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Le interazioni tra le entità mentali e la realtà fisica

La trance medianica

Le sezioni del sito sui Fenomeni medianici e sulla Ricerca psichica sono dedicate alle manifestazioni della medianità ed alle indagini ed agli studi sui fenomeni prodotti. Anche alcune pagine del Blog 2019 sono state dedicate all'esame delle comunicazioni da parte di alcune entità medianiche, mentre nel 2020 la pagina su La materia aliena aveva come argomento gli esperimenti sugli effetti fisici dell'attività medianica di una giovane donna, condotti dal 1914 al 1920 dall'ingegnere William J. Crawford. Ora, do per scontato che chi segue questo sito non abbia dubbi sulla realtà dei fenomeni medianici accuratamente investigati ed accertati da molti studiosi di buona levatura: qualora così non fosse, ma il lettore fosse comunque interessato ad approfondire l'argomento, oltre a consultare le già citate sezioni di questo sito può leggere alcuni dei testi che si possono trovare e scaricare nella Biblioteca. Lo invito inoltre ad approfondire i motivi che inducono il suo io ad identificarsi con le dinamiche psichiche che alimentano i suoi dubbi. L'interesse suscitato dai fenomeni medianici è dovuto in parte dagli effetti fisici e sensoriali determinati da forze non conosciute, ed in parte dalle comunicazioni trasmesse da presunte entità che si manifestano tramite i medium. In molti casi, anche se non sempre, i fenomeni hanno luogo quando l'organismo del medium si trova in quella particolare condizione che viene definita trance medianica. Si tratta in genere di uno stato simile al sonno, nel quale l'organismo mostra spesso segni di agitazione e di affanno respiratorio, talvolta con l'emissione di suoni rauchi o di rantoli, che possono sembrare sintomi di una condizione di sofferenza. Ma l'io cosciente del medium è del tutto assente.

L'io del medium sparisce, per così dire, quando sopravviene lo stato di trance, e ricompare al termine della seduta, quando l'organismo viene fatto tornare progressivamente, e con le dovute cautele, allo stato ordinario di veglia. In genere l'io cosciente del medium non conserva alcun ricordo né di quanto accaduto nel corso della seduta, né di eventuali esperienze oniriche soggettive: si tratta di una condizione di completo blackout. Testimonianze di questo stato ci sono state fornite da vari medium, tra i quali Corrado Piancastelli (si veda la pagina sullo Spirito alieno) e Urbino Fontanelli (Storia di un medium italiano). Questa rimozione dell'io sembra rendersi necessaria affinché il controllo esercitato dall'io del medium sul proprio organismo non interferisca con l'utilizzazione delle risorse psicofisiche del medesimo da parte di poteri alieni. Va tuttavia tenuto presente che alcune medium (si trattava soprattutto di donne) riuscivano a restare più o meno coscienti per tutta la durata delle sedute. La condizione di sospensione temporanea dello stato di coscienza che consente all'io di sapere e di sentire di esistere non è limitata alla trance medianica, ma riguarda tutte quegli stati nei quali la coscienza viene completamente disattivata, come il sonno profondo, lo svenimento, il coma, l'anestesia totale, ecc. In questi casi l'io si rende conto solo a posteriori del fatto che per un certo periodo di tempo la sua esistenza è stata sospesa, constatando – al ritorno della coscienza – che durante il tempo trascorso il suo suo organismo ha continuato a vivere, oppure si è trovato in condizioni critiche di sospensione delle attività vitali, senza che l'io stesso conservi alcun ricordo né di una sua eventuale forma alternativa di esistenza, né degli eventi in cui il suo organismo è stato coinvolto.

Questi fatti ci inducono ovviamente a dare per scontata la completa dipendenza dell'io cosciente dal funzionamento dell'organismo, ed in particolare del cervello, per cui non sorprende che un gran numero di persone ritenga che l'io cosciente non possa continuare ad esistere una volta che l'organismo a cui esso è associato subisca il processo di decomposizione post mortem. Le NDE, invece, suscitano il nostro interesse proprio perché ci danno conferma di un'attività esperienziale particolarmente intensa in cui l'io cosciente viene coinvolto, anche quando il suo organismo si trova in condizioni critiche, nelle quali ci sarebbe coerentemente da attendersi una sospensione della coscienza e dell'esistenza dell'io. Nella maggior parte delle NDE, il senso di identità individuale dell'io non viene meno, determinando la continuità tra la sua esistenza come entità spirituale – cioè disconnessa dall'organismo a cui era vincolato – con quella con cui sentiva di essere durante la sua vita umana. A cambiare sostanzialmente sono le esperienze a cui l'io va incontro, soprattutto quando riesce a trasferirsi nella dimensione dello Spirito. Dobbiamo comunque necessariamente riconoscere che dal punto di vista dell'esperienza dell'io cosciente vi è una differenza essenziale tra la condizione di sentirsi vincolato all'organismo, sperimentando tutti gli effetti psichici che tale stato comporta, e quella di essere completamente libero da tali vincoli: una condizione, quest'ultima, difficilmente riconducibile alle finalità di controllo e di protezione dell'organismo che vengono talvolta attribuite all'attività cerebrale ed alla stessa funzione dell'io.

Tornando alla trance medianica, la singolarità di questa condizione sta nel fatto che l'io cosciente del medium, eclissandosi, permette che il controllo del suo organismo venga assunto da altre entità che, come si è visto nel caso del medium Piancastelli (nella pagina sullo Spirito alieno), possono essere considerate come aliene rispetto alla dimensione fisica in cui viviamo. Se alcune di queste entità ci sembrano dotate di una propria personalità cosciente, questa risulta completamente diversa dall'io cosciente del medium, del quale devono prendere a prestito l'organismo, per così dire, in modo da potersi manifestare a coloro che partecipano alle sedute. Si tratta di una situazione ben diversa da quei casi nei quali personalità multiple si alternano nel controllo di uno stesso organismo, dato che in genere la personalità del medium, quando non svanisce per effetto dello stato di trance, è coerente e non presenta sintomi di dissociazione. Non è nemmeno ben chiaro se questa sospensione temporanea dell'esistenza dell'io del medium, che lascia il controllo del suo organismo ad altre entità, sia voluta dal medium, oppure sia da esso accettata più o meno passivamente come conseguenza dell'atmosfera in cui si svolge la seduta e dell'influenza esercitata dalle stesse entità che devono assumere il controllo. Fatto sta che l'io cosciente dimostra, almeno in casi di questo genere, di essere un'entità piuttosto evanescente, priva di una consolidata essenza reale – almeno per quanto riguarda la sua stabilità nel tempo – e che può essere rimpiazzata nel controllo dell'organismo da altre entità sulle cui manifestazioni, di cui non conserva alcun ricordo, non ha alcuna informazione diretta. Mi sembra che questa specie di debolezza dell'io, che si presta ad essere disintegrato e poi reintegrato nelle sue funzioni da forze di natura sconosciuta, non sia in armonia con quella condizione di intensa coscienza che caratterizza, per esempio, le esperienze nella dimensione dello Spirito riportate in molte NDE.

Medium particolarmente sensibili e dotati, come per esempio Roberto Setti (si veda la pagina sul Cerchio Firenze 77), hanno serenamente accettato la trance medianica per consentire ad entità presumibilmente appartenenti ad un'altra dimensione di comunicare con noi umani, nella speranza che tale forma di comunicazione potesse produrre effetti positivi. L'io cosciente è sempre costretto – dalla natura stessa degli eventi della vita umana – a riconoscere la propria debolezza e, in un certo senso, la propria condizione di inferiorità, sia nei confronti delle energie naturali che hanno effetti diretti sul funzionamento del suo organismo, sia nei confronti delle dinamiche della psiche che lo coinvolgono, siano esse positive o negative. Per questo l'io è spesso disposto ad invocare ed a sollecitare l'intervento di entità superiori – alle quali vengono attribuiti poteri straordinari ed un'aura divina – affinché lo aiutino a superare quelle tribolazioni e quei conflitti che la condizione di essere vincolato ad un organismo comporta. Nello stesso tempo, proprio questo stato di debolezza spinge l'io ad incrementare le proprie conoscenze, per poter acquisire un maggiore controllo nei confronti di tutti quei fenomeni da cui dipende il buon funzionamento del suo organismo e, di conseguenza, il suo benessere. Resta il fatto che qualsiasi forma di potere l'io possa acquisire in relazione al controllo delle dinamiche della vita organica e della psiche umana, la morte dell'organismo e la conseguente fine delle esperienze della vita umana, alle quali esso si era magari abituato ed adattato con un certo successo, pongono all'io il problema di cosa possa eventualmente accadergli dopo: anche in questo caso, l'io deve spesso riscontrare una propria condizione di insicurezza, e non di rado di timore, dovuta essenzialmente al non sapere a che genere di esperienze può andare incontro, e di conseguenza può sentire il bisogno di invocare l'aiuto e la benevolenza di entità superiori di natura divina.

Se dunque l'io non può che riconoscere con umiltà la propria evidente condizione di debolezza e di vulnerabilità nei confronti delle energie della natura e della psiche che hanno il potere di determinare il funzionamento della nostra vita organica, è anche vero che può sentire nella sua essenza una tensione che lo stimola a conoscere ed a cercare di controllare le dinamiche che governano la realtà fisica e la stessa psiche umana. In questo contesto si inserisce anche la trance medianica, intesa come una tecnica che permette di ottenere fenomeni fisici, comunicazioni ed informazioni che riguardano una dimensione diversa da quella che sperimentiamo normalmente nella vita organica. Tramite l'organismo del medium – il cui io cosciente può essere del tutto assente, oppure può prendere parte agli eventi della seduta al pari degli altri partecipanti – si manifestano entità che parlano e che in qualche caso possoso assumere forme percepibili più o meno umanizzate, più o meno stabili, più o meno bizzarre. Inoltre possono materializzarsi (e smaterializzarsi) oggetti, piante, fiori, apparentemente trasportati nell'ambiente della seduta da un luogo di origine più o meno remoto, e forze fisiche di varia intensità muovono mobili anche pesanti, oppure interagiscono con i partecipanti. Queste rappresentazioni quasi teatrali, affascinanti nella loro magica spettacolarità, vengono messe in opera da entità che possiamo definire mentali, in quanto l'energia di cui fanno uso richiede la disponibilità dell'organismo e del cervello del medium, ed in qualche misura anche quella dei partecipanti alla seduta. Ritengo preferibile fare riferimento ad entità mentali anziché, come più comunemente accade, ad entità spiritiche, perché in alcuni casi queste entità sono intrise di elementi psichici sintonizzati tramite la mente di coloro che partecipano alle sedute (si veda, per esempio, il caso di John Ferguson). Con questo non si intende escludere che tali entità mentali non possano avere una loro esistenza autonoma, né che la personalità che manifestano non possa corrispondere, almeno in parte, a quella di un defunto.

Effetti fisici e poteri mentali

Ordinariamente noi siamo abituati a percepire la causa che produce un determinato effetto fisico; per esempio, lo spostamento di un oggetto richiede che sia fisicamente applicata ad esso una forza che superi la resistenza della massa dell'oggetto e gli attriti che lo rendono fermo. Per questo, se constatiamo il movimento di un oggetto senza riuscire ad identificare la forza che lo produce, proviamo un senso di meraviglia e quasi non crediamo ai nostri sensi: se poi riteniamo che alcune persone riescano a spostare degli oggetti con la sola forza di volontà della loro mente, attribuiamo loro un potere magico. Come abbiamo visto in questa pagina dedicata ai suoi esperimenti, William Crawford studiò le forze invisibili emanate dal corpo di una medium (la giovane Kathleen Goligher, la quale andava solo occasionalmente in trance), che riuscivano a muovere ed a far levitare dei tavoli di diverso peso. Quando gli effetti fisici si manifestano mentre il medium è in trance completa – come accadeva per la medianità di Roberto Setti o di Urbino Fontanelli – non si può attribuire alcun potere alla forza di volontà della mente del medium, il cui io cosciente è del tutto assente. Inoltre, nella pagina sulle forze che possono interferire occasionalmente nelle dinamiche umane, abbiamo fatto riferimento al fatto che alcuni fenomeni fisici di tipo cinetico (PK), come quelli riscontrati nei cosiddetti casi di poltergeist, danno l'impressione di essere provocati da un agente immateriale, spesso dispettoso e non benevolo nei confronti degli umani, dotato di una propria volontà e di una propra energia. Nello stesso tempo, gli effetti fisici prodotti da queste entità immateriali vengono spesso associati ad una forma di energia psichica – considerata come inconscia – sintonizzata dalla mente di una persona vivente, presente o connessa con l'ambiente in cui i fenomeni hanno luogo.

Come abbiamo evidenziato nella sezione sulla ricerca psichica, ed in particolare nella pagina sulle Teorie dello spirito (o del Sé subliminale), il fatto che l'interpretazione dei fenomeni fisici determinati dalla medianità abbia portato ad un acceso e perdurante dibattito tra i sostenitori dell'ipotesi spiritica e quelli della teoria della super-psi (o super-ESP) la dice lunga sui limiti delle risorse conoscitive a disposizione dell'io cosciente. I fatti restano quelli che sono, ed in entrambi i casi sfuggono al controllo da parte dell'io cosciente: dunque né un'eventuale dimensione di esistenza degli spiriti, né le dinamiche inconsce della psiche, possono essere oggetto di una forma di conoscenza che metta l'io cosciente in condizione di poter esercitare il proprio controllo sui fenomeni che si verificano. Il ruolo dell'io cosciente nei confronti della creatività della Mente cosmica deve essere in qualche modo chiarito e riconsiderato, iniziando da una distinzione tra ciò che si intende per psiche umana e ciò che l'io percepisce come effetto del processo creativo della Mente. Le dinamiche della psiche vengono sempre sperimentate dall'io cosciente, anche se – a causa della frammentazione della coscienza in una pluralità di organismi umani variamente distribuiti nello spazio e nel tempo – ciascun io sperimenta direttamente solo una frazione di tutte le possibili sintonie psichiche. Da questo punto di vista, parlare di psiche inconscia mi sembra un controsenso, mentre è sanz'altro ragionevole fare riferimento all'attività inconscia di molti circuiti cerebrali. La Mente cosmica, invece, può essere considerata come quel processo creativo di cui l'io cosciente sperimenta alcuni effetti tramite la propria attività mentale: tali effetti sono interpretati e vissuti dall'io alla luce delle sintonie psichiche che l'attività mentale rende coscienti. Dunque, entro certi limiti, la psiche umana riflette ed elabora alcuni aspetti della Mente cosmica, ma non ne esaurisce certamente la creatività, né può comprenderne la complessità.

Se l'io pone dei limiti all'evoluzione della propria coscienza, impedendole di espandersi al di là dei confini entro i quali la psiche umana la obbliga a rimanere, non riuscirà ad avere nemmeno una pallida idea della sconfinata creatività della Mente cosmica, ma resterà sempre invischiato nelle forme interpretative che le dinamiche interpersonali della psiche gli impongono – convinto della validità dell'una o dell'altra – anche quando non ne trae alcun vantaggio. Il fatto che la dimensione dello Spirito sia completamente separata da quella della vita organica, al punto che le forme di conoscenza che l'io vi può sperimentare non possono essere nemmeno ricordate quando esso ritorna sotto il dominio della psiche, acquista significato se si considerano i vincoli che l'organismo impone all'io, ed i limiti che vengono assegnati allo sviluppo della sua coscienza. Per questo motivo l'io può sperimentare la dimensione dello Spirito solo quando riesce a sfuggire a quella che potremmo paragonare ad un'attrazione gravitazionale, o ad una forza magnetica, che l'organismo esercita su di esso, vincolandone la coscienza ad una gamma limitata di sintonie psichiche. La condizione normale dell'io può essere paragonata a quella di una persona che, vivendo sempre all'interno di una città cinta di mura, può osservarne in dettaglio le strade, i fabbricati, i monumenti, i comportamenti degli abitanti, e tutto ciò che vi accade. Ma se fosse sollevata ad una notevole altezza, vedrebbe non solo l'intera città, ma tutta la regione in cui si trova, con altre città vicine, e tutti quegli aspetti del mondo di cui, nella sua condizione precedente, non aveva alcuna conoscenza diretta. Certamente, lo stare all'interno della città coinvolge intensamente quella persona nella realtà di quella città: ma mentre, stando in alto ed ampliando il proprio orizzonte, sarebbe possibile osservare con un cannocchiale diversi dettagli tanto della città quanto del mondo che la circonda, vivendo sempre confinati all'interno della città si può essere indotti a credere che al di là delle sue mura ci sia solo il nulla.

Vivendo, l'io cosciente impara a dirigere la propria attività mentale, in un certo senso in modo analogo a come si impara e ci si perfeziona nel suonare uno strumento musicale, migliorando la qualità delle proprie esecuzioni mediante l'impegno e l'esercizio: la mente di cui l'io dispone è pur sempre un frammento della Mente cosmica, e ne riflette in una certa misura la sostanza, entro i limiti derivanti dal fatto che una piccola parte non può certamente comprendere il tutto, né avere gli stessi poteri che il tutto ha. I fenomeni fisici derivanti dalla medianità confermano il potere di aspetti personalizzati della mente di esercitare un'influenza diretta su alcuni eventi della realtà fisica, quale noi la sperimentiamo mediante il nostro organismo. Questa personalizzazione non può essere attribuita all'io cosciente del medium, il quale è del tutto assente in caso di trance: non di rado, tuttavia, elementi psichici e ricordi presenti nella mente dei partecipanti alle sedute contribuiscono alla costruzione di personalità più o meno coerenti, che possono essere riconosciute come autonome ed alle quali viene attribuito il potere di produrre i vari fenomeni fisici. La nostra incertezza interpretativa in merito alla questione se tali entità abbiano una loro esistenza autonoma, oppure se siano elaborazioni virtuali di quelli che vengono considerati come poteri inconsci della psiche, nasce dal fatto che ben poco sappiamo sul funzionamento della mente, ed in particolare sul modo in cui si individualizza e si manifesta il potere creativo della Mente cosmica. Possiamo immaginare, per esempio, che esista una sorta di tecnologia aliena – molto più progredita della nostra – in grado di registrare l'attività mentale di una persona vivente, e poi di riprodurne a richiesta alcuni elementi, sintonizzandoli con le aspettative psichiche di alcuni dei partecipanti alle sedute. Questa tecnologia, inoltre, potrebbe essere in grado di controllare forme di energia che sfuggono alla nostra percezione organica, e dunque al nostro controllo, trasformandole in modo da esercitare effetti dinamici sulla nostra realtà fisica. Questo esempio, immaginario e privo di convalide reali, serve solo per evidenziare le infinite possibilità con cui il potere creativo della Mente cosmica si può manifestare, anche nel suo frazionamento in una pluralità di forme individualizzate – ciascuna dotata di una propria personalità – di cui noi conosciamo solo quelle accessibili alla nostra coscienza.

L'individualità che sperimentiamo nella dimensione fisica della nostra vita organica è determinata dal frazionamento della Mente cosmica che, dopo aver creato lo spazio-tempo, si frammenta attraverso la formazione di innumerevoli galassie, astri e mondi, separati l'uno dall'altro da ampi spazi che noi percepiamo come più o meno vuoti di materia. La creazione della vita sul nostro pianeta implica, fin dalle sue fasi iniziali, l'isolamento dall'ambiente esterno di una pluralità di strutture, all'interno di ciscuna delle quali si stabilisce un livello di organizzazione e di informazione superiore, che prevede anche sistemi di difesa nei confronti delle dinamiche disgregative dell'ambiente esterno. Ognuna di queste strutture organiche è separata dalle altre, ed ognuna ha bisogno, per continuare a vivere, di risorse tratte dall'ambiente. I processi riproduttivi determinati dalla Mente cosmica – o per lo meno da quella parte di essa che manifesta la sua creatività sul pianeta Terra – comportano un notevole incremento di queste strutture organiche individuali che, all'interno di un ambiente di dimensioni limitate, possono entrare in competizione per l'acquisizione delle risorse di cui hanno bisogno: una volta che si trovino entro un certo raggio di interferenza, si possono stabilire tra loro relazioni di collaborazione o di conflitto, oppure – se le condizioni ambientali lo consentono – ognuna mantiene la propria indipendenza. L'attribuzione di queste dinamiche alla creatività di una Mente cosmica non implica che noi umani possiamo conoscere questa Mente, né che possiamo esser certi che essa sia dotata di una propria coscienza e di una propria volontà: tuttavia il fatto che il nostro io abbia una coscienza ed una volontà, che si manifestano mediante l'attività mentale, può essere considerato come un valido indizio ed un riflesso di quello che l'intento creativo della Mente cosmica ha prodotto qui sul pianeta Terra. Nella sua essenza, la Mente cosmica può essere considerata come creatività allo stato puro, la quale, con il fluire del tempo, determina trasformazioni degli stati fisici che non possono essere interpretate come meri automatismi, dato che – come si è visto – comportano un incremento di informazione imprevedibile a priori.

Come conseguenza della creazione di una pluralità di organismi individuali, anche la coscienza umana è frammentata: ogni io cosciente non solo sperimenta la sua connessione con l'organismo a cui è vincolato, ma si sente originato da quello stesso organismo, al punto da ritenere che la sua esistenza come entità cosciente non possa protrarsi oltre la vita del suo organismo. Questi effetti della frammentazione della coscienza determinata dall'attività creativa della Mente cosmica sarebbero inconfutabili, se l'io non si sentisse in qualche modo a disagio in questa condizione esistenziale temporanea che gli nega ogni possibilità di esistenza autonoma, non vincolata alla vita di un organismo vulnerabile e destinato alla dissoluzione. Tuttavia i dati provenienti dai racconti delle NDE lo informano sulla possibilità di sperimentare un'altra condizione esistenziale – che noi chiamiamo dimensione dello Spirito – svincolata dall'organismo, e molto più congeniale a quella che l'io può percepire come la propria autentica essenza, al punto da sentirsi come se fosse tornato a casa quando viene accolto in quella dimensione. La dimensione dello Spirito sembra essere separata da quella in cui si manifesta la creatività della Mente cosmica, la quale utilizza l'alfabeto della fisica per scrivere le proprie storie: tuttavia lo Spirito viene percepito dall'io cosciente come un'energia unitaria e non bipolare che, sotto la forma di un amore assoluto ed incondizionato, permea di sè ogni aspetto dell'universo. È come se l'io cosciente, una volta trasferitosi nella dimensione dello Spirito, potesse vedere, sperimentare ed interpretare l'universo sotto il suo aspetto spirituale, mentre, fintanto che si trova nella dimensione della vita organica, deve sperimentarlo ed interpretarlo nell'ottica che gli è consentita dalle proprie sintonie psichiche, che riflettono la frammentazione della coscienza determinata dalla creatività della Mente cosmica. Queste due dimensioni sono di norma separate, ma in qualche modo si connettono tra loro proprio in virtù dell'attività dell'io cosciente nel corso della sua vita umana.

Interferenze

Indipendentemente dalle cause a cui si ritiene di poterli attribuire, certi fenomeni fisici oggettivamente verificati, di origine medianica o causati da entità ignote, oppure esperienze soggettive come le NDE o altre esperienze di natura spirituale (ottenute mediante tecniche mentali o l'assunzione di sostanze psicoattive), dimostrano l'esistenza di occasionali interferenze tra due dimensioni, una delle quali non viene da noi normalmente percepita nel corso della vita umana. Nel caso di esperienze soggettive come le NDE, l'interferenza è ovviamente data dalla sperimentazione diretta da parte dell'io cosciente di due dimensioni, una delle quali gli era ben nota in quanto determinata dall'attività mentale del suo organismo, mentre l'altra lo sorprende e lo meraviglia perchè viene percepita come separata dall'organismo e libera dalle esigenze e dai condizionamenti del medesimo. Invece nel caso di fenomeni fisici di origine medianica, affinché l'interferenza si verifichi è comunque necessaria l'attività mentale di un particolare organismo (quello del medium) che viene sottratto al controllo da parte del suo io cosciente ed utilizzato da processi ignoti – ma pur sempre appartenenti ad una dimensione mentale – per la produzione di questi fenomeni anomali. Solo in alcuni rari casi di fenomeni di infestazione possiamo chiederci se le forze che li determinano non abbiano una loro autonomia, indipendente dalla mente di eventuali soggetti dotati di facoltà medianiche che hanno una particolare relazione con l'ambiente infestato e con coloro che osservano e subiscono gli effetti prodotti da presunte entità infestanti. Come sempre, tuttavia, il fenomeno viene interpretato secondo le sintonie psichiche di coloro che ne fanno esperienza o che lo studiano, anche se i suoi effetti fisici possono essere oggettivamente osservati, descritti e registrati. Ritengo dunque che la nostra mente sia il punto focale delle interferenze tra le diverse dimensioni in cui l'io può essere coinvolto in quanto soggetto cosciente, e che l'attività funzionale del cervello – considerato solo nel suo aspetto organico – non sia in grado di sfruttare tutto il potenziale della mente e le possibili esperienze dell'io cosciente in altre dimensioni.

Quando l'io cosciente si confronta con quel genere di fenomeni che vengono chiamati paranormali, si sente spesso stimolato ad investigarli, a studiarli e ad interpretarli, ma nonostante i suoi sforzi di attenzione e di concentrazione, l'unico risultato che ottiene dall'attività della propria mente consiste nel riscontrare i limiti della psiche, che gli suggerisce ogni sorta di assurdità e cerca di convincerlo della loro ragionevolezza. Come si è visto, le comunicazioni attribuite alle entità spiritiche sono in molti casi assurde e contraddittorie, e mancano di quella coerenza che invece presentano le NDE relative alla dimensione dello Spirito. Nello stesso tempo, l'impressione che certe comunicazioni medianiche provengano effettivamente dalla personalità di una persona defunta è in alcuni casi ben fondata e certamente ragionevole. Ma se siamo in grado di constatare la realtà oggettiva di certi fenomeni fisici, siamo poi necessariamente costretti ad indagarne le cause sulla base delle leggi della fisica che conosciamo, oppure a rinunciare ad ogni possibilità di conoscenza. In definitiva, tutto ciò che diamo per scontato – per abitudine – in termini di risorse conoscitive e di soluzione dei problemi nelle normali attività della vita, viene messo in crisi dai tentativi di interpretare i fenomeni paranormali. È vero, tuttavia, che anche la conoscenza scientifica avanzata deve fare i conti con problemi per la soluzione dei quali le risorse della mente umana – con riferimento alle menti più dotate per quanto riguarda le capacità intellettive – mostrano i loro limiti. L'io cosciente sperimenta così l'affidabilità e l'inaffidabilità di una condizione nella quale le sue capacità di conoscenza dipendono dalle prestazioni di una struttura organica che elabora i dati di cui dispone sulla base di programmi operativi messi a punto nel tempo da altre strutture organiche più o meno simili alla sua.

Il mistero della creatività della Mente cosmica nelle (limitate) dinamiche che riguardano il pianeta Terra si riflette nella mente umana: nel constatare tutti i possibili eventi di origine naturale che possono causare sofferenze anche estreme all'io cosciente, a causa della vulnerabilità dell'organismo a cui è vincolato, non possiamo fare a meno di chiederci quale sia la relazione esistente tra la debolezza – almeno a livello statistico – dell'io ed il potere creativo della Mente. A maggior ragione, determinano nell'io un disagio quasi insostenibile tutte quelle dinamiche psichiche – prodotte dall'attività mentale – per le quali alcuni esseri umani agiscono nei confronti di altri esseri umani in modo crudele, violento e vessatorio: sia le cronache della storia che quelle dell'attualità non sono certo carenti di testimonianze di questo modo di funzionare della psiche umana, dimostrando la debolezza della condizione dell'io di fronte a ciò che lo minaccia o lo seduce, facendo leva su quello che il sistema psicofisico a cui è vincolato lo costringe a sperimentare. Perfino alcuni fenomeni paranormali, indipendentemente dalle cause a cui la nostra mente li attribuisce, si manifestano in modo vessatorio ed ostile nei confronti dell'io di persone viventi: si vedano, per esempio, alcuni dei casi citati nel libro Dei fenomeni di infestazione di Ernesto Bozzano, scaricabile dalla Biblioteca. A causa di queste e di altre esperienze, comprese alcune NDE angoscianti, caratterizzate in qualche caso dalla presenza di ambienti ed entità infernali, l'io viene irretito in sintonie psichiche che lo convincono della realtà di dimensioni nelle quali potrebbe sperimentare sofferenze e tormenti anche una volta che la morte lo abbia liberato dal vincolo dell'organismo. Ovviamente, un io sano e dotato di una coscienza sufficientemente evoluta non può che respingere con fermezza una simile eventualità.

Alla luce di tutte le testimonianze di esperienze non ordinarie di cui abbiamo conoscenza, mi sembra che solo quelle relative alla dimensione dello Spirito siano veramente congeniali all'autentica essenza dell'io cosciente, il quale – non a caso – sente che quella dimensione rappresenta la sua naturale dimora. Da questo punto di vista, le avventure ed i vagabondaggi in altre dimensioni, compresa quella della vita umana, andrebbero considerate come escursioni temporanee – per certi aspetti interessanti e per altri faticose ed a volte dolorose – destinate ad esser presto, se non proprio dimenticate, quanto meno rielaborate come esperienze lontane e quasi oniriche. Ma fintanto che l'io cosciente è vincolato alla dimensione della vita umana mediante il proprio organismo, si sente irretito e condizionato dalle dinamiche della psiche che giorno dopo giorno gli trasmettono inquietanti incertezze in merito a ciò che lo attende dopo la morte del suo organismo, quando addirittura non lo convincono del suo futuro annientamento. Non c'è da meravigliarsi se l'io – dopo essere stato condizionato dai programmi culturali di origine psichica e dopo aver ubbidito per tanto tempo ai comandi mentali determinati dal funzionamento del proprio cervello – resta invischiato nelle dinamiche della psiche umana al punto da perdere completamente la coscienza della propria identità, fino ad accettare di identificarsi col proprio ruolo di automa umano. Condizionato com'è dalle esigenze della vita organica, l'io cosciente percepisce la sua esistenza nei limiti di quanto l'organismo gli permette di sperimentare tramite l'attività cerebrale: anche se talvolta riesce ad intuire la presenza di una sua controparte spirituale con la quale si sente in qualche modo collegato, tuttavia continua a vivere come se fosse separato da questo Sé spirituale, col quale spera di ricongiungersi – se tutto va bene – solo dopo la morte del suo organismo.

Solo superando le barriere della psiche che lo imprigionano, l'io cosciente riesce talvolta ad intuire ed a percepire la sua identità con l'io spirituale, mentre è ancora connesso al proprio organismo: si tratta tuttavia di una condizione molto rara, di uno stato di grazia, di felicità e di distacco dal coinvolgimento nelle consuete dinamiche psichiche determinate dalle vicende umane e dagli alti e bassi a cui va normalmente soggetto il nostro organismo. Spesso questo stato di grazia è transitorio, dato che le dinamiche della psiche possono riprendere il sopravvento, anche se l'io cosciente cerca di mantenere un sufficiente distacco nei loro confronti, e la natura stessa dell'io spirituale lo allontana dalla psiche umana: è come se l'io spirituale potesse ricongiungersi con l'io cosciente solo se quest'ultimo, pur rimanendo connesso al proprio organismo, riesce a creare uno spazio mentale libero dalle interferenze della psiche. In ogni caso si tratta di una condizione che è difficile descrivere a parole, proprio perché il linguaggio è per sua natura intriso di elementi psichici e dunque presenta dei limiti insuperabili. Non c'è perciò da meravigliarsi se talvolta i lettori di queste pagine possono restare perplessi nei confronti di certe affermazioni, interrogandosi sul loro significato. Per descrivere lo stato di identificazione tra l'io cosciente e l'io spirituale, l'espressione che mi sembra più adeguata, pur nella sua imprecisione, è quella di una divertita beatitudine, per la quale ogni aspetto della vita organica può rappresentare una piacevole curiosità, mentre quelli che la psiche ci obbliga di solito a considerare come eventi dolorosi, o vere e proprie tragedie, non raggiungono nemmeno la soglia della coscienza, e dunque è come se non esistessero affatto. In questa condizione l'io cosciente sente di star bene, sente che tutto va bene, e riesce a trasferire questa sensazione anche al proprio organismo, verso il quale prova una benevola attenzione, restando allo stesso tempo distaccato e non preoccupato per il suo destino.

Nella condizione umana c'è una specie di ineluttabilità legata a tutto quello che procura all'io disagio, sofferenza e dolore, e che lo costringe ad affrontare ed a cercare di risolvere problemi di ogni genere: la realtà di questa condizione viene data per scontata, e l'interesse per la vita umana viene di solito attribuito al bilancio tra gli aspetti positivi che le dinamiche della psiche offrono all'io in termini di piacere, di gioia e di felicità, e quelli negativi di cui l'io farebbe volentieri a meno. Ma dato che questo bilancio è spesso negativo, anche perché il modo in cui l'io sperimenta il tempo lo costringe ad immedesimarsi con le dinamiche psichiche che lo coinvolgono in un certo periodo, senza permettergli di compensarle con quelle che ha vissuto in passato, il significato della vita umana viene a volte attribuito ad un compito o ad una missione affidati all'io in una dimensione trascendente, come si può dedurre dai resoconti di molte NDE. Oppure si ritiene che questa vita sia una specie di scuola nella quale l'io viene inviato ad apprendere quello che non sa, mediante un metodo di insegnamento che, con ogni evidenza, prevede anche il dolore e la sofferenza, nel caso in cui l'io non riesca ad evitarli. È evidente il ruolo fondamentale che in questo stato di cose ha la coscienza, mediante la quale tutti gli effetti delle dinamiche psichiche determinate dal funzionamento dell'organismo vengono trasmessi alla sensibilità dell'io, che di norma non può fare a meno di sentirli, di registrarli e di sopportarli. Una volta soppressa la coscienza, l'organismo può subire ogni sorta di ferite e di traumi senza che l'io senta il benché minimo dolore, e sebbene di solito l'assenza di coscienza implichi anche una perdita di autocoscienza per cui l'esistenza stessa dell'io, di fatto, viene meno, esperienze come le NDE dimostrano che in certi casi l'io può continuare ad esistere in modo svincolato dalle vicende che coinvolgono il suo organismo.

Non va dimenticato che alcune interpretazioni delle dinamiche psichiche relative al dolore ed alla sofferenza associati alla vita organica, fanno ricorso all'idea (alquanto bizzarra) che l'io cosciente stia subendo una punizione per certe sue azioni precedenti, determinate – come si ipotizza – da sue libere scelte: l'aspetto più strambo di questa teoria interpretativa, anch'essa originata dalla psiche, è che la punizione sopportata dall'io vincolato ad un organismo viene a volte presentata come conseguenza di una precedente incarnazione dello stesso io, seppur vincolato ad un organismo del tutto diverso. L'assurdità di tale interpretazione – ritenuta ragionevole da alcune culture – è evidente. Come si è visto, infatti, nella dimensione dello Spirito non è presente alcun intento né vendicativo né punitivo: queste concezioni sono invece una tipica prerogativa della psiche umana, la quale esercita in questa forma il suo potere di controllo sull'io cosciente, fintanto che quest'ultimo è vincolato al proprio organismo. D'altra parte, è innegabile come anche gli organismi umani – al pari di tutti gli altri organismi viventi – siano un prodotto della Mente cosmica, nella sua manifestazione localizzata sul nostro pianeta: dunque, nella misura in cui l'io cosciente si identifica con il proprio organismo, non può che subire le conseguenze delle esigenze imposte dalla vita organica, la quale, quando si esprime come natura, si dimostra del tutto insensibile alle esigenze dell'organismo individuale, destinato in ogni caso alla morte, e spesso a forme di sofferenza tanto più affliggenti quanto più intense sono la sensibilità e la coscienza dell'io associato a quell'organismo (e questo può valere anche per altre forme organiche oltra quella umana). Evitiamo dunque di scomodare lo Spirito, o di tirare in ballo un io spirituale trascendente, quando abbiamo a che fare con fenomeni determinati unicamente dalla vita organica e dalle dinamiche psichiche.

Sebbene l'io, inteso come soggetto cosciente, percepisca di norma una propria identità unitaria, se lo consideriamo in base alle funzioni che svolge nell'elaborazione degli stati mentali e nelle decisioni relative alle azioni da far compiere al proprio organismo, possiamo distinguere in esso almeno tre componenti: 1) un io organico, il cui obiettivo è quello di far fronte alle esigenze ed al benessere del proprio organismo; 2) un io psichico, che viene coinvolto dalle dinamiche della psiche umana al punto che spesso si identifica completamente con esse; 3) un io spirituale, che si sente in qualche misura alieno nei confronti tanto del proprio organismo quanto della psiche umana, ed aspira a qualcosa che non riesce a trovare in questa vita. Queste tre componenti sono presenti più o meno in ogni persona, ma in proporzioni diverse, che possono variare nello stesso individuo col trascorrere del tempo: in particolare, l'io spirituale è spesso minoritario, e talvolta quasi del tutto assente. L'io psichico, come abbiamo già avuto modo di osservare, è soggetto all'influenza di due componenti che non di rado entrano in conflitto tra loro: da un lato sente l'esigenza di conformarsi ai programmi socioculturali che gli sono stati trasmessi e che in parte fanno leva sulle esigenze dell'io organico, dall'altra sente il richiamo ed il fascino di quelle dinamiche psichiche autonome che lo sollecitano, mediante la tensione provocata dai desideri o dai timori, ad adottare comportamenti che possono anche essere in contrasto con quelli previsti dai programmi introiettati. Le alchimie caratteriali personali risultanti da queste dinamiche, anche in conseguenza delle disarmonie tra i programmi messi a punto dalle varie culture, coprono una gamma molto ampia, come è facile constatare nell'ambito di qualsiasi gruppo umano, ed in particolare in quelle società che ingenuamente pretendono di essere multiculturali.

Ma proprio i fenomeni medianici ed alcune manifestazioni paranormali complicano questo quadro: sembrerebbe infatti che, oltre all'io spirituale, esistano entità energetiche connesse con l'io psichico – sia di persone viventi che di defunti – che sono in grado di interferire, in particolari circostanze, con la realtà della nostra dimensione fisica e di comunicare, in una forma o nell'altra, con persone viventi. L'esistenza di un io spirituale è stata desunta dai resoconti delle numerose NDE che fanno riferimento ad una dimensione dello Spirito realmente ed intensamente sperimentata: come si è visto, questa dimensione, non sempre facilmente ed immediatamente accessibile da parte dell'io cosciente, presenta aspetti che la rendono sostanzialmente diversa e separata rispetto a quella della vita organica, soprattutto perché l'energia dello Spirito che vi si manifesta non ha niente in comune con l'energia della psiche umana. L'io degli sperimentatori riferisce – praticamente nel 100% dei casi – di essersi sentito a casa in quella dimensione, cioè nella dimora più congeniale alla sua autentica essenza, e di non aver provato il minimo desiderio di tornare alla vita organica. Nella maggior parte dei casi questi sperimentatori, quando si trovarono nella condizione critica da cui ebbe origine la loro NDE, non avevano un io spirituale molto sviluppato, né mostravano alcuna particolare caratteristica psichica che li differenziasse dalla normalità degli umani viventi, come ad esempio un accentuato interesse per i fenomeni medianici o paranormali. L'impressione riportata dalla maggior parte di loro – impressione che in molti casi si manifesta come assoluta certezza – è che alla morte dell'organismo l'io cosciente di ogni essere umano è destinato a sperimentare la dimensione dello Spirito, cioè a far ritorno alla sua naturale dimora.

Invece le interferenze che si riscontrano in molti fenomeni medianici e nei casi di infestazione mostrano una condizione ben diversa, nella quale forme aliene di energia mentale si manifestano producendo effetti fisici che determinano particolari reazioni psichiche negli umani coinvolti in tali dinamiche: poco importa se le nostre facoltà psichiche attribuiscono a queste forme di energia mentale un'origine spiritica, o aliena, o di qualsiasi altro genere, dato che ci muoviamo su un terreno per il quale le risorse conoscitive della mente umana risultano inadeguate. Resta il fatto che gli effetti di queste interferenze estendono il campo di azione della psiche, dando una forma di realtà – in alcuni casi soggettiva, ma in molti altri casi oggettiva – ad elementi che di solito restano esclusi dalla nostra percezione, anche se possono far parte del nostro immaginario mentale. Sembra ragionevole riconoscere che se gli esseri umani si sviluppano e si manifestano, con i tratti peculiari che contraddistinguono ognuno di noi, come particolari forme mentali prodotte dalla Mente cosmica, la creatività di quest'ultima può aver dato origine a forme mentali di natura diversa, che possono occasionalmente interferire con la realtà fisica del nostro mondo. È importante, tuttavia, comprendere che gli effetti di queste interazioni sull'io cosciente, vincolato ad un organismo, rientrano quasi sempre nell'ambito delle interpretazioni, delle paure o dei desideri determinati dalla psiche umana: solo occasionalmente presentano elementi che fanno riferimento alla dimensione dello Spirito. Le interpretazioni fornite dalla psiche umana possono indurci a credere in un paradiso ed un inferno, in entità angeliche o demoniache, ed in altre contrapposizioni determinate dalla natura bipolare della psiche che l'io costantemente sperimenta durante la vita organica. L'energia dello Spirito, invece, non essendo bipolare, non presenta alcuna conflittualità intrinseca.

Io psichico ed io spirituale

Siamo ora in grado di delineare un quadro abbastanza chiaro di quelle che possono essere le aspettative (o le speranze) dell'io, mentre sta ancora sperimentando la vita organica, in relazione ad un'eventuale continuazione della sua esistenza di soggetto cosciente e di sperimentatore sensibile anche dopo la morte del suo organismo. Da una parte disponiamo di una quantità di precisi resoconti sulla dimensione dello Spirito, sperimentata direttamente come una condizione reale di completa ed assoluta beatitudine alla quale l'io sente di appartenere in virtù della sua autentica ed eterna essenza spirituale; dall'altra abbiamo comunicazioni eterogenee da parte di entità mentali, più o meno invischiate in dimensioni psichiche che a volte presentano aspetti simili a quelli della dimensione dello Spirito, mentre altre volte si manifestano come legami ad esperienze particolarmente intense determinate dalla psiche umana, o come vagabondaggi in dimensioni psichiche che vengono percepite dall'io cosciente come allettanti o come sgradevoli e dolorose, ma in ogni caso dotate di un'apparente realtà, almeno fin quando non interviene qualche evento che modifica la condizione che l'io sta sperimentando. Alcune di queste dimensioni psichiche vengono direttamente sperimentate durante le NDE definite come angoscianti, o addirittura caratterizzate da contenuti di tipo infernale: ma anche in alcune NDE positive, la sperimentazione della dimensione dello Spirito può essere preceduta da una sorta di viaggio in dimensioni psichiche alternative – più o meno connesse con la realtà del nostro mondo – che talvolta presentano elementi dell'immaginario infernale della cui affliggente realtà l'io cosciente dello sperimentatore non riesce a dubitare. A fianco di coloro – e non sono pochi – che non hanno dubbi sulla realtà della dimensione dello Spirito, per averla sperimentata direttamente, c'è anche qualcuno che non ha dubbi sulla realtà dell'inferno, sempre per lo stesso motivo. Possiamo però dire che i resoconti di NDE di ambiente infernale sono molto pochi, e non presentano gli stessi elementi di coerenza di quelli relativi alla dimensione dello Spirito.

A questo punto ognuno può fare le proprie valutazioni, alla luce dell'orientamento del proprio io, dato che è senz'altro lecito nutrire delle aspettative e delle speranze in merito alla continuazione dell'esistenza cosciente e della capacità di sperimentare dell'io anche quando l'avventura di questa vita umana si sarà conclusa. Per quanto mi riguarda, non ho dubbi: il mio io si sente attratto dalla dimensione dello Spirito, che considera come una base accogliente e sicura nella quale poter sostare per elaborare i propri ricordi, fare nuove esperienze, rigenerarsi ed acquisire conoscenze più profonde, fino a quando non si senta eventualmente pronto per nuove escursioni in altre dimensioni. Sebbene abbia la consapevolezza e la certezza che la realizzazione di questo programma non dipende solo dalla volontà dell'io, mi sembra tuttavia importante avere le idee ben chiare in merito a quello che ritengo essere il giusto percorso evolutivo grazie al quale il mio io psichico si fonde con l'io spirituale, lasciandosi alle spalle le esigenze e le vulnerabilità dell'organismo, ed i conflitti determinati dal bipolarismo della psiche umana. Penso che molti altri io concorderanno con questo mio orientamento, ma non sono sicuro che questo valga per qualsiasi io. La formazione e lo sviluppo dell'io cosciente nell'ambito del nostro organismo è un processo complesso e per certi versi oscuro, come ho già avuto modo di osservare: ogni organismo umano il cui cervello sia  funzionante dà origine ad un io organico che si manifesta ben presto anche come io psichico, che si lascia guidare dalle particolari sintonie della psiche con cui si identifica ed alle quali si sottomette. A queste componenti dell'io dovrebbe anche essere associata una componente spirituale proveniente da un'altra dimensione, in grado di far sentire la propria voce, soprattutto nei confronti dell'io psichico e delle dinamiche a cui è soggetto: ma, come si è visto, l'efficacia di questa componente spirituale varia molto da una persona all'altra, tanto che a volte si può dubitare della sua stessa presenza.

Lo Spirito non si manifesta direttamente nella dimensione fisica di questo mondo: lo fa solo attraverso la componente spirituale dell'io, la quale, vincolata ad un organismo e costretta a sperimentare le tensioni psichiche che la vita organica comporta, si sente quasi sempre a disagio per tutta la durata della vita organica, che deve affrontare come se fosse in apnea, priva com'è della possibilità di nutrirsi direttamente dell'energia dello Spirito. Ma mentre le esigenze dell'organismo e – soprattutto – i desideri, i timori, i piaceri e le sofferenze che le dinamiche della psiche umana comportano, coinvolgono intensamente l'io cosciente, al punto che esso molto spesso si identifica completamente con le proprie sintonie psichiche, la componente spirituale dell'io riesce a manifestarsi attivamente molto più di rado: è come se restasse in una condizione di narcosi per buona parte della vita, e per molte persone per tutta la vita. Il fatto è che, sebbene la sensibilità dell'io possa essere disturbata dalle preoccupazioni e dalle sofferenze della vita, allo stesso tempo può provare soddisfazione e forme più o meno intense di godimento e di felicità per certe esperienze psichiche determinate dalla vita organica. Invece il risveglio dell'io spirituale può rappresentare di per sé una forma di sofferenza, sia perché esso sente di non essere nella dimensione più congeniale alla sua vera essenza, sia perché anche le più intense forme di felicità sperimentabili nella condizione umana – solo per un periodo di tempo più o meno lungo, ma pur sempre limitato – impallidiscono, e dunque perdono importanza, di fronte alla condizione di perfetta beatitudine che l'io può sperimentare nella dimensione dello Spirito. Dunque è comprensibile come l'io psichico prevalga quasi sempre nettamente sulla sua controparte spirituale, indipendentemente dal fatto che esso possa venirsi a trovare sotto l'influenza dominante dell'una o dell'altra polarità della psiche.

Tuttavia, comprendere il funzionamento dell'io psichico significa riconoscere che tutte le dinamiche contraddittorie e conflittuali della psiche umana, che si manifestano tramite il funzionamento del cervello soprattutto nell'ambito dei rapporti interpersonali, non possono essere diverse da quello che sono, tanto nei loro aspetti sperimentati dall'io come positivi, quanto in quelli negativi. Qualsiasi interpretazione si cerchi di dare alla condizione umana, qualsiasi ricerca di significato e di valore, qualsiasi forma di comunicazione interpersonale in merito all'evoluzione dell'io e della coscienza – compresa quella utilizzata in queste pagine – deve fare i conti con le differenze di sintonia determinate dalla frammentazione della coscienza in una pluralità di organismi separati, ciascuno dei quali dotato di un proprio io assoggettato alle dinamiche personali della propria psiche. È importante comprendere bene che questo stato di cose non dipende dall'io, il quale ne sperimenta gli effetti, gradevoli o sgradevoli che siano, ma non può controllarlo se non entro i limiti determinati dalle risorse di cui dispone: la stessa distribuzione non equilibrata e non di rado ingiusta – almeno all'apparenza – di tali risorse, rappresenta un enigma che l'io si sforza di risolvere, spesso senza riuscirvi. La vita sotto il dominio della psiche umana può essere interpretata come una lotteria nella quale molti sono disposti a pagare il prezzo del biglietto nella speranza di vincere qualche premio, ed i vincitori vengono presentati come modelli da seguire, perché non avrebbero certamente potuto vincere il premio se non avessero comprato il biglietto: ovviamente, chi trae il maggior vantaggio da questo gioco è l'organizzatore della lotteria. È la stessa psiche umana che, attraverso la tensione che si crea tra il suo polo positivo e quello negativo, determina il fluire della vita e le trasformazioni che derivano dall'elaborazione cosciente delle dinamiche energetiche con cui essa coinvolge ogni io individuale.

L'esistenza dell'io organico è, ovviamente, limitata alla vita dell'organismo, mentre l'io psichico potrebbe continuare ad esistere, come forma mentale dotata di una propria identità, anche dopo la morte, sperimentando come se fossero reali vari aspetti della psiche umana che continuano a coinvolgerlo, in un itinerario che sfugge alle sue capacità di controllo, nello stesso modo in cui non è in grado di controllare molti aspetti della realtà di questa vita organica. Queste forme di esistenza sembrano caratterizzate dalla bipolarità intrinseca della psiche umana, e dalle incertezze e dalle sofferenze che ne derivano, per cui l'io psichico corre il rischio di rimanere invischiato in una condizione insoddisfacente, da cui non riesce a liberarsi con le risorse di cui dispone: si tratta, come si può notare, di una situazione che riflette le stesse angosce che possono tormentare l'io nel corso della vita umana, sempre correlate alle dinamiche della psiche nelle quali l'io può trovarsi coinvolto, anche quando non le gradisce affatto. Eppure, come abbiamo già visto, molte NDE sembrano dimostrare come il trasferimento dell'io nella dimensione dello Spirito avvenga spesso in tempi rapidi e senza incontrare ostacoli di rilievo, e – fatto particolarmente interessante – sia determinato dal risveglio di una componente spirituale della cui esistenza l'io potrebbe non esser stato nemmeno cosciente durante la sua vita organica. Stando a queste NDE, si direbbe che il processo di trasferimento nella dimensione dello Spirito avvenga quasi automaticamente una volta conclusa l'esperienza della vita organica, essendo determinato dall'attrazione esercitata dallo Spirito su una scintilla di natura spirituale associata ad ogni io, indipendentemente dal fatto che l'io psichico ne sia divenuto cosciente o meno durante la vita. Non si comprende dunque perché in certi casi l'io debba restare invischiato nelle dinamiche della psiche anche dopo la morte dell'organismo, per periodi che possono essere percepiti come molto lunghi, a meno che questo non dipenda da un preciso orientamento dello stesso io psichico, che impedirebbe all'io spirituale di svolgere il suo compito.

Si ritorna dunque alla questione, ardua da comprendere e probabilmente impossibile da risolvere per la nostra (limitata) intelligenza, della relazione tra lo Spirito e la psiche umana, o meglio, e più in generale, tra lo Spirito e la Mente cosmica: infatti, come si è visto, sia l'evoluzione della vita sul nostro pianeta che lo sviluppo della psiche umana non sono altro che manifestazioni locali della creatività della Mente cosmica, appartenenti a quella dimensione fisica e mentale che l'io cosciente sperimenta durante la vita umana. Lo Spirito invece sembra essere un'energia creativa che non solo esplica i suoi effetti in una dimensione separata, ma esercita questa funzione creatrice in modo coerente, unitario ed amorevole, per cui ogni aspetto della sua creazione risulta in perfetta armonia con qualsiasi altro aspetto. Possiamo senz'altro riconoscere che, di fatto, il potere creativo dell'energia dello Spirito non si estende alla dimensione fisica e mentale che sperimentiamo durante la vita umana, altrimenti la normale condizione dell'io cosciente sarebbe quella di sentirsi in uno stato di beatitudine ineffabile, completa e permanente già durante questa vita. D'altra parte non si può nemmeno sostenere che lo Spirito resti del tutto alieno rispetto alle dinamiche della nostra vita organica, quanto meno perché scintille più o meno sviluppate, consolidate e coerenti di io spirituali vengono inviate in questa dimensione per connettersi con un organismo e confrontarsi con le complesse dinamiche a cui va soggetto l'io psichico. Questa forma di ingerenza, se così la possiamo chiamare, dello Spirito nella dimensione dominata dalla psiche umana deve avere certamente un suo significato ed una sua importanza, che tuttavia non ci è dato di comprendere in pieno fintanto che restamo vincolati al nostro organismo: infatti anche coloro che hanno sperimentato direttamente la dimensione dello Spirito nel corso di una NDE non riescono mai a trasferire all'io psichico le forme di conoscenza – perfette ed assolutamente convincenti nella loro evidenza – che il loro io spirituale ha ricevuto in quella dimensione. Invece, tutte le interpretazioni relative al ruolo dell'io al servizio dello Spirito che riusciamo ad elaborare nel corso della vita umana, sono dovute all'elaborazione da parte dell'io psichico dell'influenza esercitata dall'io spirituale, e pertanto restano sempre parziali, incomplete, imprecise ed insoddisfacenti.

Non sappiamo quale sia il motivo preciso che induce lo Spirito ad inviare queste scintille di spiritualità in una dimensione che resta pur sempre dominata dall'energia bipolare della psiche umana: quando si deve confrontare con le esigenze della vita organica e con le dinamiche che coinvolgono l'io psichico, l'io spirituale entra spesso in uno stato semiletargico che limita sensibilmente la sua capacità di influenzare l'io psichico, al punto che molte persone sembrano addirittura sprovviste di qualsiasi componente spirituale. Anche in quella ridotta percentuale di esseri umani nei quali l'io spirituale riesce ad esercitare un'effettiva influenza sull'io psichico, le difficoltà di affrontare sia i problemi determinati dalle esigenze della vita organica, sia i conflitti derivanti dal carattere bipolare della psiche umana, fanno sì che l'efficacia dell'intervento spirituale sugli eventi di questo mondo resti quasi sempre marginale, limitata all'attrazione esercitata su un certo numero di persone dalla polarità positiva della psiche, che sembra alimentarsi dell'energia spirituale. Se l'intento dello Spirito fosse veramente quello di colonizzare e, per così dire, di conquistare la dimensione della psiche umana mediante l'amore, trasformando questo mondo in un paradiso terrestre, dovrebbe ricorrere a ben altre risorse, e – soprattutto – dovrebbe intervenire direttamente più spesso, sempre ammesso che un tale intervento gli sia consentito. Se le interazioni dinamiche tra queste energie cosmiche richiedono che questi processi trasformativi avvengano nel tempo, allora siamo ancora nelle fasi iniziali di un percorso evolutivo che richiederà molte migliaia di anni prima di portare a qualche risultato soddisfacente, sempre ammesso che la polarità negativa della psiche possa essere neutralizzata una volta per sempre. Molto più plausibilmente, il compito dell'io spirituale consiste nel rendere l'io psichco più cosciente del carattere impermanente e transitorio della vita umana, integrando quest'esperienza nella comprensione dell'esistenza di una dimensione ancor più reale e svincolata dal flusso temporale, nella quale l'io potrà continuare ad esistere come soggetto sperimentatore dotato di una sensibilità propria, una volta liberato dalle costrizioni che questa vita gli impone.


 

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