The story of a medium: record of the second-last séance

 

 

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Testo della registrazione

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Un documento autentico ed oggettivo

Come si è detto, fu solo verso la fine del 1951 che i partecipanti alle sedute riuscirono a procurarsi uno dei primi registratori che cominciavano a circolare anche in Italia, e che allora utilizzavano ancora le bobine di filo magnetico. Tuttavia, essendo persone non abbienti (e sottovalutando il valore documentale delle registrazioni), riutilizzavano sempre le uniche due bobine di filo in loro possesso, incidendo ogni seduta, trascrivendone in seguito il testo (anche se in modo sintetico e non di rado impreciso), e poi cancellando la registrazione quando la bobina veniva riutilizzata in una seduta successiva. Ecco il motivo per cui ci sono pervenute solo le registrazioni della penultima e dell'ultima seduta, che ebbero luogo rispettivamente il 14 ed il 28 marzo 1952. Si tratta di documenti di estremo interesse: la registrazione è sufficientemente chiara e precisa da consentire non solo una valutazione, ma anche una partecipazione di forte impatto al fenomeno della voce diretta.

La voce diretta è una voce che sgorga da un punto dell’aria – a volte fermo, a volte in movimento – e presenta delle caratteristiche timbriche, tonali e di volume immediatamente riconoscibili, diverse da entità ad entità. In questa registrazione si riconoscono tre voci ben distinte. La prima è quella dell'entità guida Mariòl, dal timbro femminile – anche se non umano – che comunica in modo quasi esclusivo durante tutta la seduta, trasmettendo anche i pensieri e le comunicazioni di altre entità. La seconda, appartenente al cosiddetto spirito che invade il campo, è maschile e profonda, con tonalità tendente al basso. La terza appartiene ad un'entità non meglio definita che si manifesta al termine della seduta e si identifica probabilmente con una persona anziana («mi chiamo Cenci»). Anche questa voce ha un timbro maschile, con uno spiccato accento toscano.

Le caratteristiche tecniche della voce di Mariòl e del suo modo di esprimersi sono straordinarie, e pongono una serie di interrogativi ai quali attualmente è per noi impossibile dare risposte soddisfacenti (si veda nel merito quanto riportato nella pagina sull'ultima seduta). Mariòl disse che, per non danneggiare ulteriormente il medium, aveva creato un campo particolare, una sorta di vibrazione energetica a cui aveva accesso lei sola («non per egoismo ma per amore» affermava, riferendosi al fatto che era costretta ad operare così per poter continuare ad utilizzare il medium come strumento di comunicazione tra le due dimensioni). Mariòl si rendeva poi interprete degli altri spiriti che volevano comunicare, riportando il loro pensiero. L’espediente di Mariòl risultò efficace, se consideriamo che le sedute con lei come guida si protrassero dal 1946 al 1952.

L'importanza dei dettagli tecnici in merito alla voce dello spirito che invade il campo

A mio parere il fenomeno più interessante è quello dello spirito che invade il campo. In sottofondo alla voce squillante di Mariòl si sente spesso una voce grave e profonda, baritonale, che pronuncia in modo fortemente ritmato e ripetuto parole e frasi indecifrabili. Mariòl spiegò ai partecipanti che nel campo da lei creato c’era una perdita, dovuta ad una parte dell’energia del medium che lei non riusciva a controllare, attraverso la quale uno spirito cercava di comunicare con ostinazione, invadendo il suo campo. L’energia però non era sufficiente, e lo spirito non riusciva a sintonizzarsi in modo corretto, per cui la sua voce restava di norma ad un livello indistinto. Disse inoltre che questa invasione del campo non era dovuta ad intenzioni ostili, dato che lo spirito che invadeva il campo era di buon livello: si trattava di una specie di invasione di amore. Nella dimensione di Mariòl infatti tutto appariva come permeato di amore, di gioia, di armonia: perciò quello spirito desiderava ardentemente comunicare il suo pensiero ai partecipanti, e così si serviva della perdita del campo creato dall'entità guida, che però non era in grado di controllare con precisione. Tuttavia ogni tanto riusciva a sintonizzarsi per alcuni secondi, ed allora le sue parole diventavano chiare e ben comprensibili. Ascoltando la registrazione (meglio se con degli auricolari stereo) si percepisce bene questo fenomeno straordinario: Mariòl fa da interprete allo spirito che invade il campo, trasmettendone il pensiero attraverso il campo da lei creato, ma a tratti quello spirito riesce a sintonizzarsi direttamente. Si sentono allora le sue parole distinte, che subito dopo vengono ripetute da Mariòl, la quale sembra non essere in grado di percepire se la sintonia della comunicazione dello spirito è corretta o meno.

Fonazioni, distorsioni ed incertezze

Conviene seguire la registrazione della seduta attraverso il testo in pdf allegato, altrimenti – soprattutto al primo ascolto – non si riesce a comprendere bene tutto quello che viene comunicato. Riascoltando più volte l'audio i fenomeni diventano più chiari. Nella comunicazione di Mariòl si riscontrano ogni tanto fonazioni o distorsioni, ed è frequente un intercalare tipico – trascritto come vao?, ma udibile piuttosto come uao? – probabilmente contrazione distorta del «vado?» con cui Mariòl chiedeva se poteva andare avanti nella trasmissione e nella traduzione in parole del pensiero di altre entità. Sempre sotto il profilo tecnico, è evidente la difficoltà e lo sforzo con cui Mariòl svolge il suo compito di interprete e, per così dire, di centralinista. Fatta eccezione per alcune frasi più o meno standardizzate e ripetute con poche varianti (come le manifestazioni di amore e di affetto, o gli auguri di luce) che scorrono via senza incontrare ostacoli, spesso Mariòl si interrompe, con pause di attesa o interpretative, che sembrano necessarie per consentirle di comprendere il pensiero da trasmettere o di trovare (traendole probabilmente dalla psiche del medium) le parole più adatte. Tuttavia anche la ricerca dei termini giusti è piuttosto strana, perché ogni tanto Mariòl sillaba una parola, prima di ripeterla per intero senza interruzioni, come se ripetesse qualcosa che le viene comunicato (sillaba dopo sillaba) da un'altra entità; oppure riporta una parola con l'accento tonico sbagliato, come se non fosse in grado di controllare la correttezza del termine usato per esprimere il pensiero ricevuto. Sotto questo profilo si può avere l'impressione che a volte Mariòl agisca come una centralinista passiva, che ritrasmette a voce quello che ascolta in cuffia, piuttosto che come un'interprete intelligentemente attiva. Nello stesso tempo, quando Mariòl chiede conferma della correttezza dei termini usati ad un'entità con cui è in contatto («il vostro caro? pensiero?»), le sue parole sono chiaramente udibili nella registrazione: è come se non riuscisse a chiudere l'audio.

È anche interessante un altro frequente intercalare di Mariòl: «rivolto? verso di loro?», quasi che la guida avesse bisogno di verificare se, nell'intenzione dell'entità a cui fa da tramite, debba trasferire o meno ai partecipanti il pensiero comunicatole. Anche in questo caso, mentre noi non avremmo alcun dubbio nell'interpretare un'intenzione che appare ben evidente, Mariòl mostra un'insicurezza dovuta forse alla sua funzione di operatrice passiva. Si riscontra inoltre come la percezione del tempo, nella dimensione di Mariòl, sia completamente anomala rispetto alla nostra anche in relazione alla cronologia degli interventi. Accade così che un'entità che si è appena manifestata (come ad esempio Angelo), si manifesti di nuovo poco dopo – secondo il nostro ordine cronologico – ripetendo frasi più o meno simili a quelle precedentemente espresse, senza però essere identificata da Mariòl come l'entità che ha comunicato poco prima: «ancora un altro mi dà pensiero» dice la guida. Un'altra caratteristica riscontrabile in queste registrazioni è che talvolta Mariòl ha difficoltà a recepire le osservazioni o le domande dei partecipanti, e continua nella sua comunicazione senza tenerne conto, come se il contatto fosse a senso unico.

Comunque, al di là di ogni osservazione tecnica e di ogni interrogativo non risolto, il valore di queste registrazioni riguarda i seguenti due aspetti: il primo è l'oggettività del fenomeno, registrato da uno strumento, che esclude ogni ipotesi di allucinazione collettiva da parte dei partecipanti; il secondo è la complessità del fenomeno, che porta ed eliminare come insostenibile non solo ogni insinuazione di trucco o di inganno da parte del medium o di (inesistenti) complici, ma anche eventuali interpretazioni riconducibili esclusivamente allo psichismo (conscio o non conscio) del medium. Tornerò su quest'ultimo punto, per chiarirlo meglio, nella pagina sull'importanza dei fatti.


 

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