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Gli strumenti che consentono l'esistenza dell'io cosciente

La constatazione mentale di una realtà

Tramite le esperienze delle vita umana l'io può diventare cosciente non solo della propria esistenza, ma anche dell'esistenza di un organismo a cui si sente più o meno vincolato, di quella di un mondo che lo circonda e col quale può interagire mediante il proprio organismo, e di quella di molti altri organismi più o meno simili al proprio, con i quali può comunicare ed a ciascuno dei quali può attribuire un altro io cosciente. Questo insieme di percezioni coscienti, considerato ed interpretato anche sulla base dei programmi ricevuti dal sistema culturale in cui è stato allevato, forma quella che viene identificata dall'io come una realtà, cioè qualcosa che esiste di per sé, e che esercita un notevole potere anche sugli stati mentali che lo coinvolgono. Ovviamente, arriva prima o poi il momento in cui l'io cosciente si pone il problema della correlazione tra l'esistenza di questa realtà ed il funzionamento della propria mente: indipendentemente dalla risposta più o meno soddisfacente che la psiche umana ci può offrire, è evidente che anche la mente costituisce di per sé una forma di realtà. È proprio sulla base di questa realtà mentale, delle sue corrispondenze con alcuni aspetti della realtà del mondo fisico, e della possibilità di essere trasferita da mente a mente, che si fonda ogni nostra conoscenza.

La realtà cosciente ed oggettiva del mondo fisico, quale noi lo conosciamo, si fonda dunque sull'esistenza del nostro organismo umano e sulla sua appartenenza al sistema di evoluzione naturale che si è sviluppato e si sta tuttora sviluppando sul pianeta Terra. Il fulcro di attenzione e di interesse di questo sistema evolutivo è costituito, nella nostra epoca, dal cervello umano e dalla complessità della sua organizzazione e delle sue capacità operative. Tuttavia la tendenza verso una conoscenza che possa rendere conto di tutti gli aspetti della realtà, compresi quelli che restano ancora enigmatici ed incerti, ha portato alcuni scienziati e divulgatori ad un monismo esasperato ed ingiustificato, che considera il cervello come il produttore non solo di ogni attività mentale, ma dello stesso io cosciente, pretendendo nello stesso tempo di considerarlo come un organo fisico, cioè un'apparecchiatura, un dispositivo, complesso sì, ma investigabile e studiabile da parte di un soggetto la cui natura non viene mai adeguatamente spiegata. Se questo soggetto è un altro cervello, o più precisamente un sistema di cervelli che comunicano e collaborano tra di loro, non si comprende quale affidabilità si possa attribuire ad una forma di conoscenza nella quale il soggetto e l'oggetto dell'investigazione coincidono. Se invece il soggetto indagatore è un team di menti, ognuna guidata intenzionalmente da un io cosciente, allora il dualismo che si voleva escludere ritorna, a meno di non voler considerare il cervello come un sistema anomalo rispetto a qualsiasi altro sistema fisico, capace di integrare nel suo funzionamento sia l'aspetto fisico che quello mentale: in questo caso il dualismo viene in un certo senso mitigato, ma rimane il problema della natura autonoma dell'io cosciente come soggetto destinatario e gestore delle più importanti funzioni mentali elaborate tramite l'attività cerebrale.

La conoscenza è possibile solo se c'è un soggetto cosciente che si pone delle domande, studia, elabora, ed è in grado di comunicare e di trasmettere ad altri soggetti coscienti quanto ha elaborato: questo soggetto è l'io cosciente. Il funzionamento mentale dell'io cosciente ed il suo coinvolgimento nelle dinamiche psichiche umane che lo inducono a porsi delle domande e ad eleborare ogni forma di possibili risposte – giuste o sbagliate che siano – è un fenomeno molto antico, almeno in termini di storia umana. Vivendo, l'io cosciente ha sempre sperimentato una realtà mentale, soggettiva prima ancora che oggettiva, che – nei vari aspetti in cui si presentava – costituiva per esso un dato di fatto predominante, di fronte al quale le risorse di cui poteva disporre (intelligenza, volontà, capacità di ideazione e di azione) mostravano spesso i loro limiti. Il fatto che questa enorme quantità di esperienze mentali individuali e corali abbia bisogno di una rete di strumenti organici interconnessi (i cervelli) per manifestarsi nella realtà di questo mondo, è senza dubbio importante, ma non è sufficiente a spiegare la complessità del fenomeno della vita umana. L'aspetto più interessante di questo fenomeno è costituito dal collegamento tra l'attività mentale, che l'io cosciente cerca di controllare intenzionalmente, ed il funzionamento pesante dell'organismo, con le sue esigenze di origine naturale che interferiscono con l'attività mentale. Infatti, quella in cui viviamo in quanto organismi umani è una realtà fisica autonoma caratterizzata da diversi livelli di complessità informatica, e non una dimensione esclusivamente mentale: l'io cosciente, irretito nella complessità del mondo fisico, ne diventa spesso prigioniero, fino ad identificarsi completamente con le vicende dell'organismo a cui è legato, dimenticando il proprio collegamento con la dimensione mentale dalla quale ha avuto origine ed alla quale dovrebbe sentire il bisogno di ritornare.

La condizione dell'io cosciente che deve sperimentare mentalmente la realtà di un mondo naturale nel quale è obbligato a vivere mediante un organismo, si traduce nel bisogno psichico di modificare tale mondo, cercando di renderlo più adatto alle proprie esigenze. Se l'io umano fosse in sintonia con l'ambiente naturale del mondo non sentirebbe quest'esigenza, e vivrebbe le vicende naturali della vita – nel bene e nel male – esattamente come fanno gli animali: invece la natura mentale dell'io spinge gli umani a collaborare per creare cultura, allontanando sempre più l'organismo dall'ambiente naturale e proteggendolo in strutture artificialmente create che rendono più agevole l'esplicazione delle attività mentali. Le esigenze psichiche sintonizzate dall'attività mentale umana, soprattutto nelle nostre società avanzate ormai caratterizzate da una complessità tecnologica ed organizzativa senza precedenti (almeno su questo pianeta), fanno sì che l'organismo umano sia sempre più spesso gestito dal sistema culturale, e non dall'ambiente naturale da cui ha avuto origine. Tuttavia quello in cui l'io cosciente vive l'esperienza mentale della vita umana resta pur sempre un mondo fisico, caratterizzato da un processo evolutivo naturale dotato di proprie leggi con le quali l'io deve comunque confrontarsi, dato che il funzionamento dell'organismo al quale è collegato dipende da queste leggi naturali, che l'io cerca con ogni mezzo di investigare, di conoscere e di padroneggiare. Da questo processo ha dunque origine la conflittualità psichica tra le esigenze di origine naturale dell'organismo e le esigenze mentali dell'io cosciente, una conflittualità che dalla maggior parte degli umani viene sperimentata ed interpretata passivamente ed automaticamente, dato che il loro io cosciente si identifica completamente con le diverse e contrastanti dinamiche psichiche in cui viene coinvolto nell'uno o nell'altro periodo della vita.

Il problema della memoria

Normalmente gli eventi importanti della vita vengono ricordati, ed i ricordi possono esercitare un notevole impatto psichico anche dopo molto tempo, dando dunque un contributo fondamentale alla formazione della personalità umana ed all'esperienza dell'io cosciente. Sono anche ben note le anomalie nel funzionamento della memoria che si possono verificare, soprattutto in età avanzata, a causa del deterioramento del cervello. Il fatto che l'io cosciente sia legato più o meno intensamente alla storia personale del proprio organismo, ed agli eventi psichici che ne sono derivati, è considerato fondamentale per la formazione della personalità umana praticamente in ogni cultura. Viene anche dato per scontato che, di norma, i primi ricordi della vita di cui l'io può essere cosciente risalgono ad un periodo non anteriore ai 20÷24 mesi dalla nascita. Oggi la ricerca nel campo della neurocienza cognitiva si sforza di comprendere come il cervello memorizzi non solo gli eventi della vita, ma anche le esperienze psichiche che ne derivano. Tuttavia esistono casi, rari ma ben documentati, di bambini che ricordano in dettaglio eventi, persone e luoghi riferiti alla memoria di una persona adulta, deceduta in genere poco prima che essi nascessero. Poiché questi ricordi sono stati verificati e ne è stata quasi sempre riscontrata l'esattezza, sorge il problema di come possano essere stati acquisiti da un cervello al cui vissuto personale non appartenevano. Un'altra interessante questione che riguarda la memoria è quella relativa ai falsi ricordi, cioè ad eventi e stati d'animo che vengono percepiti come appartenti al passato reale della persona che li ricorda, ma che non vengono confermati – anzi, vengono spesso smentiti – da verifiche effettuate su base sufficientemente oggettiva ed affidabile.

Un ricordo non può esser considerato tale se non è ben fissato nella memoria: per esempio, le NDE vengono ricordate come eventi importanti, e spesso con una notevole precisione, anche dopo che sono trascorsi decenni da quando si sono verificate. Chi ha avuto un completo blackout di coscienza durante un'anestesia o uno stato di coma, può anche sospettare o immaginare di aver avuto in quel periodo un'esperienza mentale il cui ricordo è andato poi perduto – un po' come quando pensiamo di aver fatto un sogno che non riusciamo però a ricordare – ma il fatto che quell'esperienza non si sia fissata nella memoria la rende praticamente irrilevante. Analogamente, alcune persone poste in stato di regressione ipnotica rievocano ricordi relativi alla prima infanzia o addirittura a vite precedenti, che tuttavia possono essere considerati come falsi ricordi o elaborazioni immaginarie, se non vengono convalidate da riscontri oggettivi. Dunque, noi possiamo anche immaginare che qualcosa che riguarda le circostanze iniziali della nostra vita, le risorse di cui disponiamo ed il nostro destino di esseri umani sia accaduto prima che noi nascessimo, ma in mancanza di ricordi affidabili relativi a tali eventi non possiamo fare altro che attribuirli alle facoltà immaginative della nostra mente. Ben diverso è il caso di quei bambini che hanno, fin dall'età di due o tre anni, ricordi intensi, ricchi di dettagli e ben fissati di eventi relativi alla vita di un'altra persona con cui si identificano, così come ben vivi, permanenti ed emotivamente coinvolgenti sono i ricordi di molte NDE. Evidentemente le esperienze mentali possono presentare significative e profonde differenze da un individuo all'altro, e c'è da dubitare che i metodi di indagine di cui attualmente disponiamo sul funzionamento di un modello standardizzato del cevello riescano a far luce sulle cause di tali differenze.

Non c'è dubbio sul fatto che il funzionamento del cervello abbia un ruolo fondamentale nel determinare le esperienze mnemoniche (vere o false che siano), come dimostrano – tra l'altro – gli esperimenti di stimolazione di particolari aree della corteccia condotti dal celebre neurochirurgo canadese Wilder Penfield (1891-1976): tuttavia il cervello non può essere considerato un organo dal funzionamento standardizzato, come gli altri organi del nostro organismo, dato che esso percepisce, registra ed elabora in modo autonomo gli eventi relativi alla vita individuale. Quanto più si studiano le funzioni più evolute attribuite al cervello umano, tanto più è necessario tener presente che si sta studiando il cervello particolare di una persona, le cui caratteristiche fisiche possono dar conto solo in minima parte delle esperienze mentali nelle quali l'io cosciente associato a quel cervello viene coinvolto. Gli esperimenti condotti sul funzionamento del cervello producono una serie di dati che possono essere considerati come fatti, ma l'interpretazione di questi fatti è pur sempre un processo mentale da parte degli addetti ai lavori (i neuroscienziati che valutano i risultati degli esperimenti). Una visione strettamente monista (tesa cioè a ricondurre l'attività mentale e la stessa esistenza dell'io cosciente al solo funzionamento fisico del cervello) deve di necessità imputare al funzionamento dei cervelli dei neuroscienziati tali interpretazioni, privando le stesse di ogni possibilità di verifica, e dunque di validità come conoscenza oggettiva. Di fatto, sarebbero alcuni cervelli più capaci e più dotati di altri a stabilire i criteri di verità relativi al funzionamento dei cervelli standard. Ora, è senz'altro possibile – anzi, secondo me, è certo – che vi siano menti umane molto più dotate rispetto alla media nella ricerca e nell'elaborazione della conoscenza, ma dubito che questa capacità possa essere ricondotta a particolari caratteristiche fisiche riscontrabili nell'organo cerebrale: l'attività conoscitiva implica sempre un impegno mentale cosciente in termini di intelligenza, di volontà e di dedizione, risorse per le quali il cervello è strumento necessario, ma non di per sé sufficiente.

Mente e cervello

Le straordinarie risorse del cervello non sono tuttavia tali da poterci offrire sufficienti garanzie sulle sue capacità di comprendere funzionamento della mente, anzi – come si è visto anche in merito alla memoria – la plasticità mentale può determinare esperienze psichiche che la percezione cosciente considera come eventi reali, ma che non possono essere oggettivamente convalidati come tali. Con i limiti costituiti dalle tecnologie di cui oggi dispongono, i neuroscienziati studiano il funzionamento fisico dell'organo cerebrale, ma per poter avere informazioni sulle correlazioni tra gli eventi mentali e quelli fisici devono comunque rivogersi ad un soggetto cosciente in grado di comunicare cosa percepisce: questa comunicazione è resa possibile dal fatto che si può intervenire sul cervello, a cranio aperto, anche senza anestesia, ma ovviamente solo quando vi è qualche valida ragione per operare. Quando Penfield, nel corso dei suoi interventi di neurochirurgia, toccava con un elettrodo alcuni punti della corteccia cerebrale di un paziente, era quest'ultimo che gli descriveva verbalmente l'evento mentale soggettivamente percepito. Proprio questa soggettività delle esperienze psichiche rende il funzionamento del cervello standardizzabile solo entro certi limiti, che riguardano anzitutto le differenze tra le funzioni organiche – che condividiamo con altre specie animali – e le funzioni ideative, conoscitive e progettuali che rappresentano l'aspetto più evoluto dell'attività mentale specificamente umana. Ogni onesto neuroscienziato ammetterà che il mistero della mente (come lo definiva lo stesso Penfield nel suo ultimo libro del 1975) è ancora ben lontano dall'essere risolto, e che le attuali conoscenze sul funzionamento del cervello riguardano solo una piccola parte delle attività organiche, sensoriali e percettive svolte dalle diverse strutture interconnesse che lo compongono.

Come ho più volte evidenziato, l'attività mentale che costituisce l'esperienza diretta dell'io cosciente non porta con sé alcuna informazione utile ed affidabile sul funzionamento delle varie parti che costituiscono il cervello (così come su qualsiasi altro organo del corpo umano). Tutte le conoscenze di cui oggi gli umani possono disporre sono state faticosamente conquistate, per così dire, mediante un'attività mentale di osservazione, di deduzione, di intuizione e di invenzione di strumenti idonei all'acquisizione di nuovi dati, un'attività alla quale si sono dedicati e si dedicano solo alcuni esseri umani. Eppure il cervello umano esiste, nella sua forma attuale, almeno da qualche migliaio di anni! In tutto questo tempo sono cambiate non solo le risorse tecnologiche, ma anche – e soprattutto – i programmi culturali sulla base dei quali si trasmettono e si interpretano i dati acquisiti, e si elaborano nuovi elementi conoscitivi. Ad alcune componenti del sistema cerebrale può essere dunque attribuita la funzione di acquisizione operativa dei programmi culturali, ed anche la capacità di elaborazione creativa di nuove possibili interpretazioni, soprattutto mediante l'interazione con altri cervelli: queste risorse, tuttavia, non vanno oltre le capacità di un sistema operativo particolarmente elaborato ed idoneo a svolgere determinate funzioni, in parte simile ed in parte molto diverso dai computer sempre più potenti realizzati dalla tecnologia umana in questi ultimi decenni.

Una volta riconosciute queste capacità del cervello umano, restano un paio di domande per le quali vorremmo trovare una risposta soddisfacente: 1) I computer tecnologici sono stati realizzati dall'intelligenza umana e dalla sue risorse operative ed organizzative, ma chi (o cosa) ha realizzato quelle componenti del cervello umano che ci differenziano così nettamente dagli altri animali (ad alcuni dei quali siamo simili per molti altri aspetti)? 2) I computer tecnologici funzionano in base alle esigenze di un operatore esterno, che è in grado sia di interagire con essi per trasmettere i comandi necessari, sia di interpretare i dati elaborati e rappresentati dalle periferiche: nel caso del cervello umano, chi è questo operatore? Rispondendo a quest'ultima domanda, possiamo senz'altro individuare l'operatore nell'io cosciente, il quale interviene intenzionalmente ed attivamente nel processo, su sollecitazione degli stimoli psichici che lo coinvolgono. Le modalità di questo coinvolgimento sono complesse, perché possono essere determinate tanto da esigenze di origine naturale – relative ai bisogni ed al benessere dell'organismo – quanto da programmi culturalmente elaborati e trasmessi, ma hanno bisogno comunque dell'impegno convinto dell'io cosciente. Per esempio, uno scienziato che si voglia occupare di ricerche sul funzionamento del cervello può farlo perché ritiene di trovare un ruolo lavorativo retribuito (che dunque gli consente di vivere) in quel campo, e perché i programmi culturali acquisiti lo spingono ad impegnarsi per incrementare le conoscenze umane sul cervello, così che il suo io cosciente si sente interessato ed attratto dalle possibilità che gli vengono offerte, ed impegna la sua volontà per ottenere determinati risultati. D'altra parte, in una cultura completamente diversa, uno yogi d'altri tempi potrebbe decidere di trascorrere anni ed anni in meditazione, limitando al minimo indispensabile qualsiasi attività dell'organismo, e concentrando le risorse volitive di cui dispone esclusivamente sul controllo dell'attività mentale.

Dunque l'io cosciente è esso stesso guidato, nel corso della vita, da qualcosa che lo indirizza e lo stimola nell'una o nell'altra direzione, qualcosa che non di rado si sovrappone tanto alle esigenze naturali dell'organismo quanto ai programmi culturali ricevuti. L'io può anche trovarsi a dover affrontare le difficoltà causate dai conflitti psichici derivanti da istanze di natura diversa che, nel bene e nel male, lo possono dominare inducendolo a compiere scelte talora estreme, ed in certi casi anche azioni crudeli e scellerate. Questa condizione è stata imputata – da molte culture in passato ed anche da alcune culture attuali – alla presa di possesso della mente di un organismo umano ed al dominio sull'io da parte di entità inorganiche considerate come maligne e nocive, alle quali possono essere contrapposte altre entità positive e benevole. Che si condividano o meno queste interpretazioni culturali, siamo ancora ben lontani dall'aver risolto i problemi derivanti dalla bipolarità bene-male della psiche umana. In ogni caso, nelle dinamiche relative al funzionamento della mente umana si riesce sempre a trovare qualche caso individuale che contraddice l'ingenua e dogmatica interpretazione monista tesa a ricondurre ogni stato mentale esclusivamente all'attività cerebrale mediante la quale la psiche si manifesta ed esercita i suoi effetti. Il cervello umano svolge un ruolo preciso nel trasferire gli effetti dell'attività mentale nel mondo fisico, mediante il controllo dell'organismo, e va dunque considerato come un veicolo ed un sintonizzatore della mente, che tanto più coinvolge l'io cosciente quanto più è attivo. Ma, come dimostrano le NDE, l'io cosciente può sperimentare effetti mentali del tutto diversi da quelli umani, e soprattutto riferiti ad una dimensione distinta da quella fisica: nei confronti di quest'ultima l'io si sente come disconnesso e separato, talvolta mediante una fase di vero e proprio distacco dall'organismo umano.

Possiamo ipotizzare, a questo punto, che l'io cosciente disponga di un sistema energetico autonomo che entra in funzione quando l'attività del cervello viene definitivamente compromessa, sintonizzando esperienze psichiche appartenti ad un'altra dimensione. Può accadere che questo sistema autonomo diventi temporaneamente operativo anche quando il cervello è ancora in grado di funzionare, inducendo nell'io cosciente quelle esperienze psichiche che vengono descritte nelle NDE e poi riportandolo nella normale dimensione organica, con la vivida memoria di quanto ha sperimentato. In ogni caso non sembra che sia la volontà dell'io cosciente ad attivare il sistema che consente il trasferimento ad un'altra dimensione: l'io può solo testimoniare quello che gli è accaduto di sperimentare, indipendentemente dalle proprie intenzioni. Così come quando nasciamo in questo mondo cominciamo a sperimentare la realtà psichica nella quale siamo coinvolti, che ci piaccia o meno, con gli strumenti e le risorse di cui disponiamo, sopportando e subendo il destino che ci è stato riservato, allo stesso modo le NDE dimostrano che è possibile per l'io cosciente accedere ad una realtà completamente diversa e – nella maggior parte dei casi – molto più appagante e conforme alle nostre esigenze più profonde, in modo del tutto indipendente dalle capacità di controllo dell'io. Per fare un esempio molto banale, è come se l'io cosciente fosse un passeggero imbarcato su una nave, il quale, ad un certo punto del viaggio, poiché la nave sta rischiando di affondare viene trasferito su una scialuppa di salvataggio, dotata di un proprio motore che entra automaticamente in funzione, e lo porta in salvo nel porto accogliente di un'isola misteriosa e felice, al riparo da ogni tempesta.

Il funzionamento di quell'organo complesso che chiamiamo genericamente cervello, e l'interazione dell'organismo umano con variabili ambientali molto diverse e con altri cervelli, determinano la gamma di sintonie della psiche umana che ogni io cosciente deve di necessità sperimentare nel corso della propria vita: come abbiamo più volte evidenziato, queste sintonie possono essere molto diverse da una persona all'altra, e soprattutto possono portare con sé un carico di sofferenze che l'io è costretto a sopportare prima ancora di avere le risorse per poter prendere le distanze dalla psiche umana. Per contro, altre esperienze psichiche vengono emotivamente vissute dall'io come interessanti, piacevoli ed affascinanti, anche sulla base di quei programmi culturali che – anziché presentare la vita per quello che è, cioè un'esperienza difficile ed impegnativa – tendono ad offrire un quadro edulcorato ed edonistico delle possibilità offerte dalla vita stessa, omettendo le informazioni sulle tragedie e sulle sofferenze che ancor oggi affliggono gran parte dell'umanità. La vita umana consiste dunque in un ciclo di esperienze mentali nelle quali l'io cosciente si trova irretito, spesso in modo illusorio, sperimentando sia le proprie debolezze che le proprie risorse in relazione alle esperienze psichiche che deve affrontare a causa del proprio destino. Al carattere sconcertante e contraddittorio di questo quadro, fatto di poche luci e di molte ombre, si contrappongono le esperienze psichiche di natura completamente diversa, e non più legate alla vita organica, riportate da molte persone che hanno avuto una NDE o un'esperienza affine: in quella dimensione l'io viene spesso accolto in un ambiente luminoso – percepito anche come presenza di una personalità divina – che lo satura di un'emotività positiva di ordine superiore, che viene espressa (in modo inadeguato, a detta di coloro che raccontano l'esperienza) mediante termini come amore infinito ed incondizionato, beatitudine eterna, comprensione totale, ritorno a casa, e simili.

L'io cosciente e la dimensione dello Spirito

Giunto alla fase finale del ciclo naturale della vita umana, l'io cosciente può riesaminare tutti gli eventi della propria vita di cui conserva il ricordo, e riconsiderare le proprie scelte ed il proprio comportamento nell'una o nell'altra occasione, valutando così le trasformazioni alle quali è andato incontro e le diverse modalità con cui ha reagito alle esperienze psichiche nelle quali è stato coinvolto. Se si è posto delle domande sul significato della vita umana, si può rendere conto che se per alcune di esse ha trovato delle risposte, molte altre restano ancora degli enigmi irrisolti, e poiché il tempo che gli resta da vivere in questo mondo si riduce ogni giorno, e le facoltà mentali di cui può disporre declinano più o meno rapidamente, comprende che molti aspetti della vita vanno al di là delle sue capacità di comprensione. Se, nel confronto con le dinamiche psichiche che l'hanno coinvolto nel corso della vita, è riuscito a raggiungere ed a mantenere uno stato di equilibrato distacco, considerando il destino personale del suo organismo come uno tra miliardi di condizioni umane possibili, transitorio e relativamente significativo, si sentirà anche liberato da quella sottomissione alle istanze psichiche che impone di attribuire molta importanza alle proprie esperienze, soprattutto nella prima metà della vita. Non identificandosi più con le dinamiche psichiche sperimentate, l'io diventa sempre più cosciente della propria autentica essenza che, nel confronto temporale con quelle sintonie della psiche che hanno caratterizzato l'itenarario umano che il destino gli ha riservato, è pervenuta a riconoscersi ed a sostenere la propria aspirazione ad una condizione di esistenza diversa, più consona a ciò che l'io cosciente sente di essere e di desiderare, al di là delle vicissitudini e dei vincoli di questa vita.

Non va dimenticato che – come già abbiamo altre volte osservato – le dinamiche bipolari che caratterizzano la psiche umana e vengono percepite emotivamente dall'io come bene e come male, condizionandone i desideri, le scelte e le azioni in misura tanto maggiore quanto più l'io si identifica con le proprie istanze psichiche, presentano aspetti diversi, non di rado inconciliabili nei riguardi di una pluralità di soggetti. Il primo aspetto, quello di base, è dato dagli stati sensoriali ed emotivi che l'io sperimenta come piacere e dolore, e dai desideri che coinvolgono l'io inducendolo ad agire in modo da evitare il dolore e ricercare il piacere. Un secondo aspetto, più elaborato rispetto al precedente, è costituito dai programmi culturali trasmessi all'io allo scopo di condizionare il funzionamento del suo cervello e del suo organismo nell'ambito di un sistema sociale, più o meno complesso, alle dinamiche del quale ognuno deve partecipare, in un modo o nell'altro. Ma un altro aspetto delle dinamiche psichiche umane mette apertamente in competizione tra loro i singoli individui o i gruppi sociali, facendo in modo che ciascuno possa sentire il proprio bene come indipendente, o comunque prevalente, rispetto al male che le proprie decisioni e le azioni che ne conseguono possono causare a qualcun altro. Non di rado, anzi, le manifestazioni psichiche relative al dominio ed alla vittoria determinano per l'io stati emotivi di inebriante euforia, che sono quasi rafforzati, anziché essere inibiti, dalla constatazione dello stato di prostrazione, di impotenza e di sofferenza in cui viene a trovarsi chi soccombe e viene dominato. Prima o poi l'io cosciente si accorge che le risorse di cui dispone non sono tali da poter eliminare il bipolarismo intrinseco della psiche umana, nel quale viene coinvolto e con il quale comunque deve continuare a confrontarsi.

Non di rado la competizione viene giustificata – sempre su ispirazione della psiche – dal fatto che tutti sono disposti a cimentarsi nel confronto, e pertanto non ha senso volersi comportare diversamente, in quanto un'altra persona, un'altra organizzazione o un'altra nazione sarebbe subito pronta ad approfittare della nostra debolezza: il che è vero, dato che così funziona la psiche umana, determinando una gamma di effetti che va dalle rivalità tra le tifoserie delle squadre di calcio ai conflitti etnici in cui vengono sterminate intere popolazioni. Alle leggi naturali su cui si basano le esigenze del nostro organismo, con tutti i rischi che ne conseguono, si aggiungono così le criticità e le crudeltà derivanti dal funzionamento della psiche umana, normalmente accettato e spesso incentivato dai programmi culturali che ci vengono trasmessi. Non è un caso, dunque, che l'io cosciente si senta insoddisfatto di molte delle esperienze derivanti dal suo coinvolgimento nelle dinamiche della psiche, soprattutto se la sua sensibilità lo porta a percepire il prezzo che deve essere pagato da qualcun altro per i relativi vantaggi che la psiche gli offre, in temini di successo, di potere e di svago. Uno degli aspetti più interessanti e sconcertanti di molte NDE è che – una volta riportato alla vita organica per effetto dell'impegno del personale medico o paramedico – l'io del soggetto sperimentatore provi nei confronti dei suoi salvatori un risentimento, e talvolta un autentico astio, per averlo sottratto ad una dimensione di beatitudine ineffabile nella quale si sentiva perfettamente a proprio agio, totalmente amato, compreso, ed in completa sintonia con ogni aspetto di quella forma di esistenza. Come si possa tentare di spiegare tutto questo sulla base del solo funzionamento organico del cervello, resta per me incomprensibile: in un certo numero di casi gli sperimentatori delle NDE hanno poi tentato con determinazione di porre fine alla propria vita, per poter tornare al più presto in quella dimensione psichica così diversa da quella umana.

Allo scopo di poter in qualche modo etichettare questi eventi in termini utili per la comunicazione, io chiamo dimensione dello Spirito quella gamma di sintonie psichiche particolarmente positive di cui l'io cosciente fa esperienza nel corso di molte NDE, essendone coinvolto ed attratto fino al punto da non gradire o da rifiutare il ritorno alla dimensione della vita organica. Io considero le testimonianze relative a queste esperienze come dei dati di fatto, sebbene riferiti ad una realtà soggettiva la cui percezione, in quanto realtà, è ovviamente di ordine mentale (come del resto qualsiasi altra percezione della realtà, come ho evidenziato all'inizio di questa pagina). Quanto alla veridicità ed al valore di ciascun singolo report, ognuno è in condizione di elaborare e di esprimere la sua valutazione personale, né può essere diversamente nei confronti di esperienze psichiche intrinsecamente soggettive. Quello che è oggettivamente riscontrabile è il grande numero di testimonianze relative alle NDE ed esperienze affini di cui oggi possiamo disporre soprattutto grazie ad internet: si veda, per esempio, la documentazione presente nel sito dello IANDS (International Association for Near-Death Studies). Non tutte le esperienze di accesso alla dimensione dello Spirito avvengono in condizioni critiche per l'organismo, ma nella maggior parte dei casi o l'organismo è gravemente danneggiato e presenta sintomi di fine vita, oppure si trova in una situazione nella quale il pericolo di perdere la vita è concreto (per esempio, una caduta dall'alto o un annegamento). Inoltre, non tutte le NDE fanno riferimento al trasferimento nella dimensione dello Spirito, così definita sulla base di tutti quegli elementi positivi che la rendono attraente ed affascinante per l'io cosciente, al punto di rendere indesiderabile e dura da sopportare ogni prospettiva di ritorno alla dimensione della vita organica: alcune di queste esperienze, le cosiddette NDE angoscianti, sintonizzano dinamiche psichiche negative, ostili, raccapriccianti e penose per l'io, che è ben lieto quando se ne può finalmente liberare. In qualche caso, un'esperienza iniziata come angosciante si trasforma in meglio, consentendo l'accesso alla dimensione dello Spirito.

Alla luce dei fatti accertati, si può affermare che un numero non esiguo di esseri umani ha avuto un'esperienza significativa di accesso alla dimensione dello Spirito, e che quasi sempre tale esperienza ha avuto un'influenza profonda sull'orientamento dell'io cosciente quando quest'ultimo ha ripreso a vivere mediante il proprio organismo. Va anche osservato che molte di queste esperienze si sono verificate in modo spontaneo, cioè senza che l'io cosciente le avesse programmate o avesse delle aspettative al riguardo: infatti, in molti casi si tratta di esperienze conseguenti ad eventi traumatici improvvisi, accidentali e del tutto inattesi, come incidenti d'auto o infarti. D'altra parte, se è vero che ai nostri giorni è disponibile un'ampia documentazione sulle NDE, ed i molti libri pubblicati hanno dato risonanza culturale a questi fenomeni, per cui è verosimile che alcune persone possano sperare ed aspettarsi di poter accedere alla dimensione dello Spirito in caso di eventi traumatici, molte testimonianze del passato provengono da persone che non sapevano assolutamente nulla dell'esistenza e della diffusione delle NDE, e spesso erano riluttanti a comunicare quanto era loro accaduto, per paura di essere considerate visionarie o bizzarre. Tuttavia queste persone portano quasi sempre con sé la consapevolezza di avere un compito da svolgere nella vita, ed in alcuni casi anche la missione di dover comunicare pubblicamente un messaggio che è stato loro affidato. I cambiamenti di orientamento conseguenti alle NDE si traducono spesso in una vita più spirituale, molto meno condizionata dai programmi culturali e dalle preoccupazioni tipicamente umane a cui queste persone erano soggette prima dell'esperienza, ed in qualche caso questo nuovo orientamento spirituale comporta anche una vocazione religiosa. Se si tratta di madri con figli ancora piccoli, il compito da svolgere nella vita è quasi sempre quello di prendersi cura dei propri figli, aiutandoli a crescere con amore.

Il veicolo della coscienza

Sebbene non siamo certo nelle condizioni di poter risolvere il mistero della coscienza, arrivati a questo punto possiamo disporre di un quadro più chiaro degli elementi coinvolti in quell'avventura così complessa che è la vita umana. L'inizio della vita di un nuovo organismo porta alla formazione di un soggetto – l'io cosciente – che, pur essendo il principale protagonista della vita umana, non conosce nulla in merito alla propria essenza ed al proprio destino, ma viene coinvolto nelle dinamiche psichiche che sperimenta tramite la coscienza di cui è dotato, fino al punto di identificarsi con esse. Tali dinamiche psichiche sono molto variabili non solo da un individuo all'altro, ma anche nei diversi periodi della vita di una stessa persona, e dipendono dalle risorse dell'organismo, dalle circostanze ambientali, dai programmi culturali socialmente trasmessi, e da un elemento autonomo che si manifesta influenzando l'attività mentale in misura più o meno intensa. Nel loro complesso, le dinamiche psichiche sperimentate dall'io cosciente degli umani costituiscono la psiche umana, un fenomeno complesso costituito da un'energia che si manifesta in forma bipolare, di cui ciascun io sperimenta solo una piccola frazione nel corso della propria vita. Il modo in cui l'io cosciente fa esperienza della psiche è esclusivamente mentale, ma gli strumenti che determinano queste esperienze mentali fanno parte del mondo fisico, ed in particolare del mondo organico, nel quale viviamo. La stessa esigenza di acquisire informazioni e di elaborare conoscenze sul funzionamento del nostro organismo, ed in particolare su quello del sistema nervoso e del cervello, ha un'origine mentale, e coinvolge l'io cosciente di coloro che si impegnano in tale attività.

Anche le ricerche sul funzionamento dei vari circuiti cerebrali che determinano le esperienze psichiche che coinvolgono l'io, oppure controllano le funzioni organiche in modo inconscio, sono stimolate dall'attività mentale coordinata dall'io cosciente. Tutte le osservazioni portano a concludere che, di norma, le varie componenti del cervello hanno un ruolo fondamentale nel determinare le dinamiche della psiche umana di cui l'io cosciente fa esperienza, e che il fatto stesso di essere o meno coscienti ed autocoscienti è condizionato dal funzionamento del cervello. Tuttavia queste forme di conoscenza non sono sufficienti a dare all'io cosciente un controllo né sul funzionamento del cervello né su quello della mente, proprio perché il cervello non può essere standardizzato, e non si conoscono le modalità mediante le quali il funzionamento dei circuiti cerebrali determina l'esperienza psichica e l'autocoscienza dell'io, per non parlare delle risorse conoscitive e creative della mente umana. Per quanto non lo si possa dimostrare, è molto più ragionevole ipotizzare che il cervello funzioni come uno strumento sintonizzatore della mente – finalizzato a trasmettere informazioni sulla realtà del mondo fisico ed a ricevere input che gli consentono di incidere su tale realtà mediante il controllo operativo dell'organismo – anziché considerarlo come strumento creatore della coscienza e dell'attività mentale. Se per la connessione mentale con la realtà della dimensione fisica è indispensabile essere dotati di un organismo e di un cervello, non è dimostrabile che l'io non possa disporre di veicoli alternativi tramite i quali la coscienza lo mette in grado di sperimentare sintonie psichiche diverse da quelle umane.

Molte NDE presentano alcune caratteristiche ben precise, le quali – in mancanza di conoscenze affidabili sul funzionamento dei circuiti cerebrali che possono eventualmente attivarsi (o disattivarsi) nelle condizioni critiche in cui tali esperienze sono percepite dall'io cosciente – possono essere mentalmente interpretate sulla base di ragionamenti soggettivamente convincenti ed oggettivamente condivisibili. Anzitutto si può osservare che di norma le NDE iniziano con una completa separazione dell'io cosciente dal sistema sensoriale che lo connette al proprio organismo: l'io, pur mantenendo una coscienza, non di rado intensificata e particolarmente lucida, non prova più nessuna di quelle sensazioni di forte dolore e di difficoltà funzionale che fino a poco prima lo vincolavano al sistema nervoso di un organismo che viene ora percepito come un corpo estraneo. In alcuni casi sembra che l'io cosciente, separato dal suo organismo, sia in grado di osservare – quasi sempre dall'alto – quanto sta accadendo intorno a quell'organismo, ciò che viene fatto o detto dalle persone che lo circondano intervenendo sulle condizioni critiche in cui l'organismo si trova, ed alcuni dettagli dell'ambiente in cui la scena si svolge. Talvolta l'io cosciente si sposta per osservare ambienti vicini a quello in cui si trova il suo organismo, e cerca di interagire senza successo con le persone che vede. Si può discutere, caso per caso, sulla corrispondenza di quanto osservato dall'io con la realtà oggettiva di quanto effettivamente accaduto nell'ambiente fisico, sia mettendo in dubbio tale corrispondenza, sia avanzando ipotesi – come è stato fatto da alcuni – sull'efficienza degli strumenti sensoriali e cerebrali dell'organismo che avrebbero consentito – nonostante la criticità delle sue condizioni – di acquisire informazioni su quanto avveniva nella realtà oggettiva: si tratta, in ogni caso, di interpretazioni e di opinioni mentali soggettive, dato che – come ho già osservato – non disponiamo ancora di conoscenze affidabili e convalidate sul funzionamento del cervello in simili circostanze critiche.

In una fase successiva, presente in molte NDE, l'io cosciente si trasferisce in una dimensione completamente diversa dalla realtà di questo mondo: questo trasferimento viene spesso sperimentato come un viaggio verso l'alto (di allontanamento dalla Terra) ad elevatà velocità, talvolta all'interno di una specie di tunnel che, al termine, si apre in uno spazio sconfinato. Prima di avanzare qualsiasi valutazione interpretativa in merito a questi aspetti dell'esperienza, è consigliabile leggere qualche centinaio di testimonianze, in modo da farsi un'idea abbastanza precisa degli elementi tipicamente soggettivi e di quelli che invece sono comuni a molte esperienze. La mia interpretazione mentale – simile a quella di altre persone – è che, nelle condizioni critiche in cui l'organismo si viene a trovare, entri in funzione uno strumento alternativo al cervello, che mette la coscienza in grado di sintonizzare esperienze psichiche relative ad un'altra dimensione, pur mantenendo l'autocoscienza dell'io. Un'interpretazione alternativa, ma pur sempre di ordine mentale, è quella di coloro che ritengono che queste esperienze siano comunque determinate dal funzionamento cerebrale, nonostante la loro complessità ed il fatto che – pur verificandosi in condizioni critiche per l'organismo – siano così anomale rispetto a tutte le altre esperienze psichiche dovute all'attività cerebrale. A me sembra che il fatto che le NDE si verifichino solo in alcuni casi, e non in tutte le situazioni in cui l'organismo si trova in una crisi che determina una perdita di coscienza, si possa spiegare meglio con l'ipotesi che questo veicolo alternativo della coscienza possa essere attivato o meno: per riprendere l'esempio precedente, è come se – essendo la nave che trasporta il passeggero in acque agitate ed a rischio di naufragio – qualcuno o qualcosa decidesse se è giunto o no il momento di trasferire il passeggero su un elicottero di salvataggio di cui la nave è dotata, avviandone il motore.

D'altra parte, anche l'attribuzione delle NDE al funzionamento del cervello non cambia il significato mentale di queste esperienze, l'unico che possa effettivamente interessare e coinvolgere l'io cosciente. Si nota infatti che nessuna interpretazione riduttiva avanzata da alcuni ricercatori riesce a produrre l'effetto di indurre lo sperimentatore a riconsiderare o a mettere in dubbio la realtà di quanto ha mentalmente percepito, una realtà che – per quanto soggettiva – influenza in modo permanente anche la percezione della realtà oggettiva nella quale l'io cosciente torne a vivere una volta riconnesso col proprio organismo. Abbiamo, ancora una volta, la conferma dell'esistenza di dimensioni psichiche alternative rispetto a quelle normalmente sperimentate nel corso della vita umana, alle quali l'io cosciente può in certe circostanze accedere tramite un idoneo strumento di sintonizzazione, sia esso associato o meno al funzionamento di vari circuiti cerebrali. Alcune di queste dimensioni psichiche entrano in risonanza con qualcosa che l'io cosciente sente come inerente alla sua essenza più profonda ed autentica, un'essenza spesso alterata, trasformata ed occultata dalle dinamiche psichiche tipicamente umane con le quali l'io cosciente ha dovuto identificarsi – per destino e per le esigenze determinate dalla vita organica – nel corso della propria vita. Ecco perché, come confermato dalle testimonianze di molte NDE e di altre simili esperienze, quando l'io cosciente riesce a sperimentare la dimensione dello Spirito si sente veramente accolto nell'ambiente al quale appartiene, sente di essere tornato finalmente a casa, come molti sperimentatori si esprimono, e non prova nessun desiderio di ritornare alla vita organica. Se il cervello è in grado di sintonizzare simili esperienze, significa che esso stesso è molto di più di un organo messo a punto dal processo evolutivo in funzione delle sole finalità ed esigenze della vita organica.


 

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