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Il potere creativo ed organizzativo della psiche umana

Il progresso tecnologico

Gli aspetti più sorprendenti della creatività umana sono ogni giorno sotto i nostri occhi, tanto che l'abitudine ci porta spesso a dare per scontato e normale ogni prodotto tecnologico realizzato mediante l'ingegno umano, che rappresenta invece il risultato di un lungo e complesso processo ceativo ed organizzativo ideato e messo a punto dalla psiche umana. Ancora alla fine del Settecento, l'organizzazione del lavoro riguardava alcuni settori, come l'edilizia, la costruzione di prodotti complessi (navi, carrozze, armamenti), l'industria tessile, la siderurgia e la nascente industria chimica. Nel complesso, tuttavia, prevalevano le competenze artigianali – trasmesse tramite l'apprendistato – che venivano organizzate in piccoli gruppi di persone, solitamente alle dipendenze di un'unica figura di riferimento padronale. Molte braccia erano ancora impiegate nell'agricoltura e nell'allevamento del bestiame, organizzate in modo sommario, dato che i vari ruoli potevano essere facilmente riassegnati a seconda delle circostanze. Alcuni prodotti, nel campo dell'ebanisteria, del vestiario, degli strumenti musicali, della gioielleria e dell'artigianato artistico, erano di assai pregevole fattura, e dimostravano l'abilità ideativa e manuale raggiunta dai loro fabbricanti. Sotto il profilo tecnologico, i prodotti più complessi e di maggior pregio erano i meccanismi ad orologeria – come quelli impiegati nella costruzione dei celebri automi meccanici – e gli strumenti scientifici di precisione.

Da allora, l'organizzazione del lavoro nei paesi tecnologicamente più avanzati è radicalmente cambiata, ed i prodotti di cui oggi moltissime persone possono facilmente disporre erano perfino impensabili due secoli fa. Non solo, ma l'incremento più sostanziale della produzione tecnologica è avvenuto nell'ultimo secolo: basti pensare che cento anni fa non esisteva nemmeno un materiale oggi diffusissimo come la plastica, nelle sue varie forme. Stiamo dunque assistendo ad un incremento esponenziale della produzione tecnologica, le cause del quale non sono non sono tutte facilmente individuabili: certamente le conoscenze scientifiche hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo della tecnologia, ed inoltre, a partire dalla fine dell'Ottocento, sono state create le reti per la distribuzione dell'energia e per la veloce circolazione delle merci che costituiscono il prerequisito indispensabile dello sviluppo tecnologico nei paesi industrializzati. Come è logico attendersi, ogni passo in avanti nell'evoluzione della tecnologia è stato reso possibile dal collaudato funzionamento di un sistema di produzione sempre più complesso, non solo sotto il profilo dei macchinari e degli strumenti prodotti, ma anche riguardo alla disponibilità di personale dotato di conoscenze e di capacità ideative, organizzative e realizzative adeguate agli obiettivi perseguiti ed alle funzioni necessarie per conseguirli. Il forte incremento del numero di esseri umani attualmente viventi – triplicato negli ultimi 70 anni – e l'inserimento delle donne nel sistema della produzione tecnologica evoluta, hanno messo a disposizione dei processi produttivi una quantità di materiale umano qualificato perfino sovrabbondante.

La qualità e la complessità dei prodotti tecnologici attualmente più avanzati, come i computer o gli smartphone, ma anche gli aerei o le navi, produce in noi umani una reazione di meraviglia ed anche di orgoglio per la capacità da noi dimostrata – anche se non direttamente, ma in quanto appartenenti alla grande famiglia umana – di inventare e di realizzare simili prodotti, partendo dalle sole risorse presenti in natura. Ovviamente, il percorso che porta dai materiali naturali grezzi ad un prodotto complesso come un computer non è stato compiuto con un solo passo, ma ha richiesto secoli di progressiva organizzazione per la realizzazione di prodotti e dispositivi intermedi di complessità via via crescente. Si ha comunque l'impressione che, in certe fasi di questo sviluppo progressivo, si sia verificato un vero e proprio salto di qualità, stimolato da un impulso psichico particolarmente creativo. Allo stimolo dato dal desiderio più o meno socialmente diffuso di ottenere qualcosa di nuovo, si aggiunge la capacità – da parte di alcuni individui isolati o riuniti in gruppi organizzati – di individuare un processo che consente di produrre quello che si desiderava: così si è sviluppata, per esempio, l'industria automobilistica, e poi quella aeronautica. Le persone che si impegnano come pionieri in queste attività creative dispongono, oltre che di un'intelligenza non comune, di particolari risorse di volontà e di tenacia che consentono loro di superare le difficoltà che via via si presentano lungo il difficile percorso ideativo e sperimentale che le porta al successo finale (mai scontato).

Bisogna riconoscere che, tramite il progresso tecnologico, anche l'industria degli armamenti ha fatto giganteschi passi avanti nell'ultimo secolo, producendo strumenti di distruzione – sia mirati che ad ampio raggio – sempre più efficaci e letali, confermando così il carattere bipolare della psiche umana: basti pensare al progetto organizzativo per cui alcune tra le più brillanti menti scientifiche residenti negli Stati Uniti furono riunite (e segregate) in una base militare a Los Alamos per realizzare la prima bomba atomica. Il modo in cui la psiche umana si manifesta a livello collettivo, soprattutto nelle sue turbolente dinamiche conflittuali bipolari per le quali il bene deve contrapporsi al male combattendolo con le sue stesse armi, va sempre ben oltre le capacità di comprensione dell'io cosciente evoluto. In ogni caso il progresso tecnologico continua, ed uno dei campi in cui ha prodotto i risultati più interessanti è quello della rapida ed intensa circolazione ed acquisizione delle informazioni, grazie alle reti telematiche mediante le quali le persone possono comunicare pressoché istantaneamente, anche a grande distanza, trasferendo informazioni a molte altre persone contemporaneamente. Molto più complessa è la questione della verifica dell'affidabilità e della verità delle informazioni trasmesse: ancora una volta emerge il carattere bipolare dell'energia psichica, che rimescola continuamente le carte, utilizzando ogni nuova risorsa disponibile per associare in modo indiscriminato elementi positivi e negativi.

Perché fare ricorso alla psiche umana?

Il motivo per cui ritengo opportuno attribuire alla psiche umana anche le dinamiche che stanno alla base del progresso tecnologico, anziché riferirmi più genericamente alla mente o all'intelligenza umana, sta nel fatto che dal punto di vista dell'io cosciente viene comunque sperimentato un processo che sembra svilupparsi nel tempo, e che ci appare dotato di un proprio intrinseco orientamento nel perseguire certi obiettivi conoscitivi e produttivi. Il nostro stesso organismo, cioè il sistema psicofisico con cui il cervello capta le sintonie psichiche che determinano il comportamento del nostro corpo e la nostra capacità di trasformare molti aspetti del mondo, è oggetto di un processo conoscitivo, proprio perché – in quanto io cosciente – non sappiamo perché è fatto come è fatto e perché funziona come funziona: infatti non è stato progettato e fabbricato dalla nostra intelligenza creativa, ma da qualcos'altro, un processo col quale l'io cosciente si trova nella condizione di dover interagire. Allo stesso modo, la storia delle varie culture umane e delle loro interazioni spesso conflittuali si presenta, alla coscienza intelligente dell'io, come un processo autonomo, a volte contorto e contraddittorio, e per alcuni aspetti incomprensibile e perfino crudele: un processo nel quale è stato più spesso assegnato all'io cosciente, nella sua vulnerabilità, il ruolo di vittima impotente piuttosto che quello di protagonista consapevole. Dunque, quando si manifestano e si consolidano particolari dinamiche collettive che tendono ad orientare globalmente il funzionamento ed il comportamento degli umani verso obiettivi comuni, si ha l'impressione che si sia sviluppando qualcosa di nuovo e di diverso nell'ambito della psiche umana.

Ciò che l'io cosciente sperimenta è una forma di energia che determina non solo le dinamiche psichiche alle quali ciascun individuo è soggetto, ma anche – mediante tali dinamiche – le relazioni interpersonali che regolano il funzionamento ed il comportamento di ogni persona nel proprio contesto sociale. I programmi che vincolano ogni individuo al proprio ruolo sociale sono stati messi a punto sulla base di esperienze psichiche coscientemente elaborate da alcuni individui, prima di diffondersi con successo in un certo ambito culturale. Non dimentichiamo che psiche è una parola, un'etichetta, che utilizziamo oggi per definire un'energia che per noi resta misteriosa, pur avendo un effetto così importante sull'esperienza umana. In altre epoche – ed in parte anche ai nostri giorni – a questa stessa energia è stato attribuito il potere della volontà divina, alla quale l'essere umano resta sottomesso. Il vantaggio di utilizzare il termine psiche, anziché Dio, sta nel fatto che il concetto di Dio, nella sua indeterminazione, viene spesso associato ad un'entità personalizzata – dotata di una propria coscienza, di una propria volontà e di un potere assoluto – la quale, mediante la polarità del bene e del male, determina il destino di ogni essere umano; invece la psiche, nella sua indeterminatezza, è un'energia sull'intenzionalità e sugli scopi della quale non siamo in grado di sapere nulla, ma di cui sperimentiamo alcune dinamiche mediante la nostra coscienza. Ovviamente, anche il concetto di Dio è un prodotto della psiche umana, la quale, a seconda dei tempi e delle circostanze, si autorappresenta in una forma o nell'altra alla nostra coscienza, restando comunque enigmatica nella sua essenza, almeno per l'io cosciente.

Sebbene, in quanto esseri umani dotati di una coscienza intelligente, non sappiamo quasi niente in merito all'energia psichica, e meno che mai siamo in grado di dire se la psiche umana persegua un proprio progetto, tuttavia l'io cosciente sperimenta molto spesso il potere di una volontà che lo costringe a vivere, partecipando – in un ruolo o nell'altro – al processo dinamico collettivo dell'evoluzione umana. Il termine evoluzione, in questo caso, non implica necessariamente un progresso, ma designa il processo storico mediante il quale le culture umane si trasformano nel tempo. Però, è un dato di fatto che nel momento in cui si manifesta all'io cosciente come processo evolutivo, la psiche crea quanto meno l'illusione che un progresso effettivamente esista, che l'impegno umano serva a qualcosa, e che la direzione del processo collettivo sia orientata verso una condizione umana futura più positiva rispetto a quella del passato. Fintanto che l'io cosciente si identifica con tali sintonie psichiche, il suo ruolo nella vita gli sembra giustificato proprio dalla partecipazione a tale progetto (la trasformazione di qualcosa di negativo in qualcosa di positivo), che di fatto è la manifestazione della natura bipolare dell'energia psichica. Uno dei termini più utilizzati in ambito sociale – soprattutto da parte dei politici – è l'aggettivo migliore: vogliamo (o desideriamo) un mondo migliore, una vita migliore, un futuro migliore per i nostri figli, migliori condizioni di lavoro, e così via. Questo termine rappresenta proprio l'orientamento che giustifica l'impegno che ci viene richiesto in questa vita. Ma appena l'io cosciente comincia a distaccarsi dalle dinamiche psichiche che lo coinvolgono – e con le quali si è fino ad allora identificato – ecco che anche questo progetto si rivela per quello che è: un'esigenza da parte della psiche di coinvolgere e controllare la nostra coscienza.

Evidentemente la coscienza costituisce un elemento fondamentale per il processo di trasformazione della psiche umana, la quale – molto probabilmente – ne è carente e ne ha bisogno. Vorrei ora spiegare il motivo per cui associo spesso al termine psiche l'aggettivo umana: il funzionamento del cervello umano determina la nostra attività mentale, e di conseguenza l'esperienza psichica che ne deriva, la quale è tale proprio perché percepita dall'io cosciente nelle sue forme più varie. Mentre gran parte dell'attività del cervello si svolge a livello inconscio, non ha senso – per come la vedo io – parlare di psiche inconscia, dato che la psiche si manifesta come tale proprio in quanto entra in contatto con una forma di coscienza. Esistono certamente varie forme di psiche anche nel mondo animale, sempre che vi sia un soggetto cosciente in grado di percepirle: sensazioni ed emozioni come la sofferenza o l'eccitazione sessuale esistono come dinamiche psichiche solo in quanto esiste un soggetto cosciente che le sperimenta, altrimenti andrebbero considerate esclusivamente come programmi che determinano in modo automatico i comportamenti e le reazioni degli organismi in cui operano. Mentre siamo propensi ad attribuire dinamiche psichiche quanto meno ad una parte del mondo animale, di solito riteniamo che non si possa parlare di psiche per i vegetali, dato che nella loro struttura organica non si riscontra un sistema nervoso sviluppato come quello degli animali superiori: non siamo tuttavia in grado di sapere se quanto meno alcuni tra gli organismi vegetali non siano dotati di qualche diversa forma di coscienza. In ogni caso, affinché un soggetto cosciente possa essere considerato un io cosciente, è necessario che abbia acquisito una forma almeno rudimentale di autocoscienza: il soggetto deve cioè sapere che esiste in quanto essere dotato di coscienza. Non sappiamo con certezza se qualche forma di autocoscienza sia presente anche nel mondo animale.

L'io cosciente, dovendo vivere mediante un organismo di origine animale, fa esperienza sia delle dinamiche psichiche mediante le quali la natura organizza e regola il mondo animale, sia di quelle derivanti dalle trasformazioni culturali determinate dalla psiche umana tramite i sistemi di interazione e di comunicazione mentale resi operativi dal funzionamento dei nostri cervelli. Anzi, le stesse dinamiche psichiche ereditate dalla natura a causa dell'origine animale del nostro corpo vengono trasformate e plasmate dalla componente umana della psiche in funzione delle esigenze di evoluzione culturale imposte dal potere energetico della stessa. Si tratta, in un certo senso, di un'operazione di colonizzazione e di sfruttamento delle risorse da parte di un'energia bipolare di notevole intensità, nella quale l'io cosciente viene coinvolto proprio perché detentore di una risorsa fondamentale perché questo processo possa andare avanti: la coscienza. Il coinvolgimento dell'io cosciente sembra essere indispensabile, al punto che la psiche ricorre ad ogni espediente pur di far sì che l'io si identifichi con le dinamiche psichiche nelle quali viene coinvolto, indipendentemente dal fatto che queste provengano dalla psiche naturale o da quella umana. Gli stessi conflitti determinati dalle diverse componenti e dalla bipolarità intrinseca della psiche vengono sperimentati dall'io, tramite la coscienza, come se gli appartenessero e fossero inscindibili dalla sua stessa essenza. In questo modo l'io viene irretito dalla psiche umana, e la coscienza di cui dispone viene progressivamente consumata nel corso della vita in funzione delle esigenze della psiche. La disponibilità della coscienza viene dunque sottratta all'io con una tecnica di natura ingannevole, o illusoria, basata sulla bipolarità della psiche e sul suo potere di incantare l'io mediante dinamiche emotive di gratificazione e di piacere o di timore e di sofferenza.

Già nell'ambito della psiche animale la polarità tra il desiderio di vivere e la soddisfazione derivante dal procurarsi il nutrimento e dal riuscire a riprodursi da una parte, ed il timore della morte ed il bisogno di evitare il dolore dall'altra, rivela apertamente il potere energetico della psiche naturale, del tutto indifferente – come è stato già osservato – alla sorte dei singoli organismi, destinati comunque ad essere distrutti e consumati, in una forma o nell'altra, nell'organizzazione del processo naturale. Quest'organizzazione si manifesta – nelle dinamiche che hanno determinato l'evoluzione della vita sul nostro pianeta – come un sistema computerizzato sempre più complesso che regola, tramite programmi intelligenti nel loro funzionamento informatico, le interazioni tra l'ambiente e determinati sistemi protetti (protocellulari, unicellulari o pluricellulari) che noi chiamiamo organismi. Osservato dall'esterno, il sistema funziona alla perfezione, e la moltiplicazione degli organismi fa sì che le sue dinamiche operative coinvolgano col tempo miliardi e miliardi di forme viventi, che interagiscono con l'ambiente e tra loro secondo i programmi del sistema: tutto quello che può accadere ad ogni singolo organismo è determinato dalle regole del gioco, cioè dai programmi, e proprio la complessità delle interazioni dei vari organismi tra loro ed in ambienti che presentano condizioni diverse e mutevoli nel tempo comporta il diverso destino di ogni singolo organismo. In una situazione di questo genere, si potrebbe eventualmente presumere la presenza di una coscienza intelligente in grado di ideare e mettere a punto i programmi che determinano il funzionamento del sistema, e di trarre soddisfazione dall'osservazione degli sviluppi (previsti o imprevisti) del gioco creato. Ma perché mai dovrebbero emergere dei barlumi di coscienza all'interno di alcuni degli organismi che entrano a far parte del gioco? E perché mai questi barlumi primordiali di coscienza dovrebbero svilupparsi col tempo fino a raggiungere la complessità a cui può aspirare oggi la coscienza umana, nelle sue forme più evolute? Mi ripropongo di tornare in futuro su questi temi, ma per ora mettiamo di nuovo a fuoco la nostra attenzione sul progresso tecnologico.

L'impegno umano

Dopo aver ammirato i prodotti tecnologici che l'ingegno umano, sotto l'impulso della psiche, è stato in grado di creare, possiamo immaginare un futuro nel quale nuovi meravigliosi strumenti potranno rendere l'esperienza umana sempre più interessante, almeno sotto certi aspetti. È importante, tuttavia, valutare anche quali risorse e quali energie umane sono state impegnate e consumate per ottenere questi risultati, che non sono certamente piovuti dal cielo. Per quanto riguarda il passato, il processo che ha portato all'industrializzazione nel corso dell'Ottocento e della prima metà del Novecento è caratterizzato dalla miseria, dalla fatica e dalle sofferenze umane, ma questo non deve sorprenderci, perché il fatto stesso di ritrovarsi a vivere in questo mondo, in una società complessa costituita da milioni di persone che devono trovare il modo di alimentarsi e di sopravvivere in un ambiente spesso difficile e talvolta ostile, comporta una serie di esperienze psichiche difficili da digerire per l'io cosciente, al quale non resta che la rinuncia alla vita umana oppure – sotto la spinta dell'istinto di sopravvivenza – la ricerca di una qualsivoglia soluzione che gli permetta di tirare avanti. Dunque è il fatto stesso di vivere che per molti esseri umani ha rappresentato, e rappresenta ancor oggi, una condizione di sofferenza e di miseria. Non si può tuttavia affermare che questa condizione sia necessariamente correlata alla vita umana, poiché vi sono tracce e testimonianze storiche di culture sviluppatesi in ambienti naturali particolarmente favorevoli, in cui le risorse disponibili ed il clima mite consentivano ad un limitato numero di esseri umani di vivere una vita soddisfacente e relativamente gradevole. Ma non c'è dubbio che quel delicato equilibrio sia stato oggi definitivamente compromesso dalla moltitudine di umani che popolano il nostro pianeta.

Dunque la disponibilità di abbondante materiale umano, programmato e condizionato in modo da accettare le sfide della vita ed anche da provare soddisfazione nel superare le difficoltà e nell'ottenere i risultati desiderati, fa sì che molte persone si sentano stimolate a mettere le loro energie e le loro risorse a disposizione della realizzazione di parte di un progetto, nell'ambito di un'organizzazione. La distribuzione dei ruoli lavorativi serve, nel suo complesso, a far funzionare il sistema sociale che dovrebbe garantire a ciascuno alcuni diritti fondamentali, ma che di fatto funziona in modo tutt'altro che ottimale. Comunque ognuno cerca di collegarsi, in un modo o nell'altro, al sistema economico di una società – talvolta solo per sfruttarne i vantaggi – perché altrimenti la sua stessa sopravvivenza è a rischio: di norma questo processo di inserimento nel mondo del lavoro avviene in modo automatico nell'ambito di un sistema socioculturale, e l'io cosciente vi è coinvolto nella misura in cui percepisce le istanze psichiche che ne influenzano e ne sollecitano il comportamento e l'azione, identificandosi con esse. Così l'inclinazione a svolgere un ruolo anziché un altro, l'interesse per un particolare campo di attività o di conoscenza, o la disponibilità di risorse da mettere a servizio di una certa funzione sociale, sono tutte variabili determinate dal destino personale che porta l'io a compiere le sue scelte – sotto la pressione delle istanze psichiche – ad un'età in cui la coscienza è ancora poco evoluta. La gamma delle scelte del nostro ruolo lavorativo va dalla mera ricerca di una qualsiasi attività retribuita che ci consenta di sopravvivere, alla capacità di svolgere un'attività che offra alle nostre migliori risorse la possibilità di esprimersi e di produrre risultati in modo da farci sentire appagati. Abbiamo pertanto a che fare con un gioco di massa collettivo organizzato in base alle dinamiche della psiche umana.

In queste condizioni, lo sviluppo di tecnologie sempre più complesse e la produzione di manufatti perfettamente funzionanti, accattivanti sotto il profilo estetico e venduti a prezzi competitivi, comportano la dedizione e l'impegno di molti milioni di persone, che devono essere adeguatamente organizzate e motivate. Ad un livello di base, il primo movente è sempre rappresentato dalla necessità di vivere, che nell'ambito di una società complessa, organizzata e competitiva si traduce nella necessità di trovare un lavoro retribuito. Ad un livello superiore, intervengono altri fattori fondati sulle risorse che una persona ritiene di possedere, come le capacità ideative, organizzative e carismatiche, che portano a cogliere le opportunità, ad affrontare i rischi, e ad entrare in competizione con altri per ottenere certi risultati: nel loro insieme, queste dinamiche si manifestano sotto forma di ambizione personale. Ad un livello ancora più alto, alcune persone possono sentire l'esigenza di mettere le proprie risorse e la stessa vita al servizio di un ideale percepito come un valore significativo, in termini di bene collettivo, o addirittura come missione che è stata loro assegnata da un'entità superiore. Questo complesso gioco di dinamiche psichiche, che determina l'organizzazione produttiva nell'ambito di un sistema sociale, non si svolge tuttavia in modo intelligentemente armonico, ordinato ed attentamente pianificato, ma presenta spesso aspetti drammatici e conflittuali che si riflettono sul destino dei singoli individui coinvolti. Come si è detto, infatti, l'abbondanza del materiale umano disponibile e la diversa distribuzione delle risorse umane nei singoli individui determinano dinamiche di inserimento, di esclusione e di modifica dei ruoli all'interno delle organizzazioni produttive, la cui funzione resta pur sempre quella di sfruttare le risorse umane nel modo più vantaggioso possibile.

Come ho già spegato altre volte, qui non si tratta di esprimere giudizi sul funzionamento delle organizzazioni produttive o dei sistemi sociali, e meno che mai di suggerire alternative da perseguire: a questo già provvedono diversi esponenti del mondo politico, economico e culturale, ognuno impegnato a diffondere ed a difendere ciò che la propria psiche  gli suggerisce. Il mio impegno consiste, semplicemente, nell'evidenziare gli effetti che l'inserimento nelle organizzazioni produttive e la dedizione al proprio ruolo per ottenere i risultati richiesti possono avere per l'evoluzione dell'io cosciente. Ovviamente, il carattere soggettivo e frammentario dell'esperienza umana è tale per cui ognuno conosce molto bene le risposte e le reazioni della propria psiche agli eventi che caratterizzano la sua vita lavorativa, anche in relazione al timore di perdere il lavoro o di veder fallire la propria impresa: non è certo necessario che qualcun altro gliele descriva. È importante però comprendere che se le energie di cui ogni essere umano dispone si esauriscono, giorno dopo giorno, nelle sole attività lavorative e negli impegni quotidiani richiesti per sopravvivere in modo decente (alimentarsi, mantenersi puliti ed in buona salute), la conseguenza sarà la trasformazione dell'essere umano in perfetto automa umano, al servizio di un progetto di cui nulla conosce, ma al quale si dedica di buon grado, in accordo con quanto i propri programmi psichici gli suggeriscono. Non di rado l'io cosciente si arrende per sfinimento alle dinamiche psichiche che lo coinvolgono: pur sentendo che le energie che gli vengono sottratte dalle attività lavorative e dagli impegni quotidiani lo privano delle risorse da dedicare all'evoluzione della propria coscienza, soccombe al timore, ispiratogli dalla psiche, di perdere il proprio lavoro e la propria identità sociale, e dunque continua a barcamenarsi nella propria routine quotidiana rinunciando a qualsiasi pretesa di poter dare un significato alla propria vita.

In concreto, vi è comunque da parte dell'io cosciente una rinuncia alla ricerca autonoma del significato della vita umana ed un'acquiescenza nei confronti delle dinamiche sociali che condizionano e controllano la sua vita e determinano le sue scelte. Questo accade, in modo naturale e senza che l'io se ne renda nemmeno conto, a causa dell'identificazione dell'io con le sintonie psichiche che lo coinvolgono: una fase che di solito si protrae per tutta la prima metà della vita ed oltre, e che condiziona l'io a tal punto, che anche quando, nella seconda metà della vita, potrebbe avere l'opportunità di seguire un proprio percorso evolutivo, quasi sempre vi rinuncia, sopraffatto dalle abitudini, dai legami e dai condizionamenti, ma anche per la mancanza delle energie necessarie a fargli prendere le distanze dalle proprie dinamiche psichiche. Tuttavia, tra coloro che si impegnano a fondo nell'attività lavorativa, in una forma o nell'altra, ve ne sono alcuni che ritengono di assolvere in questo modo ad un dovere sociale, e che questa loro dedizione – che non di rado comporta sacrifici e rinunce – verrà in qualche modo riconosciuta e premiata da qualche entità superiore una volta che la vita si sia conclusa. Si tratta dunque di una di quelle forme di attribuzione di significato alla vita umana che si ispira alla dedizione ad un progetto di evoluzione collettiva, voluto da un potere superiore che l'io cosciente sente di dover assecondare fedelmente. In qualche caso l'io cosciente si sente attratto da un ideale talmente importante, che è disposto a seguirlo con tutto il suo impegno e le sue energie pur senza credere alla sopravvivenza alla morte: queste forme di dedizione, che talvolta sconfinano nel fanatismo e – a causa del carattere bipolare della psiche – possono anche portare a comportamenti disumani, sono dovute alla completa immedesimazione dell'io nei confronti di particolari istanze psichiche, e non ad un richiamo da parte dello spirito, che tiene sempre conto delle esigenze evolutive dell'io cosciente anche in funzione della preparazione al passaggio di dimensione al termine di questa vita.

Esaminando attentamente le dinamiche della psiche umana, viene da chiedersi per quale ragione il processo produttivo e lo sviluppo tecnologico debbano accelerare i tempi al punto di richiedere il massimo impegno possibile di risorse e di energie umane, lasciando quasi nulla a disposizione dell'io cosciente per la propria evoluzione, e creando così uno squilibrio, in termini di mancato progresso – se non addirittura di regressione – dello sviluppo delle qualità umane, e di esasperazione degli elementi conflittuali che intervengono nelle interazioni tra le persone e nelle dinamiche sociali. Si possono dare due risposte, che mettono entrambe a fuoco la condizione di debolezza dell'io nei confronti della psiche. La prima è data dal carattere competitivo delle aziende produttive e delle norme che regolano i rapporti di lavoro, per cui un prodotto più evoluto, o un prodotto che costa meno, taglia fuori dal mercato i prodotti preesistenti e mette in crisi le organizzazioni che li producono: si tratta di una corsa in avanti nella quale non ci si può fermare, per il timore che un nostro concorrente si porti in vantaggio approfittando della nostra condizione di relativo rilassamento. A causa di queste condizioni di paura e di diffidenza reciproca che dominano i rapporti tra le organizzazioni produttive, tutti i lavoratori coinvolti, compresi i dirigenti, sono obbligati ad impegnare al massimo il proprio tempo e le proprie risorse. La seconda osservazione è che la maggior parte delle persone, nella loro condizione di automi umani, non sa come impiegare il proprio tempo libero ai fini dell'evoluzione della coscienza, e dunque lo spreca in attività ricreative e di svago che contribuiscono ben poco alla liberazione dell'io dal suo stato di asservimento alla psiche. In effetti, molti aspetti della nostra cultura privilegiano ed incentivano proprio quegli aspetti dell'uso del tempo libero che incrementano la subordinazione dell'io alle dinamiche psichiche considerate, a seconda dei casi, come gratificanti, godibili e positive.

Il potenziale energetico di cui una persona può disporre varia da individuo ad individuo, e nella parte finale della vita diminuisce fino ad esaurirsi, come un conto in banca che si prosciuga perché non viene più alimentato. Il sonno e le attività ricreative servono a ricaricare le batterie, ma in alcuni casi anche le attività svolte per divertimento comportano uno spreco di energie, soprattutto nelle nostre società di massa in cui, in certi periodi, molte migliaia di persone si mobilitano per fare le stesse cose. Si ha l'impressione che solo in una minoranza di esseri umani l'io cosciente riesca a sottrarsi alle dinamiche ed ai condizionamenti determinati dalla psiche collettiva, orientando il proprio impegno e le proprie energie – o almeno quelle di cui può ancora disporre una volta assolti i compiti che gli sono richiesti per sopravvivere e per assolvere i propri obblighi sociali – verso la ricerca autonoma del significato della propria vita. Si tratta di un destino personale, probabilmente determinato da una migliore efficienza, da parte del sistema mentale di queste persone, nel captare quei segnali che io attribuisco al richiamo dello spirito, che determinano nell'io l'esigenza di affinare la propria coscienza, rendendola più sensibile e più intensa, ed ampliandone il raggio d'azione, in modo da riuscire a differenziarsi dalle normali dinamiche psichiche bipolari con le quali si è sempre identificato. In ogni caso, una cultura più equilibrata potrebbe favorire un recupero delle energie a disposizione dell'io in funzione di un loro impiego nel processo di evoluzione della coscienza, anziché esaurirle completamente nei processi produttivi ed in attività di intrattenimento e di svago più o meno inutili, quando non deleterie.

Il progresso dell'umanità e l'evoluzione dell'io

Se consideriamo il genere umano nel suo complesso, possiamo ipotizzare che – a fronte di un passato più o meno ben conosciuto di alcune migliaia di anni, e di una preistoria di qualche decina di migliaia di anni – la vita umana sul pianeta Terra abbia ancora un lungo futuro, e sebbene non siamo in grado di sapere quali eventi caratterizzeranno la futura storia dell'umanità, se estrapoliamo il progresso tecnologico degli ultimi due secoli ed i vantaggi che ne abbiamo tratto, possiamo immaginare – con una dose di ottimismo, non privo di un pizzico di ingenuità – un quadro in cui gli umani potranno vivere in concordia ed in armonia, la scienza sarà sempre più progredita e gli sviluppi della tecnologia renderanno possibili nuove emozionanti avventure ed esperienze. Se invece le nostre previsioni sono improntate ad un più concreto realismo, immagineremo un'umanità alle prese con problemi diversi e sempre più complessi, affrontati nel segno della competizione e della conflittualità che contraddistinguono la psiche umana, con fasi di relativo benessere che si alternano a periodi di declino, in un lungo ma sempre faticoso percorso verso una meta lontana ed ignota. Se infine siamo orientati al pessimismo, nulla ci impedisce di immaginare guerre, cataclismi, epidemie e disgrazie di ogni genere, alla luce di quanto si è già verificato in passato. In ogni caso si può considerare come molto probabile che la storia dell'umanità – nel bene e nel male – non terminerà tra un secolo o poco più.

Per tutta la prima parte della vita, in gioventù ma anche nell'età adulta, spesso fino alla maturità ed oltre, le persone si identificano di norma con il futuro dell'umanità, vivendo come se avessero davanti a sé un percorso, se non proprio infinito, quanto meno molto lungo, e come se potessero attingere ad una riserva illimitata di energie. Questo non ci sorprende, perché la psiche umana deve usare quanto più possibile le energie disponibili, e dunque ogni nuova generazione si immedesima col futuro dell'umanità, al quale è chiamata a dare il proprio contributo, in una forma o nell'altra. Il processo per cui l'io cosciente viene, per così dire, irretito nella vita, in modo che metta le proprie risorse intellettive e la sua volontà al servizio di quelle che la psiche presenta come esigenze tanto personali quanto collettive, si fonda sul fatto che in una prima fase è stimolato a vivere dalla stessa curiosità che lo porta ad esplorare le possibilità che la vita gli offre, ed in una seconda fase – essendosi ormai abituato a questa vita – sente l'esigenza di procedere lungo il percorso di esperienze che il destino gli riserva, nonostante possa non essere molto soddisfatto di quanto ha già dovuto sperimentare. In ogni caso, c'è anche chi muore prima che la vita esaurisca il suo ciclo naturale, o per disgrazia, o perché decide di porre volontariamente fine ad un'esperienza psichica ormai divenuta insopportabile. In tutti questi casi, tuttavia, il percorso evolutivo per cui l'io può prendere coscienza della propria essenza e della propria possibilità di emanciparsi dalle dinamiche psichiche – tipicamente umane – che lo coinvolgono, lo condizionano e lo dominano, non solo non va a buon fine, ma spesso non è nemmeno iniziato, ed il fatto stesso di togliersi la vita sembra determinato più dalle alchimie conflittuali della psiche che non da una libera decisione dell'io.

Prima o poi, ad un certo punto della vita, l'io prende coscienza non solo del carattere temporaneo dell'esistenza umana, ma anche del fatto che le risorse mentali e fisiche a sua disposizione vanno incontro ad un inevitabile declino nella fase della vecchiaia: un declino che nelle migliori condizioni può essere mantenuto sotto controllo e rallentato, ma che non può essere evitato. Da quel momento in poi l'immedesimazione con il futuro dell'umanità perde di efficacia, dato che l'io sente che il termine della vita del proprio strumento psicofisico segnerà anche la fine della sua partecipazione all'esperienza umana: l'umanità continuerà senz'altro il suo percorso – luminoso o tormentato che sia – ma quella particolare frammentazione di esperienza costituita dal singolo io individuale non ne farà più parte. In queste condizioni, l'io della maggior parte degli umani, assuefatto alle dinamiche psichiche con le quali si è sempre identificato, resta tenacemente attaccato a questa vita, ai propri ricordi ed ai legami affettivi che lo collegano agli altri umani, e così perde la straordinaria occasione che gli viene offerta: la possibilità di potenziare la propria coscienza, liberandosi dal potere coercitivo della psiche umana, e di utilizzare la morte come trampolino di lancio verso le illimitate esperienze offerte dallo spirito. Continuando ad identificarsi fino alla morte con le ordinarie dinamiche psichiche umane, l'io si comporta come una persona che, dopo decenni trascorsi in una vasta prigione che ormai conosce molto bene e nella quale si è ambientata ed adattata, non riesce più ad uscirne anche quando i cancelli della prigione vengono aperti, per paura di quello che può trovare là fuori... la libertà, la creatività e la responsabilità cosciente. E così resta a languire nella prigione, finché non muore veramente.

Il campo energetico della psiche umana è molto intenso, ed è intrinsecamente connesso col nostro pianeta, al punto che la maggior parte degli umani non riesce nemmeno ad immaginare condizioni di esistenza e sintonie psichiche diverse da quelle che sperimentiamo in questo mondo, che pure non è che uno tra i molti miliardi di mondi esistenti in quest'universo: l'isolamento in cui viviamo in questo nostro mondo ci induce a credere che ad ogni altro mondo sia associato un campo di energie psichiche simile a quello che controlla il pianeta Terra. Il fatto è che l'io cosciente si è formato ed è cresciuto nell'ambito di questo campo energetico: è nato, per così dire, dentro la prigione costituita dal sistema psicofisico tramite il quale si connette alla psiche umana e si procura le energie alimentari che ne consentono la sopravvivenza. Ma senza un'adeguata evoluzione della propria coscienza non è assolutamente certo che riesca a superare la barriera costituita dal campo energetico della psiche umana, nemmeno quando la morte – cioè la liberazione dai vincoli del corpo – gli offrirà quest'opportunità. L'unica risorsa su cui l'io cosciente fonda la sua stessa esistenza è la coscienza, e dunque il processo di potenziamento e di evoluzione della coscienza dovrebbe costituire – nella seconda metà della vita – l'attività più importante e più impegnativa, alla quale si dovrebbero dedicare tutte le energie e le risorse disponibili. Infatti, una coscienza debole, incerta, timorosa, e soprattutto capace di captare solo le sintonie determinate dalla psiche umana, non sarebbe in grado di trasportare l'io al di là del campo energetico che controlla la condizione umana, e dunque costringerebbe l'io a non credere in alcuna forma di sopravvivenza, oppure a rimettersi alla volontà di eventuali poteri superiori – sempre rappresentati in una delle forme stabilite dalla stessa psiche umana – ai quali affidare il proprio destino.

La forza del campo energetico bipolare della psiche umana ha probabilmente dato origine al mito della reincarnazione, in base al quale un'entità non meglio definita (a volte identificata con lo spirito) passa attraverso una serie di esperienze di vita – di solito immaginate come ordinate in successione nel tempo, l'una dopo l'altra – proprio perché non riesce ad andare oltre il campo di forze della psiche umana, rimanendo soggetta all'attrazione che esso esercita. Ora, è senz'altro vero che l'io cosciente resta di norma intrappolato nelle dinamiche psichiche con le quali si identifica nel corso della vita, ma è altrettanto vero che in ogni nuovo organismo umano si forma e si consolida un nuovo io cosciente, il quale, anche se in qualche raro caso può sperimentare reminiscenze psichiche appartenenti ad altre vite vissute – come hanno dimostrato le ricerche dello psichiatra canadese Ian Stevenson (1918-2007) e dei suoi collaboratori – di norma non ha altri ricordi nitidi se non quelli che si formano durante la sua vita. È comunque possibile che il campo energetico della psiche mantenga, in tutto o in parte, le principali tracce mnestiche delle esperienze vissute da tutti gli umani, e che in qualche caso la coscienza di una persona sintonizzi alcune di queste esperienze, rivivendole quasi come se fossero propri ricordi. Mi sembra tuttavia più interessante considerare il fatto che alcune persone dispongono di particolari talenti e risorse in misura molto maggiore rispetto alla norma, e danno l'impressione di vivere la loro vita (nel bene o nel male) con la determinazione e l'energia di chi segue un destino già segnato dal quale non può derogare, quasi che si trattasse di un impegno assunto ancor prima di venire al mondo.

Quale che sia il destino del singolo io cosciente, esso sperimenta – tramite il sistema fisico e mentale a cui è associato – un particolare fascio di energie della psiche umana per un tempo limitato: quest'avventura misteriosa non lo coinvolge solo in quanto semplice spettatore, ma ne determina nel tempo la formazione, la crescita e la possibilità di evoluzione, fino al termine della vita, che può verificarsi – per cause diverse – in qualsiasi momento del ciclo naturale che si conclude con la vecchiaia e con la morte. Poiché nel corso della vita umana la freccia del tempo procede in una sola direzione, è nella parte finale della vita che l'io cosciente può eventualmente sentire il valore ed il significato di questa sua esperienza, nella quale si è ritrovato senza conoscere con certezza né le cause che hanno determinato la sua immersione – e la sua stessa esistenza – all'interno di questa dimensione, né le finalità verso le quali è diretto questo processo. Se, al termine della vita, l'io cosciente sente che la sua stessa esistenza sarà annullata dalla morte del corpo, o se la mente stessa subirà un deterioramento al punto da non poter più nemmeno mettere a fuoco un sufficiente livello di autocoscienza dell'io, allora il processo di evoluzione dell'io cosciente non sarà andato a buon fine, ed il futuro destino dell'io sarà determinato da qualcuno di quei poteri e di quelle entità, per noi sconosciute e misteriose, che presiedono al fenomeno della vita umana sul nostro pianeta. Nei casi in cui l'io sia invece riuscito a portare il processo di evoluzione della propria coscienza ad un livello sufficiente a determinare – almeno in parte – il proprio futuro destino, il distacco dal corpo potrà avvenire in piena coscienza, con la mente ancora ben funzionante, ed in modo non traumatico, dato che l'io si sentirà ormai libero dai vincoli e dai condizionamenti che gli erano stati imposti dalla psiche umana.

Si comprende dunque come ad un certo punto della sua vita sia importante per l'io prendere le distanze dalle sintonie psichiche collettive che determinano il futuro (più o meno incerto) dell'umanità, a meno che non decida coscientemente – e non semplicemente perché in balìa del proprio destino – che il significato ed il compito della sua vita consistano nel mettersi al servizio della psiche umana, in uno dei ruoli positivi o negativi che il carattere bipolare della psiche gli offre. Se l'io cosciente riesce invece ad intraprendere ed a seguire un proprio percorso autonomo, sottraendosi anzitutto alle influenze più coinvolgenti della psiche collettiva, continuerà a confrontarsi con le dinamiche psichiche personali che cercheranno comunque di mantenere un controllo su di esso, a causa della stessa forza di attrazione esercitata dall'energia psichica: tuttavia, riflettendo e meditando sulla sua esistenza e sulla sua stessa essenza – mediante la concentrazione di una coscienza sempre più potente ed efficiente – potrà sostenere questo confronto quanto meno alla pari, senza soccombere al predominio della psiche e, soprattutto, senza lasciarsi coinvolgere dalle dinamiche psichiche. In questo modo l'io può consentire alla propria coscienza di sintonizzarsi su altre gamme psichiche, diverse dalle consuete sintonie occupate dalla psiche umana, così da poter valutare quanto siano in accordo con la propria più autentica natura. È come se, disponendo di uno strumento sintonizzatore (simile ad una radio), spostandoci da una sintonia che ci connette ad una stazione da cui proviene un segnale chiaro e forte (la psiche umana), percepissimo delle trasmissioni molto più deboli e disturbate – quasi che provenissero da stazioni molto più lontane – che tuttavia possono diventare per noi intellegibili, se pur con difficoltà, a condizione che il loro segnale non venga sopraffatto ed oscurato da quello della stazione predominante. Non di rado queste stazioni lontane e disturbate trasmettono dei programmi molto più interessanti e significativi rispetto a quelli offerti dalla psiche umana.

Possiamo dunque seguire con interesse i progressi della tecnologia, ed apprezzare giustamente i vantaggi che essi comportano per la diffusione dell'informazione e della conoscenza, e possiamo anche sentire ammirazione per il talento e la capacità creativa di tutti coloro che hanno contribuito a tale progresso, dedicando il loro impegno e le loro energie a superare le difficoltà e gli ostacoli che via via si presentavano, fino ad ottenere i risultati desiderati, lungo un percorso che continua ed i cui futuri sviluppi non mancheranno di sorprenderci. Senza dubbio, il progresso tecnologico arricchisce l'esperienza umana, dato che contribuisce a renderci meno soggetti ai vincoli ed alle limitazioni derivanti dall'origine naturale del nostro organismo. La circolazione delle informazioni e delle conoscenze nell'ambito di una rete globale che ormai può contare su miliardi di computer, stimola l'attività mentale e probabilmente produrrà col tempo dei cambiamenti nel funzionamento stesso della nostra psiche. Tuttavia, la stessa intelligenza cosciente che ha determinato questo progresso tecnologico può comprendere come esso rientri pur sempre nell'ambito delle dinamiche della psiche umana, nei confronti delle quali l'io cosciente si accontenta di svolgere un ruolo subalterno fintanto che si identifica con esse. Ad un livello superiore, si potrebbe ipotizzare un rapporto collaborativo, e non semplicemente subalterno, da parte dell'io, e forse l'evoluzione futura della psiche permetterà di andare in questa direzione: ma per poter parlare di rapporto di collaborazione, sarebbe anzitutto necessario avere un'idea cosciente delle finalità del progetto della psiche umana, che allo stato attuale delle nostre conoscenze sono ancora enigmatiche. Soprattutto, è il carattere bipolare della psiche che non offre sufficienti garanzie all'io cosciente, dato che qualsiasi passo avanti sulla via del progresso può essere utilizzato per finalità tanto positive quanto negative.

I risultati delle attività produttive sono tangibili e concreti, e tutti possono usufruirne a condizione che diano il loro contributo al processo economico che consente di coprire i costi di produzione, oppure che riescano a trovare qualcuno che vi contribuisca al posto loro. Al confronto, il processo di evoluzione della coscienza e di liberazione dell'io dall'identificazione con le dinamiche psichiche umane può sembrare inutile, arbitrario ed improduttivo sotto il profilo dei risultati tangibili: questo, almeno, è il messaggio prevalente trasmesso dai programmi culturali oggi predominanti nel nostro sistema sociale, nonostante esso debba poi far fronte ad enormi costi per la sanità, per il mantenimento dell'ordine pubblico e per la propaganda necessaria ad offrire un quadro del futuro orientato alla fiducia ed alla speranza. Eppure il processo di potenziamento della coscienza e di separazione dalle dinamiche della psiche umana in cui l'io viene coinvolto richiede dedizione, impegno ed intelligenza al pari dei processi organizzativi e produttivi: anch'esso presenta difficoltà ed ostacoli che devono essere affrontati, e quando queste difficoltà vengono superate con successo si ottengono risultati tangibili in termini di evoluzione dell'io, di benessere psicofisico, di interesse nell'esplorazione dei diversi aspetti della conoscenza del mondo e dell'universo e di fiducia nella continuità dell'esperienza – intensificata ed ampliata dal potenziamento della coscienza – al di là della morte. Il fatto che si tratti di un processo di natura interiore ed essenzialmente soggettivo non ne sminuisce né l'importanza né il valore, proprio perché al momento della morte – ed anche prima – la partecipazione dell'io cosciente alle esperienze determinate dalla psiche umana ed allo stesso destino dell'umanità viene sostituita da qualcosa di diverso: dunque, a meno di non voler decidere – come fanno molte persone – che l'esistenza dell'io cosciente verrà completamente cancellata dalla morte, le risorse impegnate per prepararsi a tale evento fondamentale non sono certamente sprecate.


 

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