Il fenomeno della psiche

 

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L'esperienza psichica dell'io cosciente

Come si è visto, per poter comprendere il fenomeno della psiche umana è necessario anzitutto distinguere tra la coscienza, intesa anche come autocoscienza dell'io, e tutto il materiale psichico del quale l'io cosciente fa esperienza. Questo materiale, nel corso della vita umana, dipende dal nostro destino e dalla nostra storia personale, ed è determinato da leggi e da energie alle quali il nostro cervello e la nostra mente sono soggetti, ma nei confronti delle quali le risorse e le conoscenze di cui disponiamo sono assai limitate. È evidente che la psiche individuale, intesa come insieme di tutti i contenuti mentali di cui ciascuno di noi fa esperienza nel corso della sua vita, rappresenta l'aspetto più significativo della vita stessa, che per questo motivo può essere definita come l'incontro e l'interazione tra una coscienza individuale ed uno sciame, più o meno ampio e sostanzioso, di esperienze psichiche. Queste esperienze, ben note a tutti noi, sono costituite da pensieri, stati d'animo, emozioni, sensazioni, desideri, sogni, ricordi: insomma, tutto quello che entra a far parte della nostra vita interiore in quanto sperimentato dalla coscienza nel corso del tempo. L'esperienza psichica non si presenta di norma come un contenuto ben differenziato della coscienza individuale, ma piuttosto come un fenomeno che coinvolge in massimo grado l'io cosciente, portandolo spesso ad una completa identificazione con i contenuti psichici sperimentati.

Mentre la vita esteriore (oggettiva) di un essere umano è fatta di comportamenti e di attività che si concretizzano in azioni ben riconoscibili anche dagli altri, la vita interiore (soggettiva) è costituita da un susseguirsi di esperienze psichiche che vengono registrate dalla coscienza individuale e spesso non consentono all'io la percezione della propria autonomia, ponendolo invece in balìa delle tonalità umorali positive o negative associate alle varie sintonie psichiche sperimentate. Di conseguenza, l'io cosciente non solo non è quasi mai in grado di controllare la psiche, ma è talmente coinvolto nell'esperienza psichica da perdere il senso della propria autonoma identità. Si è visto come l'esperienza psichica sia determinata dal funzionamento del cervello, ma anche il funzionamento del cervello è condizionato dai programmi ricevuti nella fase di educazione culturale e dalle interazioni sociali. Sotto il profilo della vita interiore, il funzionamento del cervello si manifesta come esperienza psichica dell'io cosciente, il quale deve rappresentare un aspetto significativo ed importante nel quadro dell'attività cerebrale: l'io cosciente infatti interpreta un ruolo fondamentale nella valutazione, nella programmazione e nel controllo delle esperienze psichiche. Tuttavia non di rado accade che l'io cosciente non sia in grado di affrontare e di sostenere l'impatto di determinate esperienze, anche a causa delle attività cerebrali che restano inconscie, e ne risulti menomato, o frammentato, o anche annientato.

Il controllo dell'esperienza psichica e le influenze culturali

Di solito gli esseri umani possono esercitare un certo grado di controllo volontario sulle modalità di estrinsecazione della psiche. Ma, come si è detto, tale controllo non è dovuto ad un potere assoluto esercitato dall'io in modo libero ed efficace, quanto piuttosto all'effetto compensatore, inibitore o equilibratore di condizionamenti e programmi di origine psichica elaborati e trasmessi tramite le interazioni socioculturali tra gli individui. Osserviamo inoltre che il fenomeno psichico non presenta gli stessi aspetti in tutti gli esseri umani, ma può variare sensibilmente da un individuo all'altro, nell'ambito di una diversità e di una multiformità di manifestazioni che vengono in genere inquadrate e riferite al carattere o alla personalità di ciascuno. Il tessuto sociale e culturale è sempre influenzato da determinati nuclei della psiche collettiva che si esprimono, per esempio, attraverso le leggi, i costumi, le usanze, le norme di comportamento, il linguaggio, la politica, il modo di interagire con gli altri, creando una serie di programmi che plasmano il funzionamento mentale dei membri di una società. Questo processo di orientamento si trasferisce, tramite l'insegnamento programmato, il condizionamento, e l'imitazione, dagli adulti ai bambini, con risultati che – a seconda dei casi – possono andare dal completo adattamento alla drastica ribellione. Inoltre la psiche collettiva si manifesta con aspetti e sfaccettature diverse, variabili a seconda della cultura, dell'ambiente sociale, della particolare qualità delle interazioni umane nelle quali un individuo viene coinvolto, soprattutto nei primi anni della sua vita.

Difficoltà di comrensione tra le sintonie psichiche di persone o di culture diverse

Dopo aver evidenziato i vari aspetti della psiche individuale (di cui ciascuno di noi fa esperienza diretta), è importante spiegare le ragioni per cui la psiche umana può essere considerata come un fenomeno autonomo, complesso, e per certi versi insondabile. Un primo indizio sulla complessità e sull'autonomia della psiche lo abbiamo quando una persona si accorge di non comprendere il funzionamento della psiche di altri esseri umani, apparentemente ed esternamente simili a lui, ma molto diversi nelle dinamiche emotive, nei comportamenti e nelle manifestazioni di pensiero più o meno razionali. La percezione di questa complessità si amplia quando una cultura si confronta con culture diverse tanto sul piano geografico quanto su quello storico. In sostanza ciascuno di noi, nel corso della vita umana, è vincolato alla propria psiche individuale fino a diventarne quasi prigioniero, e raramente svluppa la capacità di considerare la propria esperienza psichica come un frammento di proporzioni assai ridotte del fenomeno psichico nella sua globalità. D'altra parte, il confronto diretto da parte dell'io con la psiche globale è estremamente rischioso, dato che può avere sul funzionamento di un individuo un effetto disgregante che può mettere in crisi l'integrità mentale e la stessa sopravvivenza dell'io cosciente.

L'aspetto che maggiormente colpisce nel fenomeno psichico è la conflittualità: se è vero che vi sono aspetti della psiche che ben si accordano tra loro e determinano negli esseri umani forme di collaborazione e di interazione positiva, ve ne sono altri che portano alla violenza reciproca, fino alla completa distruzione, tanto tra gli individui quanto tra interi gruppi sociali. Anche quelle reazioni psichiche individuali che prendono la forma del rifiuto e della ribellione aperta nei confronti di alcuni aspetti della psiche collettiva di una certa cultura, non liberano mai l'io dall'assoggettamento al fenomeno psichico: quello che viene visto come un tentativo di liberazione nei confronti delle contraddizioni, delle ingiustizie, delle imposizioni e delle privazioni della libertà rappresentate dall'aspetto culturale dominante, si traduce spesso in una sottomissione acritica dell'io alle tempeste ed ai conflitti prodotti da altri aspetti più soggettivi della psiche. Il fenomeno psichico si presenta dunque, nel suo complesso, come contraddittorio, caotico e difficilmente governabile da parte dell'io cosciente, che è ancora ben lontano dall'aver raggiunto una sufficiente autonomia ed un potere in grado di gestire i diversi contenuti psichici. Ci basta osservare come, anche quando ci illudiamo di avere sotto controllo la nostra psiche, se entriamo in contatto con un altra persona i cui contenuti psichici non si accordano con i nostri, ben presto entrano in gioco dinamiche conflittuali che possono danneggiare nostro malgrado non solo l'antagonista, ma anche noi stessi.

Sintonizzazione delle esperienze psichiche

Nessuno di noi crea la propria psiche: i contenuti psichici vengono portati alla coscienza dall'attività mentale mediante lo strumento del nostro sistema nervoso, ed in particolare del cervello, con un processo che mi sembra corretto definire di sintonizzazione, per analogia con la funzione mediante la quale gli strumenti ricevitori da noi comunemente utilizzati (radio, tv, smartphone, ecc.) sintonizzano solo determinate bande di frequenza tra la grande quantità di onde presenti nell'etere. Con questo non intendo affermare che il cervello funzioni come un sintonizzatore di ipotetiche onde radio, ma che operi una funzione selettiva nei confronti dei nuclei psichici di cui diveniamo coscienti, tra tutti quelli possibili nell'ambito del fenomeno psichico. Come vedremo nella sezione sugli stati non ordinari di coscienza, un individuo può sintonizzare – in certe circostanze – esperienze psichiche alle quali non ha normalmente accesso.

Nella sezione sulla vita si è visto che il corpo di ciascuno di noi, come del resto anche il corpo di ogni animale, può essere considerato sia sotto il profilo di uno strumento a cui si associa una vita individuale di durata limitata, dalla nascita alla morte, sia come il risultato di un processo di elaborazione di informazioni organizzative che ha cominciato ad agire su questo pianeta quasi quattro miliardi di anni fa e che è tuttora in corso. Se sotto il primo aspetto abbiamo l'illusione che il corpo ci sia familiare e che, in qualche modo, ci appartenga, dato che riusciamo ad usarlo e in certa misura a controllarlo, appena lo esaminiamo sotto il secondo profilo ci troviamo coinvolti in una rivoluzione copernicana che ci mostra tutta la complessità, l'autonomia strutturale e funzionale e – in un certo senso – l'alienità del nostro corpo rispetto alle limitate capacità di conscenza e di controllo di cui il nostro io cosciente dispone. Come si è visto, lo stesso accade nei confronti della psiche: la familiarità e la consuetudine con le quali ciascun essere umano si confronta con i contenuti coscienti della propria psiche fanno sì che abbia luogo un processo di identificazione tra l'io e queste esperienze psichiche. Ma se appena riusciamo a distaccarci dalla nostra psiche individuale quel tanto che basta per gettare uno sguardo sul fenomeno psichico nel suo complesso, ci accorgiamo che esso è altrettanto antico, profondo ed inafferrabile quanto quello che presiede all'evoluzione del nostro corpo. Potremmo anzi sostenere che si tratta di due facce della stessa medaglia: le risorse psichiche di cui disponiamo (con tutti i loro conflitti ed i problemi che ne derivano) fanno parte di un processo autonomo e dinamico che si sviluppa nello spazio e nel tempo e manifesta i suoi effetti negli animali prima ancora che nell'umanità.

In breve, ciascuno di noi non sa né perché pensa ciò che pensa, né perché soffre quando soffre, né perché desidera ciò che desidera, né perché è contento quando è contento: sa solo di essere inserito, in quanto io cosciente, in uno strumento ed in un destino individuale che lo porta a sperimentare una serie di dinamiche esistenziali la cui finalità ed il cui significato non sono rintracciabili all'interno delle informazioni di cui dispone. Nello stesso tempo, proprio l'acquisizione da parte della coscienza individuale di queste dinamiche così complesse sembra costituire l'essenza, il nucleo significativo del nostro esistere, almeno in quanto creature umane. Ma per meglio comprendere la complessità e l'autonomia del fenomeno psichico anche nella fase preumana, può essere utile esaminarne sinteticamente le modalità di estrinsecazione nel corso dell'evoluzione della vita sul nostro pianeta.

Manifestazioni della psiche nel mondo animale

Fin da quando la vita animale cominciò a differenziarsi in organismi individuali, dapprima unicellulari e poi pluricellulari, si manifestarono forme di comportamento per le quali il prolungamento della vita di un individuo veniva a dipendere dall'estinzione della vita di un altro individuo. A tali comportamenti non si associava alcuno psichismo cosciente, almeno così siamo indotti a credere, data l'assenza di un sistema nervoso differenziato. Anche i comportamenti generati dalla comparsa del dimorfismo sessuale degli individui, e la cooperazione richiesta per adempiere alle funzioni riproduttive, probabilmente non implicavano in origine la presenza di alcun supporto psichico, non più di quanto ne richieda il trasferimento del polline dalle antere di un fiore all'ovario di un altro. Tuttavia ad un certo punto della storia dell'evoluzione animale devono essere comparse le prime manifestazioni della psiche, associate a qualche forma rudimentale di coscienza. Per esempio, un animale può mostrare di avere fame o paura, non solo perché il suo comportamento lo porta alla ricerca del cibo o a fuggire di fronte ad un pericolo, ma perché la sua espressione mostra quei segni evidenti della fame o della paura che noi siamo in grado di interpretare secondo la nostra esperienza umana. Quest'interpretazione non si fonda sull'antropomorfismo, ma sul semplice riconoscimento che la natura animale presente nel nostro corpo porta con sé anche le tracce psichiche più remote della sua origine animale.

Ovviamente, la fame o la paura sono tali se diventano esperienza cosciente, perché i contenuti psichici hanno bisogno di riflettersi in qualcosa per potersi tradurre in fenomeno manifesto. Il fenomeno al quale mi riferisco non è dunque il comportamento che denota fame o paura, che potrebbe benissimo aver luogo in assenza di qualsiasi stato emotivo cosciente interiore. Noi non riteniamo, infatti, che una macchina che vada a sbattere contro un muro ammaccandosi e smettendo di funzionare provi una sensazione di dolore. Perché un fenomeno psichico si manifesti è necessario che esso diventi cosciente. In effetti il solo comportamento di un animale non ci potrà mai dire se quell'animale è o non è cosciente, e di quali contenuti psichici sia cosciente, soprattutto perché l'animale non è in grado di comunicare attraverso il linguaggio come facciamo noi esseri umani. Nello stesso tempo sono moltissimi gli indizi che ci inducono ad ipotizzare la presenza di una complessa attività psichica cosciente anche negli animali, quanto meno in quelli superiori dotati di un sistema nervoso sufficientemente sviluppato ed almeno in alcune parti simile a quello umano. Possiamo dunque ritenere che la psiche sia un processo dinamico soggetto a trasformazioni e ad un'evoluzione continua nel corso del tempo, un'evoluzione che per milioni di anni si è manifestata nel mondo animale attraverso l'elaborazione delle pulsioni istintuali primarie che noi possiamo tuttora vedere all'opera sia osservando il comportamento degli animali in natura, sia riconoscendole in noi stessi, più o meno deformate e alterate dai condizionamenti socioculturali ricevuti.

Le recenti ricerche sul comportamento dei mammiferi superiori nei loro ecosistemi naturali non lasciano dubbi sul parallelismo tra le loro manifestazioni e le dinamiche relative agli istinti primari che possiamo riconoscere in noi stessi. Come qualsiasi animale, anche noi abbiamo bisogno di alimentarci, e dunque conosciamo e sentiamo lo stimolo della fame e la soddisfazione della sazietà. Anche noi proviamo l'esigenza di riprodurci, o quanto meno di avere rapporti sessuali, e dunque andiamo alla ricerca del partner in competizione con i nostri simili, e sentiamo forme di appagamento, di soddisfazione e di felicità quando la nostra ricerca ha successo. Anche nel mondo animale le madri, e talvolta entrambi i genitori, si prendono cura della prole, fino al momento in cui non sentono più l'esigenza di farlo. Infine, anche tra gli animali, nell'ambito della stessa specie e dello stesso branco, esistono sopraffazioni, violenze ed uccisioni. Questo non significa che vi sia identità completa di comportamento tra gli esseri umani e gli animali, ma semplicemente che, così come noi siamo in grado di riconoscere in noi stessi e nei nostri simili la presenza di contenuti psichici coscienti associati alle pulsioni istintuali più vicine a quelle del mondo animale, è probabile che contenuti psichici simili siano presenti (e coscienti) anche negli animali. In altre parole, così come i cervelli di una scimmia, di un cavallo o di un gatto hanno una complessità anatomica, fisiologica ed organizzativa (dal punto di vista del funzionamento delle reti neurali) più o meno simile a quella del cervello umano, è lecito supporre che anche la psiche si possa manifestare in questi animali con una certa complessità cosciente, almeno fino ad un certo livello.

Differenze tra psiche umana e psiche animale

Sebbene il fenomeno psichico abbia raggiunto, nell'ambito delle società umane più sviluppate e culturalmente complesse, un'estensione che non trova alcun modello di confronto nel mondo animale, tuttavia nello sviluppo storico e preistorico dell'umanità (e nella localizzazione geografica attuale o recente di alcune culture primitive) si riscontra tutta una gamma di sfumature che probabilmente stabiliscono una certa continuità tra la psiche umana così come noi la conosciamo e quella delle società animali più evolute (per esempio i gruppi di scimpanzè). Ma vi sono due fattori che caratterizzano e differenziano sostanzialmente la psiche umana evoluta rispetto a quella animale: la capacità di una rapida elaborazione e trasformazione, anche creativa, degli elementi psichici all'interno di un individuo e la possibilità di trasferire gli elaborati psichici da un individuo ad altri individui. Per questi motivi, che comportano creatività e collaborazione, il fenomeno psichico umano evoluto è un fenomeno prevalentemente sociale che coinvolge un consistente numero di individui in grado di comunicare tra loro, scambiandosi informazioni sui contenuti psichici che ciascuno di loro sperimenta. Sebbene la psiche nel suo complesso sia un fenomeno ampio, multiforme e proteiforme, del quale ciascuno di noi sperimenta solo una frazione assai ridotta, tuttavia vivendo possiamo partecipare attivamente alla sua trasformazione ed evoluzione, elaborandone i contenuti nell'ambito della nostra esperienza di vita individuale e trasmettendoli agli altri mediante la comunicazione.

Culture dinamiche e culture statiche

Sotto questo profilo la psiche delle società animali, così come quella delle culture primitive, ci appare molto più statica rispetto a quella che opera nella nostra attuale cultura. Nelle società primitive gli stessi modelli culturali (di natura psichica) si tramandano e si ripetono di generazione in generazione, fissando in modo tradizionale l'esperienza umana e lasciando poco margine ad elaborazioni individuali di natura innovativa. Al contrario, una cultura come quella nella quale attualmente viviamo si basa su una rapida circolazione e diffusione dei modelli psichici elaborati e sulla collaborazione di moltissimi cervelli per la realizzazione concreta delle idee mediante le trasformazioni che operiamo sul mondo. Anche se dal punto di vista dell'esperienza di vita individuale tanto il modello culturale primitivo quanto quello moderno possono presentare vantaggi e svantaggi, questo ha ben poco a che vedere con l'evoluzione psichica nel suo complesso: infatti sotto il profilo dell'esperienza individuale anche la vita di un animale potrebbe essere perfettamente appagante e gratificante, senz'altro più di quella di tantissimi esseri umani. La differenza sostanziale tra gli esseri umani e gli animali sta nel fatto che anche nelle culture più primitive è pur sempre attiva una componente immaginifica, ideativa e creativa che non ha riscontri nel mondo animale. È vero che molti animali sono capaci di costruire, anche secondo modelli formali complessi ma sempre acquisiti o riprodotti in modo imitativo, però la capacità della mente umana di fantasticare e di ideare, traducendo poi in un manufatto o in qualcosa di comunicabile una parte degli elaborati dell'immaginazione o della fantasia, non ha riscontri nel mondo animale.

Un altro elemento che differenzia sostanzialmente la psiche umana da quella animale è il desiderio di conoscenza, cioè il bisogno di elaborare schemi ed associazioni di idee che diano conto dell'ordine e del significato degli eventi del mondo fisico e della psiche stessa. Da una fase primitiva, nella quale le forme di conoscenza avevano caratteri di natura prevalentemente mitica, legate com'erano alle facoltà intuitive dell'immaginario, l'umanità è progressivamente passata ad una fase più evoluta nella quale la conoscenza deve avere un potere operativo efficiente e garantito, fondato sull'esigenza di verificare sperimentalmente le idee e di trasformare tecnologicamente il mondo, acquisendo nuove potenzialità creative. Anche volendo ricondurre le differenze tra la psiche umana e quella animale alla diversa complessità del cervello, molto maggiore negli esseri umani soprattutto nell'estensione della corteccia e nel rapporto tra volume del cervello e peso corporeo, non sembra che la struttura del cervello umano si sia modificata o evoluta da circa 40.000 anni a questa parte: dunque l'evoluzione della psiche potrebbe non dipendere solo dallo sviluppo del cervello. Comunque che in ogni epoca vi sono stati individui che, nell'una o nell'altra branca del sapere o dell'attività umana, hanno potuto disporre di risorse e talenti superiori rispetto alla maggior parte degli altri esseri umani.

Sebbene nella storia umana i passi avanti decisivi sulla via del sapere, dell'organizzazione delle società e dello sviluppo delle attività umane siano stati fatti soprattutto per merito di alcuni individui di genio, in poco più di un secolo abbiamo assistito, di recente, ad una trasformazione del mondo di una rapidità sorprendente e sconcertante, soprattutto se paragonata alla lentezza con cui sono avvenute molte altre trasformazioni su questo pianeta: l'elettricità, i trasporti, gli aerei, l'estensione delle culture, l'espansione urbana e da ultimo il computer hanno letteralmente cambiato il volto della Terra, divenuta quasi irriconoscibile per un visitatore alieno che l'avesse vista per l'ultima volta verso la metà dell'Ottocento.


 

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