Storia di un medium italiano: l'importanza dei fatti

 

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Importanza della documentazione relativa a fatti accaduti nel passato

La ragione per cui ho dedicato tanto spazio alla medianità di Urbino Fontanelli ed alla relativa documentazione sta nel fatto che proprio lo studio di queste vicende mi ha convinto della realtà – oggettiva e non solo soggettiva – dei fenomeni medianici. Di questo devo essere riconoscente a Silvio Ravaldini. Ma al di là di quelle che sono le mie convinzioni personali, ognuno potrà fare una propria autonoma valutazione del materiale presentato in queste pagine, traendone le conclusioni che crede. I fatti riferiti sono realmente accaduti e sono ben documentati: chi volesse metterne in discussione l'autenticità, dovrebbe dubitare di tutti gli studi storici e delle ricostruzioni di eventi accaduti la cui evidenza si fonda su documenti, su cronache e su testimonianze tramandate, dato che ciò che è accaduto nel passato non può, per sua natura, essere sottoposto ad indagine diretta nel presente.

Problemi interpretativi e di metodo

Quanto all'interpretazione di questi (come di altri) eventi certamente paranormali nell'ambito di un quadro conoscitivo coerente e verificabile, siamo per ora del tutto carenti degli strumenti metodologici ed anche pratici per poter eseguire le ricerche necessarie secondo un criterio scientifico. Come è stato più volte evidenziato in queste dissertazioni, il metodo scientifico è un prodotto della psiche umana che ha il vantaggio di stabilire una corrispondenza condivisa tra i nostri schemi mentali conoscitivi ed i diversi aspetti del mondo fisico in cui viviamo, permettendoci di comprenderne ed anche di controllarne con notevole sicurezza gli eventi e di prevedere i risultati delle operazioni che noi eseguiamo. La complessità del mondo fisico determina tuttavia uno sviluppo sempre più specialistico delle conoscenze, ed alla fine i limiti imposti al sapere globale della comunità umana sono quelli determinati dalle caratteristiche della psiche umana e dalla sua evoluzione nel tempo. Ma quando abbiamo a che fare con i fenomeni paranormali usciamo dal campo (oggettivo e quasi sempre verificabile) dei fenomeni del mondo fisico per connetterci con una dimensione che presenta caratteristiche decisamente diverse ed anomale. Dunque non abbiamo nemmeno un riferimento affidabile su quali risorse della nostra psiche possiamo utilizzare.

Ovvie considerazioni sulle contaminazioni psichiche delle comunicazioni

Il fatto di non essere in grado di presentare un soddisfacente quadro teorico conoscitivo non impedisce comunque di poter ragionare sui fatti presentati, almeno nei termini in cui il modo di ragionare adottato può essere condiviso da una pluralità di persone che adottano analoghi criteri di analisi e di logica deduttiva. Anzitutto nell'indagine relativa alle comunicazioni ottenute tramite il medium Fontanelli, è necessario sgombrare il campo dalle indubbie contaminazioni psichiche dovute all'attività mentale, ai desideri, alle aspettative ed alle fantasie del medium e dei partecipanti. In relazione a questi ultimi, le loro sintonie psichiche potevano essere recepite dal medium non solo per via telepatica, ma anche coscientemente – prima e dopo lo stato di trance – quando i partecipanti commentavano i fatti accaduti durante la seduta e li raccontavano anche a lui. Soprattutto la fase tiptologica – per le stesse incertezze legate alla natura della comunicazione – fu caratterizzata dalle solite identificazioni poco plausibili e da nomi d'arte forniti dalle stesse entità, probabilmente per venire incontro alle aspettative dei presenti: un fenomeno confermato da gran parte della letteratura medianica, che riporta numerosi esempi di entità che si sono presentate con il nome di personaggi più o meno famosi, senza presentare nessuna prova a conferma della loro identità. Dunque Dante, Boccacci, Puccini, Raffaello e gli altri nomi illustri emersi durante il periodo tiptologico vanno ascritti al gioco complementare tra le sorgenti energetiche (quale che ne fosse l'origine) che determinavano i fenomeni medianici tiptologici, e la psiche dei partecipanti – compresa quella del medium – che elaborava il materiale al quale tali sorgenti energetiche potevano attingere. Pertanto i nomi dati da queste entità non possono costituire in alcun modo una prova della sopravvivenza dei personaggi storici ai quali vengono attribuiti.

Anche la presenza di elementi psichici arbitrari e non di rado in contrasto con eventi storicamente accertati (come nel caso di Giovanni Boccacci o della storia narrata dal cosacco Edovic) non deve sorprendere, poiché le stesse entità riconoscevano di dover utilizzare elementi tratti dalla psiche del medium per poter comunicare. Si ha l'impressione che la personalità fornita dalle entità fosse comunque fittizia, e suscettibile di evoluzione via via che il rapporto con il gruppo dei partecipanti progrediva e si approfondiva. Questo si riscontra anche per la personalità di quelle entità alle quali veniva riconosciuto il ruolo di guida, come Marzo Veritieri o Amato Cellini, che non rientravano né tra i personaggi storici illustri né tra i conoscenti trapassati dei partecipanti alle sedute. L'idea di evoluzione spirituale presente nella psiche di alcuni dei partecipanti, unitamente con l'accettazione senza riserve della reincarnazione come veicolo di quest'evoluzione, contribuì a trasformare nel tempo la personalità di Marzo da defunto abitante di Empoli, privo di particolare carisma, a spirito di altissimo livello, identificato – nella mente di alcuni dei partecipanti – con quello della personalità storica di Gesù Cristo (lo stesso Amato disse, come riportato nel verbale del 5 giugno 1938, di aver conosciuto ai suoi tempi Simon Pietro).

Obiezioni in merito ad alcune valutazioni di Ravaldini

Diversi anni fa Silvio Ravaldini mi disse che a suo parere andava operata una netta distinzione tra il periodo tiptologico, nel quale le identificazioni delle entità erano comunque incerte a causa del sistema di comunicazione molto rudimentale ed inaffidabile, ed il periodo delle materializzazioni e della voce diretta, quando le entità si manifestavano autonomamente e presentavano caratteri identificativi, nell'aspetto o nella voce, oggettivamente ben riconoscibili ed indipendenti dagli interventi interpretativi dei partecipanti. Tuttavia i verbali delle sedute, molto sintetici e purtroppo carenti di validi elementi chiarificatori, non consentono di confermare questa valutazione. Infatti, a partire dalla seduta del 20 maggio 1938 (dopo un'interruzione di quattro mesi nella stesura dei verbali), vennero registrati due tipi di fenomeni, oltre agli occasionali raps tiptologici che ancora si producevano di quando in quando: le manifestazioni a voce diretta e le materializzazioni. Mentre le prime continuarono fino al 1952, consentendo a Ravaldini di verificarle di persona ed anche di registrarle, le materializzazioni si verificarono solo nel corso di poche sedute, nel periodo in cui a Ravaldini non era ancora consentito di assistervi. Nei verbali il termine materializzazione, riferito ad una personalità completa, è usato solo nella seduta del 20 maggio 1938: oltre a Wagner, che nelle ricostruzioni di Ravaldini si era già materializzato prima, nel corso di sedute non verbalizzate, vengono citate le materializzazioni delle guide Marzo e Amato, di Dante Alighieri, di Giovanni Boccacci e del nonno del medium. Nessuna descrizione è riportata nei verbali riguardo all'aspetto, alla forma ed alla consistenza di queste materializzazioni ma, per analogia con quanto riferito in merito all'entità Wagner, siamo indotti a pensare che apparissero come persone in carne ed ossa, la cui immagine iconografica poteva corrispondere ad elementi presenti nella psiche del medium e dei partecipanti. Non viene nemmeno chiarito, a parte un paio di casi, se la materializzazione delle entità richiedesse l'oscurità completa oppure avvenisse anche con la luce rossa accesa.

Le altre manifestazioni di queste entità trascritte nei verbali posteriori al 20 maggio 1938 sono riferite solo alla voce diretta, la quale risultava ben riconoscibile (al pari delle voci delle entità guida o dei parenti ed amici trapassati dei partecipanti). Quanto alla coerenza degli aspetti relativi all'identificazione di ciascuna entità, va osservato che già nella seduta del 1° dicembre 1937 l'entità Boccacci aveva comunicato (tiptologicamente) di aver scritto un libro intitolato Gocce di Rugiada, dicendo che avrebbe potuto dettarlo nel corso delle sedute. La stessa entità Boccacci nella seduta del 9 giugno 1938 dettò – a voce diretta – la poesia sulle nozze di monna Lisa Cavalcanti, la cui qualità letteraria e la cui vena compositiva sono ad un livello decisamente inferiore a quello riscontrabile nella prosa di Gocce di Rugiada. Gli elementi identificativi forniti dalla stessa entità Boccacci nel periodo delle manifestazioni a voce diretta sono poi coerenti con quelli del periodo tiptologico. Per esempio, nella seduta del 24 maggio 1938: Boccacci ci parla di un libro da lui scritto e intitolato Gocce di Rugiada, che non è stato pubblicato; dice che questo libro è molto meglio ancora del suo Decamerone. Questa comunicazione avvenne a voce diretta, dunque l'entità confermava ancora una volta l'attribuzione dell'identità del Boccaccio da parte dei partecipanti.

Atteggiamento timido ed accondiscendente dei partecipanti

Il fatto è che l'atteggiamento dei partecipanti nei confronti delle manifestazioni delle entità fu sempre completamente passivo, quasi remissivo, e teso a non contrariare mai in alcun modo soprattutto le entità guida, probabilmente nel timore che i fenomeni medianici potessero interrompersi. Per questo non vennero mai fatti seri tentativi per costringere le entità a fornire elementi probatori stringenti in merito all'identità da loro dichiarata o ad esse attribuita dai presenti, come invece venne fatto in altri cicli di sedute medianiche oggetto di investigazione da parte di studiosi dediti alla ricerca psichica. Dunque sotto il profilo dell'identificazione delle entità sulla base di elementi verificabili al di là di quelli presenti nella psiche del medium o dei partecipanti, le sedute di Castelfiorentino non offrono nessun elemento di particolare interesse, fatta eccezione per il caso del sacerdote Giuseppe Riccardi. Alcune delle identità, come ad esempio quella della spia 47+1 (seduta del 24 marzo 1945) sono certamente fantasiose, al pari di molte delle vicende riferite o delle rivelazioni straordinarie fatte da questa o da quella entità. Si veda ad esempio la descrizione della vita sul pianeta Venere fatta da Amato nella seduta del 24 maggio 1938: Si manifesta Amato e ci parla molto di certe stelle. Dice che su Venere ci sono degli abitanti come sulla Terra, soltanto di colorito un po’ più rossiccio, ma sono più progrediti di noi; anche lì fanno sedute come facciamo noi ed hanno i medium come abbiamo noi sulla Terra. Gli abitanti di Venere lavorano un’ora o due al giorno, essendo molto lavoro compiuto da macchine che sono messe in moto da certa corrente elettrica che viene captata da delle antenne fatte di un metallo che sulla Terra non si trova. Seminano e raccolgono il grano e fanno il pane come facciamo noi. Vi sono molto meno malattie che da noi. Anche Venere ha avuto il suo passato.

Le entità riconosciute senza incertezze dai partecipanti, o per il tono ed il timbro della voce – identici a quelli che la persona conosciuta aveva in vita – o per l'aspetto fisico nei pochissimi casi di materializzazione (il nonno del medium) possono aver attinto, come si è detto, ad elementi presenti nella psiche del medium e dei partecipanti per la trasmissione nella nostra dimensione degli elementi identificativi, sia nel caso in cui fossero effettivamente quello che dicevano di essere, sia nel caso in cui ingannassero (come l'entità Boccacci). Come ho già detto, per quanto riguarda l'ipotesi della sopravvivenza della personalità umana le sedute di Castelfiorentino non possono avere un valore probatorio.

Impossibilità di spiegare i fenomeni sulla base dei soli poteri psichici inconsci del medium o dei partecipanti

Dopo aver riconosciuto questi fatti, resta però da verificare a chi o a che cosa possa essere attribuito il potere di realizzare tutti gli straordinari fenomeni fisici verificatisi nel corso delle sedute, ed in particolare quello della voce diretta. Nell'esporre la cronaca degli eventi riportati dai documenti, ho preferito mentenere termini come spiriti ed entità – riconoscendo loro una sorta di autonomia operativa – non solo perché questo era l'orientamento (di matrice decisamente spiritista) di chi redigeva i verbali e della maggior parte dei partecipanti alle sedute, ma anche perché non è da ritenersi soddisfacente nessuna ipotesi esplicativa basata esclusivamente su presunti poteri psichici del medium. Infatti l'ipotesi psichica, difesa dagli avversari più strenui di qualsiasi forma di intervento alieno (di natura non fisica) nella produzione dei fenomeni medianici di natura fisica, per avere un valore ed un'attendibilità deve poter ricondurre tutti i fenomeni alle facoltà psicofisiche del medium (ed in parte anche dei partecipanti) attivabili mediante lo strumento del cervello. In caso contrario, come già aveva intuito ai suoi tempi Ernesto Bozzano, si dovrebbe ammettere che il medium disponga di uno strumento energetico di natura non fisica (comunque lo si voglia chiamare: spirito, perispirito, corpo etereo, ectoplasma, ecc.) in grado di produre i fenomeni stessi. Quello che vogliamo far uscire dalla porta, rientrerebbe dalla finestra, perché saremmo costretti a riconoscere l'esistenza nell'essere umano (o quanto meno in alcuni esseri umani) di una componente di natura non fisica in grado di operare direttamente ed attivamente sul mondo fisico. Se così fosse, chi può escludere a priori che questa componente non possa anche sopravvivere alla morte del corpo fisico?

Fatti che corroborano l'esistenza di entità autonome

Le registrazioni delle comunicazioni a voce diretta della guida Mariòl (con le sue tipiche modalità comunicative e le domande rivolte alle altre entità comunicanti ed ai partecipanti) e le interferenze dello spirito che invade il campo, inducono a ritenere possibile anche l'effettiva esistenza di entità dotate di forme autonome di intelletto e di intenzionalità, esistenti in una dimensione diversa dalla nostra. La complessità della comunicazione, le incertezze, le anomalie, le ripetizioni e le esigenze di conferma nei confronti del trasferimento e dell'orientamento della trasmissione da parte di Mariòl presentano un quadro che non può essere interpretato e compreso nei termini di un'unica sorgente energetica collegata con il medium. Dunque, nel tentativo di voler trovare l'agente che produce il fenomeno, si deve anche ipotizzare l'esistenza di altre forme energetiche individuali, chiamate spiriti dai seguaci dello spiritismo.

Difficoltà che sorgono nel far corrispondere le entità agli spiriti dei trapassati

Quanto al collegamento tra queste entità ed esseri umani effettivamente vissuti su questa Terra, ritengo che il quadro offerto dalle sedute di Castelfiornetino contenga – come abbiamo già osservato – alcuni (pochi) elementi convincenti e molti altri non convincenti. Quello che disturba di più la nostra ragione sono le dichiarazioni fantasiose, fuorvianti o insincere di alcune di queste entità (anche se non di tutte). Nel merito, tuttavia, è consigliabile studiare in modo più approfondito la vasta letteratura relativa alle comunicazioni medianiche (di cui solo una minima parte è stata riportata – a titolo di esempio – nelle pagine di questa sezione). La nostra ragione è diventata particolarmente esigente per quanto riguarda gli elementi probatori forniti, e la presenza di supposizioni (assolutamente prive di riscontri di convalida) e di componenti psichiche fantasiose, in netto contrasto con le nostre conoscenze positive, insinua dei dubbi anche nei confronti di quelle comunicazioni e di quelle affermazioni che potrebbero avere qualche fondamento di verità.

Autonomia delle entità e fonti della creatività umana

Abbiamo già messo in evidenza l'importanza degli elementi psichici elaborati dalla mente del medium e dei partecipanti per la messa in scena della rappresentazione nel corso delle sedute. Ma spesso le entità dimostrarono di comportarsi in piena autonomia, facendo e dicendo cose che non avevano alcun nesso plausibile con quanto i partecipanti potevano pensare o ideare. Perché mai l'entità Wagner avrebbe dovuto togliere una scarpa dai piedi di ciascuno dei partecipanti? Perché fu dettato il romanzo Gocce di Rugiada? L'entità che dettava Gocce di Rugiada, al di là della sua arbitraria autoidentificazione col Boccaccio, sembrava che attingesse effettivamente ad un testo già scritto, secondo la testimonianza di Ravaldini che ebbe modo di ascoltarla tante volte e che ne rimase affascinato. La sicurezza con cui procedeva, la chiarezza della dizione, la precisione con cui scandiva i vocaboli e con cui in qualche caso – di fronte all'incertezza di chi doveva trascriverli – li ripeteva lettera per lettera, sembravano confermare l'esistenza di una dimensione nella quale l'opera era già presente, in una forma o nell'altra.

In relazione alla creatività umana, tanto in campo artistico quanto in ambito scientifico e tecnico, vorrei ricordare che l'etimologia del termine invenzione viene dal latino invenio che significa: trovo. Trovatori e trovieri (dal francese troubadours e trouvères) erano chiamati nel medioevo le persone di spirito, poeti e poetesse, compositori di storie, narratori e cantori capaci di creare qualcosa che catturasse l'attenzione e la curiosità del pubblico. Trovas furono chiamate (e tuttora lo sono) le canzoni del Son cubano (boleri, habanere). In qualche modo l'idea dell'ispirazione come processo che mette in contatto con una dimensione in cui si trova ciò che si cerca (anche senza saper bene cosa sia) ha qualche affinità con la medianità, e presenta una sensibile differenza rispetto al processo di costruzione razionale, che viene attribuito esclusivamente alle facoltà di elaborazione del cervello.

Il medium come cardine dell'interferenza tra due dimensioni

In ogni caso va comunque riconosciuta l'eccezionalità del medium come strumento tramite il quale i fenomeni medianici si producono, e senza le straordinarie facoltà del quale non è possibile stabilire il contatto con l'altra dimensione, nonostante il vivo desiderio e la volontà dei partecipanti alle sedute. Questo fatto costituisce anche uno dei punti deboli dello spiritismo: per quanto elevato possa essere il livello evolutivo attribuito alle entità guida, queste non sono in grado di stabilire un contatto con la nostra dimensione se viene meno la presenza del medium, nonostante il desiderio e la partecipazione dei componenti il circolo spiritualista. Come avevano già ben evidenziato alcuni ricercatori del primo Novecento (per esempio lo psichiatra Enrico Morselli) il medium rappresenta l'elemento essenziale per lo studio dei fenomeni medianici: deve esserci una diversità fondamentale tra un medium come Fontanelli ed un normale essere umano non dotato di facoltà medianiche, una diversità di cui non si trova traccia né nel comportamento ordinario del medium – assimilabile in tutto a quello di una persona normale, sensibile sì, ma per ogni verso assolutamente affidabile – né, ritengo, nel suo apparato psico-somatico. Non so se sia mai stata eseguita un'autopsia per esaminare il cervello di un medium del calibro di Urbino Fontanelli, ma sono dell'idea – anche se non suffragata da prove – che non si troverebbe niente di anomalo. In questo la mia opinione si distingue da quella del Morselli e di altri esponenti delle scuole psicologiche degli inizi del secolo scorso, che mettevano in risalto le anomalie psichiche che caratterizzavano le personalità di molti medium (ma anche – aggiungerei io – quelle di molti studiosi dei fenomeni psichici).

Nel caso di Urbino Fontanelli, poiché non era la sua volontà cosciente a determinare i fenomeni medianici, qualcuno potrebbe essere tentato di ascriverli (sulla base – come si è visto – di un esame superficiale) a qualche più o meno oscura facoltà inconscia, addentrandosi nel territorio insidioso che il concetto stesso di inconscio comporta ancora ai nostri giorni, oggetto com'è di diverse forme interpretative non di rado del tutto soggettive (si rimanda nel merito alle pagine sull'inconscio nella sezione sulla psiche). Per restare con i piedi per terra, senza voler spiegare fatti che restano misteriosi con cause ancora più enigmatiche, l'inconscio deve pur sempre rientrare nell'ambito (personale) di tutte quelle modalità di funzionamento fisiologico, comportamentale e psicologico dell'organismo umano che non pervengono alla coscienza e dunque sfuggono al controllo da parte dell'io. Pertanto tutte le dinamiche inconsce riguardano la psiche individuale e possono determinare particolari comportamenti e reazioni corporee, coinvolgendo di riflesso la psiche di altre persone, ma non sono mai in grado di determinare fenomeni fisici come la voce diretta, la levitazione, gli apporti, gli spostamenti del medium e della sua sedia e tutti gli altri eventi medianici che si sono verificati nelle sedute di Castelfiorentino. È dunque necessario ipotizzare l'esistenza di poteri straordinari di natura non fisica – ma in grado di interagire col mondo fisico e di determinare eventi nell'ambito del medesimo – la cui origine, se non può essere attribuita alla persona fisica del medium, va ricondotta ad entità esistenti in una dimensione distinta da quella fisica.


 

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