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Le trasformazioni dell'io

La rappresentazione culturale dell'identità del nostro organismo

Il principale protagonista dei vari temi trattati in questo sito è sempre stato l'io cosciente, inteso come soggetto sensibile destinatario della varie esperienze che la vita umana gli riserva, ed elaboratore che interpreta le esperienze stesse e determina le azioni da eseguire tramite il proprio organismo, le quali daranno origine anche a nuove esperienze. Tuttavia, come si è visto, la frammentazione della coscienza in una pluralità di organismi umani rende impossibile una definizione sufficientemente precisa dell'identità dell'io cosciente, in quanto la stessa autopercezione mentale di questo soggetto non solo in genere è diversa da un individuo all'altro, ma col trascorrere del tempo può subire cambiamenti di rilievo anche in uno stesso individuo. La forma di identificazione più immediata è quella relativa ad un organismo, ben distinto dagli altri organismi, il cui comportamento e le cui azioni sono chiaramente riscontrabili da parte di ogni altro organismo. Ogni organismo riceve anche informazioni ed istruzioni sulle modalità con cui deve far fronte alle sue esigenze organiche e deve interagire con gli altri organismi: questo processo di apprendimento e di programmazione avviene in parte mediante imitazione istintiva ed intuitiva di ciò che fanno gli altri organismi di riferimento, ed in parte mediante comunicazione linguistica di istruzioni su come comportarsi. Tali istruzioni, che spesso fanno riferimento all'io come ad un centro interiore di controllo dell'organismo, riguardano in parte anche le strategie mediante le quali l'io deve confrontarsi con le dinamiche psichiche che lo coinvolgono. Comunque, il modo in cui ognuno di noi identifica e percepisce l'individualità degli altri fa riferimento soprattutto ai loro organismi, ciascuno con la propria etichetta (nome e cognome) che lo classifica socialmente, alla loro apparenza estetica, a come si comportano, a come agiscono, ed a quello che dicono.

Se da una parte l'io si forma, si sviluppa e si consolida per effetto di questo processo culturale di apprendimento e di condizionamento, dall'altra parte si svolge un processo parallelo, interiore e segreto – in quanto non percepibile direttamente dall'esterno – mediante il quale l'io adempie al proprio ruolo di soggetto percettore sensibile delle dinamiche psichiche dalle quali viene coinvolto tramite la funzione della coscienza. Questo duplice aspetto dell'io è già contaminato dalla bipolarità intrinseca alla psiche umana, in quanto anche i programmi di condizionamento culturale e le istruzioni di comportamento e di interazione sociale sono determinati dagli effetti progressivi che l'energia psichica, reagendo con la forma energetica contenuta nelle scintille emanate dallo Spirito, ha via via prodotto nel tempo. Comunque in tutti noi, se il nostro cervello funziona normalmente, accanto ad un io che esercita un'influenza significativa sui nostri comportamenti e sulle nostre azioni, è presente un io che percepisce sensibilmente tutte le dinamiche determinate dall'attività mentale che la coscienza registra: pensieri, sensazioni, sentimenti, emozioni, fantasie, sogni, ecc.: ma spesso questi due aspetti dell'io non sono in armonia tra loro. Anzitutto si può osservare come l'io che controlla il comportamento e le azioni dell'organismo non sempre ha il tempo e la capacità di valutare le decisioni da prendere, dato che le dinamiche psichiche possono prendere il sopravvento facendo sì che il corpo faccia e dica cose che l'io non condivide in pieno, o di cui in seguito si può pentire, oppure può accadere che l'io si identifichi a tal punto con le proprie dinamiche psichiche da difendere per principio qualsiasi cosa il suo organismo dica o faccia: questo accade soprattutto quando il sentimento del proprio valore dipende da quella che l'io ritiene essere la stima degli altri nei suoi confronti. Può così accadere che quanto più le dinamiche psichiche coinvolgono ed irretiscono l'io, tanto più esso si lasci ingannare da pensieri e da ragionamenti contorti ed arbitrari che la psiche confeziona pur di giustificare – soprattutto di fronte agli altri, ma anche di fronte a se stesso – il comportamento del proprio organismo: questa modalità di funzionamento è talmente diffusa da essere considerata quasi come un diritto naturale, per esempio nell'ambito del sistema giudiziario, laddove si ritiene logico che una persona possa mentire allo scopo di evitare una condanna per un reato che essa sa di aver commesso.

Il funzionamento stesso dell'organismo umano, ed in particolare del cervello, fa sì che i segnali, le informazioni e gli stimoli provenienti dall'ambiente (includendo nell'ambiente anche tutti gli organismi viventi, compresi quelli umani) determinino delle reazioni psichiche, nei confronti delle quali l'io cosciente dovrebbe svolgere un ruolo di sensore, di interprete e di elaboratore. È evidente come tutto questo complesso sistema di interazioni, di funzioni e di ruoli non sia stato ideato e programmato dall'io, il quale semplicemente scopre di far parte di un gioco programmato e messo a punto da entità che gli restano sconosciute (si veda nel merito la pagina sull'Avatar ed il Giocatore nel blog 2020). Come si è detto, l'io riceve dal proprio ambiente vari programmi che comprendono tanto sistemi di interpretazione della vita umana e delle sue esigenze, quanto istruzioni sui comportamenti e le azioni richiesti al suo organismo in funzione di determinati scopi. Nello stesso tempo, l'io viene coinvolto anche dalle dinamiche psichiche interiori che raggiungono la sua coscienza. Ovviamente, anche i programmi e le istruzioni provenienti dall'ambiente culturale vengono acquisiti dall'io attraverso l'attività mentale, ma le interazioni tra le dinamiche psichiche di origine interiore autonoma e quelle determinate dai programmi culturalmente acquisiti possono presentare, a seconda dei casi, diversi gradi di armonia o di conflittualità. Nel caso in cui si verifichi un forte contrasto tra un programma acquisito ed interiorizzato ed un fattore psichico di origine autonoma – percepito dall'io cosciente sotto forma di impulso o di desiderio più o meno intenso, di sentimento o di valore da difendere – l'io viene coinvolto in un conflitto nel quale uno dei due fattori in gioco finisce col prevalere sull'altro: se prevale l'elemento che possiamo definire esterno, cioè il programma acquisito, l'io deve sopportare la sofferenza che la rinuncia a quanto richiesto dal fattore psichico di origine autonoma, cioè interiore, gli causa, mentre se prevale quest'ultimo l'io deve subire le conseguenze del non essersi attenuto a ciò che il suo ambiente socioculturale richiedeva.

Sebbene uno dei due fattori che determinano tale conflitto sia stato definito come esterno, in quanto determinato da programmi culturali o da eventi che richiedono un certo comportamento da parte dell'individuo come membro di un gruppo sociale, il conflitto stesso, quando si presenta, ha sempre una natura interiore: infatti si possono verificare casi di persone che affrontano serenamente la morte del proprio organismo, proprio perché ciò che viene loro richiesto per evitarla è del tutto estraneo alle loro dinamiche psichiche. Tra le molte varianti che presentano le forme di coercizione imposte dai sistemi socioculturali sui singoli organismi, vi sono quelle per cui programmi precedentemente acquisiti ed interiorizzati entrano in conflitto con altri programmi di origine più recente: coloro che gestiscono la propaganda dei sistemi politici totalitari sanno bene come sia molto più facile condizionare i più giovani rispetto alle persone adulte, nel caso in cui queste ultime abbiano già potuto sperimentare un sistema politico liberale. Anche la prassi della tortura viene utilizzata per introdurre un elemento interiore (il dolore fisico e la sofferenza psichica) che entri in conflitto con la determinazione dell'io nel difendere le proprie decisioni e nel sostenere i valori in cui crede. Resta il fatto che in varie circostanze l'io si sente costretto a sperimentare un conflitto di cui non conosce né l'origine né lo scopo, ma che è una conseguenza inevitabile della condizione stessa della vita organica: l'energia psichica già sedimentata ed in certa misura consolidata che gli viene trasmessa dai programmi sociali può entrare in conflitto con l'energia che viene prodotta in uno stato, potremmo dire, magmatico, mediante l'attività cerebrale del suo organismo, spesso senza che l'io abbia le risorse per dirigere questo processo in modo da poter trasformare le tensioni conflittuali in attività utile e positiva per la propria evoluzione. Di frequente il conflitto energetico nasce dall'interazione tra dinamiche psichiche che si generano all'interno di organismi diversi, facendo sì che ognuno di essi si comporti nei confronti dell'altro – più o meno intenzionalmente – in modo che l'io dell'altro debba sperimentare una tensione conflittuale.

Finché l'io si identifica con le dinamiche psichiche che lo coinvolgono, in caso di conflitto spesso prevalgono le dinamiche determinate dai programmi di condizionamento e di adattamento trasmessi dal gruppo sociale di appartenenza, che provocano la repressione o la rimozione di quelle istanze di origine interiore che risultano incompatibili con esse. Ma può anche accadere che l'io, identificandosi con le proprie dinamiche autonome, assuma un orientamento ed un comportamento di ribellione nei confronti delle richieste che gli vengono presentate, sotto forma di obblighi assunti o di doveri, dal gruppo sociale di appartenenza (sulla base dei programmi di condizionamento ricevuti), mettendo anche a rischio il benessere, la tranquillità e perfino la stessa sopravvivenza del proprio organismo. Nell'uno e nell'altro caso il carattere bipolare della psiche umana esercita la sua influenza sull'io, anche se non di rado i rischi comportati dalla fedeltà dell'io alle proprie dinamiche psichiche di origine autonoma ci inducono a vedere la condizione del ribelle sotto la luce di un'aura romantica, non scevra da un certo grado di eroismo. Questo accade perché alle dinamiche psichiche di origine interiore può essere attribuita in qualche misura un'origine spirituale, soprattutto quando entrano in conflitto con i programmi di condizionamento di una cultura orientata prevalentemente sulle esigenze materiali dell'organismo. Tuttavia, un significativo passo avanti nel processo di liberazione dell'io cosciente si verifica solamente quando l'io comincia a prendere le distanze dalle dinamiche conflittuali della psiche umana, chiedendosi quale sia la sua funzione nell'ambito di tale conflitto e perché vi si trovi coinvolto, apparentemente senza avere le risorse necessarie per risolverlo o per evitarlo. Man mano che il processo di liberazione procede, l'orientamento critico dell'io si manifesta in egual misura tanto nei confronti delle dinamiche psichiche determinate dal modo in cui il suo sistema psicofisico reagisce agli stimoli ambientali o viene condizionato dai programmi culturali che il proprio gruppo sociale gli trasmette, quanto nei confronti di quelle dinamiche che tentano di coinvolgerlo, apparentemente sgorgando dalla sua più autentica interiorità, non di rado contrapponendosi alle altre: nell'uno e nell'altro caso, infatti, il carattere alternativamente coercitivo e seduttivo della psiche umana cerca di far presa sull'io, affinché si adegui acriticamente a ciò che essa gli richiede o gli impone, rinunciando così ad approfondire la conoscenza della sua vera essenza e del suo ruolo nella vita umana.

Le fasi della vita

Via via che la vita procede, il bagaglio di esperienze e di informazioni a disposizione dell'io aumenta, contribuendo a modificare il modo in cui l'io affronta le varie condizioni che si presentano e le conseguenti dinamiche psichiche che lo coinvolgono: si tratta di un processo di maturazione che potremmo definire naturale, in virtù del quale l'io può anche riconoscere di non condividere più alcuni suoi comportamenti e scelte del passato, qualora potesse ipoteticamente utilizzare, nelle stesse circostanze, le risorse di conoscenza e di esperienza di cui adesso dispone. Ovviamente, questi cambiamenti sono in parte da attribuire ai processi che modificano nel tempo la struttura biologica dell'organismo, intervenendo anche sul funzionamento del sistema nervoso, e del cervello in particolare, come strumento mediante il quale le dinamiche psichiche che coinvolgono l'io vengono sintonizzate. L'io stesso può sentirsi piuttosto sconcertato e perplesso, quando deve prendere atto che la sua identità è legata a quella di un organismo che si modifica nel tempo, un fatto continuamente confermato dal modo in cui gli altri fanno riferimento alla sua esistenza esclusivamente sulla base del riconoscimento del suo organismo, nella fase della vita in cui esso attualmente si trova. In effetti l'io mantiene il ricordo di una parte delle sue esperienze del passato, le più importanti delle quali possono coinvongerlo con reazioni emotive più o meno intense quando vengono rievocate, dando così un senso di continuità e di identità alla sua esistenza: in qualche caso tali reazioni emotive comportano sentimenti di rimorso, di rimpianto o di nostalgia, dunque quello che è stato vissuto nel passato influenza anche le dinamiche psichiche attuali. È interessante notare come la rievocazione della vita che si verifica, in forme diverse, un un discreto numero di NDE, comporti frequentemente una nuova esperienza di vari episodi della propria vita, come se tali eventi fossero stati registrati – non sappiamo come o dove – così da poter essere rivissuti dall'io in modo molto più completo e preciso di quanto non gli sia di norma consentito dalla memoria. D'altra parte, è anche vero che nel corso della vita organica l'io può perdere ogni ricordo del proprio passato, e dunque ogni connessione col senso di continuità e di identità che la memoria gli offre, a causa di traumi o di malattie (comprese le varie forme di demenza senile) che compromettono il buon funzionamento del cervello.

Quando l'io, sulla base delle esperienze della propria vita, trova in se stesso la capacità e le risorse per riflettere e meditare sui cambiamenti che si sono verificati nel tempo, soprattutto in relazione alla sua emancipazione nei confronti delle dinamiche psichiche da cui viene coinvolto, e con le quali in passato si identificava completamente, in molti casi intraprende un percorso di ricerca verso un modo di vivere che agevoli la conoscenza e la manifestazione della propria più autentica intima essenza. In tale percorso, che potrebbe essere definito di evoluzione spirituale, l'io non vuole identificarsi con nessun modello di ascesi religiosa, ma va alla ricerca del significato dell'unicità del suo modo di essere, pur considerandolo nell'ambito delle innumerevoli possibili manifestazioni che possono scaturire dal processo creativo, da cui esso stesso è stato emanato. Questa evoluzione spirituale comporta ad un certo punto una specie di risveglio, per il quale l'io non si sente più né isolato in mezzo ad una folla né solo, ma sente di essere associato ad una o più entità spirituali nei confronti delle quali esso assume il ruolo dapprima di semplice testimone, e poi di esploratore, delle possibilità offerte dalla sperimentazione della vita umana. La percezione della connessione con le entità spirituali, oltre ad equilibrare il coinvolgimento dell'io nelle dinamiche della psiche umana, consente all'io stesso di vivere in armonia con la propria essenza, ed influenza in modo positivo tanto lo stato di salute dell'organismo quanto il funzionamento della mente e, di conseguenza, le dinamiche psichiche che vengono sintonizzate tramite la stessa. Questa condizione si traduce il una forma di felicità umana abbastanza stabile, che non viene contaminata nemmeno dagli eventi negativi nei quali l'io, per una ragione o per l'altra, può essere pur sempre coinvolto, ma entro certi limiti: infatti il sentimento di connessione con le entità spirituali fa sì che l'io si senta particolarmente protetto nei confronti di quegli eventi della vita che potrebbero provocare reazioni psichiche incompatibili con la sua sensibilità, sviluppata ed acuita come conseguenza del percorso evolutivo perseguito dall'io mediante il potenziamento della sua attività cosciente. Dunque l'io sente che anche le reazioni psichiche provocate dalle circostanze negative che può eventualmente dover affrontare non riusciranno a superare il limite che alteri l'equilibrio determinato dalla sua connessione con la dimensione spirituale.

Via via che l'io prende le distanze dalle proprie dinamiche psichiche, soprattutto da quelle che non sente come congeniali ed in armonia con la propria essenza, prova un senso di separazione e di indifferenza anche nei confronti di quegli aspetti della sua personalità del passato che determinavano scelte e comportamenti fortemente influenzati dalle dinamiche psichiche in cui veniva coinvolto. In questo caso, l'io non dimentica che in quelle circostanze, e con le risorse di cui allora disponeva, non sarebbe stato in grado di agire diversamente, né si sottrae all'assunzione di responsabilità nei confronti delle scelte compiute: tuttavia il fatto di rendersi conto che il medesimo processo di identificazione con le dinamiche psichiche che influenzavano le sue scelte e le sue azioni determina anche le scelte e le azioni degli altri esseri umani (ciascuno con il proprio io), indipendentemente dal fatto che tali azioni siano da esso giudicate positive o negative, buone o cattive, lo porta a lasciarsi alle spalle la sua stessa storia personale, o quanto meno quella parte di essa che corrisponde alla condizione di automa umano. Alla luce della sua connessione con la dimensione spirituale, ora l'io è in grado di considerare gli eventi della vita umana, ed i loro riflessi nell'attività cosciente della sua mente, per quello che sono: cioè, appunto, esperienze. L'attribuzione a tali esperienze di una tonalità emotiva positiva o negativa non dipende più dagli arbitri spesso capricciosi di una psiche ambivalente sulla quale l'io ha uno scarso controllo, ma viene determinata in modo quasi sempre positivo, o per lo meno significativo sotto il profilo evolutivo, dalla stessa ragion d'essere dell'io come soggetto sperimentatore della vita organica, in relazione alla quale esso ora conosce bene le difficoltà che implica l'interagire con una dimensione così diversa rispetto a quella che è la sua essenza spirituale. Se un organismo umano dovesse esplorare un pianeta le cui condizioni ambientali non fossero adeguate alle sue esigenze vitali, dovrebbe anzitutto dotarsi di un idoneo involucro che, isolandolo e proteggendolo dall'ambiente esterno, gli fornisse le sostanze di cui ha bisogno e gli permettesse di espellere quelle da eliminare: analogamente, una volta che l'io cosciente ha raggiunto un adeguato livello di evoluzione, l'organismo che gli consente di esplorare la dimensione della vita umana diviene per esso l'equivalente di tale scafandro.

 (continua)    


 

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