congiungere la cornice con il telaio.       

Sigillai poi le tre porte esterne e la porta-finestra mediante viti ad occhiello, attraverso le quali feci passare del nastro adesivo legato con tre nodi sui quali segnai le mie iniziali. Il personale di servizio era costituito dalla cameriera (che mi aveva aperto il portone al mio arrivo) e da una cuoca, che stava in cucina. Fui avvertito di non menzionare in alcun modo Rosalie: le due donne sapevano che in casa si facevano sedute medianiche, ma non erano state informate su ciò che vi accadeva. Avevano ordine di non rispondere se qualcuno suonava il campanello o bussava al portone durante le sedute, e di dire a chi telefonasse di richiamare più tardi. Ispezionai poi con molta attenzione il salotto in cui si doveva tenere la seduta, un'ampia stanza quasi quadrata di circa sette metri per sei, alta tre metri. Un divano era posto nel bovindo, e contro il muro di fronte c'era una lunga credenza in mogano con otto cassetti.  

Ad un angolo della stanza, su un tavolino, si trovava una radio collegata ad una presa elettrica vicino al pavimento, dalla quale partiva anche un cavo che andava ad alimentare una stufetta elettrica situata all'angolo opposto, passando sotto un tappeto che copriva parte del pavimento. In un altro angolo c'era un tavolino rotondo sul quale era posato un cestino da lavoro. Sulla mensola del caminetto c'erano un orologio ed alcuni soprammobili. Sei solide sedie di mogano completavano l'arredamento della stanza, nella quale un cane di razza Airedale si era assopito davanti alla stufetta elettrica. Il soffitto era intonacato a gesso, e sei quadri a tempera erano appesi alle pareti. Le cortine alla finestra erano state espressamente acquistate per le sedute: erano di un tessuto spesso e pesante, scorrevano lungo una guida in alto e si sovrapponevano al centro, impedendo alle luci della strada di rischiarare l'interno. Sul parquet di legno massiccio levigato erano distesi quattro tappeti persiani.      

Dopo aver radunato i partecipanti nella stanza della seduta, mi guardai attorno per vedere di cosa si potesse fare a meno: decisi di rimuovere i quadri, l'orologio, i soprammobili ed il cestino da lavoro, che furono portati nella sala da pranzo. Poi cosparsi di polvere d'amido il pavimento della hall davanti alla porta del salotto. Dopo aver chiuso a chiave la porta dall'interno, misi la chiave in tasca e procedetti a porre i miei sigilli nel modo consueto, con viti ad occhiello e nastro adesivo. Misi quattro strisce di nastro adesivo tra la porta e l'architrave, sigillandole con le mie iniziali, e lo stesso feci con la finestra, in modo da poter esser certo che nessuno si sarebbe potuto introdurre nella stanza dalla porta o dalla finestra senza che io me ne accorgessi. Ma c'era ancora il caminetto (spento), e per un momento fui indeciso sul modo di controllarlo. Poi mi venne l'idea di stendere un foglio del giornale della sera, che avevo con me, sulla barra superiore della grata, proprio sotto l'apertura del camino, e di cospargerlo con abbondante polvere d'amido. Col dito, tracciai il mio monogramma sulla polvere stesa, in modo che si vedesse la stampa nella traccia: nessuno avrebbe potuto trafficare con la grata o col camino senza smuovere la polvere d'amido e compromettere così la regolarità della traccia.         

Esaminai ancora ogni dettaglio della stanza: con l'aiuto di Mr. X spostai il divano e la credenza, della quale vuotai ogni cassetto, trovandovi tovaglie e salviette, dischi da grammofono, ed ogni sorta di cose che si accumulano nei cassetti dei mobili di una casa. Spostai tutti i cuscini del divano, lo misi sottosopra forando in vari punti la tela che lo chiudeva sotto e facendo pressione sulle molle. Poi togliemmo i tappeti dal pavimento ed ispezionai accuratamente ogni centimetro delle tavole del parquet, che risultarono essere scanalate ad incastro ed inchiodate: era un pavimento fatto a regola d'arte, e non mi riuscì di inserire nemmeno la lama del mio coltellino tra le giunture dei tasselli di legno, ognuno dei quali sembrava più solido della roccia. Per finire, aprii il retro della radio e non vidi niente di strano. In ogni caso mi fu detto che la radio sarebbe stata utilizzata nel corso della seduta.     

Era stato convenuto che io avrei potuto esaminare le persone dei presenti prima e dopo la seduta. Per ragioni di convenienza non frugai le tre signore, ma chiesi di poter ispezionare gli abiti di Mr. X e di Jim: dopo che ebbero vuotate le tasche, feci scorrere le mie mani lungo i loro abiti fino a convincermi che non potevano nascondere nulla di atto a simulare i fenomeni. Le due signore, apprezzando la mia rinuncia ad esaminarle, acconsentirono alla mia richiesta di sedermi in mezzo a loro. La figlia, Miss X, aveva partecipato nel pomeriggio ad un corso di «salute e bellezza» ed indossava una specie di tuta da ginnastica sotto il vestito da casa: senza che nemmeno lo chiedessi, si tolse rapidamente la gonna mostrando una calzamaglia scura attillata, per cui fui certo che non aveva niente da nascondere sulla sua persona. Il mio ultimo gesto prima di spegnere le cinque lampade (quattro alle pareti ed una al soffitto) e la stufetta, fu di cospargere di polvere d'amido il pavimento, in particolare davanti alla porta ed intorno al camino, dopo aver invitato i presenti a sedersi al loro posto. Erano esattamente le 21.10 quando la seduta ebbe inizio.       

 

Schema della stanza della seduta tracciato da Price:
1) Tavolino con apparecchio radio
2) Caminetto
3) Stufetta elettrica
4) Credenza
5) Tavolino rotondo
6) Divano
7)Vano finestra con tende

 

Disposizione dei partecipanti alla seduta:
A) Harry Price
B) Madame Z
C) La figlia dei padroni di casa (Miss X)
D) Jim
E) Il signor X
F) La signora X

 

Segnato con una X sul pavimento, il punto in cui si materializzò Rosalie.

La materializzazione di Rosalie

La disposizione dei partecipanti fu decisa da me. I quattro specchi fosforescenti, resi luminescenti mediante esposizione alla luce di lampadine elettriche prima della seduta, furono poggiati sul pavimento a faccia in giù, ai lati delle sedie occupate da me, da Madame Z, da Mrs. X e da Jim, in modo da poter essere usati all'occorrenza. Mrs. X ci consigliò di parlare tranquillamente tra noi fin quando non ci fosse stato chiesto di fare silenzio. Non furono né recitate preghiere né cantati inni sacri, e non fu necessario nessun rituale particolare. Sebbene fosse buio pesto, potevo identificare senza problemi la direzione di provenienza di ogni voce, e sapere a chi la voce apparteneva: potevo perfino sentire il respiro dei partecipanti. Conversammo tranquillamente per circa venti minuti, poi ci fu chiesto di far silenzio e Mr. X andò ad accendere la radio. Camminò a tentoni fino all'apparecchio situato alla mia destra e, con qualche difficoltà, sintonizzò una stazione straniera che trasmetteva musica. La luce che emanava dal pannello anteriore della radio illuminava debolmente la stanza, ed io potevo vedere distintamente i partecipanti: Madame Z sembrava stesse piangendo. Dopo cinque minuti di musica, Mr. X spense la radio e tornò a sedersi al suo posto. Ci fu chiesto di restare tranquilli: nessuno parlava. Poco dopo udii Madame Z sussurrare dolcemente: «Rosalie!». Continuò a farlo, ad intervalli, per circa venti minuti, ed ogni tanto anche Mrs. X si univa a lei. Potevo sentire tanto Madame Z quanto Miss X singhiozzare sommessamente. Mi era stato detto che la seduta avrebbe avuto un carattere sacro, ma non mi aspettavo un simile coinvolgimento emotivo, e non potevo fare a meno di notare il contrasto tra questa seduta ed i pragmatici esperimenti di laboratorio, con i quali avevo una familiarità ben maggiore.         

Erano trascorsi pochi minuti da quando avevo udito l'orologio della hall battere le dieci, quando Madame Z, in un singhiozzo soffocato,  disse qualcosa come «mia cara». Mrs. X si chinò verso di me sussurrando: «Rosalie è qui, non parlate!». Nello stesso momento, anch'io mi accorsi di una presenza molto prossima a me: non vidi né udii nulla, ma la sensazione era olfattiva, dato che mi sembrava di odorare un aroma che prima non c'era. Era un odore strano, ma non sgradevole. Ognuno stava in silenzio, fatta eccezione per le manifestazioni emotive piuttosto commosse della madre. Non ne ero certo, ma sentivo che Madame Z stava accarezzando la sua bambina. Poi udii una specie di fruscio di piedi alla mia sinistra, e nello stesso istante qualcosa toccò delicatamente il dorso della mia mano sinistra, appoggiata sul ginocchio (nella seduta non venne mai fatta la catena): al tatto era morbida e tiepida. Non cercai di afferrare ciò che mi aveva toccato, ma rimasi fermo al mio posto.

Madame Z continuava a bisbigliare alla sua bambina, e pian piano i suoi singhiozzi si placarono. Dopo qualche minuto, Mrs. X le chiese se anch'io potevo toccare la materializzazione, ed il permesso mi fu accordato. Allungai il braccio sinistro e, con mio stupore, venni a contatto con quello che semprava il corpicino nudo di una bambina di circa sei anni, Lentamente feci scorre le mie mani intorno al torace e poi su, fino al mento ed alle gote. La sua carne era calda, anche se non così calda come ci si attenderebbe da un normale corpo umano vivente (ma quest'impressione può esser stata dovuta alla mia immaginazione). Posi il dorso della mia mano sinistra sulla sua guancia destra, morbida e calda, e potei sentire distintamente il suo respiro. Feci scorrere la mano lungo la sua schena, giù fino alle natiche ed alle cosce, e poi lungo le gambe fino ai piedi. Tutti gli arti sembravano quelli di una normale bambina di sei anni. Stimai la sua altezza in circa un metro e quindici. Potevo sentire i suoi lunghi e soffici capelli che le ricadevano sulle spalle.            

Non ci sono parole per esprimere quello che sentivo nei confronti di quella forma che stava davanti a me, alla mia sinistra. Quel che può descrivere meglio la mia reazione è un supremo interesse scientifico unito ad un senso di assoluta incredulità. Non mi ero aspettato niente di così meraviglioso (o di così ben congegnato!). Ma se io ero stato tratto in inganno, la stessa cosa doveva essere accaduta alla madre, e questo mi sembrava impossibile: lei, quanto meno, non stava recitando una parte. Chiesi se potevo tenere Rosalie tra le braccia: mi fu detto che potevo avvicinarmi con la sedia, e così feci. Ora potevo usare entrambe le mani, e di nuovo toccai centimetro per centimetro quella piccola forma. Se si tratta di uno spirito – pensai tra me – allora non c'è alcuna differenza tra uno spirito ed un essere umano. Con la mia mano destra sollevai il braccio destro di Rosalie e le sentii il polso, che sembrava battere rapidamente (stimai circa 90 pulsazioni al minuto). Accostai l'orecchio al suo petto e sentii distintamente il suo battito cardiaco. Presi poi entrambe le sue mani e chiesi a Mr. X, a sua figlia ed a Jim di parlare, per accertarmi che fossero seduti al proprio posto: cosa che fecero. Madame Z e Mrs. X erano sedute accanto a me, e mi bastava allungare un braccio per toccarle.               

A questo punto chiesi a Mrs. X se Madame Z mi permetteva di usare gli specchi luminosi. Dopo una breve discussione fu concordato che tanto io quanto Mrs. X avremmo potuto illuminare Rosalie con i nostri specchi, purché cominciassimo dai suoi piedi e poi progressivamente dirigessimo la luminescenza verso la parte superiore del corpo materializzato. Presi allora uno specchio e diressi il fascio emesso dalla superficie fluorescente verso i piedi di Rosalie. Erano dei normali piedini di una normale bambina. Mrs. X puntava il suo fascio luminoso verso il lato sinistro del corpo infantile, mentre io lo illuminavo di fronte: potei distinguere la morbida conformazione della carne e la trama della pelle, che appariva del tutto priva di difetti. Via via che la luminescenza si dirigeva verso l'alto potemmo osservare il viso dell'entità: avevamo davanti una bambina che avrebbe fatto bella figura in qualsiasi asilo infantile della città. I suoi lineamenti erano di una bellezza classica e la facevano sembrare più grande rispetto all'età che le veniva attribuita. Il viso sembrava molto pallido, ma quest'impressione era dovuta anche alla luce fluorescente che smorzava il colorito delle gote. Gli occhi (che apparivano di colore blu scuro) erano brillanti e mostravano un bagliore intelligente. Le labbra erano chiuse, e le davano un'espressione di fissità. Madame Z disse che la nostra osservazione doveva terminare perché «Rosalie doveva andarsene». Come ultimo speciale favore chiesi di poter porre qualche domanda a Rosalie, e il permesso mi fu accordato, anche se Madame Z dubitava che l'apparizione quella sera avrebbe parlato.

Rosalie parla

Se il lettore si trovasse improvvisamente di fronte ad una specie di fantasma, che cosa gli chiederebbe? Se si fosse preparato, avrebbe predisposto una serie di domande interessanti, ma così su due piedi è molto difficile fare buon uso di una simile opportunità, soprattutto se lo spirito è tanto giovane e ingenuo. Tuttavia credo di aver supposto, nel mio subconscio, che la bambina fosse reale, che vivesse in un luogo reale, e che potesse comprendere perfettamente quello che le dicevo. Mi sorpresi dunque a chiedere a Rosalie quello che avrei chiesto a qualsiasi ragazzina che avessi casualmente incontrato, e che proveniva da qualche strano posto. Mi era stato concesso un solo minuto per porre le domande, che furono le seguenti:  «Dove vivi ora, Rosalie?» (nessuna risposta). «Che cosa fai nel tuo mondo?» (nessuna risposta). «Giochi con altri bambini?» (nessuna risposta). «Avete dei giocattoli?» (nessuna risposta). «Ci sono degli animali di compagnia?» (nessuna risposta). Avevo posto le domande in modo chiaro e conciso, con una pausa tra una domanda e l'altra. Rosalie mi guardava fissamente e sembrava non comprendere quello che le chiedevo. Come ultima domanda le chiesi: «Rosalie, tu ami la mamma?» Vidi allora che i suoi occhi si illuminavano e l'espressione del viso cambiava. «Sì», mormorò. Aveva appena pronunciato quest'unica parola che Madame Z diede un grido e strinse la figlia al petto. Mrs. X ripose gli specchi illuminanti sul pavimento e chiese completo silenzio, cosa non semplice dato che tutte le donne stavano piangendo. Devo riconoscere che io stesso ero alquanto commosso da quella scena toccante e patetica.          

Dopo circa un quarto d'ora Rosalie se n'era andata. Non avevo udito né percepito nulla che indicasse la sua scomparsa, ma quando l'orologio nella hall batté le undici Mrs. X mi informò che la seduta era terminata. Mr. X accese le luci e mi invitò a procedere con tutti i controlli che desideravo fare. Esaminai ogni sigillo, che trovai intatto, e di nuovo spostai i mobili controllando il pavimento, il divano, la credenza ed ogni arredo, senza rilevare nulla di sospetto. La polvere d'amido che avevo sparso non presentava alcuna traccia, ed anche il cane Airedale continuava a sonnecchiare davanti alla stufetta elettrica spenta: almeno lui, non sembrava scosso dalla seduta. Il mio ospite mi chiese di rimuovere i sigilli che avevo messo alla porta, e quando questa fu aperta suonò perché fossero portati dei rinfreschi. Intanto io mi feci accompagnare da Jim in un giro di perlustrazione della casa, dove trovai tutti i sigilli intatti. Rimasi con i miei ospiti fin verso mezzanotte, poi mi accomiatai ringraziandoli per quella serata straordinariamente interessante ed enigmatica.         

16 dicembre 1937

Ho cominciato a scrivere questa relazione (che viene pubblicata così com'è, senza correzioni) nelle due ore trascorse dal termine della seduta, nella mia camera al Club Royal Societies. Di proposito l'ho scritta tutta di getto, mentre le mie impressioni erano ancora vivide e chiare. Mi sembra tuttavia, nello stendere questo resoconto, di non avere reso del tutto giustizia agli eventi straordinari della notte scorsa, e continuo a chiedermi se Rosalie era un'autentica entità spirituale o se tutta la faccenda non sia stata altro che un'ingannevole ed elaborata messinscena. Se quest'ultima ipotesi fosse vera, allora l'inganno dovrebbe essere andato avanti per anni, perché nessun'attrice al mondo potrebbe simulare i commoventi stati emotivi di Madame Z. E da dove sarebbe potuto saltar fuori lo spirito? Questo sono questioni sulle quali devo riflettere, per trovare delle risposte.    

Se avessi assistito alla materializzazione di Rosalie all'interno del mio laboratorio, non esiterei a proclamare di fronte al mondo, per quanto pieno di increduli esso sia, che la sopravvivenza è stata provata. È possibile, anche se ne dubito, che la storica seduta della notte scorsa (almeno per quanto mi riguarda) venga ripetuta in laboratorio in migliori condizioni di controllo, ma Madame Z è convinta che «Rosalie se ne andrebbe via spaventata». La seduta alla quale ho partecipato ieri si è comunque distinta per la completa assenza di quei rituali o cerimoniali a carattere religioso che caratterizzano la maggior parte delle sedute pseudo-spiritualiste tenute a pagamento da medium fraudolenti. Ripensandoci retrospettivamente, mi vengono in mente molte cose che avrei potuto fare e che non ho fatto, come ad esempio prendere le impronte digitali di Rosalie. Ne avevo la possibilità, ma non mi ero portato il materiale adatto. Avrei anche dovuto cercare di capire chi faceva da medium: Madame Z nega di avere facoltà medianiche, ma non riesco a pensare a nessun altro. Apparentemente, non c'era alcun medium.           

Conclusioni

Fin qui il reconto pubblicato da Harry Price. Avendo predisposto egli stesso i controlli necessari per prevenire possibili inganni nel corso della seduta, ci si chiede da dove abbiano origine i dubbi residui in merito all'entità Rosalie. La sua affermazione che – nel caso in cui la materializzazione fosse avvenuta nel suo laboratorio – avrebbe proclamato senza reticenze che si trattava di una prova definitiva della sopravvivenza, va presa col beneficio del dubbio, anzitutto perché (come si è verificato in altri casi) anche dopo aver eseguito con successo esperimenti in laboratorio i ricercatori sono assaliti da dubbi postumi, e poi perché l'aver accertato la possibilità delle materializzazioni spiritiche potrebbe essere una prova dell'esistenza di intelligenze non umane che sono in grado di produrre questi fenomeni, e non necessariamente una prova della nostra sopravvivenza. Questa prova, caso mai, andrebbe ricercata nei test di identificazione spiritica, di cui non vi è traccia nella seduta descritta da Price.

Dopo la pubblicazione del libro di Price, il caso di Rosalie suscitò molto interesse, e non mancarono – come sempre – coloro che tentarono di sostenere che tutta la storia fosse un'invenzione. Ancora nel 1958 due ricercatori della SPR, E. J. Dingwall e Treword Hall, nel loro libro Four Modern Ghosts (Quattro fantasmi moderni) accreditarono la tesi che la storia di Rosalie non fosse vera sulla base di un documento del lascito di Price, che avrebbe dimostrato che la seduta era avvenuta in una casa del sobborgo londinese di Brockley, nel quale non esistevano edifici come quello da lui descritto. Ma altri ricercatori contestarono questa tesi e la buona fede di Dingwall e Hall, dimostrando che il documento da loro citato non faceva nessuna menzione al caso di Rosalie (come essi avevano sostenuto), ma si riferiva genericamente ad una delle tante sedute alle quali Price prendeva parte come investigatore. Inoltre gli autori non avevano né citato l'esistenza della copia della lettera mandata da Price a Mrs. X, che confermava quanto Price aveva scritto in merito al proprio coinvolgimento, né contattato Mr. Lambert, l'amico di Price che all'epoca dirigeva The Listener, ancora vivente, il quale avrebbe pouto confermare il racconto di Price.

È sempre meglio non prestare una fiducia incondizionata ai debunkers, cioè a coloro che si proclamano demistificatori in nome della ricerca della verità: spesso le motivazioni psichiche in base alle quali agiscono sono più ambigue degli stessi fatti che vogliono smascherare. Comunque, se non vogliamo dubitare della leale testimonianza di Price in merito all'effettiva realtà degli eventi da lui descritti, l'ipotesi di un inganno perpetrato ai suoi danni non regge per i motivi di seguito esposti.

  • Tutti gli altri partecipanti alla seduta avrebbero dovuto mettersi d'accordo tra loro ed esercitarsi per recitare magistralmente la loro parte (soprattutto Madame Z).
  • Complice dell'inganno avrebbe dovuto essere anche una bambina (figlia di chi?) disposta a presentersi nuda di fronte ad un estraneo ed a farsi toccare da lui.
  • Una bambina alta più di un metro non poteva certo nascondersi sotto le gonne delle signore: negli anni trenta gli abiti femminili erano già abbastanza attillati e le gonne si fermavano sotto al ginocchio.
  • La bambina avrebbe dovuto dunque celarsi in qualche nascondiglio interno alla stanza, con un'apertura nel muro o nel pavimento, dato che è improbabile che potesse cadere da un soffitto alto tre metri senza fare alcun rumore.
  • Data la sua esperienza nello smascherare i medium fraudolenti, non sarebbe stato difficile per Harry Price scoprire un simile nascondiglio, una volta avuto il permesso di ispezionare la stanza a suo piacimento.
  • Nel muoversi al buio nella stanza, tracce dei piedi della bambina sarebbero rimaste sulla polvere d'amido sparsa sul pavimento e Price le avrebbe notate dopo la seduta.
  • Tutta questa messinscena sarebbe stata organizzata al solo scopo di trarre in inganno Price da parte di persone rimaste anonime, ma note allo stesso Price: per quale scopo?

La causa delle nostre incertezze risiede nella stessa psiche umana

Come si vede, vi è nel nostro modo di argomentare e di ragionare un limite preciso che ci porta a ricorrere alle ipotesi più tortuose, pur di evitare di dover ammettere l'evidenza di fatti che trascendono l'ordine delle cose al quale siamo abituati. La psiche di Price continuava a manifestare il suo scetticismo nei confronti della realtà di eventi dei quali egli stesso era stato testimone in piena autonomia e sui quali aveva potuto esercitare liberamente i controlli che riteneva adeguati. Resta dunque un'ambiguità di fondo in relazione alle risposte che ci offre la nostra psiche quando viene messa a confronto con fatti di natura paranormale. Proprio quest'ambiguità dovrebbe quanto meno renderci molto cauti nel fare affidamento sulle risorse mentali di cui disponiamo per spiegare alcuni degli enigmi del mondo e della vita (per non parlare della morte e dell'aldilà!).


 

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