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Le energie dell'Universo

L'interpretazione psichica delle energie cosmiche: il tempo

La forma in cui noi conosciamo il nostro mondo e gli eventi che vi si verificano è determinata ovviamente dalle nostre facoltà mentali, e l'interpretazione che noi diamo di ogni fenomeno deriva da quanto viene elaborato da quelle sintonie della psiche umana nelle quali siamo coinvolti. Sotto il profilo conoscitivo, la scienza ha sottratto alcune delle energie presenti nell'universo all'arbitrio delle interpretazioni psichiche, per cui oggi si può parlare, per esempio, di gravità, di campi elettromagnetici, di tettonica e di orogenesi, laddove in passato la psiche interpretava in modo vario e fantasioso le cause che davano origine ai vari fenomeni naturali. Tuttavia molti dei fenomeni che riguardano direttamente la vita umana, ed in particolare le dinamiche relative alle esigenze dell'organismo ed alla psiche (sia per come essa viene percepita dall'io, sia per come influenza le relazioni interpersonali), vengono ancora interpretati in termini psichici – e dunque sostanzialmente emotivo-sentimentali – dato che ci mancano le risorse per poterle affrontare con un approccio conoscitivo adeguato. Il metodo scientifico, infatti, riesce a studiare solo quegli aspetti di tali fenomeni che rientrano nel suo ambito, ma che certamente non ne esauriscono la complessità, come abbiamo varie volte osservato a proposito dell'enigma rappresentato dalla stessa coscienza. Nello stesso tempo l'io cosciente può sentire un intensa esigenza di conoscere, per superare quella condizione di ignoranza (e di incapacità di controllo) che gli viene imposta dalla condizione umana, soprattutto a causa dell'inaffidabilità di gran parte delle elaborazioni di origine psichica.

Uno degli aspetti più sconcertanti della nostra esperienza è dato dal modo in cui la nostra coscienza percepisce il flusso di quella particolare energia che chiamiamo tempo, trasformando l'incertezza e l'indeterminazione di un futuro non conosciuto, potenzialmente ricco di alternative, nella rigida fissità di un passato in cui nulla può più essere modificato, al quale tuttavia non possiamo più accedere direttamente, ma solo attraverso ricordi e documenti non sempre affidabili, e di recente – grazie al progresso tecnologico – mediante registrazioni strumentali. Nella vastità dello spazio, inoltre, l'acquisizione delle informazioni relative a quanto avviene nell'uno o nell'altro luogo è condizionata dal tempo necessario affinché tale informazione possa pervenire ad un soggetto cosciente, nel luogo in cui esso si trova, e dunque dalla velocità del veicolo con cui essa viene trasmessa: secondo la scienza, nell'universo fisico in cui ci troviamo questa velocità non può superare quella massima dei fotoni nel vuoto. Non è dunque possibile, per un osservatore cosciente situato in un certo luogo, avere un quadro conoscitivo degli eventi che accadono contemporaneamente nello spazio. Anche la conoscenza degli eventi accaduti in passato richiede a noi umani un paziente lavoro di ricerca di reperti, indizi, documenti e testimonianze e di interpretazione induttiva di ciò che riusciamo a trovare, fino ad avvicinarci a ciò che riteniamo possa essere realmente successo. Invece, in base ai resoconti di molte NDE, sembra che esista una coscienza cosmica che può accedere direttamente a qualsiasi evento nello spazio e nel tempo, dato che l'energia di quest'ultimo non si manifesta linearmente e progressivamente, come accade quando essa viene percepita dalla coscienza umana, ma costituisce una dimensione che la coscienza cosmica gestisce facilmente, traendone quell'onniscienza che le consente di conoscere ogni evento passato e futuro.

Il modo in cui noi umani percepiamo il fluire del tempo è indispensabile per offrire all'io l'illusione psichica di tutte le possibili alternative che il futuro presenta, dandogli l'impressione di poter ottenere ciò che desidera: ma lo stesso flusso temporale trasforma costantemente il futuro in un passato cristallizzato, nel quale nulla può più essere modificato rispetto a quanto è accaduto, anche se si può fare in modo da occultarne e modificarne le tracce per evitare che altri se ne rendano conto, al punto da voler cancellare certi eventi dalla nostra stessa memoria. Tuttavia ogni evento percepito da una forma di coscienza viene accuratamente registrato in modo indelebile nella memoria cosmica, restando accessibile alla coscienza per l'eternità. Ma dal nostro punto di vista umano l'energia del tempo esercita la propria influenza sull'energia della psiche, la quale costantemente irretisce l'io nella trama della vita inducendolo a desiderare qualcosa di futuro, e ad  allentare i suoi legami con ciò che è passato, dato che i cambiamenti indotti dal fluire del tempo e dal funzionamento della memoria rendono gli eventi trascorsi sempre più remoti e meno coinvolgenti. Così l'io vive più o meno intensamente nel presente, e può desiderare o temere ciò che accadrà in futuro, oppure può ricordare con nostalgia certi eventi e certe emozioni del passato, mentre desidera dimenticarne altri, convalidando in questo modo la storia personale della vita che il destino gli ha riservato: non è in grado però di vivere nell'eterno presente senza tempo, proprio perché – nella dimensione della vita umana – l'energia del tempo, alla quale è soggetto l'organismo, non glielo consente. Vi è tuttavia una concreta barriera che segna per ciascun io il termine di questo flusso temporale di trasformazione del futuro in passato: la morte dell'organismo, che libera l'io cosciente dagli effetti dell'energia del tempo, così come noi li conosciamo per esperienza diretta, non diversamente da come sperimentiamo gli effetti dell'energia gravitazionale sul nostro corpo.

Mentre il fluire del tempo continuerà ad interessare le vicende di questo mondo, esercitando i suoi effetti sulla coscienza degli esseri umani viventi, una volta che il processo di liberazione dell'io cosciente dal proprio organismo sia terminato anche gli effetti del tempo vengono meno, o comunque risultano notevolmente alterati, almeno stando a quanto testimoniato da molte NDE: l'io cosciente non sperimenta più una cronologia lineare degli eventi analoga a quella a cui si è abituato in questa vita, ma tanto l'istante quanto l'eternità sembrano fondersi in una più ampia dimensione energetica, nella quale il concetto stesso di tempo – così come viene elaborato dalla mente umana per effetto del funzionamento del cervello – perde di significato. Dunque il tempo non può essere considerato come una forma di energia assoluta alla quale l'io cosciente è eternamente soggetto, ma solo come l'elaborazione mentale – da parte del nostro organismo – di un'energia attiva nella dimensione di quest'universo fisico: lo stesso concetto di eternità, come infinita successione di eventi, non ha più senso quando ogni evento  è immediatamente accessibile, indipendentemente dal fatto che sia considerato passato o futuro nell'ordine temporale. Per questo motivo non si possono applicare alle esperienze dell'io cosciente nella dimensione dello Spirito le stesse categorie di tempo e di causalità che utilizziamo nella dimensione della vita organica: la realtà della dimensione dello Spirito è indipendente rispetto a quella creata dal funzionamento del nostro organismo, ed in particolare dal cervello, ed è probabilmente molto più ampia, non essendo limitata dalle dimensioni spazio-temporali e dagli effetti energetici che caratterizzano la realtà dell'universo fisico.

La creatività nell'Universo

Uno degli effetti del tempo, nella dimensione della nostra vita umana, è che noi oggi non conosciamo ciò che potremo conoscere in un futuro più o meno remoto. La nostra attenzione – e l'attività psichica che ne deriva – è prevalentemente rivolta a quanto accade in quello che noi consideriamo il nostro mondo, che coincide essenzialmente col pianeta Terra. Ma mentre in passato si presumeva che questo mondo fosse il centro dell'universo, oggi sappiamo che la Terra è un pianeta che orbita intorno ad una stella semiperiferica, la quale fa parte di una galassia che di stelle ne contiene circa 200 miliardi, o anche più. È poi stato calcolato che l'universo è formato da un numero enorme di galassie (200 miliardi sono quelle di dimensioni comparabili con la nostra Via Lattea) e di conseguenza il numero delle stelle e dei possibili pianeti orbitanti intorno ad esse sfida perfino le risorse della nostra immaginazione. E poiché noi sperimentiamo direttamente gli effetti della creatività nel nostro pianeta come evoluzione dei processi di organizzazione della materia nella vita organica, nulla ci impedisce di pensare che processi analoghi a quello che si svolge nel nostro mondo non possano aver luogo su alcuni altri degli innumerevoli mondi presenti nell'universo. Ma la vastità dello spazio, la separazione dei mondi che ne deriva, e l'impossibilità di ottenere informazioni dirette su quanto sta accadendo contemporaneamente nei diversi luoghi dell'universo, ci hanno impedito, fino ad oggi, di avere una conoscenza abbastanza affidabile  (o anche semplici indizi) in merito a quanto accade su altri mondi, che non siano i pianeti del nostro sistema solare o i loro satelliti. Per avere un'idea delle distanze in gioco, basta pensare che mentre il diametro del sistema solare può essere stimato intorno alle 20 ore-luce, cioè meno di un giorno-luce (il pianeta nano Plutone orbita a circa 5,2 ore-luce dal Sole), la stella più vicina al nostro Sole (Proxima Centauri) è distante circa 4,2 anni-luce, cioè 1544 giorni luce.

I vasti spazi interstellari fanno sì che quelli che noi consideriamo mondi adatti ad ospitare forme di vita – in base a quanto possiamo dedurre dal processo evolutivo che si è svolto sul nostro pianeta – siano molto distanti l'uno dall'altro, al punto che fino ad oggi non siamo riusciti ad ottenere informazioni dirette sull'esistenza della vita su altri pianeti. Tuttavia, in base a semplici considerazioni probabilistiche, nell'universo sono presenti molti miliardi di pianeti in cui la vita potrebbe essersi sviluppata, dato che presentano condizioni ambientali non molto diverse da quelle presenti sul nostro pianeta, ora o nel passato. Inoltre, così come non siamo in grado di conoscere nulla riguardo ai risultati dell'evoluzione della vita in quei mondi ed alle forme viventi che ne sono derivate, ancor meno sappiamo in merito ai processi psichici in base ai quali quegli organismi potrebbero funzionare. Noi umani viviamo sul pianeta Terra isolati come in una bolla, e tutto quello che riusciamo a fare è fantasticare di viaggi interstellari (o addirittura intergalattici) in un universo che immaginiamo popolato da organismi essenzialmente antropomorfizzati (o animalizzati), ma che in realtà resta per noi enigmatico ed inaccessibile nella sua sconvolgente vastità, dato che attualmente non disponiamo di alcuna delle risorse necessarie per spostarci negli spazi interstellari. Noi riusciamo ad osservare l'universo ad una scala nella quale una stella è un'entità luminosa puntiforme (fatta eccezione per il nostro Sole, data la sua relativa vicinanza), mentre i processi creativi che danno origine alla complessità degli organismi viventi si verificano a dimensioni estremamente più ridotte, a partire da quelle delle molecole organiche dalla cui aggregazione si sono formati i più semplici microorganismi. Non vi è, almeno per ora, alcuna possibilità di amplificare di miliardi di volte il campo di osservazione dei nostri strumenti, in modo che possano darci informazioni visive su quanto accade (o su quanto è accaduto in passato, tenuto conto delle distanze) sulla superficie di altri mondi così lontani dal nostro, e dunque non possiamo far altro che rivolgere la nostra attenzione alle forme di vita organica presenti sul nostro pianeta, dato che ogni altra conoscenza ci è preclusa.

La frammentazione dell'energia indifferenziata che ha dato origine a quest'universo in una pluralità di stelle della prima generazione, ciascuna separata dalle altre, presenta qualche analogia con la frammentazione della coscienza in una moltitudine di organismi individuali, come evidentemente accade sul nostro pianeta. Un aspetto importante della frammentazione dell'energia primordiale è costituito dal manifestarsi, con il trascorrere del tempo, del processo creativo per effetto del quale le reazioni nucleari che avevano luogo nelle stelle della prima generazione trasformavano l'idrogeno e l'elio in elementi via via più pesanti, come il carbonio o l'ossigeno, che venivano poi dispersi nelle nubi interstellari per essere riutilizzati dalle stelle di seconda generazione, fino ad ottenere quegli elementi pesanti da cui sono formati i pianeti rocciosi come la Terra. Per quanto ci è dato di comprendere, il tempo sembra essere il fattore fondamentale che consente la trasformazione da una fase energetica intensa ed indifferenziata ad una complessità informatica ed organizzativa sempre più differenziata e coordinata, fino a pervenire alla complessità degli organismi attualmente viventi sul nostro pianeta, o a quella derivante dalle nostre interazioni sociali: ed ancora non possiamo sapere cosa il futuro riserva alla conoscenza umana. La stranezza del trascorrere del tempo, così come viene normalmente percepito dalla mente umana, è tale per cui, mentre ciò che è accaduto nel passato viene ormai considerato come comprensibile e quasi logico nella sua cristallizzata evidenza, anche se non lo conosciamo, il futuro ci appare quasi sempre come incerto, indecifrabile ed aperto a mille possibilità: eppure ogni istante del passato, prima di essere tale, è stato considerato come parte di un futuro da una coscienza come quella umana. Infatti, come si è visto, il flusso del tempo è tale in quanto viene da noi così percepito, mentre tutto ciò che è accaduto o deve accadere è già ordinato in una sequenza consultabile al di fuori del tempo, per una coscienza che funzioni in modo diverso da come funziona quella umana nel suo stato ordinario.

Il fatto che noi umani non conosciamo cosa sia avvenuto o cosa stia avvenendo al livello creativo organico sugli altri miliardi di pianeti dell'universo che presentano condizioni compatibili con lo sviluppo della vita, non significa che in tali mondi il processo creativo universale sia rimasto inerte: non solo esso potrebbe aver prodotto forme organiche molto diverse da quelle – pur estremamente differenziate – che vivono sul nostro pianeta, ma potrebbe anche aver elaborato modalità di sintonizzazione della coscienza e di sviluppo dell'intelligenza ben diverse da quelle che noi umani sperimentiamo. Il processo creativo della realtà fisica dell'universo, una realtà che nessuno scienziato si sogna di contestare, è in sé talmente enigmatico da sfidare la capacità di comprensione anche delle menti umane più dotate. L'isolamento dei mondi da cui ha avuto origine, in passato, quell'antropocentrismo che ancora caratterizza il nostro pensiero interpretativo più avanzato, ha fatto sì che – in mancanza di altre forme di elaborazione conoscitiva a cui fare riferimento o con cui confrontarci – noi umani sviluppassimo forme di conoscenza che ci sembrano valide e vantaggiose: siamo infatti la forma di vita più intelligente del nostro pianeta, e l'unica in grado di produrre un pensiero interpretativo e creativo efficace nei confronti della realtà. Eppure il fatto che esista una pluralità di mondi dovrebbe indurci a riflettere sul carattere sperimentale delle nostre stesse facoltà conoscitive, dato che quanto meno su una cosa molti scienziati concordano: il cervello, cioè l'organo a cui viene attribuita la capacità di elaborare il pensiero conoscitivo, è un prodotto del processo creativo che ha determinato l'evoluzione della vita sul nostro pianeta. Si viene così a creare quel paradosso per cui siamo indotti a considerare affidabile una forma di conoscenza determinata dal funzionamento di un organo la cui origine resta per noi indecifrabile ed enigmatica. Il metodo scientifico, tuttavia, non fa affidamento solo sul funzionamento del cervello, ma sulla possibilità di ottenere, mediante l'intelligenza, risultati sperimentali che offrano un effettivo controllo di ciò che accade nel mondo fisico: dunque non tutto ciò che il cervello produce come pensiero interpretativo della realtà può essere considerato conoscenza.

La condizione dell'io, lo Spirito e l'energia della psiche umana

Alla luce di quanto attualmente sappiamo sulle energie che hanno determinato la formazione dell'universo e tuttora ne guidano l'evoluzione, possiamo ben dire che quello che accade sulla superficie del pianeta Terra – con particolare riguardo per gli eventi determinati dal funzionamento della psiche umana – sembra essere irrilevante. È vero che di recente noi umani abbiamo inviato nel sistema solare alcuni strumenti per acquisire informazioni su quanto accade nell'universo, e che siamo riusciti nell'impresa di mettere piede sul nostro satellite, ma ciò che viene talvolta enfaticamente chiamato conquista dello spazio si riduce a qualche faticosa e costosa escursione nel cortile di casa, o tutt'al più nelle case disabitate del vicinato (alcuni pianeti del sistema solare). Finora, nella storia dell'umanità, quasi tutte le energie sono state rivolte a risolvere i problemi legati alla nostra esistenza in quanto organismi riproduttivi, oltre che alla creazione ed all'affermazione di sistemi socioculturali in grado di ampliare il nostro potere di influenzare gli eventi di questo mondo, eppure col progredire della coscienza alcuni esseri umani hanno sentito già in epoche remote l'esigenza di studiare e di interpretare ciò che avveniva nel cielo. Nonostante l'incolmabile differenza tra, da una parte, l'immensità degli spazi cosmici in cui agiscono le energie coinvolte nella formazione delle galassie, e dall'altra, le ridotte dimensioni a cui si verificano i processi evolutivi della vita organica quali noi li osserviamo sul nostro pianeta, siamo indotti a riscontrare una continuità nel fenomeno creativo che, pur frazionandosi in una pluralità di mondi così distanti l'uno dall'altro, sembra progressivamente affinarsi in una miniaturizzazione sempre più evoluta, fino alla complessità dell'organismo umano o di altri organismi ancor più progrediti che potrebbero eventualmente esistere su mondi lontani.

Se guardiamo all'evoluzione dell'universo nel suo complesso, svincolandola dalla nostra percezione temporale (del resto relativizzata dalle enormi distanze che ci separano dalle galassie più lontane), non ci è difficile riconoscere un fenomeno unitario, che comprende in sé le frammentazioni e le pluralità determinate dai processi creativi, via via che si verificano nel tempo. La comparsa della coscienza, come noi umani la sperimentiamo, ha dato origine a quei processi conoscitivi di natura psichica in base ai quali cerchiamo di interpretare questo processo creativo universale, senza tuttavia poterci svincolare dalla condizione spazio-temporale nella quale ci troviamo in quanto esseri umani viventi sul pianeta Terra: le nostre capacità conoscitive ed interpretative sono infatti condizionate dal funzionamento della nostra mente individuale, anche quando si inseriscono in quel più ampio processo umano che, da qualche secolo a questa parte, si è affermato come metodo scientifico. Come abbiamo già osservato, l'isolamento al quale siamo soggetti in quanto esseri coscienti interessati alla conoscenza non ci consente di interagire con altre forme di coscienza che potrebbero offrirci un quadro interpretativo della creatività universale diverso dal nostro, e forse anche più evoluto. Ma, almeno attualmente, siamo in un certo senso costretti a considerare la realtà come qualcosa che può essere conosciuto con gli strumenti matematici ed interpretativi di cui il nostro intelletto può disporre, ben sapendo che il coinvolgimento della nostra coscienza in questo processo conoscitivo è determinato da particolari sintonie della psiche umana che ne influenzano anche i risultati. Comunque, è sorprendente constatare come per molti aspetti i modelli interpretativi elaborati dalla nostra mente vengano convalidati dagli eventi fisici, confermando un certo grado di affidabilità delle nostre elaborazioni mentali della realtà e delle forme di conoscenza che ne derivano. Resta il fatto però che, finché restiamo su questo pianeta, non abbiamo la possibilità di interagire con altre forme di elaborazione cosciente della conoscenza con cui confrontarci, a meno che qualcuno non venga a visitarci da un altro mondo o da un'altra dimensione.

A questo proposito, i resoconti di molte NDE ci offrono una diversa interpretazione del fenomeno creativo, fondata sulla conoscenza acquisita nella dimensione dello Spirito, in base alla quale la creatività si rivela all'io cosciente come un'energia che viene sentita ed interpretata in termini di amore universale, onnicomprensivo ed onnipresente. Coloro che hanno sperimentato queste NDE non si stancano di evidenziare la perfetta chiarezza e l'assoluta evidenza con cui questa forma di conoscenza si imponeva alla loro coscienza, determinando una certezza immediata: tuttavia, essi stessi riconoscono come, pur mantenendo il ricordo indelebile di quella condizione di conoscenza una volta ritornati nella dimensione della vita organica, le dinamiche della psiche umana impediscono loro di tradurla in forme di pensiero logiche, ragionevoli e condivisibili in termini di conoscenza umana. Evidentemente la nostra stessa organicità determina una connessione con l'universo fisico che influenza in modo sostanziale le risorse mentali mediante le quali elaboriamo la conoscenza, alla luce di quelli che consideriamo dati di fatto. Gli stessi sperimentatori delle NDE ci riferiscono di come le risorse intellettive ed interpretative di cui disponiamo nella vita organica siano molto più limitate, nebulose, lente e – in una parola – inaffidabili, rispetto a quelle di cui il loro io spirituale poteva disporre: alcuni di essi fanno riferimento, senza incertezze, all'antico concetto induista della maya, mettendo in evidenza il carattere illusorio, temporaneo e pertanto impermanente, di tutto ciò che sperimentiamo in questa dimensione, e l'inadeguatezza degli strumenti intellettivi mediante i quali cerchiamo di interpretare e di conoscere i fenomeni che sperimentiamo. L'io cosciente si trova così nella condizione incerta, spesso stimolante ma non sempre gradevole, di dover cercare di conoscere un universo che viene considerato come reale, pur nelle sue mutevoli dinamiche temporali, mediante le risorse mentali di cui può disporre, ben sapendo che tali risorse sono esse stesse determinate in gran parte dal processo che si vuole conoscere, e che possono essere insufficienti ed inadeguate.

In effetti l'io cosciente, irretito nelle dinamiche contraddittorie e non di rado conflittuali della psiche umana, il cui punto di forza consiste essenzialmente nelle sofferenze a cui l'io può essere soggetto a causa della forte connessione con il proprio organismo e dell'attaccamento quasi incondizionato a questa vita che ne deriva, deve poi riconoscere che ciò che accade su questo minuscolo pianeta si perde nell'assoluta ed in un certo senso ironica indifferenza di un universo sconfinato e misterioso, che potrebbe aver dato origine a miliardi e miliardi di esperimenti analoghi a quello che si svolge sul nostro mondo, ma con esiti molto diversi. Quando la nostra mente elabora questo tipo di informazione, la presa della psiche umana sull'io cosciente risulta notevolmente indebolita, dato che l'importanza stessa del progetto «genere umano» diventa relativa. L'io viene così a trovarsi in una condizione più vantaggiosa, che gli consente di considerare la vita organica per quello che è: una serie di esperienze – a volte piacevoli ma spesso dolorose, e non di rado imprevedibili ed incomprensibili – linearmente ordinate dall'energia del tempo, attraverso le quali esso deve passare per qualche misteriosa ragione. Questo accade all'io cosciente di ogni essere umano, che viva attualmente o che abbia vissuto in passato su questo pianeta, e probabilmente anche a chi vivrà in futuro, senza tener conto delle altre forme di coscienza intelligente frammentata ed individualizzata che possono esistere su altri mondi. Eppure, per limitarci correttamente a quanto accade sul nostro pianeta (in mancanza di informazioni su quanto può accadere su altri mondi), siamo indotti a pensare che anche l'energia bipolare della psiche umana debba avere una sua ragion d'essere, altrimenti non si vede perché un'entità sensibile come l'io cosciente dovrebbe essere temprata, per così dire, mediante la sua immersione nelle esperienze psichiche determinate dalla condizione organica.

Se vogliamo ancora una volta fare riferimento alle testimonianze delle NDE per affrontare questo problema sulla base di esperienze reali, pur nella loro soggettività, e non di mere speculazioni, riscontriamo anzitutto come – nel 90% dei casi – il ritorno alla vita organica, dopo aver assaporato la dimensione dello Spirito, sia sentito come un fardello assai pesante da sopportare, al quale l'io cosciente vorrebbe sottrarsi con tutte le risorse di cui dispone. Questo fatto non dovrebbe lasciare alcun dubbio sul diverso valore che le due dimensioni hanno per l'io, e sul faticoso e non di rado doloroso compito che gli viene assegnato quando viene rimandato – spesso contro la propria volontà – nel suo organismo umano. Quanto all'interpretazione del significato che le esperienze di questa vita, determinate dal bipolarismo della psiche umana, possono avere per l'io, si riscontrano alcune significative differenze tra le varie NDE. Nella maggior parte dei casi l'io, nella sua forma spirituale, ritiene di aver già sperimentato la dimensione dello Spirito, quasi come se un ricordo più o meno sfumato riaffiorasse nella sua coscienza. Va tuttavia tenuto presente che in quella dimensione il tempo non viene sperimentato cronologicamente, nel modo in cui siamo abituati in questa vita, e che a volte la coscienza dell'io si fonde con la coscienza universale dello Spirito: dunque non ritengo che le cosiddette reincarnazioni vadano interpretate come una serie di vite umane sperimentate una dopo l'altra dal medesimo io cosciente – anche se alcuni sperimentatori sembrano avvalorare un'interpretazione di questo genere – ma piuttosto come una pluralità di esperienze a cui l'io, spiritualmente ristorato e di conseguenza in qualche misura rigenerato, si assoggetta volontariamente, probabilmente per acquisire maggiori informazioni su alcuni aspetti dell'esistenza. Di norma, tuttavia, il passaggio dalla vita organica alla dimensione dello Spirito non comporta un'interruzione nel senso di identità e di autocoscienza dell'io (e lo stesso accade per il rientro nell'organismo), mentre l'esperienza della vita con un organismo di nuova formazione sembra dare origine ad un nuovo io cosciente, privo del ricordo di precedenti esperienze nella dimensione dello Spirito e condizionato dalle dinamiche mentali determinate dal funzionamento del cervello.

Nella maggior parte dei casi la missione affidata all'io cosciente di coloro che sono ritornati alla vita organica, dopo aver sperimentato la dimensione dello Spirito nel corso di una NDE, sembra essere quella di testimoniare e di divulgare l'esistenza di tale dimensione e la possibilità – anzi, almeno per loro, la certezza – che l'io spirituale possa accedervi al termine della vita organica, e di trasferire nei rapporti interpersonali di questo mondo una parte di quell'energia, percepita come amore incondizionato ed universale dal quale si sono sentiti come rigenerati ed in qualche caso anche guariti. Questo trasferimento di energia dovrebbe avere nel tempo un effetto di rafforzamento nei confronti della polarità positiva della psiche umana (quella che siamo soliti identificare come il bene nelle sue varie forme), anche se non siamo in grado di sapere in che modo reagirà la polarità negativa della psiche la quale, fino ad oggi, si è sempre dimostrata molto efficiente nell'affermare il proprio dominio sull'io cosciente degli umani, sebbene in misura diversa da una persona all'altra. Esaminando le varie NDE, si riscontrano tuttavia alcune differenze di rilievo nell'interpretazione della funzione della psiche umana: è come se anche nella sua condizione spirituale, nella sua fusione con lo Spirito e nel suo essere illuminato dalla conoscenza che ne deriva, l'io cosciente mantenesse una sua libertà interpretativa in merito alle dinamiche del processo creativo ed al significato delle energie che ne fanno parte. Tra queste energie è compresa anche la psiche umana, con la bipolarità che la caratterizza e che viene variamente sperimentata dall'io cosciente mentre vive vincolato al proprio organismo. Secondo alcune NDE, l'io cosciente, accettando di vivere in questo mondo e di confrontarsi con la psiche umana, si impegnerebbe in una missione che potremmo definire eroica, il cui scopo sarebbe quello di neutralizzare, attraverso la sofferenza, la polarità negativa della psiche, lasciando libero lo Spirito di espandersi creativamente su molti altri mondi. Sotto quest'aspetto, ho trovato particolarmente interessante il racconto della NDE di Sandi T., che si può leggere al n. 4838 di questa pagina del sito della NDERF di Jeffrey e Jody Long (esperienze eccezionali).

In qualche modo lo Spirito, nella sua perfetta e luminosa armonia dalla quale l'io cosciente si sente irresistibilmente attratto, determinerebbe di necessità una specie di ombra, non del tutto reale, i cui effetti vengono sperimentati, mediante lo scorrere lineare del tempo, da scintille di coscienza emanate dallo Spirito stesso. L'io cosciente percepirebbe la realtà della vita organica e sarebbe assoggettato ai condizionamenti della psiche umana solo una volta immerso nel flusso temporale determinato dal funzionamento del proprio organismo: quando poi se ne libera, e può tornare alla dimensione spirituale alla quale sente di appartenere, il carattere evanescente e quasi onirico di questa vita gli si palesa con evidente ed indubitabile chiarezza. In ogni caso, se lo Spirito ha l'esigenza di inviare queste scintille di coscienza individuale ad esplorare e sperimentare la dimensione della vita organica (e probabilmente altre dimensioni analoghe presenti in vari mondi dell'universo), facendo in modo che esse siano coinvolte nelle dinamiche bipolari della psiche umana, a seconda del destino di ciascuna, ci deve essere nell'energia creativa un fattore di equilibrio che rende questo scambio importante e significativo. L'interpretazione per la quale lo Spirito cercherebbe – per la verità con scarso successo – di colonizzare, per così dire, questo mondo, trasformandolo in una succursale della dimensione spirituale, mediante l'invio di un corpo di spedizione costituito da tanti io coscienti dediti al bene, non mi sembra convincente, e ritengo che sia comunque determinata e condizionata dalla polarità positiva della psiche umana: infatti lo Spirito dimostra di avere un potere creativo assoluto, quanto meno nella dimensione che gli è propria, e potrebbe facilmente esercitare la propria influenza sulla psiche di ogni organismo umano, così come avviene per coloro che ne hanno sperimentato gli effetti nel corso di una NDE, tornandone profondamente trasformati.

La nostra interpretazione dei fenomeni relativi alla vita organica ed alla psiche umana è condizionata e limitata dalla percezione dello scorrere del tempo, per cui siamo spesso ingenuamente indotti a ritenere che l'obiettivo della storia dell'umanità sia quello di raggiungere in questo mondo una condizione futura di felicità e di prosperità diffusa, partendo da condizioni del passato che immaginiamo (non senza ragione) più gravose e dure rispetto a quelle attuali. Tuttavia ci basta riflettere un attimo sul fatto che anche in questa nostra epoca si riscontrano sostanziali differenze, in termini di sofferenza e di miseria umana, tra una vita e l'altra, e che il significato di questa vita deve poter essere esteso a tutte le vite già terminate, non dimenticando il bagaglio di pene e di dolori che ciascuna vita ha comportato per l'io cosciente che l'ha sperimentata. Inoltre non abbiamo alcuna garanzia che i progressi futuri, da noi immaginiati e desiderati, possano avvenire linearmente e con beneficio di tutti: non di rado nella storia dell'umanità periodi di crisi e di declino sono seguiti a periodi di progresso e di prosperità. La vita umana è pur sempre un fenomeno di trasformazioni che si susseguono nel tempo, sotto l'influenza del carattere bipolare della psiche: una valutazione interpretativa degli equilibri energetici dovrebbe tener conto del fatto che la tensione che nasce tra il polo negativo e quello positivo della psiche deve produrre un particolare risultato allorquando la coscienza dell'io viene inserita nel suo campo d'azione e ne sperimenta gli effetti, e che lo Spirito, pur essendo a conoscenza delle conseguenze di questo fenomeno, non ritiene di intervenire direttamente per modificarlo, ma tutt'al più affida questo compito alle scintille di coscienza, di conoscenza e di energia da esso emanate ed associate agli organismi viventi. Non è pertanto da scartare a priori l'interpretazione per la quale la tensione energetica che scaturisce dalla psiche umana possa avere un ruolo dinamico e creativo in qualche modo utile per lo Spirito stesso: forse essa rappresenta il combustibile di base che viene trasformato nell'energia luminosa irradiata dallo Spirito e percepita dall'io sotto forma di amore assoluto ed incondizionato.

Quest'interpretazione è per certi aspetti più completa e più convincente di quella che, più semplicemente, considera la vita umana come una scuola di apprendimento ed una palestra di esercizio per l'io spirituale, che verrebbe inviato in questo mondo per imparare e per essere in qualche modo sottoposto ad un test e, di conseguenza, valutato. Mi sembra che il punto debole di quest'ultima interpretazione stia nel fatto che non si vede per quale ragione l'io, in quanto scintilla emanata dallo Spirito, debba poi manifestare – dopo essere stato associato ad un organismo – una particolare inclinazione verso la polarità positiva o negativa della psiche umana, che dovrebbe comportare delle conseguenze anche una volta che esso sia tornato alla dimensione dello Spirito. Nel tentativo di risolvere questo problema, alcuni hanno fatto ricorso all'ipotesi di un ciclo di purificazione energetica, composto da una pluralità di vite organiche, al quale ogni io spirituale sarebbe sottoposto: in base a tale interpretazione, tuttavia, l'io verrebbe emanato dallo Spirito come energia grezza, per così dire, che deve essere sottoposta ad un processo di purificazione progressiva prima che lo Spirito possa riassimilarla. Ma, in base a quanto rivelato da molte NDE, l'io cosciente si sente accolto, amato, compreso e rigenerato nella dimensione dello Spirito, e soprattutto sente di essere tornato a casa, nell'unica dimensione alla quale ritiene realmente di appartenere, indipendentemente da quelle che sono state le vicende della sua vita organica. La dimensione dello Spirito si manifesta nella sua purezza assoluta ed incontaminata, senza nessuna traccia di quella bipolarità che caratterizza la psiche umana: come potrebbero dunque essere emanate dallo Spirito forme di energia grezza, da dover sottoporre a dei test di valutazione ed a processi di purificazione, che dovrebbero svolgersi in una dimensione diversa?

Gli effetti dell'energia dello Spirito sulla psiche umana

Dobbiamo purtroppo constatare che, finché restiamo nella dimensione della vita organica, le nostre risorse intellettive non ci consentono – almeno per ora – di avere un quadro conoscitivo chiaro ed esauriente sulle ragioni per cui l'io spirituale deve essere costretto a sperimentare di nuovo la condizione umana, anche contro la propria volontà, una volta che abbia avuto occasione di accedere a quella dello Spirito. Sebbene alcuni di coloro che hanno avuto una NDE raccontino di aver ricevuto una conoscenza illuminante ed evidente nella sua cristallina chiarezza in merito al significato ed allo scopo della vita umana, evidentemente tale conoscenza non può essere traferita nella nostra dimensione, dato che nessuno è poi in grado di ricordarsela e di riferirla. Inoltre, anche coloro che hanno ricevuto tale conoscenza sono spesso riluttanti a ritornare alla vita organica per portare a termine il compito loro assegnato. È pur vero che questo ritorno è determinato dalla riattivazione delle funzioni vitali dell'organismo, che in molti casi è il risultato degli sforzi di un team di specialisti nelle tecniche di rianimazione: si tratta dunque di un processo che si svolge essenzialmente in questa dimensione, e che comporta come conseguenza un effetto ineludibile anche per l'io spirituale. Ma in qualche caso, per esempio di annegamento o di suicidio, le funzioni vitali dell'organismo si riattivano in modo autonomo: invero si riscontrano a volte guarigioni molto rapide che gli stessi medici non sanno come spiegare, e che l'io cosciente è indotto ad attribuire all'intervento diretto dello Spirito. La connessione tra la dimensione dello Spirito e quella della vita organica – con la sperimentazione della psiche umana che ne deriva – è comunque affidata all'io cosciente, tanto nel caso in cui esso non abbia alcun ricordo né alcuna intuizione in merito all'esistenza dello Spirito, quanto nel caso in cui ne sia ben informato, per esperienza diretta o come conseguenza della diffusione delle testimonianze sulle NDE.

Si ha dunque l'impressione che lo Spirito abbia un effettivo interesse a che l'io cosciente sperimenti la vita organica e, di conseguenza, la psiche umana. Nella maggior parte dei casi, coloro che hanno sperimentato la dimensione dello Spirito nel corso di una NDE non si pongono il problema del perché lo Spirito li rimandi indietro anche contro la loro volontà – salvo rammaricarsi per le difficoltà che dovranno ancora affrontare – ed in genere attribuiscono, in modo più o meno sentimentale, l'esigenza di sperimentare la dimensione della vita organica con un processo evolutivo vantaggioso per l'io cosciente, al termine del quale esso potrà finalmente tornare a casa per ristorarsi nella dimensione dello Spirito. Nello stesso tempo il rientro nella vita organica viene spesso interpretato come una missione assegnata all'io cosciente affinché trasferisca nella psiche umana una parte dell'energia ricevuta nella dimensione dello Spirito, un'energia che, se da un lato può aiutare l'io ad affrontare le difficoltà che questa vita comporta, dall'altro relativizza l'interesse per una vita che è diventata una copia confusa, sbiadita ed evanescente di quella sperimentata nella dimensione dello Spirito. Dobbiamo infine ricordare che il processo che l'io cosciente deve affrontare per la propria evoluzione spirituale viene spesso riferito ad una serie di vite organiche – talvolta rievocate dall'io nella sua condizione spirituale, ma di solito fuori dalla portata della coscienza durante ognuna di tali vite – intervallate da periodi di ristoro e di rigenerazione nella dimensione dello Spirito: è tuttavia difficile comprendere come una dimensione al di fuori del tempo, come quella dello Spirito, possa essere coerente con esperienze che vengono in genere interpretate nella loro successione temporale, anche sotto il profilo evolutivo. In realtà questo processo potrebbe avere un certo significato presupponendo una trasformazione progressiva dell'energia psichica, prodotta dall'esperienza della vita organica, in energia spirituale: il catalizzatore di questo processo sarebbe la coscienza, e la vita umana potrebbe essere considerata come l'ambiente di incubazione – l'uovo, per così dire – nel quale questo processo di trasformazione energetica può andare a buon fine (ma potrebbe anche deteriorarsi).

Molte NDE, invece, offrono un'interpretazione diversa del processo, lasciando intendere che scintille di energia spirituale vengono inviate nella dimensione della vita organica per irradiare una parte dell'amore, della comprensione empatica e del senso di unione universale che caratterizzano lo Spirito, e per diffondere la conoscenza relativa alla vera essenza dell'io cosciente, il quale, dopo aver eseguito la missione che gli è stata affidata, può far ritorno – nella sua condizione spirituale – alla dimensione dello Spirito alla quale sente di appartenere. Purtroppo queste scintille di energia spirituale sono come delle gemme che, una volta immerse nella dimensione della vita organica, vengono progressivamente ricoperte dal materiale grezzo prodotto dalla psiche umana (prevalentemente determinato dalle esigenze dell'organismo o della società da cui esso dipende), generando un io la cui coscienza non riesce ad andare oltre gli strati esterni della materia psichica, fino a raggiungere il nucleo spirituale originario, che pure continua ad irradiare la sua energia. Nel caso delle NDE è come se il nucleo venisse liberato – per effetto delle condizioni di morte clinica in cui l'organismo si trova, oppure per uno stato di forte tensione – dalle scorie psichiche che lo racchiudevano, e l'io cosciente, avendo fatto esperienza della dimensione dello Spirito, non potesse più essere condizionato dal materiale psichico che prima ne celava il nucleo spirituale, anche dopo essere stato rimandato nell'organismo. Tuttavia anche questo schema interpretativo, peraltro molto interessante, presenta alcuni punti oscuri, il primo dei quali riguarda il fatto che gli esseri umani reagiscono in modo molto diverso alle condizioni in cui vengono a trovarsi durante la vita organica: pensare che le scintille di energia emesse dallo Spirito siano di qualità diversa tra loro – alcune, per così dire, migliori, ed altre peggiori – non mi sembra né appropriato né coerente con la natura stessa dell'energia spirituale. È più plausibile che a variare sia la quantità di energia irradiata, per cui alcune scintille potrebbero essere più grandi ed altre più piccole. Il destino individuale che influenza ogni vita organica determina poi la quantità e la qualità del materiale psichico che va a circondare ogni singolo nucleo spirituale, grande o piccolo che sia.

La presenza del nucleo spirituale esercita comunque un effetto sull'energia psichica che lo racchiude, indipendentemente dal fatto che l'io ne sia cosciente o meno: quando l'io, liberato dall'organismo al quale era collegato, sperimenta la dimensione dello Spirito, si riconnette a questo nucleo che risulta potenziato da una certa quantità di energia psichica trasformata in energia spirituale. Tuttavia nel corso della sua avventura umana l'io può restare del tutto all'oscuro di questo processo – che avviene all'interno della struttura psichica che ricopre il nucleo di energia spirituale – dato che gli strumenti organici su cui la coscienza può fare affidamento (il cervello ed il sistema nervoso) sintonizzano la parte esterna della struttura psichica. Dunque, fintanto che l'io cosciente si identifica con le proprie dinamiche psichiche, il carattere bipolare della psiche umana lo porterà a sentire, a pensare e ad agire in accordo con quanto gli viene imposto da quella struttura psichica che si è consolidata nel corso della sua vita organica. Così una persona può essere malvagia e crudele nei confronti degli altri, perché così gli impone la sua struttura psichica, e nello stesso tempo un'altra persona può essere buona e disponibile ad aiutare gli altri perché la sua struttura psichica è più orientata verso la polarità positiva. In entrambi i casi, tuttavia, il nucleo spirituale può restare al di là della portata della coscienza, proprio perché oscurato e nascosto dalla struttura creata dalla psiche umana. Il fatto che noi siamo di solito inclini ad identificare la polarità positiva della psiche – quello che chiamiamo genericamente il bene – con gli effetti prodotti dalla nostra origine spirituale, è determinato dalla nostra dipendenza dalla psiche umana durante la vita organica: la stessa psiche ci induce poi a credere che anche la polarità negativa abbia una controparte spirituale (chiamatela come volete: Satana, Lucifero, il Demonio...) ed una propria dimensione infernale. Effettivamente la psiche umana, essendo una forma di energia che si manifesta in questi termini alla nostra coscienza, una sua origine la deve pur avere: ma la dimensione dello Spirito non si manifesta in forma bipolare, e nel momento stesso in cui l'io cosciente entra in contatto diretto con il proprio nucleo spirituale ogni forma di conflittualità psichica svanisce.

Nella storia culturale dell'umanità, contrassegnata dai programmi interpretativi di origine psichica, le entità divine sono quasi sempre state rappresentate come delle controparti ben distinte dall'io cosciente, dotate di qualche forma di potere più o meno assoluto che ne decideva il destino e ne giudicava i pensieri e le azioni, ed in grado di esercitare la loro influenza anche sulle interazioni personali e sulle gerarchie delle organizzazioni sociali, che dovevano riflettere la volontà divina. Ritengo che solo la filosofia induista più evoluta abbia compreso ed elaborato già molti secoli fa l'identità di sostanza tra l'Âtman e il Brahman, che oggi possiamo riscontrare leggendo o ascoltando le narrazioni delle esperienze a cui l'io cosciente – nella sua forma spirituale liberata dai retaggi della psiche umana determinati dalla condizione organica – va incontro nella dimensione dello Spirito, sentendosi irresistibilmente attratto dall'amore e dal senso di unità universale che la luce dello Spirito irradia, al punto di desiderare sopra ogni altra cosa di unirsi ad esso. Resta comunque una differenza sostanziale tra la condizione della vita organica, nella quale l'io cosciente è pur sempre condizionato in qualche misura dalle dinamiche della psiche umana, e la dimensione dello Spirito, al punto che – tanto nel passato così come oggi – l'io può desiderare di morire prima possibile pur di sottrarsi a quelle sofferenze che la psiche umana non di rado gli impone. È difficile per l'io, a questo punto, riuscire a considerare queste due sorgenti di esperienza così diverse tra loro (la condizione umana e la dimensione spirituale) come manifestazioni di un'unica volontà, cioè di un'unica energia, dato che, nel corso di questa vita, o si concentra sulle esigenze e sulle opportunità che la psiche umana gli presenta, oppure considera la vita organica come quella condizione semionirica e transitoria, nel suo flusso temporale limitato, destinata a svanire nel momento in cui l'io cosciente può fare ritorno alla dimensione spirituale che corrisponde alla sua autentica essenza.

Nel sentirsi rimandato indietro per riconnettersi al proprio organismo dopo aver sperimentato la dimensione dello Spirito, l'io cosciente ritorna in una condizione di separazione nella quale percepisce ancora lo Spirito come una controparte, un potere in grado di prendere delle decisioni alle quali esso non può sottrarsi. Il fatto che queste decisioni vengano a volte giustificate alla luce di impegni precedentemente presi dall'io spirituale (di cui tuttavia l'io cosciente non conserva il ricordo nella vita organica), oppure con l'affidamento all'io di una missione da portare a termine, non aggiunge nulla alla nostra conoscenza dei motivi che spingono lo Spirito a costringere l'io cosciente a continuare a sperimentare la vita organica. È pur vero che l'io riceve spesso un surplus di energia spirituale che gli consente di affrontare il ritorno alla vita organica con nuove ed inattese risorse, ma molti di coloro che hanno sperimentato una NDE ammettono senza riserve le difficoltà incontrate nell'adattarsi ad una forma di vita che, mentre prima veniva considerata più o meno normale, ora può sembrare solo il surrogato insipido – e non di rado difficile da digerire – di una più elevata forma di esistenza alla quale l'io non vede l'ora di fare ritorno. Bisogna comunque riconoscere che questo rimbalzo dell'io cosciente tra due dimensioni deve avere un significato anche per lo Spirito, soprattutto se si considera l'elevato numero di organismi umani che muoiono a qualsiasi età, senza che sia possibile rianimarli (e dunque senza che l'io cosciente vi possa fare ritorno), e l'altrettanto elevato numero di persone che riprendono conoscenza dopo uno stato di morte clinica senza ricordare di aver avuto alcuna NDE. Dunque si ha l'impressione che nella dimensione dello Spirito vengano condotti degli esperimenti per verificare gli effetti nella dimensione controllata dalla psiche umana di quanto l'io ha potuto sperimentare nella sua condizione spirituale, riportandone poi un nitido ed indelebile ricordo al suo rientro nell'organismo: è evidente come l'io cosciente sia il veicolo di elezione per il traferimento di informazioni tra le due dimensioni.


 

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