Un interesse rinnovato per lo studio dei fenomeni medianici

 

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Problemi inerenti la ricerca psichica

Nella pagina precedente (La fine di un'epoca?) ho fatto riferimento all'assenza, nel quadro culturale del nostro tempo, di medium di grande levatura in grado di creare le condizioni necessarie affinché possano aver luogo quei sorprendenti fenomeni di materializzazione che hanno caratterizzato il periodo dalla fine dell'Ottocento al primo Novecento. Fenomeni che – come ben documentato nella sezione sulla ricerca psichica – sono stati oggetto di indagini e di studi rigorosi ed approfonditi da parte di personalità accademiche e culturali di notevole valore intellettivo, contrariamente all'opinione ancora diffusa (ed in parte sostenuta da una divulgazione superficiale e talvolta disinformata) secondo la quale i medium erano in ogni caso prestigiatori truffaldini, ed i partecipanti alle sedute degli ingenui disposti a credere a tutto. Ma anche il conflitto irrisolto tra i fautori dell'ipotesi della sopravvivenza ed i sostenitori della super-PSI, apertosi in seno alla SPR ed alle altre associazioni dedite alla ricerca psichica, ha contribuito a determinare il declino dell'interesse verso i medium, oltre naturalmente ai grandi cambiamenti epocali dell'ultimo mezzo secolo. Inoltre l'esigenza di far accettare la parapsicologia nell'ambito delle discipline scientifiche (come di fatto è avvenuto a partire dagli anni '50 del secolo scorso), ha portato a privilegiare gli esperimenti e le ricerche di laboratorio, condotte secondo rigorosi metodi statistici, rispetto alle indagini sui fenomeni spontanei, mai completamente verificabili e spesso non replicabili in condizioni di stretto controllo.

La natura intrinsecamente anomala dei fenomeni medianici

Ed è proprio dall'ambito accademico della parapsicologia che cominciano a levarsi alcune voci critiche nei confronti della perdita rappresentata dall'assenza di medium in grado di produrre materiale di studio di innegabile importanza, per quanto spontaneo. Una di queste voci è quella di Emily Williams Kelly, dell'Università della Virginia, autrice di un articolo intitolato Some Directions for Mediumship Research (Alcune indicazioni per la ricerca sulla medianità), pubblicato nel 2010 sul n. 2 del Journal of Scientific Exploration. Dopo essersi laureata nel 1986 presso l'Università della Virginia, la dott.ssa Kelly si è specializzata in psicologia all'Università di Edimburgo (1993). Attualmente è professore associato presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze Neurocomportamentali dell'Università della Virginia a Charlottesville. Ha collaborato con Ian Stevenson (1918-2007) nelle ricerche sui casi di reincarnazione e sulle NDE ed è coautrice del libro Irreducible Mind: Toward a Psychology for the 21st Century (La mente irriducibile: Verso una psicologia per il 21° secolo) pubblicato nel 2006. Nell'articolo citato Emily Kelly prende spunto dalle solite questioni non ancora risolte tanto nell'ambito scientifico quanto nel campo della ricerca psichica – e cioè se il cervello debba essere considerato l'unico ed esclusivo strumento tramite il quale si può manifestare la coscienza e se la personalità umana possa sopravvivere alla morte – per sottolineare come sia stato accertato che le informazioni comunicate ed i fenomeni prodotti tramite i medium implicano comunque un processo super-normale, al di là del fatto che non sia stato raggiunto un accordo sulla natura e sulle cause di tale processo.

Importanza e valore probatorio della documentazione acquisita

Sebbene i fenomeni medianici rientrino nell'ambito di quelli spontanei, e le attività medianiche mal si prestino ad essere studiate in laboratorio (anche in ragione dell'importanza delle sintonie della psiche dei partecipanti alle sedute), tuttavia le ricerche svolte sui grandi medium del passato dimostrano come tanto la personalità dei medium quanto i fenomeni che essi hanno determinato con assiduità e continuità per lunghi periodi possano essere studiati sul campo mettendo a punto metodi di ricerca non inibitori. Inoltre tutto il materiale prodotto, tanto in forma di comunicazioni quanto come fenomeni fisici, può essere registrato, classificato e custodito, mantenendo un significativo valore documentale nei confronti di qualsiasi indagine o ricerca futura. È proprio l'evidenza probatoria del materiale raccolto e conservato relativo alle indagini sui fenomeni medianici svolte in passato che ci consente anche oggi di distinguere tra gli autentici medium e quelli meno dotati, mentre i casi di sospetta frode sono stati smascherati e denunciati.

Si può avere l'impressione di dover setacciare molta sabbia prima di poter trovare alcune pagliuzze d'oro, ma siccome gran parte del lavoro preliminare è già stato svolto da validi ricercatori, il materiale di interesse per lo studioso è abbondante. E poiché, come già ebbe a dichiarare Saltmarsh nel 1929, «l'accumulo degli elementi probatori è una questione di grande importanza, ed è impossibile pensare di averne già a sufficienza», è vantaggioso poter disporre di nuovo materiale di studio da sottoporre al vaglio dell'indagine e della verifica. Inoltre non c'è dubbio che anche il ridotto interesse nei confronti della medianità ha avuto come conseguenza una svalutazione nei confronti di quelle condizioni ambientali e culturali che in passato permettevano ad un medium di scoprire e di sviluppare il talento di cui era dotato.

Come opportunamente ricorda Emily Kelly, in passato vi sono stati tre tipi di eventi medianici caratterizzati dalla produzione di documenti di evidenza probatoria che hanno portato ad escludere qualsiasi possibilità di frode, attenuando o eliminando le ipotesi di normale intervento subconscio o telepatico da parte del medium o dei partecipanti alle sedute: le corrispondenze incrociate, le comunicazioni drop-in (intromissioni improvvise da parte di entità, sconosciute tanto alla medium quanto ai presenti, che comunicano eventi, passati o futuri, successivamente verificati), e le proxy sittings. I casi di corrispondenza incrociata o di drop-in sono importanti in quanto le motivazioni di questi interventi sono ragionevolmente attribuibili all'entità comunicante piuttosto che al medium o a qualcuno dei partecipanti alle sedute: si tratta in ogni caso di fenomeni spontanei che non possono essere pianificati in anticipo. Diverso è il caso delle proxy sittings, per le quali – come vedremo tra poco – i ricercatori possono mettere a punto preventivamente un programma attuativo ed un metodo di studio.

Un esempio di corrispondenze incrociate

Nel suo articolo, Emily Kelly presenta poi una sintesi di alcuni esempi di corrispondenze incrociate e di casi di drop-in. I primi casi di corrispondenze incrociate si ebbero agli inizi del Novecento, dopo la morte di Myers, quando le ricerche sulla sopravvivenza in seno alla SPR erano già in una fase di stallo a causa di una questione in sé irrisolvibile: le comunicazioni ottenute tramite i medium possono essere utilizzate come prova scientificamente valida solo se sono verificabili, ma possono essere verificate solo tramite la memoria di una persona vivente o mediante un documento esistente, dunque è sempre possibile tentare di spiegarle facendo ricorso alla telepatia o alla chiaroveggenza, cioè a particolari poteri mentali super-normali, evitando di tirare in ballo la sopravvivenza. Ovviamente, anche di fronte alle corrispondenze incrociate – che non possono essere spiegate con la telepatia o con la chiaroveggenza – sono state poi avanzate obiezioni di vario genere, che hanno portato a formulare la teoria della super-PSI, sempre allo scopo di poter continuare a ritenere non provata l'ipotesi della sopravvivenza.

Come esempio, viene citato il caso di comunicazioni mediante scrittura automatica riportato nel 1908 da Alice Johnson (membro della SPR), pubblicato nel n. 21 dei Proceedings. Il 7 marzo 1906 la signora Margaret Verrall (1859-1916), in Inghilterra, scrisse automaticamente una poesia che iniziava col verso «Tintagel and the sea that moaned in pain» (Tintagel ed il mare che gemeva di dolore). Il verso non aveva alcun significato per la Verrall, che tuttavia lo diede come al solito ad Alice Johnson, sua amica e segretaria della SPR. L'11 marzo 1906 Alice Holland (pseudonimo di Alice Kipling, sorella dello scrittore Rudyard) scrisse automaticamente un messaggio in cui il defunto Henry Sidgwick (fondatore e primo presidente della SPR, morto nel 1900) le suggeriva di chiedere ad Arthur W. Verrall (professore a Cambridge e marito di Margaret Verrall) «quale significato la data del 26 maggio 1894 avesse per lo stesso Verrall, per lui (Sidgwick), e per Myers». Il messaggio continuava così: «Non credo che avrà difficoltà a ricordarlo, ma se così fosse ditegli di chiedere a Nora (la vedova di Sidgwick)». Il 14 marzo 1906 la Holland scrisse un altro messaggio con i seguenti numeri (scritti però con le corrispondenti parole inglesi: eighteen, fifteen, etc.): «18, 15, 4, 5, 14 - 14, 15, 5, 12», e l'istruzione di andare a cercare le otto parole centrali di un versetto della Bibbia (Apocalisse, 13:18). Il 28 marzo la Holland scrisse, tra altre cose, le parole «Roden Noel», «Cornwall», «Patterson» e «Ti ricordi della giacca di velluto?». Alice Johnson osservò che le otto parole centrali del citato versetto biblico erano «for it is the number of a man» (poiché questo è il numero di un uomo), e dunque i numeri scritti corrispondevano, nell'ordine, alle lettere dell'alfabeto inglese che formavano il nome Roden Noel.

Roden Noel, poeta inglese nato nel 1834, era morto il 26 maggio 1894: molto amico di Sidgwick, aveva conosciuto anche Myers e Verrall. La metrica ed i primi versi di una sua poesia intitolata Tintadgel richiamavano l'inizio del componimento che Margaret Verrall aveva scritto automaticamente. Diverse poesie di Noel avevano come riferimento la Cornovaglia (Cornwall), regione da cui il poeta era stato particolarmente ispirato. Infine, Patterson era stato un amico comune di Noel e Sidgwick a Cambridge, e Noel indossava spesso una giacca di velluto. Sebbene tanto la Verrall quanto la Holland affermassero di non aver mai avuto conoscenza, almeno a livello cosciente, delle opere di Noel, della data della sua morte e della sua amicizia con Sidgwick, Alice Johnson riporta dettagliatamente tutte le possibili associazioni che potrebbero aver fatto affiorare nel loro subconscio i contenuti delle comunicazioni, pur ritenendo improbabile che queste forme associative potessero prodursi in modo automatico, senza l'intervento di entità esterne. Resta il fatto, come osserva Emily Kelly, che al di là del carattere erudito e specialistico del materiale prodotto nei casi di corrispondenze incrociate, non è possibile verificare a posteriori se le medium avessero avuto precedentemente accesso alle fonti di tale materiale per via ordinaria, in modo cosciente o subconscio.

Un esempio di drop-in

Come esempio di comunicazioni drop-in viene citato il caso, pubblicato nel 1975 da Haraldsson e Stevenson, di una seduta del 25 gennaio 1941 a Reykjavik, in Islanda, col medium Hafsteinn Bjørnsson. Un'entità che disse di chiamarsi Gudni Magnusson raccontò di esser stato un camionista che stava guidando su una strada di montagna quando il veicolo aveva avuto un guasto. Nel chinarsi sotto il camion per esaminare cosa poteva essersi rotto, il camionista aveva sentito un forte dolore, ed era poi riuscito a raggiungere la sua casa, ma era morto mentre lo trasportavano in barca lungo il fiordo per raggiungere il più vicino ospedale. Disse inoltre che la sua vita e la sua morte erano in connessione con due località, Eskifjordur e Reydarfjordur, e che i suoi genitori vivevano ancora.

La guida del medium, Finna, descrisse Gudni come un giovane con i capelli biondi che si diradavano alla sommità del capo. Né il medium né alcuno dei presenti riconobbero l'entità Gudni, ma qualche giorno dopo uno di loro raccontò la seduta ad un amico, che gli disse di avere una cugina sposata con un medico di Eskifjordur. Scrisse dunque a questa cugina, raccontandole il caso, e risultò che quasi tutti i dettagli forniti dall'entità corrispondevano al vero: un giovane di 24 anni che si chiamava Gudni Magnusson era morto quattro mesi prima in circostanze molto simili a quelle descritte nella seduta. Un aspetto di rilievo di questo caso è dato dal fatto che un resoconto scritto della seduta, con tutti i dettagli della comunicazione drop-in, fu fatto prima della verifica, e sebbene un giornale locale avesse pubblicato un annuncio funebre sulla morte di Gudni (possibile fonte subliminale di acquisizione dell'informazione), l'annuncio non conteneva i dettagli forniti dall'entità. Tuttavia il problema principale delle comunicazioni drop-in – volendole considerare quali prove della sopravvivenza – consiste nel fatto che, trattandosi di eventi del tutto spontanei, non si può escludere del tutto che il medium sia venuto a conoscenza del materiale comunicato in modo cosciente o subconscio. Lo stesso Jan Stevenson e John Beloff avevano investigato e smascherato una medium che produceva casi di comunicazioni drop-in in modo fraudolento. Un altro significativo esempio di comunicazione drop-in è quello dell'entità Giuseppe Riccardi nelle sedute col medium Urbino Fontanelli, i cui dettagli sono riportati nella parte finale di una delle pagine a lui dedicate (per accedere direttamente alla pagina cliccare qui).

Proxy sittings

Le proxy sittings restano il metodo più adatto per eseguire esperimenti sotto controllo sulle comunicazioni medianiche. Possono essere infatti programmate e pianificate in anticipo da parte dei ricercatori: l'elemento più importante è che il partecipante alla seduta rivolga al medium domande su eventi riguardanti una persona defunta da lui poco conosciuta o (meglio ancora) del tutto sconosciuta. Il partecipante non deve avere alcuna informazione sulla corretteza o meno delle risposte alle domande, risposte che vanno trascritte o registrate e consegnate poi ai ricercatori per la verifica. Le domande possono essere consegnate al partecipante in busta chiusa immediatamente prima della seduta, nel corso della quale la busta viene aperta e le domande vengono rivolte alle entità comunicanti tramite il medium. Questo sistema consente di escludere ogni comunicazione telepatica tra il medium ed i partecipanti alla seduta, ma ovviamente non è in grado di intaccare la teoria della super-PSI, che è stata avanzata proprio per contrastare l'ipotesi della sopravvivenza anche nei casi di comunicazioni – ottenute tramite proxy sittings – delle quali è poi stata verificata la correttezza. Per la teoria della super-PSI è sufficiente che l'informazione sia presente da qualche parte (o nella mente di qualche persona vivente o in qualche documento) perché si possa ipotizzare l'accesso telepatico a tale informazione da parte del medium, e poiché per la verifica di una comunicazione è necessario poterla confrontare con un'informazione disponibile, non è possibile ideare un esperimento che possa definitivamente mettere in crisi tale ipotesi (che tuttavia non è stata mai né dimostrata né convalidata).

In ogni caso le proxy sittings hanno il merito di eliminare ogni ipotesi di comunicazione telepatica diretta tra il medium ed i presenti, anche riguardo al cosiddetto cold reading, cioè quel processo tramite il quale il medium può riuscire a percepire e ad interpretare – coscientemente o subliminalmente – i segnali mimici o corporei con i quali i partecipanti reagiscono inconsciamente in merito alla correttezza o meno delle comunicazioni fatte dalle entità: dato che il proxy sitter non conosce la risposta alle domande, le sue reazioni sono del tutto irrilevanti o perfino fuorvianti. Nel seguito del suo articolo Emily Kelly presenta un sintetico riepilogo dello sviluppo storico del metodo del proxy sitting, soffermandosi in particolare sulle ricerche e su alcuni significativi risultati ottenuti da Harold F. Saltmarsh e da Charles Drayton Thomas in alcuni cicli di sedute con medium come la Elliott e la Leonard tra la fine degli anni '20 ed i primi anni '30. I relativamente pochi esperimenti eseguiti in condizioni di controllo con alcuni medium dagli anni '50 in poi non hanno dato risultati significativi, ma nel gennaio 2011 è stato pubblicato sul Journal of Nervous and Mental Disease un altro articolo a firma di Emily Williams Kelly (in collaborazione con Dianne Arcangel) dal titolo Investigation of Mediums Who Claim to Give Information About Deceased Persons (Indagine su medium che affermano di dare informazioni su persone defunte), nel quale le autrici danno conto di alcuni studi recenti, e di un'indagine di proxy sittings da loro stesse eseguita con esito positivo.

Un'indagine documentata sulle proxy sittings

L'indagine oggetto dell'articolo ha coinvolto 9 medium e 40 soggetti interessati (persone a cui era morto un familiare). A questi ultimi fu chiesto di fornire una foto neutra ed anonima della persona defunta, nella quale non si percepisse altro che la fisionomia della stessa. Le foto, numerate sul retro, furono divise in quattro gruppi in base al sesso (maschi, femmine) ed all'età (meno di 30 anni, più di 30 anni): l'età si riferiva a quella dimostrata dai soggetti nella foto, non a quella della loro morte. Le foto furono poi distribuite dalle ricercatrici ai vari medium (6 foto ciascuno a 2 medium, 4 foto ciascuno agli altri 7 medium), e venne fatta una seduta per ciascuna delle persone ritratte nelle foto, alla quale era presente in qualità di proxy sitter solo una delle due ricercatrici, dunque si ebbero venti sedute con Emily Kelly ed altre venti con Dianne Arcangel. Ad ogni seduta i medium sceglievano una delle foto, tra quelle che erano state loro consegnate e sulle quali non avevano ancora operato, e fornivano una serie di comunicazioni che venivano registrate dalle ricercatrici (nel ruolo di proxy sitters) e poi trascritte.

I 40 soggetti che avevano fornito le foto, oltre a non partecipare alle sedute, non erano a conoscenza né dell'identità dei medium né della data in cui si sarebbe tenuta la seduta che riguardava il loro congiunto. Delle due ricercatrici, solo la Kelly, che aveva numerato le foto, conosceva l'identità delle persone fotografate, mentre la Arcangel era all'oscuro anche di questo dato. Le trascrizioni delle sedute, identificate dalle ricercatrici in base al numero assegnato a ciascuna foto (sconosciuto ai soggetti che le avevano fornite), furono poi rese del tutto anonime, e ad ognuno dei 40 soggetti vennero inviate 6 trascrizioni: quella della seduta dedicata al loro congiunto deceduto ed altre 5, scelte a caso tra quelle appartenenti allo stesso gruppo di sesso e di età. Ai soggetti era richiesto di leggere attentamente tutte le 6 trascrizioni fornite, assegnando a ciascuna di esse un punteggio da 0 a 10 sulla base della correttezza delle comunicazioni contenute in ogni trascrizione, se riferite al loro congiunto. Dovevano inoltre commentare ognuna delle trascrizioni e spiegare il motivo per cui avevano scelto quella alla quale avevano assegnato il punteggio più alto.

In totale le ricercatrici ricevettero 38 risposte su 40. In 14 casi su 38 la trascrizione alla quale era stato assegnato il punteggio più alto corrispondeva alla persona defunta collegata a quel soggetto. In altri 7 casi il defunto corrispondeva alla scheda alla quale era stato assegnato il secondo punteggio più alto. Ma il particolare più interessante è che uno dei medium fece 6 centri su 6, in quanto tutte le comunicazioni relative ai 6 trapassati a lui assegnati furono riconosciute significativamente corrette dai loro congiunti: si trattava dunque di un medium in grado di operare anche in condizioni di controllo. Quanto alla consistenza delle indicazioni fornite dai medium, alcuni esempi possono essere ritenuti significativi. In un caso il medium dichiarò: «C'è qualcosa di divertente sulla liquerizia nera... come uno scherzo o un gioco sul fatto che gli piace tanto». Secondo il soggetto interessato, il suo defunto figlio e sua moglie scherzavano spesso a proposito della liquerizia. In un altro caso il medium disse: «Mi sento come se i capelli che vedo qui (nella foto) se ne fossero andati, come se avessi un cancro, o qualcosa del genere, che me li fa andar via». E poi: «(La ragazza) vuole provare qualcosa di nuovo per i suoi capelli, nuovi colori. Penso che voglia sperimentare nuovi colori prima di andarsene». La madre della ragazza confermò che la figlia, morta di cancro, si era colorata i capelli di un rosa carico prima di essere operata, e poi si era rasata la testa quando i capelli cominciarono a cadere (nella foto i capelli erano ancora del loro colore naturale). Per un altro soggetto il medium disse: «Non capisco perché tengano quell'orologio se non lo fanno funzionare. Che ragione c'è di tenere un orologio che non va?» Ed infatti la moglie del defunto confermò che il marito caricava regolarmente l'orologio del nonno, al quale era affezionato, ma da quando lui era morto nessuno l'aveva più caricato.

Le ricercatrici riportano correttamente anche quei commenti che non depongono a favore della qualità delle comunicazioni fornite dai medium. A volte il soggetto che doveva verificare non riconobbe come significativa nessuna delle comunicazioni ricevute («niente di pertinente a mio figlio... non ho mai visto una tale quantità di errori»), mentre in qualche caso vennero riconosciute come pertinenti comunicazioni relative ad un soggetto diverso («dal terzo paragrafo in poi ho avuto la certezza che questa era la comunicazione giusta»). Le ricercatrici sottolineano come sia sempre opportuno andarci molto cauti nel prendere le informazioni ricevute tramite i medium come autentiche comunicazioni da parte dei propri congiunti deceduti. L'uso delle fotografie, a parere delle ricercatrici, può essere considerato come una possibile fonte di indizi per il medium – che deve poter disporre di qualche riferimento relativo al soggetto su cui mettere a fuoco la propria attenzione e le proprie facoltà medianiche – anche se i risultati dell'indagine non evidenziano alcuna correlazione tra i successi o gli insuccessi e le caratteristiche delle foto, come la qualità, il modo in cui il soggetto era ritratto, l'abbigliamento, l'eventuale localizzazione, ecc. Emily Kelly conclude l'articolo evidenziando l'importanza di questo genere di ricerche ed auspicando che possano essere condotte ulteriori indagini soprattutto con quei medium che dimostrano di ottenere buoni risultati anche in condizioni di controllo. Infine, le autrici invitano gli studiosi interessati ad avanzare suggerimenti e proposte in merito alle modalità di esecuzione degli esperimenti, in modo da poter ottenere risultati affidabili anche sotto il profilo scientifico.


 

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