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Le dinamiche umane

L'io cosciente e le forze che agiscono nelle dinamiche umane

Essendo un testimone – almeno temporaneo – del grande e multiforme spettacolo offerto dalla vita umana, considerata non solo nel presente, ma anche nel suo sviluppo storico, l'io cosciente può sentire il bisogno di interrogarsi in merito alle cause che producono determinati effetti, ed agli eventuali poteri che possono controllare tali cause. In pratica, è come se quello che accade sul palcoscenico della vita lasciasse intuire la presenza di uno o più agenti che muovono le fila dietro le quinte. Anche in questo caso, l'io cosciente si affida – almeno in una fase iniziale – a quello che la psiche gli può offrire, per esperienza diretta interiore o mediante i programmi culturali che gli vengono trasmessi, per placare la sua sete di conoscenza: si rende però conto, prima o poi, che può assistere allo spettacolo e può anche prendervi parte, ma non gli è consentito di andare a vedere ed a verificare ciò che accade dietro le quinte, e che resta pertanto occulto. Questi poteri – di cui ai nostri giorni viene messa in discussione la stessa esistenza – sono stati in passato e vengono anche oggi interpretati e rappresentati dalla psiche come divinità, tanto in forma pluralistica (dei e dee) quanto in forma monoteistica (Dio).

L'identificazione dell'io con le dinamiche psichiche nelle quali viene direttamente coinvolto può comportare l'esperienza della divinità, che può essere molto intensa sotto il profilo emotivo e sentimentale, e che pertanto esercita un fascino particolare. In nome della fede in una divinità gli esseri umani possono compiere azioni straordinarie, nel bene e nel male, perché hanno la certezza di essere guidati da un potere superiore che ha preso direttamente possesso della loro mente. Sotto questo profilo, la psiche e la realtà finiscono per coincidere, e la diffusione delle fedi religiose ci dimostra il potere di attrazione e di coinvolgimento delle dinamiche psichiche fondate sull'esperienza della divinità. Dobbiamo dunque necessariamente riconoscere – in quanto dato di per sé evidente – che la divinità è uno degli aspetti importanti della psiche umana, indipendentemente dal fatto che il singolo io cosciente ne faccia esperienza o meno. Ma nel momento stesso in cui l'io diventa consapevole del proprio coinvolgimento nelle dinamiche psichiche, deve prendere atto del potere che la psiche esercita su di esso, sia che si manifesti come divinità, sia che presenti l'immagine illusoria di un servitore fedele dei comandi e delle esigenze dell'io. Dunque, in ogni caso, la psiche resta il dominus – cioè, il potere – con il quale l'io cosciente si deve confrontare.

Di fatto le manifestazioni individuali della psiche non sono altro che una minima parte della psiche umana, ed il continuo scambio di informazioni e di dati che si attua tramite il funzionamento dei nostri cervelli determina fluttuazioni e cambiamenti nell'attività psichica di ciascuno di noi: possiamo affermare, a buon diritto, che è molto più probabile che l'io cosciente sia al servizio della psiche umana, che non viceversa. Indipendentemente dalle modalità con cui il cervello determina le esperienze psichiche che coinvolgono l'io cosciente, producendo come risultato i vari comportamenti umani, lo sviluppo ed il funzionamento delle attuali societa complesse è il risultato delle interazioni tra le dinamiche mentali di molti cervelli, non in funzione delle esigenze dell'io cosciente (quali che esse siano), ma come manifestazione dinamica del potere della psiche nel determinare i destini dell'umanità e di ogni singolo individuo, di pari passo con le dinamiche ambientali di origine naturale. Possiamo dunque osservare, momento per momento, le dinamiche umane a livello macroscopico, guardando al funzionamento dei gruppi sociali come entità collettive, o microscopico, guardando alle condizioni di vita ed al destino di piccoli gruppi umani o di singoli individui, per avere un'idea delle attuali condizioni umane nei loro vari aspetti.

Notiamo anzitutto un'enorme diversità nel modo in cui le esperienze psichiche positive e quelle negative – in primo luogo la sofferenza, anche nella forma di vero e proprio dolore fisico – sono distribuite tra gli esseri umani. Analogamente, anche le risorse economiche sono distribuite in modo non equilibrato. Le cause di questi squilibri possono essere ricercate sia nella stessa origine naturale del nostro corpo, che determina notevoli differenze nel modo in cui le risorse psicofisiche si sviluppano e si manifestano nei singli individui, sia nelle differenti condizioni degli ambienti naturali in cui i vari sistemi sociali sono insediati, e nei riflessi che tali condizioni ambientali possono avere sul funzionamento cerebrale degli esseri umani. Resta il fatto che, allo stato dell'arte dell'attuale condizione dell'umanità, la vita umana è ancora notevolmente impregnata di dolore, oltre che di altre sofferenze di origine psichica come la disperazione e la mancanza di fiducia nel futuro, determinate dall'impossibilità di far fronte alle necessità vitali proprie  e dei propri familiari. Inoltre è molto diffusa l'ingiustizia, sia a causa dell'ipocrisia politica che – nel subordinare la giustizia alla legge – fa poi in modo che le leggi aggirino le esigenze di giustizia, a vantaggio di chi detiene l'una o l'altra forma di potere, sia per tendenza umana a corrompere ed a farsi comprare, oppure a cedere di fronte ai ricatti ed alle minacce. In ogni caso, in termini percentuali, il «godersi la vita» è ancora un lusso riservato ad una parte minoritaria dell'umanità, ed anche per chi fa parte di questa minoranza privilegiata, in genere, solo per un periodo limitato della propria vita.

Le dinamiche psichiche ed il progresso tecnologico

Un aspetto del mondo attuale che ci colpisce particolarmente, in quanto rappresenta un radicale cambiamento rispetto a qualsiasi epoca storica precedente, è dato dal fatto che in qualsiasi nazione è presente almeno un aeroporto dove atterrano e decollano aerei civili, e che i sistemi di trasporto per mare e per terra – costituiti prevalentemente da navi e veicoli a motore – sono ormai globalizzati. Anche i sistemi di comunicazione sono standardizzati e diffusi su tutto il pianeta: le differenze di copertura e di efficienza, tra un'area e l'altra, possono essere notevoli, ma nel complesso le maglie della rete si estendono praticamente ad ogni zona del mondo, grazie ai sistemi satellitari. I capi di abbigliamento possono essere più o meno raffinati in alcune zone, o consumati e scoloriti in altre zone; possono essere foggiati secondo i canoni culturali locali, oppure seguire gli standard occidentali; in ogni caso, anch'essi sono oggetto di una produzione tecnologica di massa, concentrata in alcune aree e poi diffusa globalmente. La povertà si misura oggi quantitativamente, sulla base della difficoltà di approvviginamento delle diverse fasce della popolazione di uno stato ai beni di prima necessità – soprattutto acqua, alimenti e medicinali – ed ai beni di consumo di vario genere. Attualmente, circa il 10% della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà estrema, cioè con meno di due dollari al giorno. Altri tre miliardi di persone, tuttavia, vivono ancora in condizioni precarie di relativa miseria.

A fronte di questa situazione di progressivo livellamento tecnologico ed economico delle condizioni di vita, i programmi culturali che regolano i costumi sociali e le usanze, condizionando la mentalità stessa degli individui, differiscono ancora notevolmente da un'area geografica all'altra. In passato, tuttavia, le differenze culturali erano molto più varie ed accentuate rispetto ad oggi, come dimostrano le testimonianze degli esploratori e dei geografi del Settecento e dell'Ottocento, che ci offrono sorprendenti resoconti degli incontri con culture autoctone in territori non ancora esplorati dagli europei. Prima ancora, la scoperta delle civiltà amerindie e di quelle dell'estremo oriente e del subcontinente indiano, aveva contribuito a risvegliare in quegli studiosi appartenenti alla cultura occidentale dotati di una coscienza intelligente abbastanza sviluppata alcuni interrogativi piuttosto inquietanti sull'origine e sugli effetti della psiche umana. Ovviamente, il termine psiche non veniva nemmeno usato, e le questioni problematiche vertevano sui vari aspetti della divinità. Nella nostra cultura medievale il divino veniva comunemente sentito come quel potere superiore che aiutava gli esseri umani appartenenti ad una comunità a superare le difficoltà della vita ed a prevalere sui loro nemici, soprattutto se questi ultimi adoravano divinità diverse. Il legame tra le necessità naturali della vita e la religione era dunque molto stretto.

Nei suoi aspetti istituzionalizzati, anche la religione cristiana svolgeva un ruolo sociale di primaria importanza, fondato molto più sull'esigenza di sentirsi protetti da parte di un Dio onnipotente, che non sull'amore universale che alcuni aspetti del messaggio cristiano avrebbero potuto ispirare. Il bene ed il male continuavano ad esistere come elementi essenziali dell'esperienza della vita umana, ed al Dio umanizzato, sorgente del bene, andava contrapposta una pluralità di esseri demoniaci, causa di ogni male, frequentemente associati alle divinità delle popolazioni non cristiane. Dopo l'impatto con l'Islam, una religione che – sebbene diversa dal Cristianesimo – non presentava sostanziali differenze in relazione alla concezione di un Dio unico al cui volere gli uomini erano sottomessi, ed i vari scismi e le guerre di religione che divisero le stesse comunità cristiane, i viaggi di scopera dell'Africa, delle Americhe e dell'Estremo Oriente, misero a contatto tra loro culture molto diverse, ognuna delle quali osservava l'altra secondo la propria psicologia. Certamente, il fatto che siano stati gli Europei a scoprire e ad esplorare gli altri continenti, ed in gran parte ad imporre il proprio predominio – militarmente o economicamente – sulle culture ivi preesistenti, è sintomatico di come – almeno sotto alcuni aspetti – la cultura europea fosse più aperta, più curiosa e più incline ad espandersi rispetto alle altre culture, ed avesse sviluppato una tecnologia più avanzata (fatta eccezione, forse, per la cultura cinese).

Ma il fatto che il mondo fosse popolato da tanti esseri umani, con culture così diverse tra loro, e così distanti da non aver avuto contatti gli uni con gli altri per secoli o millenni, fu uno shock anche per la cultura europea, la quale inizialmente reagì con una difesa della superiorità della propria religione, sulla base dell'esigenza di diffondere il messaggio salvifico del Cristianesimo tra quelle povere popolazioni che non avevano avuto la grazia di poterlo ascoltare (non si comprendeva bene sulla base di quali oscuri disegni divini). Tuttavia altre culture avanzate, come quella indiana, quella cinese o quella giapponese, dimostravano di poter fare tranquillamente a meno della religione cristiana, continuando ad esistere secondo le proprie tradizioni religiose e spirituali, e dunque in accordo con programmi psichici ben diversi da quelli più diffusi in Europa. In conseguenza di questo shock, ben presto l'attività psichica dei più intelligenti tra gli europei cominciò ad orientare il pensiero filosofico e conoscitivo verso l'osservazione dei vari aspetti fisici ed umani del nostro mondo, nelle loro multiformi manifestazioni. Il sentimento di sicurezza protettiva offerto dalla religione cominciava a perdere di efficacia, dato che ciò che si riteneva assoluto mostrava di essere relativo.

Il progresso scientifico e tecnologico, iniziato nel Seicento, è continuato fino ai nostri giorni senza interruzione, estendendosi – come si è visto – a quasi tutto il mondo e consentendo all'umanità di acquisire un controllo senza precedenti nei confronti della natura. Tuttavia l'esigenza di concentrare le energie mentali e le risorse intellettive sul mondo fisico, oggettivo, ha relegato in secondo piano – anzi, ha quasi del tutto rimosso – lo spirito, lasciando l'umanità nell'attuale condizione di estrema ignoranza ed insicurezza in merito al significato ed al valore della vita di ogni essere umano, non sotto il profilo sociale, ma in relazione all'evoluzione interiore. Intendiamoci, non è che questo processo sia dipeso da precise scelte consapevoli da parte di esseri umani singoli o culturalmente interconnessi: si tratta di dinamiche psichiche che determinano il comportamento ed orientano il pensiero degli esseri umani, rielaborando e modificando proprio attraverso le esperienze umane, le dinamiche psichiche preesistenti. Ma se mettiamo a confronto sintonie psichiche molto diverse tra loro, come quelle attualmente utilizzate per incrementare il progresso tecnologico ed economico, e quelle mediante le quali gli asceti indiani, o i nostri santi medioevali, potevano compiere miracoli – o, come si dice oggi, determinare fenomeni paranormali – ci possiamo rendere ben conto della completa subordinazione dell'io cosciente alle dinamiche che lo coinvolgono influenzando il funzionamento della sua mente.

L'io, la psiche, la divinità e gli spiriti

Sulla base di quanto osservato finora in relazione alle diverse culture ed al modo in cui, tramite le dinamiche psichiche, coinvolgono e condizionano l'io, tentiamo di fare una valutazione dell'esperienza umana in questa vita ed in relazione ad un'eventuale futura vita spirituale. Ho già messo in rilievo nella pagina sui limiti dei fenomeni paranormali come, al di là del senso del meraviglioso che questi eventi apparentemente impossibili suscitano nella mente dello spettatore, essi non vanno oltre certi limiti, e – se messi a confronto con le realizzazioni altrettanto straordinarie della tecnologia della nostra epoca – non rappresentano alcun particolare vantaggio in relazione alle esigenze umane. Anche laddove, in passato, vi sono stati dei confronti e degli scontri tra culture, la tecnologia ha sempre prevalso sulla cosiddetta magia, ed gli eventuali poteri derivanti dall'ascetismo della vita spirituale sono rimasti confinati nell'ambito delle curiosità antropologiche o etniche, dei fenomeni culturali interessanti ma incerti o inaffidabili. L'abbondante letteratura ottocentesca sulle testimonianze dei sorprendenti poteri di sciamani, stregoni, fakiri, yogi, ecc. – in aggiunta alla tradizione miracolistica dei santi della religione cristiana – viene considerata oggi con una certa diffidenza (per alcuni aspetti comprensibile) in merito all'attendibilità delle testimonianze stesse.

La vita ascetica, che non di rado comportava una mortificazione del corpo e delle sue esigenze (in un mondo nel quale l'esistenza corporea era già di per sé piuttosto precaria), quando non era imposta dai programmi culturali, era una scelta determinata da esperienze psichiche che affascinavano l'io cosciente. Queste dinamiche psichiche potevano anche irretire l'io con il richiamo dei poteri straordinari – in sanscrito, siddhi – che avrebbe potuto acquisire, ma non liberavano l'io dall'assoggettamento alla psiche stessa. D'altra parte i buoni medium dimostrano di avere discreti poteri – che possono essere attribuiti agli spiriti, come del resto anche i siddhi, ma che dipendono almeno in parte da qualcosa che è in loro – pur senza condurre una vita ascetica. Inoltre le stesse dinamiche psichiche che, nella varie culture, rendevano gli esseri umani sensibili al richiamo di una forma di vita spirituale, non prescindevano mai da un elemento di grazia divina, sottolineando come – in assenza della stessa – la sola determinazione dell'io non era sufficiente ad ottenere i risultati sperati. Ritorna qui – in forma diversa – il tema del destino individuale, determinato da un'entità superiore che trascende le risorse a disposizione dell'io cosciente, e nello stesso tempo concede quelle stesse risorse, spostando – per così dire – il baricentro dell'io dalla propria autoreferenzialità umana ad una dimensione più spirituale.

Il modo di funzionare delle dinamiche psichiche, sotto questo profilo, appare al nostro intelletto – il quale, senza dubbio, ha i suoi limiti – veramente strano, quasi sconcertante, dato che esse possono tanto rivelare quanto celare l'elemento divino, in base a finalità che per noi restano insondabili. Ognuno di noi sperimenta direttamente una particolare, limitata gamma di dinamiche psichiche che coinvolgono l'io cosciente, ma nella complessa rete di cervelli interconnessi che forma una società si formano e si diffondono dei programmi psichici dominanti che determinano il funzionamento complessivo ed il destino di quella società e, nell'interazione tra le varie società e culture, anche dell'umanità nel suo insieme. Attualmente, nella nostra cultura, prevale un programma psichico che ci induce ad attribuire all'io cosciente la responsabilità delle scelte che facciamo e delle conseguenze che ne derivano, senza fornirci alcuna informazione attendibile in merito alle informazioni ed alle risorse di cui l'io cosciente dispone per operare quelle scelte. Ci affidiamo dunque ad un'ingenuo e fideistico coinvolgimento in un programma sulle cui finalità nulla sappiamo, sperando, magari, di poterne ricavare qualche vantaggio. Inoltre, fin quando l'io cosciente si identifica con le dinamiche psichiche in cui viene coinvolto, il problema non si pone nemmeno, dato che tutto il processo si svolge in modo automatico ed immediato.

Il riconoscimento – da parte dell'io cosciente – della propria dipendenza dalle dinamiche psichiche o, se vogliamo, dal funzionamento del cervello, mette l'io nella scomoda posizione di non sapere quale sia il suo ruolo nei confronti dei poteri che determinano il suo destino. Secoli fa le condizioni di vita – particolarmente dure, difficili e dolorose – potevano rendere l'io particolarmente sensibile nei confronti di una promessa di liberazione e di redenzione, convincendolo del carattere effimero e transitorio dell'esistenza umana, e del ruolo liberatorio della morte in relazione alla prigionia dell'anima nel corpo. Le dinamiche psichiche prevalenti in quell'epoca erano tali da far prevalere comunque l'elemento negativo della vita: tale è infatti per l'io cosciente l'esperienza della sofferenza, quando non riesce a trovare le risorse per evitarla ed è costretto a subirla. Grazie all'impegno ed agli sforzi di generazioni di esseri umani, oggi le cose sono molto diverse, almeno per una parte dell'umanità, ed invece della sofferenza possiamo sperimentare dinamiche psichiche ben diverse, che possono essere inquadrate nell'ambito di un accresciuto interesse per la vita e per le possibilità che essa offre all'io cosciente. Ma se oggi è possibile, almeno per chi è abbastanza fortunato, poter vivere una vita piena, interessante e sufficientemente libera da sofferenze – in modo che il bilancio finale possa essere considerato positivo – restano la sua transitorietà e l'esperienza finale della sua conclusione, nelle diverse modalità in cui si manifesta.

Dunque per quanto riguarda l'esperienza della vita umana l'io cosciente si affida – in una forma o nell'altra e spesso senza rendersene conto – alla divinità, nel momento stesso in cui deve accettare la propria dipendenza dalla psiche e dagli strumenti che determinano le sue esperienze psichiche (il cervello ed i programmi culturali acquisiti), rendendosi conto che non conosce né riesce a controllare adeguatamente il funzionamento di tali strumenti. Per quanto riguarda la possibilità di continuare ad esistere in un'altra dimensione, una volta che il cervello abbia smesso di funzionare, l'io deve affidarsi agli spiriti, dato che deve comunque ipotizzare una forma di esistenza spirituale. Quando uso il termine divinità, non intendo riferirmi a Dio come viene comunemente concepito in ambito religioso, ma semplicemente ad una forma di potere – distinto da quelli che sono sotto il controllo degli esseri umani – che determina l'esistenza ed il funzionamento di strumenti come il cervello o i programmi culturali. Questo potere può anche essere costituito da una pluralità di entità, organizzate in modo più o meno complesso, ed eventualmente anche in conflitto tra loro. Il fatto di non conoscerle direttamente, può anche indurci a dubitare della loro esistenza, oppure a negarla. Non si possono, tuttavia, negare gli effetti delle dinamiche psichiche, che tutti noi sperimentiamo ogni giorno.

Degli spiriti alcune persone hanno fatto o fanno esperienza diretta in varie circostanze, mentre la maggior parte di noi non li ha mai visti né sentiti. Le testimonianze storiche relative all'esistenza ed all'attività degli spiriti nelle loro varie forme (spettri, fantasmi, dèmoni, entità angeliche, ecc.) e nell'ambito delle diverse culture, costituiscono un corpus assai voluminoso: l'attendibilità di molte di esse può essere messa in discussione, ma pure eliminando quelle poco affidabili, resta un cospicuo numero di fenomeni attestati da una pluralità di testimoni. Dalla seconda metà dell'Ottocento, e per oltre un secolo e mezzo, i resoconti delle sedute medianiche hanno rappresentato una riserva consistente di esperienze spiritiche alla quale chiunque lo desideri può fare ricorso. Tramite le loro comunicazioni e le loro azioni, gli spiriti dimostrano di essere entità intelligenti ed autonome, anche se non sempre affidabili. Inoltre, spesso si riscontrano contaminazioni psichiche tra i contenuti mentali dei medium o dei partecipanti alle sedute e quanto viene comunicato da parte degli spiriti. Questi fatti hanno indotto diversi studiosi dei fenomeni medianici ad abbandonare la teoria spiritica, in favore di una teoria fondata su un'energia di natura ignota – denominata psi – che renderebbe possibili i fenomeni paranormali. Resta il fatto che diversi fenomeni di tipo fisico (PK), come quelli riscontrati in alcuni casi di poltergeist, difficilmente si spiegano senza far ricorso all'intervento di un agente autonomo, a meno di non riconoscere alla mente di alcuni esseri umani la facoltà di poter compiere, conscientemente o inconsciamente, interventi magici sulla materia fisica.

Anche nel caso in cui volessimo avvalorare tale teoria, tuttavia, dovremmo riuscire a comprendere se i processi mentali che riescono ad attivare la psi sono determinati dal funzionamento del cervello – così come riteniamo che accada per i processi psichici – oppure vadano attribuiti ad una forma mentale autonoma e non fisica, seppur connessa con la mente di determinate persone. In mancanza di risposte soddisfacenti a queste domande, ognuno può optare per la teoria che gli è più congeniale: l'origine dei fenomeni medianici resta misteriosa, al pari dell'origine delle dinamiche psichiche. Quello che può interessarci è che molti di questi spiriti dichiarano apertamente – ed in alcuni casi dimostrano con prove stringenti ed inconfutabili – di essere la manifestazione dell'io cosciente di una personalità già vissuta in questo mondo, ancora dotata, almeno in parte, dei ricordi della sua vita terrena. Non sempre, tuttavia, le cose stanno in questi termini (si veda per esempio la pagina sul caso di Gordon Davis), e dunque resta spazio per i dubbi e la ricerca di ipotesi alternative. Ma per quanto riguarda i fenomeni fisici, gli aspetti di quello che viene registrato ed investigato nella nostra dimensione hanno rappresentato (e tuttora rappresentano) per la scienza un vero rompicapo.

La forza psichica

Nel 1871 l'illustre fisico e chimico inglese Sir William Crookes (1832-1919) condusse alcuni esperimenti, in un laboratorio approntato a casa propria, con il celebre medium scozzese (naturalizzato americano) Daniel Dunglas Home (1833-1886). La misurazione di alcune forze da parte dei dinamometri delle apparecchiature approntate, senza che il medium esercitasse alcuna pressione fisica su di esse (per un'accurata descrizione degli esperimenti si rimanda al secondo articolo della raccolta Researches in the Phenomena of Spiritualism di Sir William Crookes, che si può scaricare dalla Biblioteca), indusse Crookes ed i suoi collaboratori ad ipotizzare l'esistenza di una forza psichica. Ecco cosa scrisse a Crookes, nel merito, Edward William Cox (1809-1879), avvocato, editore e politico, che era stato membro del comitato della London Dialectical Society incaricato – nel 1869 – di investigare i fenomeni medianici, dopo aver assistito ai suoi esperimenti: «Mio caro signore, essendo stato presente, in qualità di controllore, all'esecuzione degli esperimenti riportati in questo documento, aggiungo prontamente la mia testimonianza sulla perfetta accuratezza della vostra descrizione, e sulla cura e la cautela con cui i vari test cruciali sono stati applicati. Mi sembra che i risultati possano stabilire in modo definitivo un fatto importante, cioè che esiste una forza proveniente dal sistema nervoso in grado di causare movimenti e variazioni di peso su corpi solidi che si trovino entro la sfera della sua influenza».

«Ho notato che la forza si manifestava in pulsazioni oscillanti, e non sotto forma di pressione continua e costante, dato che l'indicatore si alzava e si abbassava continuamente durante l'esperimento. Questo fatto mi sembra di grande importanza, poiché tende a confermare l'ipotesi che ne assegna l'origine all'organizzazione nervosa, ed arriva a confermare l'importante scoperta da parte del dottor Richardson di un'atmosfera nervosa di varia intensità che avvolge la struttura umana... aggiungo che non riesco a trovare alcuna prova che possa dimostrare che questa forza sia diversa da una forza che proceda o dipenda direttamente dall'organizzazione umana, e quindi, come tutte le altre forze naturali, rientri interamente nell'ambito di quella severa ricerca scientifica a cui voi siete stato il primo a sottoporla... Ora che è stato dimostrato da test meccanici che si tratta di un fatto naturale (e, in quanto fatto, è impossibile esagerare la sua importanza per la fisiologia, in merito alla luce che deve gettare sulle oscure leggi della vita, della mente e della scienza medica), esso richiede un'immediata ed onesta investigazione ed un dibattito da parte dei fisiologi e di tutti coloro che si interessano a quella conoscenza dell'"uomo" che è stata giustamente definita "il più nobile studio dell'umanità"... Mi permetto di suggerire che questa forza venga definita Forza Psichica; che coloro in cui questo potere si manifesta in modo straordinario siano chiamati Psichici; e che la scienza correlata sia definita Psichismo, considerato come una branca della Psicologia».

Lo stesso Crookes aveva proposto di chiamare Forza psichica la forza che determinava i movimenti degli oggetti e le variazioni di peso misurate nel corso degli esperimenti da lui eseguiti. Si riscontra in questo caso la fiduciosa speranza  – che in quell'epoca era diffusa non solo tra gli uomini di scienza, ma nella società e nella cultura – che la ricerca scientifica arrivasse a conoscere ed a controllare tutti gli aspetti della realtà, inquadrandoli nelle leggi della natura. I successivi 150 anni, trascorsi da allora fino ai nostri giorni, avrebbero dimostrato l'ingenuità di questa speranza, soprattutto per quanto riguarda la psicologia ed i vari aspetti delle cosiddette scienze sociali. Nonostante Crookes, in questi suoi primi esperimenti, si attenesse strettamente ad un'interpretazione fisica dei fatti osservati – escludendo dunque qualsiasi partecipazione di entità spiritiche – gran parte dell'establishment scientifico rifiutò di prendere in considerazione il suo invito ad investigare seriamente e metodicamente i fenomeni psichici ad effeti fisici. Osservando lo stato di prostrazione e di esaurimento in cui il medium Home veniva a trovarsi al termine delle sedute sperimentali, ed in base alle leggi naturali della conservazione dell'energia, Crookes ipotizzò anche una correlazione tra l'energia vitale – un concetto non ben definito, ma diffuso in quell'epoca – e la forza psichica, nel senso che quest'ultima manifestava i suoi effetti a spese della prima.

Come abbiamo visto nella pagina dedicata agli esperimenti di Crawford – eseguiti oltre quarant'anni dopo quelli di Crookes – nel caso dei fenomini fisici di origine medianica esiste effettivamente una forza esercitata sugli oggetti del mondo fisico ed emanata dal corpo del medium: l'origine e la natura di questa forza restano tuttavia sconosciute, e non sono tali da permetterci di escludere, senza ombra di dubbio, l'intervento di entità aliene, come lo stesso Crookes, ed anche Crawford, dovettero poi riconoscere. Anzitutto ci poniamo una domanda: come mai una forza che – per essere considerata come naturale – dovrebbe essere riconducibile ad una causa organica (in modo analogo, per fare un esempio, all'elettricità prodotta dalla torpedine) viene prodotta solo da un così esiguo numero di individui? Crookes riteneva che tutti gli esseri umani ne fossero dotati, normalmente in misura assai ridotta, mentre solo alcuni – i medium – ne disponevano in quantità significativa. Ma allora sarebbe più ragionevole attendersi una gamma continua di sfumature tra chi è poco dotato e chi è estremamente dotato. Inoltre il carattere psichico di questa forza ne farebbe attribuire l'origine organica a qualche particolare caratteristica dei circuiti cerebrali, altrimenti dovremmo di necessità ricondurla a qualcosa di non fisico collegato alla mente umana. Ma, almeno fino ad oggi, non è stato registrato nessun campo energetico determinato dal funzionamento cerebrale, di potenza tale da poter determinare gli effetti fisici riscontrati da Crookes e da altri ricercatori.

È invece molto più plausibile, alla luce degli esperimenti eseguiti da Crawford e delle testimonianze di molte persone che hanno assistito ad eventi fisici di origine medianica, che la forza psichica venga prodotta mediante una trasformazione di una parte della materia organica che compone il corpo del medium, e che tale trasformazione sia resa possibile dall'intervento di entità non fisiche, la cui origine e le cui caratteristiche restano per noi ignote. Se si vogliono ricondurre tutti questi fattori nell'ambito di un psichismo più o meno inconscio (più che altro per motivi di difesa degli attuali programmi culturali prevalenti), è necessario ampliare i confini di questo psichismo fino a comprendere non solo quello che è determinato dal nostro sistema nervoso organico, ma anche elementi riconducibili a strutture mentali inorganiche, in grado di produrre effetti sul nostro sistema organico. Si deve ammettere, in ogni caso, che nell'ambito della psiche sono presenti ed operano elementi che possiamo definire di natura spirituale. Infatti, quando Crookes ipotizzava l'esistenza di una forza psichica, riteneva che questa forza avesse caratteristiche analoghe a quelle delle altre forze fisiche conosciute, e cioè che obbedisse a leggi costanti e coerenti che gli scienziati avrebbero potuto scoprire. Ma nulla del genere è accaduto.

Caratteristiche della psiche sono la variabilità e l'aleatorietà, che contrastano nettamente con l'affidabilità richiesta alle forze naturali. Inoltre il controllo della forza psichica non è quasi mai esercitato dalla volontà cosciente del medium (che anzi in molti casi si trova in uno stato di trance mentre gli eventi fisici hanno luogo). Per queste ragioni i fautori dell'origine psichica dei fenomeni paranormali di tipo fisico hanno sempre dovuto far ricorso all'inconscio, con tutte le ambiguità e le incertezze che questo concetto insicuro e senza dubbio poco scientifico comporta. Infatti, se con questo termine intendiamo riferirci alle attività inconsce dei circuiti neurali del cervello, dobbiamo poi spiegare in che modo tali circuiti possono generare e dirigere forze consistenti in grado di operare, per esempio, levitazioni di oggetti pesanti diversi chili. Se invece utilizziamo il termine inconscio per designare un'attività mentale non meglio identificata, dotata di particolari poteri, ma almeno in parte svincolata dal supporto fisico costituito dal cervello del medium, allora rientriamo comunque in una dimensione energetica di tipo psichico (o, se vogliamo, anche spirituale), intendendo in questo modo riferirci ad un'energia diversa dalle altre energie da noi conosciute.

Se vogliamo fare un parallelo con l'energia elettromagnetica, sappiamo che questa esiste – senza che noi ne siamo direttamente consapevoli – sotto forma di campi le cui variazioni generano determinati effetti nei corpi fisici. Noi dunque percepiamo degli effetti, come i fulmini o l'attrazione di una calamita su pezzetti di ferro, ma non percepiamo l'energia elettromagnetica di per sé: nulla distingue, alla vista, un cavo in tensione da uno scarico, ma se io tocco il cavo in tensione posso anche morire. Sotto questo aspetto, anche la psiche può essere considerata come una forma di energia, e tutti i diversi tipi di energia presenti nell'universo potrebbero essere considerati, in base all'esperienza psichica che ne abbiamo, come manifestazioni di una Mente cosmica, riguardo alla quale non siamo in grado di sapere se sia cosciente o inconscia. Il fatto che la forza psichica, o – come la definirebbe un parapsicologo dei nostri giorni – la psi, sia associata a determinate persone che ne sono particolarmente dotate, non ci autorizza ad attribuirla senz'altro ad una causa organica, a meno che qualcuno non riesca ad individuare tale causa in qualche caratteristica peculiare del sistema organico delle persone dotate.

Si ha piuttosto l'impressione che il cervello di un medium genuino (non fraudolento) sia in grado di sintonizzare energie psichiche che i normali cervelli non sono in grado di sintonizzare: se questo avviene per l'attivazione di particolari circuiti neurali, di programmi non ordinari, o per la presenza di una mente parallela non organica, non siamo in grado di dirlo. Per quanto riguarda le esperienze psichiche individuali, sappiamo che l'assimilazione di dosi minime di determinate sostanze con struttura affine a quella dei neurotrasmettitori può provocare esperienze straordinarie, il cui carattere allucinatorio non impedisce all'io cosciente di percepirle come estremamente reali e significative. Ma nel caso dei fenomeni fisici, abbiamo a che fare con forze che agiscono concretamente ed oggettivamente sugli elementi del mondo fisico, dunque non possiamo cavarcela esclusivamente con i circuiti neurali e con le allucinazioni. Come, per poter applicare normalmente delle forze agli oggetti fisici, abbiamo bisogno di un sistema scheletrico e muscolare che usa sorgenti di energia autonome, indipendentie quantitativamente più rilevanti rispetto a quelle utilizzate dal cervello per prendere le decisioni e trasmettere i comandi, così anche nel caso delle forze psichiche è necessario individuare un sistema autonomo che, pur essendo ordinariamente invisibile, è in grado di esercitare un'effetto sugli oggetti fisici. Questo è quanto cercò di fare Crawford con i suoi esperimenti.

Va comunque ricordato che sia Crookes che Crawford, pur attenendosi strattamente all'investigazione sperimentale delle forze che intervenivano negli eventi fisici di origine medianica, riconobbero in seguito il carattere intelligente delle energie (o delle entità energetiche) che attivavano tali forze, ed il loro impegno intenzionale per collaborare alla buona riuscita degli esperimenti. Pur riconoscendo il carattere mentale di queste entità energetiche, e la loro connessione con la psiche del o della medium – la cui presenza era indispensabile affinché i fenomeni si producessero – era spesso evidente la loro indipendenza dall'attività mentale cosciente dei medium, i quali talvolta andavano in trance completa proprio mentre i fenomeni erano più intensi. Come ho già osservato, il ricorso all'inconscio del medium non chiarisce nulla in merito alla natura ed alle caratteristiche di queste entità energetiche: è ovvio, infatti, che il cervello del medium deve avere determinate risorse che consentono di sintonizzare energie altrimenti non accessibili, ma poi l'attività medianica si sviluppa e procede in modo autonomo ed intelligente, spesso utilizzando la struttura psicofisica del medium come strumento del tutto passivo.

È interessante notare che a pag. 100 del già citato libro di Crookes, Researches in the Phenomena of Spiritualism, l'autore – dopo aver classificato i vari fenomeni medianici ai quali aveva direttamente assistito, elenca in questi termini alcune delle teorie avanzate per spiegare i fenomeni: «Passo adesso ad elencare le teorie "spiritistiche". Va ricordato che il termine "spiriti" è usato dalla generalità delle persone in senso molto vago. Quarta teoria – I fenomeni sono determinati dallo spirito del medium, forse in associazione con gli spiriti di alcune o di tutte le persone presenti. Quinta teoria – Si tratta di azioni degli spiriti maligni o di esseri diabolici, capaci di personificare chiunque o qualunque cosa vogliano, al fine di minare il cristianesimo e dannare le anime degli uomini. Sesta teoria – Sono le azioni di un ordine separato di esseri, che vivono su questa Terra, ma restano per noi invisibili ed immateriali. Sono però in grado di manifestare occasionalmente la propria presenza. Sono noti in quasi tutti i paesi e le epoche come dèmoni (non necessariamente malvagi), gnomi, fate, coboldi, elfi, goblin, puck, ecc. Settima teoria – Sono le azioni degli esseri umani defunti – si tratta della teoria spiritista per antonomasia. Ottava teoria(Teoria della forza psichica) – Si tratta di un'aggiunta necessaria alle teorie precedenti, piuttosto che una teoria a sé stante». Dal 1873, quando queste parole furono scritte, è trascorso un secolo e mezzo, ma le considerazioni di Crookes restano ancora valide.

Le sintonie psichiche

Alla luce di tutte le osservazioni precedenti, possiamo considerare il cervello come uno strumento che – oltre a svolgere altre importanti funzioni – sintonizza esperienze psichiche, in modo che possano interagire con la dimensione fisica di questo mondo. Questo è il motivo per cui tutta la nostra vita umana dipende dal funzionamento del nostro cervello. Tuttavia le esperienze psichiche non sono un prodotto arbitrario del cervello, ma sembrano provenire da una dimensione alla quale non abbiamo ordinariamente accesso: l'unica cosa che noi riusciamo a sperimentare coscientemente è l'esperienza psichica così come si presenta alla nostra percezione ordinaria, mediata dall'attività cerebrale. L'io cosciente è connesso al cervello – quasi come se vi fosse imprigionato – proprio per sperimentare tutte quelle particolari sintonie psichiche nelle quali viene coinvolto nel corso della vita. A me sembra che quando cerchiamo di venire a capo delle contraddizioni e dei conflitti determinate dalle nostre sintonie psichiche, o dalla loro interazione con le sintonie psichiche degli altri, ci troviamo ad affrontare problemi analoghi a quelli relativi alle cause dei fenomeni medianici. Dal punto di vista dell'io cosciente, non si vede una sostanziale differenza tra l'attribuire un certo evento non ordinario ad un'entità aliena (uno spirito) oppure ad una particolare dinamica psichica che – in quanto inconscia – risulta per me altrettanto aliena quanto uno spirito.

Cosa ispira le nostre scelte, i nostri comportamenti, i nostri orientamenti, i nostri desideri? Certo, per la maggior parte dei casi si tratta di scelte che sentiamo come necessarie, in quanto imposte dalle esigenze stesse della vita, e soprattutto dai programmi socioculturali che abbiamo assimilato ed in base ai quali funzioniamo. Ma resta sempre, nell'acquiescenza dell'io cosciente nei confronti delle dinamiche psichiche che lo coinvolgono, l'impressione che qualcosa di alieno cerchi di dominarci, esercitando su di noi un potere al quale possiamo sottrarci solo con un impegno costante ed intenso. Ancora nel sedicesimo secolo, per esempio, la cultura europea poteva produrre gesuiti e francescani che, incuranti di ogni fatica, di ogni pericolo e di ogni malattia, e dimostrando di non avere il minimo riguardo per le necessità del proprio corpo, si recavano in terre lontane non solo per diffondere la religione cristiana – che per loro rappresentava l'unica salvezza – ma anche per cercare di alleviare, con opere di carità, le sofferenze umane che incontravano in quei luoghi. Al disprezzo per la propria vita si univa spesso un'autentica vocazione al martirio, considerato come speciale manifestazione di grazia divina. La libera scelta (pur nell'ambito delle difficoltà della vita di quell'epoca, alle quali nessuno sfuggiva) con cui queste figure di eroi d'altri tempi vivevano la loro vita ed andavano incontro al loro destino, era determinata da sintonie psichiche che – con ogni evidenza – non potevano essere ricondotte alle esigenze di sopravvivenza e di benessere del corpo.

Anche l'attenzione investigativa e conoscitiva nei confronti del funzionamento del nostro corpo, che ha caratterizzato gli ultimi secoli della nostra cultura, ha un'origine psichica: le sintonie psichiche che inducono certe persone a dedicarsi alla ricerca scientifica sono, in un certo senso, antitetiche rispetto a quelle che – in quasi tutte le culture – portavano altri esseri umani a perseguire una vita ascetica. In ogni caso si deve prendere atto dell'importanza predominante della psiche nel determinare gli orientamenti umani, andando oltre le stesse esigenze di origine naturale. In un certo senso, nella nostra cultura, dalla teologia siamo passati alla psicologia, ma non per questo abbiamo risolto i problemi che la condizione umana pone all'io cosciente, il quale – come abbiamo più volte osservato – continua ad essere coinvolto dalle dinamiche psichiche determinate dal suo destino individuale, siano esse di origine naturale o culturale. Se vogliamo cercare di capire il futuro destino dell'umanità, quello che più ci sorprende sono proprio le limitate risorse della coscienza che, anziché ampliarsi – come sarebbe opportuno – sembrano ridursi, lasciando gli umani sempre più ridotti al ruolo di automi più o meno intelligenti ed efficienti, in balìa delle forze che governano le dinamiche psichiche collettive: in queste condizioni, qualsiasi progetto di poter controllare la vita umana in base alle autentiche esigenze evolutive dell'io cosciente si rivela del tutto illusorio.

Entro certi limiti, è ben comprensibile come l'io cosciente cerchi di soddisfare già nell'ambito dell'esperienza della vita umana la propria aspirazione alla felicità, qualsiasi cosa si voglia intendere con questo termine: tutti i percorsi ascetici del passato, basati sulla mortificazione della carne, sulla rinuncia alle effimere lusinghe dei desideri di potere, di ricchezza, e di quello che veniva definita vanità dei piaceri offerti dalla vita mondana, sul mettersi al completo servizio della parte sofferente dell'umanità, incuranti dei bisogni del proprio corpo e dei rischi a cui andava incontro, si fondavano sull'assoluta certezza fideistica in una diversa esistenza dopo la morte, nella quale tutti questi orientamenti – di cui oggi noi possiamo riconoscere l'evidente origine psichica – rappresentavano un modo per incrementare, per così dire, il proprio capitale, o il proprio punteggio. Resta il fatto che anche la ricerca della felicità durante la vita umana è determinata dalla nostra psiche, e si deve confrontare con l'orientamento della freccia del tempo che, via via che il termine della nostra vita si avvicina, riduce anche le stesse risorse psicofisiche sulle quali si fonda la capacità umana di essere felici (per non parlare di quei casi nei quali i mesi o gli anni precedenti alla morte sono caratterizzati da sofferenze fisiche causate da malattie e da forme di demenza senile).

In ogni caso, anche questa ricerca della felicità umana richiede pur sempre un impegno per vivere, e per far funzionare adeguatamente le organizzazioni sociali nell'ambito delle quali miliardi di esseri umani riescono contemporaneamente a stare in questo mondo, ma in condizioni molto diverse, e non di rado in modo conflittuale. Dunque, per la maggior parte dell'umanità, la ricerca della felicità si traduce semplicemente in un tentativo di migliorare – anche di poco – la propria miserevole condizione umana, a volte lucrando sulle disgrazie di altri poveri disperati. Si ha inoltre l'impressione che anche nelle società economicamente più avanzate la complessità dei problemi da affrontare e la competizione per lo sfruttamento delle risorse della Terra stiano determinando forme di disagio sociale che, in un prossimo futuro, si trasformeranno in vere e proprie crisi, per le quali i governanti di turno – scelti in base alla loro capacità di conquistare il consenso di masse di automi umani, quasi sempre mentendo, promettendo, ingannando e corrompendo – non riusciranno più a trovare alcun rimedio. Per questi motivi, è comprensibile che si possa stabilire un collegamento tra la ricerca di una felicità umana di tipo edonistico – fondata sulla sottomissione dell'io cosciente a determinate sintonie psichiche – e la crisi a cui sta andando incontro la nostra cultura, tecnicamente avanzata, ma nello stesso tempo estremamente fragile nella difesa di quei valori etici che dovrebbero costituire il fondamento delle relazioni umane: lealtà, sincerità, fiducia, senso di giustiza, non recare danno agli altri, impegno per il bene comune, riconoscimento delle esigenze dello spirito oltre che di quelle del corpo.

Quando bene e male sono egualmente ed indifferentemente mescolati nell'ambito della psiche, non si può ritenere che l'io cosciente sia in grado di esercitare una scelta oculata se prima non lo si mette in grado di liberarsi dall'asservimento alle sintonie psichiche, dato che tale stato di asservimento è inizialmente determinato – nel bene e nel male – dalle stesse condizioni ambientali e culturali in cui il sistema psicofisico di un essere umano si sviluppa. Se la coscienza non si evolve, diventando col tempo sufficientemente intelligente da poter comprendere il problema della condizione in cui l'io viene a trovarsi, ogni conseguenza delle dinamiche psichiche dovrà essere sopportata dall'io stesso, che ne può essere distrutto. Da questo punto di vista, solo lo spirito può venire in aiuto dell'io, in una forma o nell'altra. La fragilità e la debolezza dell'io, che vanno pur sempre riconosciute, non possono essere trasformate nel peso di una colpa che ricade solo ed esclusivamente sulle sue spalle, per il fatto che i poteri superiori che sovrintendono alle cose di questo mondo sono, per loro natura, insindacabili. Lo stesso ordine delle cose, che prevede la fragilità dell'io, deve essere anche in grado di dare un significato a questa fragilità, e di indicare un percorso di liberazione, sempre che l'io senta l'esigenza di seguirlo.


 

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