La funzione creatrice della mente umana

 

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L'intelligenza creatrice

Abbiamo già osservato come la funzione creatrice dell'intelligenza umana abbia trasformato, nel corso dei secoli, l'ambiente naturale, differenziando nettamente l'umanità da qualsiasi altra specie animale. Questa trasformazione si è manifestata in modo più accentuato nelle società complesse, sviluppandosi vertiginosamente nell'ultimo secolo in quella che potremmo definire come «civiltà tecnologica globale». Laddove oggi sorgono agglomerati urbani popolati da milioni di persone, una volta non c'erano che boschi, praterie e fiumi: i mutamenti hanno richiesto, oltre al tempo, l'energia ed il lavoro di generazioni di esseri viventi (oltre agli uomini, non dimentichiamo gli animali utilizzati), ma ogni loro particolare aspetto, ogni dettaglio, è stato elaborato ed attuato dalla mente umana. Dunque il cervello umano dispone di una facoltà creatrice che può ideare ed elaborare nuove combinazioni sempre più complesse di sostanze e materiali presenti nell'ambiente naturale, incrementando il livello di informazione dell'ambiente stesso e delle interazioni umane.

Non tutti i cervelli umani dispongono della facoltà creatrice nello stesso grado, ma quasi tutti contribuiscono in qualche misura all'attuazione dei programmi necessari per la produzione dei manufatti progettati. In alcuni individui è particolarmente sviluppata la funzione creatrice, capace di dare forma a nuove idee, di fare nuove scoperte o di elaborare nuovi progetti. In altri individui la creatività si esprime in forma organizzatrice, cioè nella capacità di coordinare e di assegnare i compiti necessari al raggiungimento di uno scopo, e di controllare che vengano eseguiti correttamente. Infine, nella maggior parte degli individui, la creatività si manifesta come abilità funzionale nell'eseguire il compito (lavoro) che essi stessi hanno deciso di svolgere o che è stato loro assegnato. Non di rado le capacità progettuali, organizzatrici ed esecutrici sono ben sviluppate in una stessa persona, come ad esempio nell'artista classico, ma la complessità dei progetti tecnologici avanzati richiede oggi la collaborazione di teams anche numerosi di individui, capaci di collaborare efficacemente nel ruolo assegnato a ciascuno.

Da cosa dipende la funzione creatrice della mente?

In accordo con l'attuale impostazione scientifica della conoscenza, dovremmo considerare la funzione ideatrice e creatrice della mente come il risultato dell'attività di alcune particolari aree del cervello umano. Nel considerare la straordinaria complessità dei comportamenti e delle manifestazioni che possiamo osservare nel mondo animale, gli scienziati hanno stabilito in modo inoppugnabile che ogni azione è determinata da un particolare segnale (o da un insieme di segnali) che vengono attivati da stimoli sensori (provenienti dall'ambiente esterno o dal'interno del corpo) in quel particolare sistema fisico costituito dal cervello o dal sistema nervoso. Per quanta meraviglia possano destare in noi certi comportamenti (si pensi, per esempio, al volo degli uccelli ed alla loro capacità di orientamento), riusciamo comunque a riconoscere e ad accettare la possibilità (o la certezza) che tutti quei comportamenti siano dovuti al funzionamento di sistemi complessi, ma pur sempre assimilabili a servomeccanismi, attivati dall'interazione tra stimoli e programmi congeniti o appresi.

Ma nel caso della funzione creatrice – una facoltà, come si è detto, esclusivamente umana – ci troviamo di fronte a qualcosa di essenzialmente diverso, ad una complessità informatica di livello superiore. Come può un sistema fisico che, per quanto complesso, resta pur sempre un elaboratore, ideare qualcosa di nuovo e realizzarlo, utilizzando le sue sole risorse? Evidentemente il cervello umano non è un computer, o quanto meno non è solo un computer, dato che ha in sé anche la capacità di elaborare nuovi programmi. Un'ipotesi alternativa, tutta da verificare, potrebbe essere quella che vede il cervello umano come un elaboratore di programmi che vengono ideati e trasmessi da forme aliene di intelligenza che non appartengono alla nostra dimensione.

Dove hanno sede le funzioni superiori?

Quale che sia la verità (che attualmente sfugge alla nostra conoscenza), si deve tener conto di due fatti  di importanza fondamentale. Il primo è che quelle che possiamo definire «funzioni superiori» della mente umana, cioè l'intelligenza, la creatività e la capacità di organizzare e di comunicare, ci differenziano nettamente dalle altre funzioni percettive, sensoriali ed emotive che condividiamo con varie specie animali. Dunque la loro localizzazione deve essere ricercata il quelle strutture che differenziano il cervello umano da quello dei primati superiori, che presenta le maggiori analogie col nostro, fermo restando il fatto che nei diversi cervelli umani le funzioni superiori non si manifestano in egual misura. Ma anche nel caso in cui fosse dimostrato che l'attività cerebrale costituisce l'unica causa della funzione creatrice, resterebbe da capire in che modo particolari connessioni elettrochimiche delle reti neurali possono tradursi in nuove ideazioni e realizzazioni. In definitiva, si tratterebbe di un trasferimento del problema da quello che in passato veniva definito lo spirito umano (o l'anima umana) a quello che è il sistema neurale che produce gli stessi effetti.

Queste argomentazioni ci portano al secondo fatto importante: nel riconoscere che il cervello umano è il sistema determinante di tutte quelle funzioni che in passato venivano attribuite allo spirito, non otteniamo nessun vantaggio utile – sul piano della conoscenza – in relazione alle motivazioni ed alle finalità del processo evolutivo che ha portato all'organizzazione strutturale e funzionale del nostro cervello ed alla vita umana, sotto il profilo del significato individuale che ciascuno attribuisce alla propria vita in quanto io cosciente. Anzi, questo tipo di conoscenza che non può essere negata perché si fonda su solide basi scientifiche sperimentali, si traduce in un programma culturale che ha come effetto quello di negare importanza e significato alla vita individuale, tanto da generare in diverse persone reazioni psichiche di rigetto, di negazione e di risentimento. Si tratta comunque di conflitti di natura psichica tra programmi culturali contrastanti, dato che il fatto che la sede dello spirito sia nel cervello umano non è in sé meno sorprendente, meno straordinario o meno complesso rispetto ad una presunta natura metafisica dello spirito. Quello che costituisce il nucleo centrale del problema, cioè il significato della vita per l'io cosciente, resta comunque in attesa di una spiegazione: dato che tale significato non viene rivelato in modo soddisfacente nel corso della nostra vita, la psiche umana ha tentato di risolvere la questione ipotizzando che l'esistenza dell'io cosciente possa continuare al di là della morte e della dissoluzione del cervello. Ma i programmi culturali basati sulla conoscenza scientifica, riconducendo l'esistenza dell'io cosciente al funzionamento del cervello, minano alla base l'opzione offerta dalla psiche.

La mente creativa e la narrazione psichica

Evidentemente, nel corso della storia umana, alcuni cervelli hanno sentito l'esigenza di interpretare creativamente la storia della propria evoluzione e lo scopo della propria esistenza. Perché sia emersa quest'esigenza resta rappresenta un altro degli enigmi che contraddistinguono il cervello umano, differenziandolo da quello degli altri animali. Il fatto di attribuire l'esigenza alle funzioni cerebrali superiori e non, per esempio, allo spirito, è una conseguenza dell'attuale impostazione scientifica che considera il cervello come sede della coscienza e di qualsiasi attività mentale. Nella realtà, tuttavia, l'esigenza si è manifestata sempre come attività mentale dell'io cosciente, il quale si poneva delle domande alle quali cercava risposte in forma di pensieri, ragionamenti, rivelazioni o altre esperienze psichiche in grado di soddisfare questo suo bisogno. Fino ad un passato relativamente recente le conoscenze sul funzionamento del cervello erano insufficienti ed inadeguate, e lasciavano spazio a rappresentazioni di origine psichica che consideravano l'essere umano come costituito da un corpo e da un'anima, o spirito, di natura non fisica.

È necessario ricordare, a questo punto, che le attuali conoscenze scientifiche sono ancora inadeguate ed insufficienti a spiegare in modo esauriente la complessità delle funzioni mentali e delle esperienze psichiche nelle quali l'io cosciente può essere coinvolto. L'unica cosa di cui possiamo esser certi è che, in condizioni normali, tutte le nostre esperienze psichiche, il fatto stesso di essere coscienti e la qualità della nostra coscienza sono determinati dal funzionamento di particolari strutture cerebrali. I neuroscienziati sono comunque prevalentemente orientati ad individuare nell'attività cerebrale anche la funzione creativa, compresa quella che ha dato e dà origine alle narrazioni psichiche sulle quali è fondata ogni specifica «visione del mondo e del senso della vita» che è stata trasmessa – ed anche attualmente viene trasmessa – per via culturale, differenziandosi da una cultura all'altra sia storicamente che per localizzazione.

Le interazioni tra la psiche umana ed il mondo fisico

Nelle pagine di questa sezione dedicate alla psiche umana vengono spiegate le ragioni per le quali è opportuno considerare la psiche, nel suo complesso, come un fenomeno autonomo, collegato alla realtà di questo mondo ma nello stesso tempo indipendente. Può darsi che in futuro i neuroscienziati arrivino a comprendere ed a spiegare le modalità con le quali l'attivazione di nuovi circuiti neurali, con la presenza di specifici neurotrasmettitori, possano determinare nuove esperienze psichiche di tipo creativo, comprese quelle narrazioni psichiche che costituiscono la base dei miti, delle religioni e delle varie visioni del mondo. In ogni caso il cervello umano rappresenta il fulcro che permette l'interazione tra l'esperienza psichica ed il mondo fisico: se il mondo fisico, nelle sue dimensioni reali di ambiente esterno e di funzionamento del nostro corpo, determina nel nostro cervello particolari reazioni che si traducono almeno in parte in esperienze psichiche, anche la psiche determina nel cervello nuove configurazioni creative che si traducono in attività in grado di agire sul mondo fisico e di trasformarlo. Il fatto che il cervello sia il fulcro di questa interazione non ci autorizza a ridurre tutta la realtà al solo aspetto del mondo fisico.

L'interazione tra la psiche umana e l'ambiente si manifesta ordinariamente mediante l'attività mentale e le forme di collaborazione e di organizzazione che determinano la creazione di manufatti, costruzioni, macchine e strumenti sempre più complessi, che modificano profondamente l'ambiente naturale con ritmi sempre più accelerati. La natura viene studiata, condizionata ed addomesticata per soddisfare le esigenze vitali (ma anche psichiche) di un numero sempre più elevato di esseri umani. Quello che comunemente viene chiamato «progresso» non è altro che un processo mediante il quale la psiche umana esercita il suo potere di trasformazione del mondo fisico naturale per finalità che trascendono ogni singolo essere umano vivente, e che rimangono per noi sconosciute. L'interpretazione culturale secondo la quale il progresso rappresenta un vantaggio per la vita e per la felicità degli esseri umani è costantemente smentita dai fatti storici, anche se va riconosciuto che in certi periodi e per alcune fasce sociali umane le condizioni di vita sono state più favorevoli ed anche gradevoli grazie anche alle risorse tecnologiche realizzate con l'ingegno e col lavoro. D'altra parte, deve essere sempre garantito un certo equilibrio, per quanto precario ed instabile, tra le condizioni generali della vita umana e le esperienze psichiche che ne conseguono: quando questo equilibrio viene meno, entra in crisi la stessa possibilità di sostenere la vita di miliardi di esseri umani che interagiscono nell'ambito di strutture sociali complesse, come quelle presenti nel mondo di oggi.

Un particolare aspetto creativo dell'attività psichica

Fino a questo punto abbiamo considerato le attività creative della mente umana in condizioni che possiamo definire normali o ordinarie. Ma in questo sito viene dato risalto anche a quei fenomeni paranormali che, pur verificandosi in circostanze particolari e non ordinarie, dimostrano l'esistenza di un'attività psichica creatrice in grado di interagire direttamente col mondo fisico, senza la mediazione delle attività corporee e delle forze muscolari che sono normalmente necessarie alla nostra mente per esercitare le azioni richieste al fine di modificare le condizioni fisiche dell'ambiente o del nostro corpo. Anche i fenomeni paranormali, ed in particolare quelli medianici, richiedono la presenza di un cervello dotato di particolari facoltà (a tutt'oggi non conosciute) nella persona di un soggetto definito medium, che si associa con i cervelli di altre persone di solito interessate all'attività medianica. Senza la partecipazione fisica del medium, tuttavia, i fenomeni paranormali non hanno luogo, ed anche le modalità con cui tali fenomeni si estrinsecano quando il medium è presente possono essere molto diverse da un medium all'altro: per esempio, alcuni medium vanno in trance perdendo completamente la coscienza mentre i fenomeni si verificano, mentre altri restano più o meno coscienti ed in qualche caso del tutto lucidi. I fenomeni paranormali possono essere psichici o fisici: gli uni e gli altri pongono particolari problemi in merito al funzionamento del cervello, ma soprattutto i fenomeni fisici implicano azioni dinamiche che, secondo le leggi della fisica, possono essere compiute solo da forze attive. Se tali forze non risultano essere quelle note ed indagate in base alle conoscenze scientfiche, anche con l'ausilio degli strumenti creati dall'ingegno umano, si dovrà necessariamente ipotizzare l'esistenza di forze di natura diversa che, in particolari circostanze, possono interagire con la nostra dimensione fisica.

Il ruolo del cervello umano

Nella nostra epoca ci troviamo in una singlare condizione culturale: lo sviluppo delle neuroscienze, mettendo al centro della scena il funzionamento del cervello umano, in tutta la sua complessità, tende ad interpretare ogni singola esperienza psichica cosciente come un prodotto dell'attività neurale di determinate aree della corteccia cerebrale. Tuttavia proprio la complessità delle esperienze psichiche, le notevoli differenze che si riscontrano nella qualità dell'esperienza psichica tra l'uno e l'altro essere umano (e dunque tra i rispettivi cervelli), e le notevoli difficoltà che si incontrano nello studio del funzionamento del cervello (soprattutto per quanto riguarda la correlazione tra lo stato di un network neurale e l'esperienza psichica corrispondente), fanno sì che il quadro conoscitivo del funzionamento del cervello, anche se correttamente impostato, risulti ancora molto lacunoso. Soprattutto, resta ancora insoddisfacente la tendenza a considerare il funzionamento del cervello come sorgente unica ed esclusiva di ogni forma di esperienza psichica, pur senza riuscire a spiegare in modo convincente come questa «macchina» cerebrale possa attuare in modo autonomo processi come l'attività ideativa e creativa, o produrre fenomeni complessi come quelli medianici.

Pur riconoscendo e dando per acquisito che l'attività cerebrale è il supporto necessario ed indispensabile per ogni attività mentale, e dunque per ogni esperienza psichica, è importante ricordare come le differenze operative tra un cervello e l'altro, e determinati fatti accertati che dipendono dal funzionamento di un particolare cervello, inducano ad ipotizzare che questo complesso strumento organico possa avere anche una funzione catalizzatrice nei confronti di realtà autonome complesse, in gran parte aliene rispetto alla dimensione fisica, come la psiche umana o certe entità che si manifestano nei fenomeni medianici. Allo studio di tali realtà sono dedicate le alre sezioni di questo sito.


 

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