Storia di un medium italiano: quarta parte

 

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La realizzazione del «gabinetto medianico»

Nel periodo tra il febbraio ed il maggio 1938 Gino Franchi ebbe l'idea, forse dietro suggerimento delle entità, di creare un ambiente riservato al medium, isolando la stanza in cui si riunivano i partecipanti (priva di finestre) dall'adiacente cucina, mediante un paio di tende scorrevoli di spesso tessuto nero. Nella cucina era stata sistemata una sedia a sdraio (con una certa enfasi chiamata poltrona nei verbali) destinata al medium, sulla quale quest'ultimo di solito si sistemava prima dell'inizio della seduta, a tende aperte ed a luce accesa. Tuttavia a volte accadeva che il medium cadesse in trance quando ancora si trovava nella stanza grande (la sala da pranzo-soggiorno di casa Franchi) e, già in trance, venisse come trasportato o trascinato da forze invisibili sulla sedia della cucina (seduta del 20 maggio 1938). Quando Gino Franchi, che dirigeva le sedute, si accorgeva che il medium era in trance, spegneva la luce ed accendeva la lampadina rossa. Le tende nere venivano mantenute aperte o chiuse a seconda delle richieste delle entità guida, che a volte domandavano l'oscurità completa, nel qual caso veniva spenta anche la lampadina rossa. I partecipanti si disponevano a semicerchio davanti alle tende, su due o tre file di sedie (nel 1938 ad alcune sedute arrivarono ad assistere più di 20 persone), con i familiari di Ravaldini seduti in prima fila, quasi a creare una specie di barriera protettiva intorno al medium ed alle entità che si manifestavano.

Poiché nei verbali delle sedute manca qualsiasi riferimento a questo periodo (vi è un'interruzione di 4 mesi dal 17 gennaio al 20 maggio 1938), la rievocazione di quanto accadde nelle prime sedute col medium isolato nel gabinetto medianico era affidata alla memoria ed alle ricostruzioni di Ravaldini, che ha ricordato quegli episodi sia nel suo libro Realtà e Mistero, sia durante i nostri incontri. «La camera in cui si tenevano le riunioni era interna e serviva da soggiorno. Per poter creare il gabinetto medianico occorreva scegliere fra le due stanze adiacenti al soggiorno, una delle quali era la cucina. Fu optato per quest'ultima, soprattutto in considerazione del fatto che il medium avrebbe dovuto rimanervi solo, in stato di trance, anche nella stagione invernale. Non essendo la casa riscaldata, la cucina avrebbe assicurato una temperatura superiore a quella di tutte le altre camere dell'appartamento. Furono applicate due tende scorrevoli, di colore nero, alla porta che metteva in comunicazione le due camere e in quella degli assistenti fu installata una lampada rossa. Per il medium fu procurata una sedia a sdraio, che venne sempre impropriamente chiamata poltrona. Nella cucina si trovava un ampio focolare, con relativa cappa e canna fumaria. Onde evitare eventuali correnti d'aria provenienti dal camino, fu costruito un tappo in legno col quale si chiudeva la cappa in occasione di ogni seduta. Le finestre della cucina erano due, prive di serramenti esterni. All'interno erano munite di massicci scuri che si chiudevano a mezzo di piccoli paletti. Dalla cucina una porta immetteva in una toeletta, la quale comunicava col w.c. Quest'ultimo era illuminato da un finestrino quadrato, come usava allora. Nel corso della seduta, la cucina, che fungeva da gabinetto medianico, rimaneva praticamente isolata e nulla avrebbe potuto esservi introdotto dall'esterno. Nella cucina, la poltrona del medium era posta di fronte alla porta che comunicava con la camera degli assistenti, i quali si trovavano disposti a semicerchio di fronte alla porta stessa, magari in doppia fila di sedie quando erano numerosi. Così, fra gli assistenti e la porta si formava uno spazio vuoto piuttosto ampio».Ravaldini ricordava poi che finestre della cucina si trovavano ad un'altezza piuttosto inconsueta (più di un metro e mezzo dal pavimento) e dunque non erano facilmente raggiungibili.

Il nuovo fenomeno della voce diretta

Sempre da Realtà e Mistero riporto quanto accadde nelle prime tre sedute in cui il medium, isolato nel gabinetto medianico, cominciò a produrre il fenomeno della voce diretta. «Dopo che i miei familiari ebbero predisposto l'ambiente come ho già descritto, una sera il medium si pose per la prima volta sull'apposita poltrona nell'altra stanza. La luce bianca nella camera degli assistenti fu spenta e sostituita con quella rossa. Le tende nere erano aperte. Dopo pochi minuti il medium era in trance ed iniziarono fenomeni tiptologici. Ad un certo momento i miei, che intravedevano il loro amico immobile sulla poltrona, cominciarono a udire qualcosa che non era mai accaduto prima. Sembrava che il medium emettesse abbondante espirazione pronunciando nel contempo delle vocali con voce afona. Questi suoni variavano di intensità: ora si presentavano molto deboli, poi riprendevano piuttosto forti. Ascoltandoli (ed io in seguito li ho ascoltati tante e tante volte) si notavano due particolarità. La vocale a afona, per esempio, veniva pronunciata ininterrottamente per un periodo superiore a quello che sarebbe normalmente possibile, dato che un uomo, unitamente al suono afono di una vocale, espira l'aria contenuta nei polmoni, e quando questi sono vuoti non può più continuare se non riprende fiato. L'altra particolarità era che talvolta questo suono si interrompeva di colpo, producendo un rumore simile ad un clic o ad un clac, per poi riprendere o a livello audio diverso, oppure cambiando suono, sì che la vocale afona a iniziale poteva trasformarsi e somigliare ad una e. E dicendo questo do solo un'idea del fenomeno, mancandomi termini di riferimento col mondo dei suoni al quale siamo normalmente abituati. Queste strane fonazioni si protrassero per un tempo imprecisato, mentre si notò che il corpo del medium in trance – che si scorgeva in penombra – aveva delle brevi contrazioni. Poi questi fenomeni cessarono e dopo alcune manifestazioni tiptologiche il medium si svegliò. Durante la seduta seguente, poco dopo che il medium ebbe raggiunto lo stato di trance profonda, gli stessi suoni afoni si ripeterono, sempre accompagnati da contrazioni del suo corpo. Poi, inaspettatamente, una voce d'uomo ad un volume piuttosto elevato fece sobbalzare sulle sedie tutti i presenti, perché era la prima volta che si presentava loro il fenomeno della voce diretta. La voce, che si esprimeva in una lingua completamente sconosciuta ai presenti, continuò in un monologo che si protrasse per breve tempo. Quando tacque ripresero i suoni afoni, che gradatamente cessarono e poi, a poco a poco, il medium tornò allo stato cosciente. Lo stupore dei miei familiari fu grande. Non sapevano cosa pensare, anche perché non vi era stata alcuna comunicazione da parte delle entità guida. Nella seduta successiva Marzo e Amato si manifestarono parlando direttamente. Si può immaginare la gioia degli assistenti, che udirono due voci, completamente diverse l'una dall'altra, rivolgersi a loro in italiano! Una delle due guide informò che colui che aveva parlato durante la scorsa seduta era stato sulla Terra un musicista ed aveva abitato in Germania».

Dunque l'evoluzione della fenomenologia avvenne nel seguente ordine: durante la prima seduta si manifestò la solita tiptologia a cui i presenti erano già abituati (non essendovi verbali della seduta, nulla sappiamo sui contenuti di queste comunicazioni tiptologiche), ed il medium cominciò ad emettere dei suoni che, sebbene sembrassero provenire dal suo corpo, presentavano alcuni caratteri poco conciliabili con quelli della normale fonazione umana. Vi furono poi quelle brevi contrazioni del corpo del medium (che forse preludevano allo stato di trance catalettica che Fontanelli presentò durante le sedute successive), ed infine il risveglio. Una seduta dunque che, sebbene poco rilevante dal punto di vista dei fenomeni, tuttavia lasciava intuire un processo sperimentale di messa a punto dello strumento. Infatti nella seduta seguente, dopo il ripetersi degli stessi fenomeni, improvvisamente una voce d'uomo si mise a parlare, a volume elevato, in una lingua sconosciuta ai presenti ma dagli stessi considerata come tedesco, sulla base delle successive comunicazioni delle entità guida.

Ravaldini mi disse che i suoi familiari (soprattutto al madre e la zia) ebbero realmente un sobbalzo di paura nel momento in cui la voce cominciò a parlare inaspettata, forte, decisa ed incomprensibile, anche perché nessuna delle entità-guida aveva mai fatto un accenno alla voce diretta ed alla possibilità che tale fenomeno si manifestasse. Nella conversazione registrata del 1973 Luciano e Severino Chesi, che parteciparono a questa seduta, confermavano la profonda impressione ricevuta da questa voce stentorea che parlava in una lingua per loro incomprensibile. Anche in un articolo apparso su Luce e Ombra (fascicolo 2 del 1995), Ravaldini fece cenno alla reazione dei familiari: «Ma una sera, ad un tratto, una potente voce maschile cominciò a parlare nel gabinetto medianico esprimendosi in una lingua sconosciuta. I miei fecero un balzo sulle sedie, mentre le pulsazioni dei loro cuori avevano cambiato ritmo. Immobili sulle sedie, e piuttosto timorosi, ascoltavano quella voce incomprensibile senza capire come e perché tutto ad un tratto si fosse passati ad un qualche cosa a cui non erano abituati, ma soprattutto si chiedevano perché non erano stati avvertiti di quel repentino cambiamento dei fenomeni. La voce parlò a lungo, e questo fatto procurò ai miei familiari come un piccolo shock».

Le entità guida Marzo e Amato

Nella seduta successiva si manifestarono in voce diretta le entità guida Marzo ed Amato, parlando in italiano. Dobbiamo a questo punto ipotizzare che le entità stesse si siano autoidentificate oppure siano state identificate a richiesta degli assistenti. Io propendo per la prima ipotesi, perché, da questa seduta in avanti, le entità, comunicando in voce diretta, identificarono spesso se stesse o altre entità col nome proprio. Per esempio, nella seduta del 9 giugno 1938 Amato disse: «Marzo, quando fu incarnato sulla Terra, molto si nutriva di fede e intuiva col suo spirito che la vita incomincia quando il corpo cade. Egli fu ucciso facendo il bene e insegnando la via da seguire. Al suo trapasso non ebbe bisogno di guida». Queste precisazioni hanno la loro importanza, come vedremo quando affronteremo il problema dell'identificazione delle entità. Marzo ed Amato dissero poi che l'entità che si era manifestata parlando in tedesco «era stata sulla Terra un musicista ed aveva abitato in Germania»: essi stessi chiamarono questa entità Wagner, pronunciando però il nome non in tedesco, ma secondo l'uso toscano, con il gn come nella parola italiana legno (anche i partecipanti alla conversazione registrata del 1973 pronunciavano il nome nello stesso modo). Comunque sia, l'entità Wagner si ripresentò molte altre volte e fu protagonista, come vedremo, di alcuni tra i più spettacolari fenomeni di materializzazione.

Le fonazioni della voce diretta

Quanto alle fonazioni, alle contrazioni ed agli altri fenomeni collegati alla voce diretta, riporto qui alcune interessanti osservazioni di Ravaldini: «I miei familiari prima, ed io in un secondo tempo, ritenemmo che i suoni afoni che si udivano all'inizio del fenomeno fossero necessari affinché le voci potessero prendere consistenza e far giungere così ai presenti ciò che da una dimensione ignota si voleva comunicare. Infatti, era come se qualcuno cercasse di accordare uno strumento, o meglio, come se stesse provvedendo alla messa a punto dei vari circuiti di un'apparecchiatura elettronica avente per terminale un altoparlante, e che questo rivelasse via via le varie fasi dell'operazione. Dopo che le entità avevano cessato di parlare i suoni afoni si ripetevano, anche se in misura minore. E sembrava proprio che si volesse porre nuovamente il medium nelle condizioni in cui si trovava prima della riunione, perché poco dopo si svegliava e tornava cosciente. Le contrazioni del suo corpo si ebbero solo durante le prime sedute in cui si verificò il fenomeno della voce diretta; poi scomparvero del tutto. I suoni afoni all'inizio e alla fine della seduta col passare degli anni si attenuarono e nell'ultimo periodo di questo ciclo di riunioni si presentarono molto raramente, senza che il fenomeno delle voci subisse variazioni».

«Questi suoni afoni furono sempre localizzati al di fuori del medium: di fianco o di fronte a lui, e cioè nel punto esatto dal quale poi sarebbe scaturita la voce. Talvolta, mentre una voce stava parlando, si verificavano improvvise interruzioni. Queste erano sempre seguite da uno di quei clac afoni cui ho accennato. Vi era anche la possibilità che la comunicazione non riprendesse immediatamente, e allora seguiva un piccolo intervallo durante il quale si udivano vocali afone. Ritornando col pensiero a questa particolarità del fenomeno, si aveva l'impressione di trovarsi di fronte ad un qualche cosa somigliante ai nostri complessi elettronici ricevitori e amplificatori di onde elettromagnetiche. In questi casi specifici sembrava proprio che un circuito fosse saltato e che l'apparecchio si stesse sintonizzando di nuovo tramite qualche automatismo, o fosse rimesso a punto da qualcuno. Talvolta accadeva che qualche Entità parlasse con tonalità piuttosto alta. Una di queste, in particolare, dalla voce tonante, rivelava una forte personalità a cui nulla mancava per essere quella di un condottiero. L'elevata potenza della loro voce, però era sempre di breve durata, perché dopo la prima frase la comunicazione si interrompeva di colpo, magari nel mezzo di una parola. Subito si udiva un clac. Il medium allora si svegliava per pochissimi secondi e parlando con la propria voce si rivolgeva in tono seccato a colui che si era manifestato, rimproverandolo perché aveva parlato troppo forte. Ma subito ricadeva in profonda trance, mentre la stessa entità riprendeva a parlare, ma in tono notevolmente abbassato. A volte interveniva la guida per dire che si trattava di interruzione dovuta ad un segnale troppo forte».    

Quest'ultimo episodio è notevole: l'entità identificata come Garibaldi aveva una forte carica di energia, che si manifestava in un volume della voce particolarmente elevato. Poteva così accadere che Urbino Fontanelli, in trance, reagisse a questa voce ad alto volume svegliandosi per un momento, e dicendogli in tono risentito, con espressione tipicamente toscana: «Oh che boci?!» (Perché stai gridando?), per poi ricadere subito in trance. E l'entità riprendeva a parlare, ma in tono più basso. Questo è uno tra i vari episodi che denotano la partecipazione, quanto meno a livello subconscio, del medium a quanto si verificava durante la trance, e l'interazione tra le due dimensioni, per la quale un fenomeno percepito nella nostra dimensione (la voce ad alto volume) veniva riferito all'altra dimensione, e da questa modificato.

Questioni relative all'identificazione delle entità

Le entità comunicanti si manifestavano quasi sempre con quella che potremmo definire una loro personalità coerente e costante, qualcosa a cui può venir naturale attribuire quel carattere di identificazione che noi siamo soliti riconoscere alla persona umana. Per questo motivo sin dagli inizi dello spiritismo, ed indipendentemente dalla forma in cui avvenivano le comunicazioni, è stata sempre posta alle entità la domanda: «Chi sei?». Domanda a cui quasi sempre le entità rispondevano con un nome: a volte il nome di un defunto conosciuto da qualcuno dei presenti, a volte il nome di un personaggio famoso, a volte un nome di fantasia. Le sedute di Castelfiorentino, sotto questo aspetto, non facevano eccezione: fin dalla fase tiptologica iniziale veniva rivolta alle entità la domanda di rito, e si ottenevano le risposte più varie (Dante, Marzo, San Carlo, e così via). È chiaro come l'origine della domanda di identificazione (e della risposta attesa) fosse dovuta soprattutto all'impostazione culturale dei partecipanti, portati a riconoscere nell'entità che si manifestava solo lo spirito sopravvissuto di un corpo già vissuto nel nostro mondo. Quanto alla corrispondenza tra l'identità dichiarata dalle entità (o attribuita loro dai partecipanti) e l'effettiva identità della persone realmente vissute, il problema va inquadrato nell'ambito più generale della storia dei fenomeni medianici, e non è stato mai risolto in modo soddisfacente, come si può notare anche dai cenni informativi riportati in questo sito: accanto ai casi di entità riconosciute da qualcuno dei partecipanti alle sedute, o per il tono della voce, o per l'aspetto della materializzazione, o (più spesso) per l'esattezza dei particolari dei ricordi evocati o delle informazioni date (in qualche caso sconosciute ai presenti e verificate solo in seguito), vi sono sempre stati casi di identificazioni dubbie o evidentemente false.

Anche a Castelfiorentino, in diverse occasioni le entità di persone recentemente trapassate si manifestavano con la loro identità, che risultava inconfondibile per chi – tra i presenti – le aveva conosciute in vita: non solo il nome, ma anche il timbro della voce ed il modo di esprimersi e di parlare (un elemento particolarmente importante per le manifestazioni in voce diretta) venivano spesso riconosciuti. Altre volte invece le entità si manifestavano con nomi di personaggi più o meno noti o famosi, che potrebbero essere stati scelti tra quelli presenti nella psiche del medium o dei partecipanti, oppure, come nel caso di Marzo, adottavano nomi simbolici, che servivano per l'identificazione dell'entità senza avere alcuna relazione con l'eventuale nome avuto nel corso dell'esistenza terrena. In qualche caso le identificazioni venivano fatte intuitivamente o per induzione dai partecipanti (per esempio non sembra, almeno dai verbali rimasti, che l'entità del Tenore abbia mai detto esplicitamente di se stessa: «Sono Silvio Costa Lo Giudice»). Però in altri casi, come in quello dell'entità Boccacci, si hanno comunicazioni tese a confermare l'identità (anche se falsa), come nella già citata seduta del 1° dicembre 1937 («Che ne dite del mio Decamerone? Non dubitate che io sono Boccacci; avevo otto anni quando morì il divino poeta»). Non risulta comunque che all'epoca delle sedute siano stati fatti accertamenti per verificare l'identità delle entità. L'identificazione dell'entità Wagner, per esempio, venne fatta da Marzo o da Amato, a voce diretta. In questo caso i partecipanti non avevano la minima idea, a livello cosciente, su chi potesse essere l'entità. Purtroppo nessuno di loro capiva il tedesco, e dunque non possiamo sapere cosa disse Wagner nei suoi lunghi interventi. Nella seduta del 20 maggio 1938 Wagner parlò ancora a lungo, e fu Marzo a riferire che l'entità aveva raccontato episodi della sua vita con la prima e la seconde moglie.

Le materializzazioni di Wagner

In Realtà e Mistero Ravaldini riferiva di un'altra eccezionale manifestazione di Wagner, di cui manca la registrazione nei verbali delle sedute ma che viene confermata dai partecipanti alla conversazione registrata del 1973. «Una sera, dopo che le guide Marzo e Amato e molte altre entità avevano parlato direttamente, ad un tratto i presenti si resero conto che una persona si muoveva nell'altra stanza. Nella camera degli assistenti, su richiesta delle guide, la luce rossa era stata spenta e le tende nere chiuse. Poi qualcuno aprì il rubinetto dell'acqua posto sopra il lavello, nella cucina. Quasi subito una luce sfolgorante invase il gabinetto medianico. In un primo momento gli assistenti ritennero che fosse stata accesa la normale lampada che serviva per l'illuminazione della cucina, ma con potenza centuplicata, perché le tende nere divennero trasparenti. I più vicini alla porta, però, si accorsero che vi era una sorgente luminosa, simile ad un riflettore, ubicata vicino al rubinetto dell'acqua, la quale continuava a scorrere nel lavello. Questa sorgente luminosa era circolare, del diametro di circa quaranta centimetri, ma non si presentava omogenea e girava vorticosamente su se stessa. La luce comunque era tanta che si scorgeva la cucina nonostante le tende fossero chiuse, e lo stesso soggiorno ne fu indirettamente illuminato. Il medium era sdraiato sulla poltrona ed appariva profondamente addormentato. Alla sua sinistra vi era un uomo vestito con abiti di foggia antica, con in testa un caratteristico copricapo, simile ad un basco. L'uomo parlava in lingua tedesca. I miei già conoscevano quella voce: apparteneva ad un Musicista che più volte si era manifestato parlando direttamente. Il fantasma, o meglio l'uomo, perché queste erano le inequivocabili caratteristiche della materializzazione, si muoveva e parlava rivolto dalla parte degli assistenti e nel far questo la luce che lo investiva in pieno da dietro ne accentuò maggiormente il profilo, che mise in evidenza un naso molto ben pronunciato. Questo fenomeno si produsse per poco tempo. Ad un tratto la luce-riflettore si spense ed il rubinetto dell'acqua fu chiuso. La seduta proseguì nell'oscurità completa e si ebbero solo fenomeni di voce diretta, cioè personalità che parlavano rivolgendosi agli assistenti o dialogando direttamente con loro». Anche se Ravaldini non fu un testimone diretto di questo fenomeno, ne sentì parlare moltissimo dai suoi familiari (che ne erano rimasti profondamente impressionati) con la ricchezza di dettagli presente nella sua descrizione. La luce doveva essere stata davvero molto intensa per permettere di osservare la sagoma di Wagner ed il suo abbigliamento attraverso le tende nere.

Ed ecco un'altra materializzazione di Wagner non riportata nei verbali ma ricordata da Ravaldini, che deve aver avuto luogo prima del 20 maggio 1938, come si deduce dal particolare degli scaldini, che indica un clima ancora invernale. «I partecipanti alle riunioni erano sempre numerosi ed i miei dovevano radunare tutte le sedie di casa. Alcune erano ormai molto vecchie ed i tarli le insidiavano. Due di tali sedie furono usate quella sera da mia madre e da mia zia, le quali parteciparono alla seduta con lo scaldino, dato che era ancora freddo e la nostra abitazione – come del resto quasi tutte nell’anteguerra – mancava di impianto di riscaldamento. Gli assistenti si disposero come di consueto, a semicerchio, e di fronte alla porta aperta della cucina venne lasciato il solito ampio spazio vuoto. Dopo che il medium si fu accomodato sulla poltrona ed ebbe raggiunto lo stato di trance profonda, le guide si manifestarono a voce diretta ed una di esse pregò di eseguire la solita operazione: chiudere le tende e spegnere la luce rossa. Poi altre entità parlarono direttamente fino a quando echeggiò la voce nota del Musicista, il quale si materializzò nel gabinetto medianico e, continuando a parlare nella sua lingua, venne fra gli astanti. Si avvicinò a mia zia, la prese delicatamente per le braccia e la collocò in piedi ove il semicerchio di persone finiva, in maniera che essa si trovò tra la parete e la sedia di un partecipante. Le tolse delicatamente lo scaldino dalle mani e, portatosi al centro dell’ampio spazio vuoto, cominciò a rotearlo piuttosto velocemente, sì che la brace che si trovava dentro il recipiente, sollecitata dalla veemenza dell’aria, divenne incandescente. Così, nell'oscurità, fu possibile intravedere ancora lo stesso uomo che era stato osservato nel corso di precedenti sedute».

«Ad un tratto l'entità cessò quel movimento rotatorio; posò lo scaldino e s’impadronì della sedia che era rimasta vuota, la sollevò e con forza la sbatté sul pavimento. La sedia, data l'età, si sfasciò, e alcune schegge di legno furono udite ricadere sul pavimento dopo lo schianto. I miei familiari e gli amici ormai erano abituati un po' a tutto durante le sedute, ma non so quali siano state le effettive reazioni degli altri partecipanti: le possiamo solo immaginare, anche perché al buio, era difficile rendersi conto di quanto stava accadendo. Il silenzio che seguì la piccola tragedia fu subito rotto dalla voce di Marzo, che dal gabinetto medianico disse fra l'altro: "Ha fatto il male, ora dovrà fare la penitenza: la ricostruirà". Il Musicista dopo le parole della guida rientrò in silenzio nel gabinetto, ma nessuno fu in grado di stabilire l'eventuale prolungarsi della sua materializzazione. La seduta seguì il suo corso regolare. Altre entità si manifestarono parlando direttamente ed entrambe le guide si intrattennero con i presenti. Poi tutto finì. Al termine della seduta la sedia fu trovata in piedi, al centro dello spazio vuoto, nelle condizioni in cui era prima della seduta ad esclusione della spalliera, dalla quale mancava una scheggia di legno di circa sette-otto centimetri di lunghezza, per uno e mezzo di spessore. Quest'ultima, trovata poi sul pavimento, combaciava perfettamente con la parte mancante. Tutti vollero osservare il mobile ricostruito, ma nulla fu notato che stesse a dimostrare quanto era avvenuto poco tempo prima, tranne la scheggia. Questa, forse, fu volutamente lasciata perché non si nutrissero dubbi su di un fenomeno verificatosi completamente al buio e si pensasse magari ad un inganno dei sensi da parte dei partecipanti. La scheggia di legno, conservata per lungo tempo a ricordo di quella seduta, andò perduta durante le vicissitudini dell'ultimo conflitto bellico».          

Dalla data in cui riprendono i verbali delle sedute (20 maggio 1938), queste sono frequentissime, con una cadenza di una seduta ogni due o tre giorni. Presumibilmente il gabinetto medianico dev'essere stato approntato nel febbraio del 1938, e comunque in un periodo ancora invernale: lo si può dedurre dalla preoccupazione di chiudere la cappa del camino perché non arrivassero al medium spifferi gelidi, e dall'uso degli scaldini da parte degli assistenti durante le sedute. C'è da credere che anche nei mesi di marzo, aprile, e nella prima  metà del maggio 1938 si siano tenute sedute con elevata frequenza, e con abbondanza di fenomeni quali quelli sopra riportati ed altri di cui si dirà in seguito, dei quali purtroppo manca qualsiasi resoconto scritto nei verbali. Per questi motivi, anche se l'interruzione dei verbali è di soli quattro mesi, i dati di cui manca ogni riferimento e che potrebbero essere di estremo interesse sono tanti. E se per alcuni di essi si poteva fare affidamento sulle ricostruzioni di Ravaldini finché era in vita, egli stesso riconosceva che di vari fenomeni si era persa, purtroppo, ogni traccia.

Wagner suona un pianoforte

Sempre di questo periodo è il seguente episodio in cui Wagner suonò il pianoforte. «Ecco un'altra seduta in cui si materializzò il Musicista. Marzo aveva reso noto che questi desiderava suonare il piano in una delle future sedute. Dietro quest’esplicita richiesta, il gestore di un cinema-teatro, che assisteva alle nostre riunioni, volle gentilmente offrire in prestito lo strumento che si trovava nel suo locale. Alcuni facchini provvidero a trasportare a casa nostra il piano, che fu sistemato nel gabinetto del medium. Dell'episodio ho ancora un ricordo molto vivo, perché assistetti a tutte le operazioni occorrenti per trasportare lo strumento su per le scale. Mi ricordo anche che il piano fu poi collocato nella camera degli assistenti e vi rimase per qualche giorno. Anche di questa seduta mi mancano molti elementi e quindi la descrizione che ne farò è solo parziale. La guida Marzo, manifestandosi a voce diretta invitò lo zio ad operare come di consueto. Ormai il buio completo e lo schermo di stoffa fra gli assistenti e il medium – salvo casi particolari – erano indispensabili per poter ottenere fenomeni di materializzazione. Non so quanto avvenne subito dopo: la narrazione particolareggiata dello zio è sempre cominciata dal momento in cui, a tende aperte, il Musicista materializzato aveva acceso la lampada della cucina, mentre il medium si trovava riverso sulla poltrona».

«Le caratteristiche somatiche e l'abbigliamento del fantasma erano quelle delle volte precedenti. Parlava sempre in tedesco, naturalmente. L'entità si avvicinò al piano e ringraziò perché il suo desiderio era stato esaudito. Marzo si rese interprete di quanto aveva detto il Musicista. Sull'apposito sgabello, che era stato trasportato unitamente allo strumento, i miei avevano collocato un basso cuscino, come per un atto di riguardo nei confronti di chi poi avrebbe dovuto sedervisi. Quell'uomo prese il cuscino e con gesto rabbioso, lo gettò sul pavimento; si sedette sullo sgabello e cominciò a suonare. Il brano od i brani che il solista eseguì erano sconosciuti a tutti i presenti. La cucina rimase illuminata solo per breve tempo e non so chi spense la luce, né se le tende furono chiuse e quando. Comunque il recital proseguì e terminò al buio. Alla fine del concerto l'entità materializzata non fu più udita. Parlò direttamente, invece, Amato, che si trattenne a lungo con i presenti. Questo fenomeno, come del resto tutti gli altri accaduti nel corso di quella seduta, ci porta nuovamente a considerare che si è verificato qualcosa che né i partecipanti né il medium avrebbero potuto fare, perché nessuno sapeva suonare il piano».    

La persona che si offrì di far trasportare il pianoforte in casa Franchi si chiamava Bondi, ed era proprietario del cinema-teatro Puccini di Castelfiorentino, oltre che frequentatore delle sedute. Lo strumento stesso era quello utilizzato nel locale, durante gli spettacoli. Ravaldini ricordava ancora la fatica e le imprecazioni dei facchini nel trasportare il pesante strumento su per le scale, e nel sistemarlo poi in cucina. Durante questa seduta si svolse una rappresentazione a dir poco teatrale, almeno per il periodo durante il quale la luce della cucina rimase accesa, con il colpo di scena del cuscino gettato rabbiosamente via. Sembra, comunque, che l'entità Wagner suonasse bene il pianoforte. Un'altra notevole performance di Wagner si ebbe durante la seduta del 20 maggio 1938 (durata tre ore), ed era così riportata nei verbali: Prima manifestazione è quella di Wagner il quale parla in pura lingua tedesca raccontando episodi di vita vissuti con la prima e la seconda moglie. (Non conoscendo nessuno dei presenti la lingua tedesca, si fa interprete tra noi e l’entità che comunica, Marzo, spirito guida del circolo). Viene fatta l’oscurità completa, Wagner si materializza, prende una chitarra che si trova nel gabinetto scuro e, servendosi di un lapis, suona magistralmente l’Aurora... Wagner disegna il suo profilo e fa la sua firma sullo steso foglio. Porta da una stanza all’altra la chitarra e muove una seggiola. Dopo si avvicina a ciascuno degli astanti e toglie a tutti una scarpa. Rientrato nel gabinetto del medio accende la luce e la spenge a più riprese, e così è facile vederlo completamente materializzato poco distante dal medio che è in profonda trance.

Si tratta di un resoconto quanto mai sintetico di fenomeni di assoluto rilievo: probabilmente i partecipanti alle sedute, e soprattutto Gino Franchi che redigeva i verbali, avevano ormai fatto l'abitudine a questi eventi, che venivano descritti in modo superficiale e senza alcun dettaglio che possa soddisfare la nostra curiosità. A proposito dell'esecuzione del brano e della sua impossibile tecnica, la descrizione di Ravaldini era più esauriente: «Una voce – proveniente dal gabinetto del medium – inizia un lungo discorso. La voce, che giunge chiara e nitida, a livello audio piuttosto elevato, parla in lingua tedesca. È il Musicista che tante volte si è manifestato. Il suo dire si protrae per qualche tempo. Quando tace subentra un'altra voce ma questa si esprime in italiano e gli accenti sono dolci e persuasivi. È la guida Marzo, che traduce e riassume la comunicazione del Musicista, il quale ha narrato episodi della sua vita terrena con la prima e la seconda moglie. Poi Marzo invita a chiudere le tende e chiede l'oscurità completa nella camera dei partecipanti. La luce rossa viene spenta. Dopo qualche minuto che l'ambiente si trova nell'oscurità completa i presenti si rendono conto che una materializzazione è avvenuta nel gabinetto medianico. Una persona – il Musicista – si muove nell'altra stanza e parla come all'inizio della sua precedente manifestazione a voce diretta. Il Musicista prende la chitarra e suona magistralmente una sua composizione dal titolo L'aurora (così riferisce poi la guida Marzo)».

Una strana operazione

«Ho detto magistralmente, perché, nonostante il brano musicale non sia mai stato udito dai presenti, l'esecuzione e la melodia colpiscono profondamente tutti. Il suono della chitarra, però, è stato percepito in maniera completamente diversa da quello al quale siamo abituati con questo strumento. Sembra che l'esecutore abbia in mano una viola e non una chitarra. I presenti immaginano che la matita precedentemente posta sul tavolo del gabinetto sia stata usata a guisa di archetto rudimentale, anche se le corde della chitarra sono allineate tutte sullo stesso piano. Così il mistero dell'esecuzione di quella musica rimane e non sembra risolvibile... Il Musicista ancora si materializza. Parla e si muove nel gabinetto. Quindi si ode la matita correre velocemente sulla carta. Al termine della seduta uno dei fogli risulta disegnato e scritto da quella entità su entrambe le facciate. Il Musicista prende ancora la chitarra ed eseguendo qualche arpeggio si porta fra i presenti. Ogni tanto parla nella propria lingua. Rientra nel gabinetto, ma ne esce quasi subito e questa volta non ha più la chitarra. Ora è in mezzo ai partecipanti: essi lo sentono parlare, respirare e muoversi. Ad un tratto si china e, continuando a parlare, toglie una scarpa dal piede di un assistente; poi ripete l'operazione sopra un altro e così continua fino a quando non ha tolto una scarpa, una sola, a tutti, uomini e donne. Nell'operazione compiuta dal fantasma gli assistenti avvertono due mani normali che agiscono sulla loro scarpa e sul loro piede, niente di più. Terminata questa strana operazione il Musicista rientra nel gabinetto. Dall'inizio della prima materializzazione e fino a quel momento, tutta la fenomenologia si è svolta nell'oscurità completa. Improvvisamente il Musicista, girando la chiavetta dell'interruttore elettrico, accende la luce nella cucina. Le tende sono completamente aperte. Così è possibile vedere nitidamente l'altra stanza con l'entità completamente materializzata, vestita con abiti di foggia ottocentesca. Il Musicista era già stato osservato, come ho detto, in luce paranormale. È lo stesso uomo: persona anziana, vestita di scuro, con in testa un berretto simile ad un basco; capelli quasi bianchi, le basette si prolungano fin sotto il mento; sotto il colletto floscio della camicia spicca un grande fiocco, forse di colore blu. Il Musicista si trova alla sinistra del medium, il quale è sempre adagiato sulla poltrona in stato di completa trance. Il fantasma ha a portata di mano l'interruttore della luce che accende e spegne diverse volte, dicendo in tedesco "Luce, luce". Tornata l'oscurità completa il Musicista non si sente più».    

Secondo una ricostruzione cronologica, Wagner era già stato visto in normale luce elettrica bianca (la lampada della cucina) allorquando aveva suonato il pianoforte. Il ritratto che ne viene fornito (il basco, il fiocco, le basette, il naso pronunciato) corrisponde bene alla rappresentazione iconografica del compositore tedesco. Molto meno somigliante al Wagner reale è l'autoritratto (se di questo si tratta) schizzato a matita dall'entità sul foglio di carta. Nonostante mi sia ripromesso di limitare al minimo i commenti su quanto si verificava nel corso delle sedute, non posso non rilevare come certi comportamenti di Wagner siano davvero singolari. Perché mai volle togliere una scarpa a tutti gli astanti? Nel verbale della seduta del 9 giugno 1938 si legge: Parla Wagner e ci dice che in Germania a certe sedute parla molto del medio e della fede che è nel nostro circolo. Ringrazia e dice che molto si è migliorato con queste sedute, e dice: "Ora la mia luce brilla".

Può essere interessante anche la seguente riflessione di Ravaldini (da Realtà e Mistero): «Dall'altra dimensione ci è stata fornita una spiegazione tendente a giustificare questo tipo di fenomenologia. Le guide in parte dissero specificamente, ed in parte fecero capire, che quel lungo ciclo di manifestazioni paranormali, oltre che permettere a loro stesse di compiere soprattutto una serie di prove per poter porre in contatto due diverse dimensioni – coinvolgendovi conseguentemente un piccolo gruppo di persone dotate di un medium eccezionale – aveva anche un altro scopo: quello di contribuire a far superare, attraverso limitate microesperienze nella dimensione umana, certi scogli ad alcune entità ancora molto legate a ricordi terreni e troppo condizionate da fattori spazio-temporali. Si può pensare che questo fosse il caso del Musicista, del quale si nota un agire apparentemente contraddittorio che rivela una strana personalità».
Wagner
continuò a manifestarsi in voce diretta per diverso tempo, ma senza più compiere azioni straordinarie.
9 agosto 1938 - Wagner si manifesta emettendo delle intonazioni di musica delle sue opere, e dice che Puccini fu, nella musica, molto umano. Dice che a Monaco c’è seduta.
In seguito, nei verbali delle sedute, Wagner è solo nominato saltuariamente e si manifesta in modo generico.


 

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