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Il problema dell'io e della psiche umana

La difficoltà di elaborare conoscenze affidabili

Otto anni sono trascorsi da quando ho messo online questo sito, come testimonianza di un'attività di ricerca ormai trentennale nel campo delle esperienze dell'io cosciente nel corso della sua vita organica, e della possibilità che l'io continui ad esistere ed a sperimentare anche dopo la morte del proprio organismo. È venuto il momento di fare qualche considerazione sugli obiettivi che mi ero posto, e che mi pongo, nel continuare a scrivere queste pagine, e sulla correttezza e l'efficacia dei metodi di ricerca e di esposizione da me utilizzati in relazione a tali obiettivi. Spesso, infatti, viene dato per scontato che le attività di elaborazione mentale mediante le quali l'io ricerca forme di conoscenza più o meno affidabili siano controllate e dirette dall'io stesso, e pertanto possano essere considerate come il frutto del suo lavoro. Ma se è vero che l'io deve investire tempo ed energie nell'impegnarsi per ottenere determinati risultati mediante l'attività mentale di ricerca e di elaborazione, è anche vero che l'origine psichica di tali risultati fa sì che essi sfuggano spesso alle capacità di controllo dell'io: può accadere che l'io sia tanto più convinto della validità dei risultati ottenuti tramite la propria mente, quanto più si identifica con le sintonie della psiche che lo coinvolgono. È necessario dunque che l'io possa disporre di alcuni metodi di controllo che gli consentano di verificare i risultati ottenuti mediante le proprie elaborazioni mentali: questo è possibile per alcune forme di conoscenza, ma non per altre. Le varie discipline della matematica sono il campo nel quale le elaborazioni mentali possono essere assoggettate ad un rigoroso controllo, tanto da parte del soggetto la cui mente inventa, cioè trova, una determinata soluzione, quanto da parte di altri soggetti che verificano quella soluzione, data l'universalità dei risultati ottenuti. In tutte le attività sperimentali, è il risultato di un esperimento, nel caso in cui possa essere coerentemente ripetuto e controllato, a confermare la validità o meno del processo di elaborazione mentale per la verifica del quale l'esperimento è stato programmato. Infine, per tutte le attività mentali di progettazione in ambito edile, industriale e tecnologico, la qualità dei prodotti realizzati e la loro corrispondenza alle esigenze da soddisfare ed alle specifiche tecniche richieste costituiscono di per sé la convalida del processo mentale che ne ha consentito la realizzazione.

Un'attività mentale di notevole importanza per le interazioni umane consiste nel trasmettere informazioni mediante un sistema di comunicazione linguistico o audiovisivo in merito ad eventi attuali o del passato, ad esperienze umane, a descrizioni, classificazioni e valutazioni di ogni genere. Tali informazioni possono essere vere, oppure più o meno affidabili, o anche false: allora, di quali strumenti di verifica può disporre il nostro io per valutare la correttezza delle informazioni ricevute, se esso stesso è soggetto a dinamiche psichiche che possono ingannarlo? È necessario anzitutto distinguere tra l'intento di chi trasmette l'informazione e la capacità di verifica di chi la riceve: chi trasmette l'informazione deve avere l'intenzione sincera e convinta di presentare dati per quanto possibile veri ed affidabili, oppure deve lealmente dichiarare che quanto riferito è affidabile solo in una certa misura. Ovviamente, ci sono molte persone disposte a diffondere informazioni false – o a nascondere ed a negare informazioni vere – in mala fede, cioè ben coscienti che quello che fanno è il contrario di quanto sarebbe corretto e leale fare. Purtroppo, è così che funziona la psiche umana: queste persone troveranno sempre un motivo, più o meno valido alla luce del loro modo di ragionare, per giustificare il loro comportamento. Per questo è necessario che chi riceve l'informazione possa anzitutto verificarne la fonte originaria e stabilire quale fiducia può riporre nella stessa: si tratta di un processo non sempre facile nella complessità delle attuali interazioni umane, anche perché la polarità negativa della psiche escogita continuamente vari espedienti per mascherare il suo intento con una forma che suggerisca la fiducia. Si riscontra inoltre che esistono sempre gruppi di persone, più o meno numerosi, disposti ad accettare di buon grado come vere informazioni provenienti da individui che nessun essere umano sano di mente e ragionevole potrebbe considerare affidabili. Dunque, per quanto riguarda la valutazione della correttezza delle informazioni ricevute, in tutti quei casi in cui manca la possibilità di affidarsi a convalide oggettive ognuno dei fruitori è costretto di necessità ad affidarsi al proprio intuito ed alla propria intelligenza critica: infatti, non fidarsi mai significherebbe rinunciare a priori all'acquisizione di elementi utili per l'incremento delle nostre conoscenze, mentre la fiducia ingenua ed acritica in qualsiasi informazione ci venga trasmessa comporta la convinzione dell'io in schemi mentali che non corrispondono alla realtà, e che possono anche rivelarsi dannosi per noi stessi e per gli altri (come dimostrano i conflitti generati dalle diverse idee politiche o religiose).

Uno degli scopi di questo sito è la divulgazione di informazioni relative sia agli eventi ed alle ricerche nel campo dei fenomeni medianici, sia ad esperienze non ordinarie come le NDE. Le informazioni da me selezionate non sono esaurienti e, in particolare per quanto riguarda le NDE, hanno un valore esemplificativo e di stimolo ad ulteriori approfondimenti. Ho fatto comunque il possibile per selezionare informazioni affidabili, quanto meno alla luce delle mie capacità di valutazione. Nel caso delle NDE, il carattere meramente soggettivo di tali esperienze fa sì che ogni informazione al riguardo si fondi sulla fiducia che il soggetto che racconta la sua esperienza sia sincero, e dunque ci offra una testimonianza sufficientemente precisa di quanto ha realmente sperimentato. D'altra parte, l'impossibilità di una verifica oggettiva riguarda qualsiasi esperienza interiore che ci venga raccontata da un'altra persona, e di conseguenza ogni valutazione nel merito si basa, oltre che sulla congruenza del suo racconto, sulla fiducia che noi possiamo avere nella sincerità di quella persona. Siamo indotti a considerare le NDE come esperienze realmente accadute anche per il loro elevato numero e per la coerenza di alcuni degli elementi che le caratterizzano. Per quanto riguarda le informazioni sui fenomeni medianici, è molto importante fare una ricerca storica sui numerosi documenti che abbiamo a disposizione, a partire da quelli pubblicati negli Stati Uniti nella decade tra il 1850 ed il 1860, quando il movimento spiritualista si diffuse rapidamente, tra lo scetticismo e l'avversione di alcuni – soprattutto da parte delle istituzioni religiose e di diversi giornali – e l'entusiasmo di altri, che ritenevano fosse iniziata una nuova era. Alcuni di questi testi sono già reperibili nella nostra Biblioteca, mentre altri verranno aggiunti in futuro. In questa ricerca è necessario distinguere tra i fatti, così come ci vengono presentati dalle testimonianze di diversi investigatori diligenti, capaci, e – soprattutto – sinceri, e le comunicazioni provenienti dalle entità spirituali, sempre pervenute tramite il dispositivo di sintonizzazione mentale di un medium, e dunque soggette a deformazioni a causa delle interferenze da parte della psiche umana. Mentre le concordanze sui fatti accertati ci inducono a considerare sufficientemente provata la realtà di tali eventi, ferme restando le difficoltà relative ad una loro interpretazione coerente con le nostre conoscenze, le comunicazioni medianiche presentano alcune concordanze, ma anche un'ampia gamma di varianti, talvolta incompatibili tra loro e non di rado poco comprensibili e non verificabili alla luce delle facoltà intellettive su cui si basano le nostre convinzioni.

Sotto il profilo della raccolta e della diffusione di informazioni relative agli argomenti sopracitati ritengo dunque di aver svolto con sufficiente diligenza il compito che mi ero prefisso. Quando mi è stato possibile, senza infrangere le norme sui diritti d'autore, ho messo a disposizione dei lettori i testi dai quali ho tratto tali informazioni – che possono essere scaricati dalla Biblioteca – per consentire ad ognuno di valutare direttamente il materiale informativo trattato, e di cimentarsi in prima persona col problema della fiducia da attribuire alle testimonianze altrui. Dovrei aggiungere, per rispetto verso chi segue questo sito, che sta soprattutto agli altri giudicare il valore, l'importanza e la qualità del lavoro da me svolto: tuttavia ritengo che questo sia vero solo in parte nel campo delle ricerche di cui mi occupo, dato che le dinamiche della psiche che vengono non di rado attivate come reazione agli argomenti qui trattati impediscono ad alcune persone di valutare correttamente le motivazioni, l'impegno e le risorse intellettive di chi è interessato a tali ricerche. D'altra parte, proprio la natura complessa ed enigmatica degli eventi, delle esperienze e delle informazioni relative a questo campo di ricerca fa sì che spesso emergano quelle dinamiche di negazione o di ostilità determinate dall'energia bipolare della psiche umana, di cui mi sono spesso occupato nelle pagine di questo blog. Il modo in cui la psiche reagisce alle informazioni relative ad eventi che vengono considerati anomali apre un nuovo campo di indagine che riguarda il funzionamento della stessa psiche, ed in particolare le varie elaborazioni interpretative con cui la psiche tenta di spiegare i fenomeni osservati, oppure ne accetta o ne rifiuta la realtà come conseguenza del funzionamento di programmi culturali precedentemente elaborati, operativi in forme diverse nelle menti dei vari individui umani. Dato che ho trattato spesso questi temi, si rende ora necessaria una valutazione dei limiti da attribuire alle mie interpretazioni, in quanto anch'esse – essendo il prodotto delle elaborazioni della mia mente – riflettono le sintonie della mia psiche.

La valutazione delle nostre elaborazioni mentali

Se l'io si identifica con le elaborazioni della propria psiche senza sottoporle ad una valutazione critica – prendendole cioè per buone solo perché provengono dalla sua mente, e non da quella di un altro – corre il rischio di essere controllato, manipolato ed ingannato, per così dire, dall'interno, dato che non sa nulla in merito alle dinamiche che fanno funzionare la sua mente così come funziona. Inoltre non va dimenticato che la psiche umana ha prodotto, e tuttora riesce a produrre, assurdità di ogni genere, alcune delle quali si diffondono e si propagano tra gli umani con una forza di convinzione che aumenta via via che cresce il numero di persone che le condividono, riuscendo così ad imporsi su tutti quegli io che si lasciano inebriare dal potere dell'identificazione con le dinamiche collettive della psiche, a causa della loro debolezza e della mancanza di risorse adeguate. Tanto per fare un esempio, nella fase di consolidamento della religione cristiana molte persone impegnavano le loro risorse mentali – talvolta anche qualitativamente pregevoli – nell'elaborare e nel dibattere come andasse definito ed interpretato quello che sarebbe poi divenuto il dogma della Trinità (Padre, Figlio, e Spirito Santo). Nonostante i contrasti determinati dalle diverse elaborazioni mentali provocassero conflitti con un buon numero di vittime, senza produrre alcun reale vantaggio in termini di conoscenza, data l'impossibilità di verificare in alcun modo quello che la psiche produceva, molti continuavano ad essere affascinati da questo inutile spreco di energie mentali, prendendo partito per l'una o per l'altra teoria interpretativa. Si può osservare come l'elaborazione di teorie speculative per le quali non è possibile alcuna reale verifica sia non di rado associata al desiderio di fare proseliti – cioè di convincere altre persone della validità di tali teorie – in modo da prevalere sugli avversari. Dato il modo di funzionare della psiche umana, ogni io implica, praticamente sempre, un noi: ma mentre l'io è un soggetto quasi sempre ben identificato, o sulla base della propria autocoscienza, oppure in relazione all'organismo a cui viene associato, il noi è una categoria relativa e mutevole, che può essere riferita ad un gruppo più o meno ampio è più o meno organizzato, ad una nazione, o anche all'intero genere umano. A causa della propria debolezza l'io è spesso indotto ad affermare le proprie convinzioni mediante un noi la cui forza è proporzionale, come si è visto, al numero di individui che fanno parte del gruppo a cui il noi si riferisce. Purtroppo, a causa del funzionamento non di rado difettoso della mente umana, il potere di attrazione esercitato dal noi può prevalere sulla capacità di verifica della verità e della correttezza delle idee condivise da un certo gruppo, imprigionando l'io in una condizione gregaria e settaria.

Per poter valutare l'affidabilità delle affermazioni mentali che vengono diffuse come informazione partiamo dalle constatazioni dei fatti, che sono più o meno facilmente verificabili da chiunque sia in grado di procurarsi le informazioni relative a tali fatti. Per esempio, affermare che ci sono persone vegetariane è la constatazione di un fatto, così come affermare che ci sono persone che votano per un certo partito politico ed altre che votano per un partito diverso. Allo stesso modo, si può affermare che vi sono persone che credono nella religione islamica ed altre che non vi credono, oppure che vi sono persone che credono che la Terra sia piatta. In quest'ultimo caso tuttavia la constatazione di un fatto – che cioè vi siano effettivamente persone che credono, in buona fede, che la Terra sia piatta – implica immediatamente un problema in merito al funzionamento della mente umana, dato che la Terra è sferica. Dunque la psiche umana può convincere l'io sia di cose che possono essere vere e possono non esserlo, senza che vi sia la possibilità di accertarlo, sia di cose che, pur essendo false, vengono ritenute e presentate come vere. Di conseguenza, se io affermo che tutti gli esseri umani sono uguali, senza aggiungere altro, questa mia affermazione non è la constatazione di un fatto, ma l'enunciazione di un'idea originata dalla psiche umana. Anche l'affermazione che tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti non è il riconoscimento di un fatto, ma tutt'al più una dichiarazione di intenti da attuare: quello che si riscontra come fatto è il contrario, cioè che gli esseri umani sono diversi tra loro ed hanno quei diritti che vengono loro riconosciuti dalla società (il noi), se e quando riescono a farseli riconoscere. Oggi, nella nostra cultura, viene riconosciuto il diritto di manifestare e di difendere le proprie opinioni, quali che siano: in questo modo la psiche umana può estrinsecare apertamente le proprie dinamiche tramite il confronto tra diversi attori, anche se queste dinamiche risultano contraddittorie e conflittuali. Si corre tuttavia il rischio di privare l'io di ogni difesa nei confronti delle sintonie della psiche che lo coinvolgono direttamente, relativizzando ed assecondando ogni forma di convincimento, ed indebolendo le risorse di cui l'io dispone per impegnarsi nella verifica delle proprie opinioni e delle proprie valutazioni interpretative. Quest'indulgenza acritica nei confronti della psiche si riflette anche in quei sistemi educativi diffusi ai nostri giorni, che tendono a giustificare, o quanto meno ad accettare, ogni forma di comportamento in quanto manifestazione dell'assoggettamento dell'io – considerato come inevitabile e perfino benefico – alle dinamiche della propria psiche. Così, le debolezze degli educatori vengono trasmesse a coloro che dovrebbero essere educati.

Per quanto riguarda i contenuti di questo sito, quando ho esposto dei fatti mi sono impegnato a fare in modo che i destinatari delle informazioni relative a quei fatti possano verificarne per quanto possibile la realtà, sulla base delle risorse intellettive di cui ciascuno dispone. D'altra parte, sono consapevole di aver presentato non di rado anche le mie elaborazioni interpretative in merito a tali fatti, le quali – ovviamente – sono determinata dal funzionamento della mia mente, e dunque hanno origine dalla mia psiche. Per esempio, ho presentato molti fatti relativi ai fenomeni medianici di tipo fisico che ne dimostrano la realtà: tuttavia l'attribuzione di tali fenomeni all'attività intelligente di entità aliene appartenenti ad un'altra dimensione è un'elaborazione interpretativa della mia mente, che non sono in grado di convalidare sperimentalmente. Pur riconoscendo il mio diritto a manifestare ed a difendere questa mia interpretazione, che mi sembra più ragionevole ed intelligente rispetto ad altre spiegazioni alternative che sono state avanzate, devo ammettere che essa rimane pur sempre l'espressione di un mio orientamento psichico, e dunque presenta tutti i limiti che ha qualsiasi prodotto della psiche non assoggettabile ad un efficace metodo di verifica. Come ho già osservato, le elaborazioni della psiche umana si manifestano individualmente tramite il funzionamento mentale dei nostri organismi, e si diffondono poi mediante le forme di comunicazione interpersonali, per essere condivise da alcuni oppure osteggiate da altri, in misura variabile. In ogni caso, indipendentemente dal successo di pubblico che talvolta hanno, non possono essere considerate forme di conoscenza affidabili se non sono convalidate da un metodo di verifica sperimentale. Quando manca la possibilità di applicare un metodo di verifica affidabile, il prevalere dell'una o dell'altra elaborazione interpretativa prodotta dalla psiche umana dipende dal funzionamento stesso della psiche, ed in particolare dal potere di convincimento che le dinamiche della psiche collettiva hanno sull'io di ogni individuo. Dunque, se l'io vuole prendere le distanze dalle dinamiche della psiche umana che inevitabilmente lo coinvolgono, può osservare le elaborazioni interpretative prodotte dalla propria mente con l'interesse e con l'attenzione critica che meritano, valutandole tuttavia per quello che sono: invenzioni più o meno intelligenti ed affascinanti che possono anche sembrargli vere, ma che non può considerare conformi alla realtà se prima non vengono convalidate da un efficace metodo di verifica. Questo vale, a maggior ragione, per alcune ipotesi interpretative che oggi vengono considerate dall'opinione pubblica come accreditate in ambito scientifico, pur in assenza di convalide sperimentali. Il fatto è che la mancanza di conoscenze convalidate ed affidabili in merito a certi eventi che si verificano, e che noi sperimentiamo, stimola la psiche ad elaborare ipotesi interpretative che vadano a colmare, almeno temporaneamente, quel vuoto di sapere in cui l'io si sente a disagio.

Non ho dunque alcun particolare motivo per difendere o avvalorare quelle elaborazioni interpretative generate dalle sintonie della mia psiche che ho inserito qua e là nelle pagine di questo blog: il fatto che qualcuno possa trovarle interessanti e qualcun altro possa essere in disaccordo con esse rientra tra le dinamiche ordinarie della psiche umana. Inoltre è un dato di fatto constatabile da chiunque che questa attività di produzione e di diffusione di elaborazioni interpretative (quelle che vengono comunemente chiamate opinioni) degli eventi della realtà viene svolta continuamente da parte di un gran numero di persone: alcuni riescono anche a trarne un guadagno economico, sempre a causa del modo di funzionare della psiche collettiva e della conseguente identificazione di molti io con le loro sintonie psichiche. Potrei anche aggiungere che, tutto sommato, ritengo il funzionamento della mia mente soddisfacente, se confrontato con quello della mente umana media, mentre mi sembra del tutto inadeguato per soddisfare quelle esigenze di conoscenza di cui il mio io è assetato. In fin dei conti, posso esprimere liberamente anche le mie opinioni, ben sapendo che sotto il profilo della vera conoscenza lasciano il tempo che trovano. Poiché uno degli obiettivi di questo sito è quello di aiutare l'evoluzione dell'io cosciente mediante un allenamento progressivo che gli consenta di differenziarsi dalle dinamiche della psiche che continuamente lo coinvolgono senza offrirgli alcun concreto vantaggio, nel futuro di questo blog farò il possibile per limitare le elaborazioni interpretative prodotte dalla mia mente, prive di convalide verificabili, a quei soli casi in cui possano avere una particolare importanza, per esempio nel mettere in evidenza le contraddizioni e le incongruenze di certe interpretazioni originate dalla psiche di altre persone, o incorporate nei programmi culturali dominanti. Comunque, la differenza tra quelli che sono fatti e testimonianze riportati a titolo informativo – in merito ai quali ognuno darà la valutazione che ritiene più corretta – e le elaborazioni interpretative prodotte dalla mia mente, relative a tali fatti e testimonianze, dovrebbe risultare ben chiara a coloro che seguono questo blog. L'aspetto veramente importante di questo percorso evolutivo è infatti rappresentato dall'allenamento della coscienza dell'io nel mettere a fuoco, con sempre maggior precisione, le dinamiche della psiche umana che determinano le esperienze di ciascun io nel corso della sua vita organica, e nell'aiutare l'io a comprendere l'importanza della continuazione di questo viaggio esperienziale, in una diversa dimensione, al termine della vita organica.

Vantaggi e limiti del linguaggio

Questo sito è fatto di parole scritte, dunque utilizza il linguaggio come mezzo di comunicazione, di narrazione e di trasmissione delle idee, non diversamente da un libro. Il linguaggio è il più importante strumento di comunicazione interpersonale di cui disponiamo come esseri umani, al punto che non solo regola quasi tutti gli aspetti della nostra vita sociale, ma – una volta acquisito – fa sì che anche la maggior parte delle dinamiche della nostra vita interiore, comprese le elaborazioni mentali che si esprimono come pensieri, si manifestino alla nostra coscienza in termini linguistici. Questo è dovuto probabilmente all'esigenza di poter comunicare agli altri quello che l'io sperimenta e sente soggettivamente, per effetto della sua condizione di entità cosciente. Eppure ognuno sa bene quanto possa essere difficile, in alcuni casi, riuscire a tradurre in buon linguaggio non solo i sentimenti o le emozioni che proviamo, ma anche quello che sperimentiamo in generale mediante i nostri sensi, o meglio, mediante il modo in cui il nostro sistema di elaborazione mentale interpreta i dati che gli vengono trasmessi dai sensi. Inoltre, non di rado ci rendiamo conto di come, una volta trasformato in linguaggio ciò che desideriamo comunicare, il destinatario della nostra comunicazione interpreti ciò che volevamo fargli comprendere in modo diverso rispetto alle nostre intenzioni, e non riusciamo a capire bene se questo dipende dalla qualità e precisione del nostro linguaggio, oppure dai limiti della capacità interpretativa del destinatario. Dunque, come chiunque può constatare, il linguaggio è uno strumento di comunicazione flessibile ed abbastanza efficace, ma non di rado impreciso ed inadeguato: si deve anche tener presente che, soprattutto nel caso della comunicazione verbale, il linguaggio viene spesso utilizzato in modo spontaneo ed immediato, con tempi di reazione molto rapidi che possono bypassare qualsiasi forma di controllo da parte dell'io cosciente, sotto l'impulso di dinamiche psichiche che si attivano automaticamente. Il linguaggio scritto offre il vantaggio di poter essere elaborato in modo più efficace e poi attentamente controllato dall'io, almeno nel caso in cui quest'ultimo disponga del tempo necessario per farlo. Tuttavia il linguaggio scritto viene spesso utilizzato per diffondere informazioni su argomenti la cui elaborazione presenta una complessità ed una difficoltà superiore a quella delle comunicazioni ordinarie a cui siamo abituati: la ricerca delle forme più adatte per trasmettere tali informazioni può essere ardua, e non di rado i risultati ottenuti non sono all'altezza delle aspettative. Il linguaggio resta pur sempre uno strumento scaturito dalla psiche umana, solo in parte adattato ed adeguato alle esigenze di trasmissione delle elaborazioni mentali da parte dell'io.

Sebbene oggi vengano consigliate ed utilizzate forme di costruzione delle frasi agili e concise, questo dipende anche dal fatto che la comunicazione linguistica viene considerata in funzione della sua immediata e temporanea efficacia, quasi come un usa e getta: si ritiene infatti che ogni informazione possa rapidamente essere sostituita da un'altra informazione, e che la mente del fruitore sia soggetta ad un flusso continuo di informazioni il cui risultato è quello di stimolare la novità, la superficialità e l'immediatezza a scapito di un'analisi ragionata e meditata. In questo sito ho invece utilizzato un metodo di costruzione delle frasi più classico, la cui complessità può risultare più impegnativa per chi legge, ma nello stesso tempo permette di esercitarsi nel processo di valutare in modo abbastanza esauriente i vari aspetti – non di rado controversi – delle questioni trattate. In questo modo anche la mente di chi legge, se non vuole rinunciare alla lettura a causa della fatica che essa comporta, deve elaborare attivamente la propria comprensione degli argomenti proposti: l'io viene così stimolato a prendere coscienza delle reazioni della propria psiche, che possono essere coerenti, discordanti o alternative rispetto a quanto da me scritto. Il modo in cui io uso il linguaggio come strumento di comunicazione non è finalizzato né a convincere coloro che leggono del valore delle mie elaborazioni mentali, né ad ampliare il numero dei cosiddetti followers: l'uso del termine io cosciente, che nasce ovviamente dalla mia esperienza individuale, si riferisce al percorso esplorativo di ogni essere umano che sia interessato ai temi trattati in questo sito, purché disponga di risorse mentali adeguate a comprendere e ad affrontare i problemi che il dominio della psiche umana comporta, ed a capire il valore delle esperienze dello spirito per il percorso evolutivo dell'io cosciente. In un certo senso, dunque, le pagine di questo blog rappresentano anche la testimonianza di un'esperienza umana non esclusivamente personale (questo è il motivo principale che ha determinato l'anonimato del sito), in relazione alla quale l'io cosciente di chiunque segua il sito con attenzione merita il massimo rispetto, ed è altrettanto importante dell'io cosciente dell'autore. Questo è lo spirito con cui sono state scritte queste pagine, e se qualche volta non sono riuscito ad essere sufficientemente chiaro, oppure ho appesantito inutilmente la lettura con frasi troppo complesse o con l'esposizione di elaborazioni mentali più o meno confuse e non ben spiegate, questo è dipeso dai limiti delle mie capacità comunicative, di cui sono consapevole. D'altra parte, spero che coloro che seguono questo blog possano anche apprezzare gli aspetti positivi dell'attività da me svolta (e che mi propongo di continuare a svolgere), nel cercare di tradurre temi esistenziali, non di rado tutt'altro che semplici e scontati, in termini comunicativi ed informativi sufficientemente efficaci.

La comunicazione linguistica è importante per noi umani perché le parole – dette o scritte – hanno comunque un enorme potere evocativo nei confronti delle dinamiche con cui la psiche di ognuno reagisce alle informazioni ricevute mediante il linguaggio. Diversi anni fa, mentre studiavo il consistente corpus di comunicazioni medianiche ottenute tramite Corrado Piancastelli (Entità A.) o Roberto Setti (Cerchio Firenze 77), mi domandavo come mai fenomeni così complessi ed enigmatici come quelli prodotti da entità inorganiche tramite i medium, venissero utilizzati come mezzo per promuovere la comunicazione di elaborazioni mentali – verbalmente trasmesse – non diverse da quelle che per secoli e secoli la psiche umana aveva prodotto, in una forma o nell'altra e presso l'una o l'altra cultura, e che erano già state linguisticamente elaborate da filosofi ed esploratori della psiche intellettualmente dotati. Eppure, le stesse entità inorganiche che erano in grado di produrre fenomeni fisici per noi inspiegabili, sembravano attribuire una notevole importanza a queste forme di comunicazione verbale, che di necessità finiscono per rientrare nell'ambito delle elaborazioni prodotte dalla psiche, e che talvolta colpiscono per la loro ingenuità o per la loro inconsistenza sotto il profilo di una conoscenza affidabile, soprattutto se messe a confronto con le nostre attuali realizzazioni tecnologiche più avanzate. Uno dei motivi per cui ritengo che molte NDE siano particolarmente importanti come testimonianze della dimensione dello Spirito è che coloro che ce le raccontano ricorrono spesso all'espressione «inesprimibile a parole», che lascia intendere come tali esperienze siano al di là della portata di quelle indotte dalla psiche umana. Per la verità, anche in alcune comunicazioni medianiche viene detto che l'io potrà comprendere la dimensione dello Spirito solo quando la potrà sperimentare direttamente, ma molto più spesso – anche su sollecitazione dei partecipanti alle sedute che vogliono sapere – le descrizioni verbali che ci vengono fornite dalle entità comunicanti sono intrise di elementi prodotti dalla psiche umana, il cui carattere bipolare non di rado si riflette nelle contraddizioni o nelle inconsistenze riscontrabili. Come vedremo meglio in futuro, a volte le stesse entità comunicanti attribuiscono l'enunciazione verbale delle idee che esse vorrebbero trasmettere alla psiche del medium, che rimane spesso attiva al punto che esse non riescono ad impedire né le interferenze né i travisamenti determinati dalla psiche umana: in poche parole, non riescono né a controllare né a garantire la qualità del risultato finale di questo complesso processo di interazione tra due dimensioni. Si comprende bene come questa ammissione da parte delle entità inorganiche indebolisca notevolmente il valore conoscitivo delle informazioni verbali ottenute tramite i medium.

Quando non possiamo sperimentare e conoscere direttamente la realtà di qualcosa, la possiamo immaginare mediante i processi mentali che determinano le nostre fantasie e che possono essere comunicati verbalmente, in una certa misura, oppure tradotti molto più efficacemente in esperienze audiovisive, come accade oggi sempre più spesso nell'ambito dell'intrattenimento. Sebbene le fantasie non possano essere considerate reali, altre esperienze soggettive – come per esempio i sogni – sembrano reali per lo sperimentatore nel momento in cui si verificano, ma la loro realtà non viene convalidata quando la sintonia mentale cambia, ritornando al normale stato di veglia. La trasposizione in parole o la rappresentazione audiovisiva del contenuto di un sogno possono essere insufficienti a rappresentarne i contenuti emotivi, sentimentali o anche spirituali, così come sono stati sperimentati dal sognatore, il quale spesso poi se ne dimentica una volta mutata la sintonia mentale. Nelle mutevoli dinamiche della psiche umana la realtà viene attribuita soprattutto alle interazioni tra il mondo fisico ed il nostro organismo, ed ai programmi culturali in base ai quali queste interazioni vengono gestite a livello collettivo, anche con lo scopo di far funzionare – per quanto possibile – gli esseri umani secondo dei modelli predefiniti, come se fossero automi umani. Se ci muoviamo al di fuori di quest'ambito convenzionale consolidato, come avviene quando vogliamo affrontare temi come le comunicazioni medianiche o le NDE, incontriamo non poche difficoltà anche semplicemente nel definire verbalmente un criterio di valutazione della realtà che non consista nella mera trasmissione delle informazioni relative ai fatti accaduti, dato che alcune persone continueranno inevitabilmente ed inesorabilmente a mettere in dubbio la realtà stessa di questi eventi.

 (continua)    


 

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