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Gli spiriti e lo Spirito

Le esperienze di N. B. Wolfe con la medium Mary Hollis

Già altre volte, nelle pagine di questo sito, sono state esaminate e commentate alcune delle comunicazioni ottenute per via medianica: come si è visto, alcune di queste comunicazioni hanno un contenuto didascalico o filosofico, presentandosi non di rado sotto forma di veri e propri insegnamenti o esortazioni, mentre altre ci danno informazioni più o meno interessanti su quello che possiamo chiamare il mondo degli spiriti, che riguardano dunque l'ambiente della dimensione in cui l'io cosciente va a vivere una volta che la sua avventura umana si sia conclusa, e le esperienze che si possono fare in quel mondo. Oltre alle varie comunicazioni riportate nelle pagine della sezione dedicata alla Vita di un medium italiano, altri esempi di informazioni relative al mondo degli spiriti si possono trovare nelle pagine su Victor G. Duncan, su Esperimenti con spiriti materializzati, sulle Indagini di Samuel G. Soal in merito all'identità degli spiriti, sullo Spirito alieno. Inoltre vari temi relativi all'identità delle entità che si manifestano come spiriti ed alla dimensione in cui vivono sono stati ripresi in alcune pagine del blog: Lo strano caso del Mediatore (luglio 2019), La vita dello spirito (agosto 2019), Le comunicazioni del Cerchio Firenze 77 (agosto 2019), Colloqui con l'entità A. (settembre 2019), Il controllo della psiche (ottobre 2020), Le interazioni tra le entità mentali e la realtà fisica (luglio 2022).

Come si è visto, nel loro insieme queste comunicazioni, più che darci informazioni affidabili e coerenti in merito alle esperienze che attendono il nostro io cosciente una volta sciolto il legame che lo vincola all'organismo umano, sono la testimonianza di un contatto con entità intelligenti appartenenti ad una dimensione diversa da quella del nostro mondo fisico. Queste entità, che noi chiamiamo spiriti e che si autodefiniscono come tali, spesso prendono, oltre che il nome, la personalità e le sembianze – nel caso in cui riescano a materializzarsi – di esseri umani già vissuti. A volte la coerenza della personalità spiritica con la corrispondente personalità umana è solo superficiale e quasi convenzionale, tanto che alcuni studiosi dei fenomeni medianici ritengono che l'entità spiritica non sia altro che un'estrinsecazione dei ricordi della personalità umana presenti nella mente di qualcuno degli assistenti alle sedute, oppure, nel caso di personaggi famosi, una rappresentazione di maniera ed idealizzata del carattere e dei tratti umani di quel personaggio, tratta dall'immaginario del medium o dei partecipanti. Tuttavia in alcuni casi le entità hanno fornito informazioni dettagliate e precise in merito alla loro personalità umana, di cui nessuno degli assistenti alle sedute era al corrente, e la cui corrispondenza alla nostra realtà è stata verificata solo successivamente. Queste convincenti prove di identificazione, sebbene non molto frequenti, sono sufficienti a confermarci quanto meno l'esistenza di un canale di trasmissione che consente di trasferire nella dimensione degli spiriti le informazioni relative agli eventi della nostra vita ed alle sintonie della psiche in cui siamo coinvolti come esseri umani. Anche se non possiamo affermare nulla di certo al riguardo, è probabile che strutture mentali più o meno ampie, consistenti ed organizzate della nostra personalità umana possano essere trasferite nel mondo degli spiriti alla morte del nostro organismo, o perfino mentre siamo ancora vivi.

Le testimonianze di cui disponiamo in merito al mondo degli spiriti ed alle entità comunicanti che riescono a mettersi in contatto con la nostra realtà fisica tramite i medium ci confermano l'esistenza di una dimensione psichica che si estende oltre i confini della nostra vita organica, producendo forme di pensiero, di sentimento e di azione che non differiscono sostanzialmente da quelle che l'io cosciente sperimenta nel corso della sua vita organica. Effettivamente, in molti casi si ha l'impressione che la personalità di chi ha vissuto in questo mondo, o comunque una parte di essa, si trasferisca in una dimensione non organica, mantenendo tuttavia gli interessi ed i sentimenti che la legavano, anche affettivamente, all'ambiente umano ed alle dinamiche della psiche che l'io sperimenta durante questa vita. Alcuni spiriti, che spesso assumono un ruolo di guida, sono in grado di mettere in risalto una propria personalità ben definita, coerente e dotata di un'intensa energia comunicativa, mentre altri si manifestano e si esprimono in modo più larvale, stereotipato, schematico e spesso ripetitivo, dando l'impressione di non avere una personalità autonoma ben sviluppata, oppure di non riuscire a superare la barriera che impedisce la comunicazione diretta tra la nostra dimensione fisica ed il mondo degli spiriti. Resta il fatto che si riscontrano differenze di rilievo tra le esperienze nella dimensione dello Spirito, così come ci vengono raccontate da molti di coloro che hanno avuto una NDE, e quelle relative al mondo degli spiriti che possiamo desumere dalle comunicazioni medianiche. Si tratta di un tema che merita di essere approfondito, soprattutto in relazione all'orientamento dell'io cosciente nel suo percorso di liberazione dalle dinamiche della psiche in cui viene coinvolto durante la vita organica.

Per comprendere meglio la realtà del mondo degli spiriti e gli effetti, anche fisici, prodotti dalle entità che operano in quella dimensione e da noi oggettivamente percepiti mediante il sistema sensoriale e mentale del nostro organismo, vorrei prendere in esame un libro interessante e di piacevole lettura, pubblicato a Chicago nel 1873 – dunque un secolo e mezzo fa – dal Dr. N. B. Wolfe (dove N. B. sta per Napoleon Bonaparte, nome probabilmente dovuto all'ammirazione della madre dell'autore per il celebre condottiero francese, in relazione al quale Wolfe, nel suo libro, cita un divertente aneddoto). Il libro, intitolato Startling Facts in Modern Spiritualism (Fatti strabilianti nello spiritismo moderno), può essere direttamente scaricato dalla nostra Biblioteca. Nato nel 1823 a Columbia (Pennsylvania), N. B. Wolfe trascorse gran parte della sua vita a Cincinnati (Ohio), città nella quale era ben conosciuto ed esercitava come medico specialista in malattie dell'apparato respiratorio, e dove morì nel 1891. A parte questo libro sullo spiritismo, le altre sue pubblicazioni hanno carattere professionale, in quanto riguardano le terapie dell'asma, della tisi e delle bronchiti. Era una persona stimata, franca e determinata, dotata di un pragmatismo tipicamente yankee che lo portava ad impegnarsi energicamente in ciò che stimolava il suo interesse, aiutato in questo dal fatto di aver raggiunto una certa agiatezza economica. Il suo spirito critico ed il suo orientamento positivista, alieni da qualsiasi indulgenza nei confronti del soprannaturale (soprattutto se divinizzato), non gli impedivano una sana curiosità che lo portava a voler accertare la realtà degli eventi non ordinari o, come si dice oggi, paranormali di cui veniva a conoscenza, o che a volte gli capitava di sperimentare direttamente.

Nel libro di Wolfe il lettore interessato potrà trovare vari riferimenti all'interesse dell'autore per l'accertamento dei fatti, alla sua predilezione nei confronti dei fenomeni fisici oggettivamente percepibili in condizioni di buona illuminazione, ed alla sua indisponibilità a lasciarsi incantare dai contenuti didascalici ed edificanti di molte comunicazioni attribuite agli spiriti da parte di personaggi del suo tempo, che Wolfe non esitava a qualificare come falsi medium ed imbroglioni, alcuni dei quali godettero di una notevole popolarità. Sebbene in quell'epoca l'inclinazione collettiva ad accettare la realtà di certi fenomeni paranormali fosse superiore rispetto a quella che si riscontra ai nostri giorni, i medium veramente dotati erano comunque rari, e quasi tutte le persone di buon livello culturale non esitavano ad esprimere il loro scetticismo nei confronti dei fenomeni medianici, che venivano considerati a priori come il prodotto di più o meno abili trucchi da prestigiatore. Ben consapevole di questo fatto, Wolfe fece il possibile per assicurarsi della genuinità dei fenomeni spiritici a cui assisteva e per ottenere le testimonianze qualificate di personalità note nel campo dell'informazione (giornalisti e pubblicisti), in grado di dare pubblico rilievo agli eventi che avevano potuto osservare e verificare direttamente a casa di Wolfe. Per questi esperimenti Wolfe potè fare affidamento sulle risorse medianiche di Mrs. Mary J. Hollis, la cui personalità franca ed aliena da qualsiasi forma di esibizionismo o di interesse personale, e la cui dedizione a quella che essa considerava come la missione che gli spiriti le avevano affidato, costituivano di per sé una solida base di partenza per la verifica della genuinità dei fenomeni che si verificavano.

Mary J. Kerns (Hollis era il cognome del marito) era nata nel 1837 a Jeffersonville (Indiana). Nel 1871, quando fu presentata a Wolfe da una comune amica, aveva 34 anni, era madre di quattro figli e viveva a Louisville (Kentucky), non lontano da Cincinnati. Fin da bambina vedeva gli spiriti e li sentiva parlare. Naturalmente tutto questo veniva attribuito dai familiari alla sua immaginazione, anche se tra i suoi nonni paterni e materni, provenienti da famiglie tedesche e svizzere, erano stati segnalati casi di facoltà precognitive. Ebbe comunque un'infanzia ed un'adolescenza tranquilla: si sposò a 17 anni col capitano E. J. Hollis e solo nel 1861 sentì parlare dello spiritualismo, quando tre diversi rappresentanti di questa corrente la informarono che era una medium. Poiché aveva poca fiducia nelle prestazioni dei medium, accolse con un certo disagio la notizia che sarebbe diventata una medium pubblicamente attiva: tuttavia non poté resistere alla tentazione di mettere alla prova le sue facoltà. Lei e sua madre facevano delle sedute da sole, poiché non volevano far sapere a nessuno che erano interessate allo spiritualismo. In questo modo strettamente privato riuscì a produrre vari fenomeni: rap, chiaroveggenza e scrittura. Fu solo dopo cinque anni di indagini che si convinse che queste manifestazioni erano prodotte dagli spiriti: per molto tempo aveva pensato che provenissero dall'azione di una forza naturale sconosciuta. Col tempo le notizie relative alle sue doti medianiche si diffusero a Louisville e nei dintorni, e molte persone venivano a consultarla, impegnandola per diverse ore al giorno in un'attività che essa svolgeva gratuitamente, senza pretese e con dedizione, nonostante gli impegni familiari a volte gravosi, ritenendo che il suo compito nella vita fosse quello di permettere al mondo degli spiriti di entrare in contatto con la nostra dimensione.

Quando Wolfe incontrò ed ospitò per la prima volta Mrs. Hollis nella sua casa di Cincinnati, era piuttosto scettico sulla qualità dei fenomeni medianici a cui avrebbe potuto assistere, soprattutto perché diffidava delle sedute al buio. La medium non andava in trance, ma le sue prestazioni in piena luce inizialmente si limitavano all'apparizione di messaggi scritti su una lavagna che essa teneva con la mano destra sotto il ripiano di un tavolo coperto da un drappo di stoffa o da una tovaglia. Potendo osservare attentamente sia la mano sinistra della medium, sia il suo braccio destro fino al polso, e notando che nessun muscolo si muoveva mentre i messaggi venivano scritti in sua presenza, Wolfe si convinse della genuinità del fenomeno, dato che tutto il materiale era fornito e controllato da lui stesso, che l'ambiente era una camera della sua casa e che le uniche persone presenti erano la medium e lui stesso. Wolfe era molto attento all'osservazione, alla verifica ed alla descrizione dei fatti. Come scriveva nel suo libro (pag. 97): «I fatti sono alla base di qualsiasi filosofia... Posso liberamente dichiarare di avere più fiducia nei fenomeni fisici che in quelli mentali. I primi si cristallizzano nei fatti, i secondi si disperdono nelle fantasie». A proposito delle sedute al buio (dark circles), Wolfe manifestava il proprio scetticismo in questi termini (pag. 123): «...se le manifestazioni spiritiche di Mrs. Hollis possono essere prodotte solo in una stanza buia, allora nel migliore dei casi la sua medianità non è migliore di quella dei ciarlatani di cui mi sono occupato in un capitolo precedente». In ogni caso, la prima seduta al buio si tenne nella stanza in cui Wolfe eseguiva le sue visite mediche (senza che la medium ne fosse al corrente), e non andò per niente bene: la vivace descrizione di quella serata e degli effetti che ebbero sulla medium gli spiriti dei malati cronici è riportata a pag. 126 e seguenti del libro.

Quanto al primo esperimento di scrittura sulla lavagna a cui Wolfe assistette, conviene leggere il vivace dialogo tra il medico e la medium che inizia a pag. 138 del libro. Dopo aver controllato, con la piena collaborazione di Mrs. Hollis, tutte le condizioni in cui il fenomeno avrebbe dovuto verificarsi, e dopo che la medium gli aveva spiegato con molta tranquillità che era meglio che lui verificasse direttamente l'esperimento, dato che lei stessa non sapeva spiegarsi in che modo gli spiriti riuscissero a scrivere, l'autore manifestò il proprio scetticismo dicendo che, in quelle condizioni, sarebbero rimasti lì seduti fino al giorno del giudizio prima che gli spiriti riuscissero a scrivere alcunché sulla lavagnetta. Invece dopo qualche minuto si udì il rumore del gessetto che scriveva sulla lavagna e, quando una serie di raps annunciò che l'operazione era terminata, Wolfe poté leggere un messaggio abbastanza lungo, chiaro e scritto correttamente sotto il profilo della grammatica e dalla sintassi, firmato Emma Francis, una sua sorella morta da bambina oltre quarant'anni prima. Secondo quanto affermava l'autore (pag. 142): «Un attento esame della situazione mi permette di dire che era fisicamente impossibile per Mrs. Hollis scrivere quel testo». Non era nemmeno possibile che la lavagna fosse stata destramente sostituita con un'altra già scritta in precedenza, dato che stata fornita dallo stesso Wolfe, ed era marcata da una macchia scura di pirite di ferro che permetteva di identificarla con certezza. Al primo messaggio ne seguì quasi subito dopo un secondo, sulla cui esecuzione Wolfe vigilò con ancora maggior attenzione, firmato da James Nolan, uno degli spiriti guida della medium, nel quale si annunciava che quella sera, nel corso di una seduta al buio, alcuni parenti trapassati di Wolfe – tutti correttamente identificati con nome e cognome – avrebbero cercato di comunicare. A questo punto, dato che i messaggi scritti sulla lavagnetta erano fatti oggettivi, Wolfe non poteva fare a meno di chiedersi chi, o cosa, riuscisse a scriverli.

Determinato ad approfondire la natura e l'origine delle comunicazioni e delle manifestazioni spiritiche, Wolfe non si lasciò sfuggire l'occasione per pianificare una lunga serie di sedute con la Hollis: nel corso di due anni, dal settembre 1871 al maggio del 1873, la medium soggiornò per sei periodi a casa di Wolfe, per un totale di trenta settimane, permettendo che si svolgesse ogni giorno almeno una seduta, non di rado della durata di due ore, nelle condizioni ottimali predisposte dal suo ospite (pag. 193). Dopo aver ricevuto i primi messaggi scritti sulla lavagnetta, Wolfe non era incline ad accettare l'idea che le comunicazioni provenissero effettivamente dagli abitanti di un'altra dimensione, e manifestava le sue perplessità in questi termini (pag. 160): «Ero propenso a credere che un'indagine accurata avrebbe svelato il fatto che i cosiddetti fenomeni spiritici potevano essere tutti ricondotti a un'origine non soprannaturale. Ero rafforzato in questa convinzione dalla circostanza che nulla mi era stato comunicato se non ciò che già sapevo. Ritenevo che se gli spiriti avessero potuto parlare, avrebbero detto qualcosa per intrattenerci o istruirci, raccontandoci qualcosa della loro vita spirituale o del mondo degli spiriti, piuttosto che rovistare nel "vecchio magazzino della memoria", ripescando nel suo cestino dei rifiuti frammenti poco importanti di informazioni semidimenticate. Il modo in cui quel "vecchio magazzino" era stato penetrato ed esplorato, era per me la parte più interessante del problema da risolvere. La risposta a questo problema non doveva essere in alcun modo incerta. Si affermava infatti che le comunicazioni erano fatte dagli spiriti di coloro che conoscevano i fatti comunicati, e che era dalla loro personale memoria, non dalla mia, che le informazioni venivano ricavate». Come si può notare, si tratta di osservazioni perfettamente attuali, che denotano uno spirito critico ben sviluppato e scevro da ogni inclinazione fideistica nei confronti della sopravvivenza integrale della personalità umana. È pertanto interessante seguire l'evoluzione delle successive valutazioni di Wolfe alla luce dei fatti rappresentati dai fenomeni medianici oggettivamente osservati da lui stesso e da molti altri testimoni.

Il mondo degli spiriti

La medianità di Mary Hollis era in grado di produrre quattro tipi di manifestazioni: 1) scrittura diretta, anche in piena luce, su una lavagnetta (o su un foglio di carta fissato su una tavoletta) tenuta sotto il ripiano di un tavolo dalla mano destra della medium e schermata da un drappo di stoffa posto sul tavolo e ricadente dai bordi; 2) voci dirette più o meno intense di spiriti comunicanti nell'oscurità, a volte amplificate mediante una tromba conica poggiata sul pavimento all'inizio delle sedute; 3) globi luminosi fluttuanti nell'oscurità, alcuni dei quali potevano trasformarsi nell'immagine di un volto, spesso riconoscibile da parte di qualcuno degli assistenti; 4) materializzazioni più o meno complete di mani, braccia e volti (questi ultimi a volte riconosciuti dagli assistenti, altre no) all'esterno di un foro circolare di circa 30 cm di diametro, creato nella porta di accesso di un gabinetto medianico ideato e fatto costruire da Wolfe. La medium si sedeva all'interno di questa cabina, che in pratica era costruita come un armadio di legno sufficientemente ampio da poter contenere una sedia, e dotato di un'anta che si chiudeva dall'interno. Il foro, posto ad un'altezza di poco più di un metro dal pavimento, era coperto all'interno da un drappo di stoffa nera. Questo gabinetto era stato progettato da Wolfe per isolare la medium all'interno di un ambiente oscuro, mentre il resto della camera delle sedute, in cui stavano gli assistenti, poteva essere rischiarato dalla luce di lampade a gas proveniente da due stanze adiacenti. Mrs. Hollis, come si è detto, non andava in trance, e spesso conversava con i partecipanti alle sedute anche mentre i fenomeni si manifestavano e gli spiriti parlavano. Nessuno dei numerosi assistenti, alcuni dei quali eseguirono un accurato controllo delle condizioni in cui si svolgeva la seduta, manifestò mai alcun dubbio di frode in merito ai fenomeni medianici di cui era testimone. Spesso le braccia e le mani materializzate, che gli assistenti potevano esaminare anche da vicino, si muovevano nella stanza – che, come si è detto, non era del tutto oscura – e scrivevano messaggi sui fogli di carta di una bacheca posta sulla parete esterna del gabinetto medianico, oppure reggevano bei fiori materializzati, o salutavano agitando fazzoletti di stoffa spiritica.

I dettagli delle varie manifestazioni spiritiche sono descritti in modo chiaro e preciso nel libro di Wolfe: l'autore si preoccupa soprattutto di riportare correttamente i fatti, facendoli confermare dalle testimonianze di alcuni personaggi pubblici carismatici che avevano accettato il suo invito a verificare personalmente la genuinità dei fenomeni determinati dalla medianità di Mrs. Hollis. Non intendo dunque occuparmi ulteriormente della realtà dei fenomeni spiritici: come si è visto, la quantità e l'affidabilità delle testimonianze in proposito, che riguardano molti altri casi di medianità oltre a quello di Mary Hollis, costituiscono un corpus talmente rilevante, che solo persone la cui intelligenza sia ottenebrata da particolari sintonie della psiche in cui il loro io rimane intrappolato, possono continuare a negare che tali eventi siano realmente accaduti. Come sensatamente osservava Wolfe già nel 1873 (pag. 425): «Ci sono due categorie di scettici, che richiedono di essere discriminate in modo intelligente... gli scettici dotati di cervello e quelli senza cervello. I primi sono guidati dalla ragione, effettuano un esame ponderato delle condizioni e degli eventi, e pervengono alle conclusioni dopo aver esercitato i legittimi poteri della mente sulle questioni considerate. I secondi dicono semplicemente: "Sono molto scettico! Non credo a tutto quello che vedo! I tuoi occhi potrebbero ingannarti!" ecc.». Mentre l'interpretazione dei fenomeni spiritici resta comunque controversa, presentando aspetti contraddittori che a volte confermano l'ipotesi della persistenza della personalità umana dopo la morte dell'organismo, ed altre volte sono in contrasto con tale ipotesi, è un dato di fatto che i sistemi psicofisici dei medium aprono dei canali di comunicazione e di operatività tra la dimensione in cui vivono quelle entità intelligenti che chiamiamo spiriti e quella della realtà fisica del mondo in cui noi viviamo con i nostri organismi. L'impegno di Wolfe era rivolto soprattutto a stabilire, ad accertare ed a convalidare questo fatto, non a provare la sopravvivenza.

Una volta accertato che per aprire un canale di comunicazione con la dimensione degli spiriti è necessaria la collaborazione di una persona particolarmente dotata di quelle risorse che vengono indicate col termine generico di medianità, dobbiamo riconoscere che tutta la gestione operativa dei fenomeni medianici, sia fisici che mentali, è di competenza del mondo degli spiriti: il ruolo dei partecipanti umani alle sedute è quello di spettatori degli eventi, più o meno coinvolti, curiosi ed interessati, e in alcuni casi di interlocutori nelle conversazioni con gli spiriti o di esecutori delle disposizioni organizzative delle sedute suggerite (o imposte) dalle guide. Per quanto riguarda la medianità, si può presumere che ogni persona sia dotata di una limitata quantità di energia medianica, del tutto insufficiente ad aprire un canale di comunicazione col mondo degli spiriti, un'impresa che riesce solo ad alcuni medium eccezionalmente dotati: in ogni caso un costante allenamento migliora la qualità delle prestazioni, come si riscontra tanto nel caso dei medium di buon livello, quanto in quei partecipanti alle sedute che, pur non avendo energia sufficiente per aprire direttamente un canale di comunicazione, con il loro assiduo impegno contribuiscono ad ottenere fenomeni medianici sempre più raffinati e complessi, fornendo anche una parte dell'energia richiesta. I fenomeni medianici di tipo mentale, così come si manifestano mediante le comunicazioni da parte degli spiriti, rientrano quasi sempre nell'ambito delle dinamiche della psiche di cui l'io cosciente fa esperienza nel corso della vita organica: si può trattare di manifestazioni di affetto, di ricordi rievocati, di insegnamenti o di esortazioni più o meno edificanti, di premonizioni o di profezie di eventi che di rado si verificano, di episodi narrati come veri, talvolta in accordo con la realtà storica, ma non di rado inventati di sana pianta. Come ho già osservato, si riscontra una sostanziale differenza tra questo mondo degli spiriti, appartente alla dimensione psichica, e le esperienze della dimensione dello Spirito che ci vengono riportate da molte NDE.

Proprio il fatto che certe dinamiche tipiche della psiche umana si manifestino anche nel mondo degli spiriti ha indotto alcuni parapsicologi a negare l'esistenza di entità autonome (gli spiriti) appartenenti ad una dimensione di regola separata dal nostro mondo fisico, per attribuire i fenomeni medianici ad una non meglio precisata attività mentale inconscia, riconducibile, in definitiva, al funzionamento del cervello dei medium e dei partecipanti alle sedute. Si tratta, a mio parere, di una teoria debole e sterile sotto il profilo della conoscenza, perché i fenomeni fisici che effettivamente si verificano – spesso in modo coerente ed intelligente – non sono controllati né dall'io cosciente del medium (che, come abbiamo già avuto modo di osservare, è del tutto assente se il medium va in trance) né dai partecipanti alle sedute. Eppure, nella loro notevole complessità, questi eventi fuori dell'ordinario – che suscitano in noi reazioni psichiche di sconcerto e di meraviglia, al punto che non poche persone sono costrette a negare la possibilità stessa che tali fenomeni abbiano luogo – vengono intenzionalmente perseguiti, determinati ed attuati nella realtà del nostro mondo da entità intelligenti aliene, che riescono ad utilizzare le risorse psicofisiche messe a loro diposizione dai medium e dai partecipanti alle sedute secondo modalità che sono del tutto al di fuori del controllo dell'io cosciente. Se poi qualcuno preferisce adottare, per questo genere di fenomeni, l'etichetta di inconscio al posto di quella di mondo degli spiriti, è libero di farlo: i fenomeni non cambiano, e su di essi ne sappiamo come prima, cioè poco o niente. Ritengo invece che vi siano ottime ragioni per non prendere per oro colato tutto quello che gli spiriti ci raccontano, anche in merito alla loro identità e con riferimento alla sopravvivenza della personalità umana, perché vari fatti dimostrano come essi siano in grado di prelevare frammenti psichici da un vasto deposito di ricordi, di esperienze e di fantasticherie tipicamente umane, trasformandoli in forme più o meno reali e convincenti.

Un esempio molto significativo di queste attività di realizzazione di forme umane immaginarie da parte degli spiriti ci viene offerto proprio da Wolfe, che nel suo libro (pag. 442 e seguenti) dà una vivida descrizione del processo di materializzazione di un viso femminile, talmente ben rifinito da risultare quasi indistinguibile da un viso reale, in carne ed ossa: «Osservai che ora il volto spirituale era ricoperto da un velo bianco e trasparente come la garza. Quando il velo venne rimosso da una mano spirituale, l'intero aspetto del viso e della testa mi sembrò così realistico, che potevo a malapena rendermi conto che si trattava di un essere non umano. Questo processo di materializzazione fu ripetuto sei volte nello spazio di venti minuti... Successivamente, gli spiriti dichiararono che questa era l'impresa più riuscita che avessero mai fatto per materializzare una forma umana nella luce. Erano molto soddisfatti e contenti...». È molto interessante la manifestazione di questa soddisfazione da parte degli spiriti in seguito alla buona riuscita dei loro sforzi: è simile alla gioia dello scultore che riesce a trarre da un blocco di marmo quella figura ideale che la sua immaginazione gli aveva mentalmente prefigurato. Anche gli spiriti sembrano dotati di un talento creativo artistico e di risorse tecniche che permettono loro di realizzare queste vere e proprie opere d'arte. Ma torniamo a Wolfe: «...era una (testa) femminile adulta e bella, che sembrava avere circa vent'anni. Mi venne detto che l'avevo già vista prima, in una visione, quando mi promise che ci saremmo di nuovo incontrati. Come ho già detto, il suo viso sembrava familiare, ma ero così sbalordito dalla novità di quella materializzazione che non riuscii affatto a riconoscerla. Non appena, tuttavia, alla fine scomparve, ricordai la sua immagine come collegata a una strana esperienza della mia vita...». Wolfe rievoca poi un suo sogno simbolico ed affascinante, fatto molti anni prima, nel quale proprio quella figura femminile, il cui viso era stato materializzato dagli spiriti, aveva un ruolo di primo piano: il lettore interessato può leggere la descrizione integrale di quell'esperienza, che inizia a pag. 443. Se dunque gli spiriti erano riusciti nell'impresa di materializzare in modo molto realistico le sembianze di una personalità femminile tratta dalle memorie più o meno chiare di un sogno di Wolfe, figuriamoci se non possono essere in grado di materializzare le figure dei nostri cari trapassati, ancora ben impresse nella nostra memoria!

Nel corso delle sedute con la Hollis, molti dei partecipanti ebbero modo di parlare a lungo con gli spiriti di parenti o amici trapassati, con i quali intrattenevano conversazioni anche su argomenti di natura molto privata, sui quali le entità si esprimevano in voce diretta: queste manifestazioni di continuità dell'esistenza di personalità che avevano già vissuto con un organismo umano erano talmente convincenti che alcuni partecipanti, come uomini d'affari inizialmente ancorati ad un solido scetticismo, lasciavano le sedute in uno stato di profondo turbamento. Si veda per esempio il caso di Elias L. Lewis, un banchiere dalla solida posizione, e della sua reazione al richiamo della voce di una donna che aveva amato e che aveva perduto da molto tempo (pag. 466): «Una voce femminile chiamò poi Mr. Lewis, rivolgendosi a lui nel modo caratteristico di una giovane donna la cui memoria era ancora affettuosamente amata. "Chi mi sta chiamando?" disse Mr. Lewis. La voce riferì il nome della giovane donna in questione, e procedette a identificarsi nel modo più inequivocabile possibile. Ne seguì una lunga conversazione a bassa voce, che portò Mr. Lewis a stabilire con convinzione di aver realmente parlato con la sua "amata perduta per sempre". Io gli chiesi: "Che ne pensate, caro signore?" "Sono sbalordito! Non so cosa pensarne! È meraviglioso, è meraviglioso! Quella voce era rimasta nel silenzio da tanto tempo, e non mi sarei mai aspettato di sentirla di nuovo! Eppure eccola qui, a risvegliare nella mia anima strane emozioni, che credevo sopite per sempre!" "Ma non credete che Mrs. Hollis, se fosse dotata di abilità da ventriloquo, avrebbe potuto parlarvi nel modo che avete sentito?" "Il ventriloquismo non può svelare i segreti del cuore. Nessun mortale potrebbe rivelarmi ciò che le mie orecchie hanno appena ascoltato"». Dobbiamo dunque necessariamente ammettere che gli spiriti, se non hanno una diretta memoria degli eventi vissuti come io cosciente durante la vita organica, sono in grado di scoprire e di interpretare i più reconditi segreti di noi esseri umani.

Alcune osservazioni sulla psiche degli spiriti

Il confronto tra la personalità di alcuni spiriti e la corrispondente personalità umana con cui essi stessi si presentano, e con la quale dunque dovrebbero aver vissuto, mostra in certi casi aspetti molto interessanti. Prendiamo come esempio lo spirito di Josephine Bonaparte, che si manifesta comunicando con Wolfe talvolta a voce diretta, ma più spesso mediante messaggi scritti abbastanza lunghi (29 sue lettere indirizzate all'autore sono riportate nel libro), e durante le sedute materializza il braccio e la mano, oppure il viso. Anzitutto ricordiamo che il nome di Wolfe (Napoleon Bonaparte) richiama subito una certa affinità con la prima moglie del vero Napoleone: quanto alla corrispondenza tra lo spirito Josephine e la personalità storica di Josephine de Beauharnais (nata alla Martinica nel 1763 come Marie Josèphe Rose Tascher de La Pagerie), ben pochi elementi forniti dallo spirito ce la confermano. Più spesso le sue comunicazioni sono pervase da elementi psichici di natura abbastanza umana, come la sua dichiarata ammirazione ed adorazione nei confronti dell'empereur, l'enfatizzazione della missione storica a lui assegnata per la Francia e per il mondo, la profezia che Napoleone si sarebbe reincarnato in Francia nel 1902 (con grande gaudio per i francesi) per riprendere e portare a termine la sua missione (pag. 222 e 475), il ruolo svolto da lei stessa – dotata di facoltà medianiche – nel mettere in contatto Napoleone con le intelligenze spiritiche che gli suggerivano come organizzare le sue campagne (pag. 474), ed altre amenità di questo genere. Basta una sommaria ricerca storica sui documenti e sulle cronache dell'epoca per comprendere come l'affascinante personalità umana di Josephine de Beauharnais fosse ben diversa da quella dello spirito Josephine, e la sua relazione con Napoleone molto più fondata su concreti fattori di convenienza, e molto meno su nobili ideali. Uno degli aspetti più sorprendenti delle manifestazioni della psicologia degli spiriti è che, anche se dichiarano di aver vissuto come esseri organici, sembrano aver dimenticato le dinamiche della psiche umana che condizionano noi mortali, e talvolta ci considerano quasi come degli alieni.

Questo non ci autorizza a liquidare come del tutto inconsistenti le relazioni tra gli spiriti e le personalità umane con cui si identificano: di certo, tuttavia, si riscontra una separazione, in qualche caso abbastanza netta, tra lo spirito e l'io cosciente della personalità umana, a cui vanno aggiunte tutte le contaminazioni tratte dalla psiche dei medium o dei partecipanti alle sedute, nella cui manipolazione ed elaborazione gli spiriti si dimostrano maestri, come ho già evidenziato anche nelle pagine dedicate alla medianità di Urbino Fontanelli. Quando Josephine, parlando delle donne in modo molto stereotipato, dice (pag. 490): «Per i diamanti e i lussuosi ornamenti, sacrificano ogni grande e buon ideale. Sono talmente immerse in tutto ciò che è artificiale, che non possono elevarsi al di sopra di esso. Da qui ha origine la loro miseria spirituale ed il loro malcontento. L'abito è diventato il loro padrone...», sembra aver dimenticato del tutto la sua vita terrena, durante la quale la sua personalità umana non era insensibile al fascino dei gioielli e dei vestiti alla moda, che adesso ripudia con veemenza. Si direbbe dunque che il passaggio dalla vita organica al mondo dello spirito comporta per l'io cosciente una notevole trasformazione, al punto che non si ricorda più delle proprie debolezze umane. Tuttavia Josephine fa riferimento a se stessa come ad un'entità feminile (pag. 505-506): «Pochi sono in una posizione così particolare come la mia. Devo impegnare tutto l'amore del mio cuore di donna per condurre queste persone fuori dal deserto dell'errore e dell'inquietudine». Nelle sue lettere, Josephine fa spesso riferimento alla missione affidata da un potere superiore ad alcuni gruppi di entità spirituali, che riescono a manifestarsi ed a comunicare con gli umani attraverso un medium (nel suo caso, Mary Hollis): questa missione consiste nel convincere l'umanità della continuità dell'esistenza dell'io cosciente, in forma spirituale, anche dopo la morte dell'organismo, e dell'importanza della vita umana per l'evoluzione dell'io in funzione della sua futura esistenza come spirito.

Nelle loro comunicazioni, gli spiriti affermano di non avere dubbi sul successo della loro missione entro pochi decenni al massimo. In una delle sue lettere (pag. 238) Josephine dichiara: «Si dovrebbe comprendere che le manifestazioni del potere degli spiriti, che ora sta sorgendo sul vostro pianeta, sono il legittimo risultato di lunghi periodi di intenso lavoro nel mondo degli spiriti. Lo scopo è stabilire la libertà sociale, politica e religiosa tra i popoli della Terra. Essere ostacolati in questo progetto da una teocrazia ristretta e ignorante, è un'imposizione che d'ora in poi non dev'essere più tollerata. La via del progresso deve essere liberata da ogni ostacolo... Per quanto riguarda l'esistenza dopo la morte, lo spiritualismo ha insegnato agli umani più verità negli ultimi venticinque anni, di quanta ne fosse stata diffusa nel mondo nei cinquecento anni precedenti. Ha educato le persone a pensare senza paura; e il pensiero è il principio vitale del grande centro dell'intelligenza». Da queste parole sembra che la missione principale degli spiriti consista nel liberare l'umanità dalla fede nei dogmi e negli insegnamenti delle religioni istituzionali. Un altro spirito, James Nolan, che spesso interveniva nelle sedute anche con funzione di guida, si rivolgeva alla medium in questi termini (pag. 221): «Resta salda, medium; noi ti proteggeremo con la nostra forza. Sei circondata da una schiera di spiriti potenti. Ti abbiamo selezionato per un grande scopo: una missione che una regina sarebbe orgogliosa di svolgere. Sarai onorata come una donna superiore». Anche a Wolfe queste affermazioni sembravano alquanto stravaganti, pur senza mettere in dubbio le straordinarie doti medianiche di Mrs. Hollis. Ancora una dichiarazione di Josephine (pag. 229): «Non abbiamo alcun dubbio che la nostra vittoria arriverà. Tutto ciò che vogliamo sono dei lavoratori; uomini e donne intelligenti che abbiano quella risorsa inestimabile di energia e di invincibile determinazione, per uno scopo costante». Come si può osservare, si tratta di dichiarazioni che qualsiasi leader umano potrebbe fare, negli stessi termini, per motivare i suoi seguaci.

In un'altra lettera, Josephine fa una profezia strana e poco convincente in merito ad un futuro conflitto (pag. 515-516): «La verità dell'interazione con gli spiriti sarà presto generalmente compresa; e quando la gente sarà a conoscenza degli eventi della vita spirituale, smetterà di farsi influenzare dal romanticismo dei preti. La fede cesserà di guidarli, quando potranno fare affidamento su una conoscenza positiva. Alcuni allora chiederanno degli interventi a sostegno delle Chiese, invocando un'azione legislativa per costringere le persone ad adottare quel falso sistema di moralità. Questo provocherà il conflitto. I colpi della rivolta colpiranno ogni famiglia. il conflitto sarà sanguinoso e, per un po' di tempo, il suo esito sarà incerto; ma le milizie degli spiriti, schierate dalla parte del bene, si opporranno con ogni mezzo all'ingiustizia, ed alla fine trionferanno. Contemplo questa lotta con tristezza; tuttavia, quando guardo i grandi risultati che verranno, sento che è giusto che tutto questo avvenga». Queste parole, pronunciate da uno spirito che dovrebbe aver raggiunto un certo livello di evoluzione, riflettono in pieno tutto il carattere bipolare della psiche umana, caratterizzata dalla tensione conflittuale tra il bene ed il male. È ormai trascorso un secolo e mezzo da quando furono scritte, e la nostra conoscenza degli eventi storici ci offre un quadro ben diverso da quello presentato da Josephine. Lo spiritualismo ebbe una notevole diffusione nella seconda metà dell'Ottocento, soprattutto negli Stati Uniti ed in Inghilterra, restando tuttavia un movimento informale, all'interno del quale coesistevano varie correnti, che si formavano sulla base delle interpretazioni delle comunicazioni spiritiche ottenute tramite i vari medium, e delle esigenze di evoluzione sociale e di riconoscimento dei diritti umani che contrapponevano le personalità più progressiste alle fazioni più conservatrici, e perfino retrograde. Sotto il profilo della psiche, il mondo degli spiriti non mostra sostanziali differenze dal nostro, fatta eccezione per l'assenza di tutte quelle esigenze e di quei rischi a cui noi umani siamo soggetti per il fatto che il nostro io è vincolato ad un organismo.

Non va dimenticato che molti riformatori sociali, filantropi, scienziati e personaggi politici di rilievo del tardo Ottocento furono spiritualisti convinti, dunque non si può negare un certo effetto positivo della missione degli spiriti nel migliorare le condizioni sociali dell'epoca. Tuttavia l'orientamento culturale prevalente, influenzato dai progressi della scienza e della tecnica, si concentrò ben presto sui problemi concreti della vita organica nella dimensione fisica, trascurando o addirittura ridicolizzando la dimensione spirituale, spesso denunciata come frode o ingenua e credula superstizione. I sanguinosi conflitti e le grandi rivoluzioni sociali del Novecento non furono di certo determinati dalle esigenze di affermazione dello spiritualismo, che venne ben presto screditato fino a diventare irrilevante come movimento sociale di massa. Nel frattempo l'interesse collettivo nei confronti dei fenomeni medianici si riduceva, via via che i sospetti o le denunce di frode (spesso ben fondati) venivano pubblicamente riconosciuti. Anche i pochi studiosi di tali fenomeni facevano il possibile per farsi accettare dall'establishment scientifico, adottando metodi che – pur avendo dimostrato la loro utilità e la loro efficacia per le indagini sul mondo fisico – non potevano adattarsi al mondo degli spiriti, la cui esistenza non doveva nemmeno essere presa in considerazione. Dunque le profezie di Josephine e degli altri spiriti in merito al trionfo dello spiritualismo in tempi brevi non si sono avverate. Resta il fatto che in tutte le considerazioni, le speranze, le motivazioni e le promesse di questi spiriti si riscontra un'ingenuità di fondo, o quanto meno una mancanza di intelligence e di informazione in merito alle forze in campo, quando pensano di confrontarsi con le dinamiche conflittuali determinate dalla psiche umana senza mostrare un'adeguata comprensione delle risorse del nemico: si ha l'impressione, anche in questo caso, che queste entità che si presentano come spiriti del bene vogliano giocare la loro partita sulla scacchiera dell'umanità, senza sporcarsi le mani affrontando direttamente i loro avversari maligni i quali, evidentemente, non se ne stanno con le mani in mano.

Le informazioni fornite da Josephine e dagli altri spiriti che comunicavano tramite Mrs. Hollis in merito all'organizzazione del mondo degli spiriti sono tutt'altro che esaurienti: essi affermano la conitinuità dell'esistenza della personalità umana, che resta dunque controllata da dinamiche psichiche analoghe a quelle a cui era soggetta durante la vita terrena. La condizione degradata o malvagia in cui vengono a trovarsi molte persone per effetto dell'influenza della polarità negativa della psiche sulle condizioni della vita umana e sul loro io cosciente, impedendone l'evoluzione spirituale, viene spesso denunciata dagli spiriti, che tuttavia non fanno alcun tentativo di approfondimento in merito alle cause per cui alcuni spiriti si evolvono ed altri molto meno. Per esempio, Josephine si lamenta in questi termini (pag. 499): «Oh uomini! volete dunque trasformarvi in demòni? Ne abbiamo già fin troppi nel mondo degli spiriti; non inviatecene ancora di più. Sorgete da questa condizione innaturale, per aspirare a una vita più elevata e migliore... Tutti voi avete bisogno della certezza, che noi vi diamo, di una vita più elevata. Allora, per il bene di tutti, non vi degradate più. Se poteste vedere le schiere di spiriti che restano vincolati alla Terra a causa dei loro vizi degradati, vagando, anno dopo anno, intorno ai ritrovi delle loro dipendenze, piuttosto che essere in tali condizioni, implorereste di essere annientati». Il quadro offerto da Josephine non è dei più rassicuranti: anzitutto ammette l'esistenza di spiriti malvagi anche nel suo mondo, e poi offre una classica immagine delle sofferenze a cui andranno incontro gli spiriti che restano schiavi di certe abitudini contratte nel corso della vita umana, a causa dell'assoggettamento del loro io alle dinamiche della psiche che lo hanno coinvolto. Sembra però, sulla base di varie informazioni fornite dagli spiriti, che il loro mondo sia stratificato, o suddiviso in settori ben separati tra loro, in ognuno dei quali convivono spiriti di livello evolutivo compatibile, al contrario di quanto avviene sul nostro pianeta, dove ogni tipo di interazione tra persone diversamente orientate verso l'una o l'altra polarità della psiche è possibile. Lo scopo dell'evoluzione spirituale dovrebbe essere quello di avanzare ad un livello superiore.

In merito all'affidabilità delle profezie o delle previsioni degli spiriti, si ha l'impressione che essi spesso sopravvalutassero le loro risorse, oppure fossero poco consapevoli o immemori delle dinamiche della nostra psiche, anche quando – presentandosi con un'identità umana – afferrmavano di aver vissuto più o meno a lungo in questo mondo. Ecco, per esempio, una previsione fatta da James Nolan, uno degli spiriti guida della Hollis (pag. 437): «...gli spiriti potranno presto materializzarsi in piena luce e rivolgersi al pubblico nelle sale pubbliche e nelle chiese, proprio come fanno ora i conferenzieri ed i predicatori». Effettivamente un certo ruolo esortativo e, per così dire, didattico – in relazione a quello che viene indicato come il giusto modo di vivere – è stato spesso assunto dagli spiriti, ma è sempre rimasto nei limiti di una audience composta da circoli ristretti. Anche in queste comunicazioni ottenute tramite la medianità di Mrs. Hollis, non manca qualche descrizione dell'incantevole mondo degli spiriti, ovviamente riferita a quel livello nel quale dimoravano Josephine, Jim Nolan, e gli altri spiriti del loro gruppo (vedi pag. 390). Già alcuni tra i primi studiosi dei fenomeni medianici mettevano sensatamente in evidenza come le varie descrizioni del mondo degli spiriti fossero contaminate da elementi psichici tipicamente umani, non di rado in contrasto tra loro. Robert Dale Owen (1801-1877), pur essendo un convinto spiritualista, nel suo libro Passi sui confini di un altro mondo (Footfalls on the Boundary of Another World), la cui prima edizione risale al 1860, così si esprimeva in merito alle comunicazioni degli spiriti: «Sia che provengano da un altro mondo o da questo, non poche di esse contengono un vasto miscuglio di verità e di falsità, e una massa di puerilità che si alternano con affermazioni ragionevoli... e alcune di esse, anche quando non siano da considerare come il prodotto di una frode o di un agente cosciente, mostrano inconfondibili prove di un'origine o di una influenza terrestri: come ammettono anche i più sinceri e ragionevoli sostenitori della teoria spiritista dopo una sufficiente esperienza».

Differenze tra il mondo degli spiriti e la dimensione dello Spirito

A differenza delle informazioni sul mondo degli spiriti che ci vengono offerte dalle comunicazioni medianiche di entità aliene, delle quali solo in alcuni casi è possibile verificare la corrispondenza con la personalità umana di un defunto, le testimonianze sulla dimensione dello Spirito provengono da persone viventi, che raccontano le esperienze vissute dal loro io cosciente quando il loro organismo si è trovato in condizioni critiche (NDE). In linea di massima, tra i due tipi di descrizione si riscontrano più differenze che analogie, e nel complesso le molte NDE che fanno riferimento alla dimensione dello Spirito sono più coerenti e convincenti rispetto a varie descrizioni del mondo degli spiriti: infatti coloro che ci raccontano queste loro esperienze – persone come noi, in carne ed ossa – dimostrano spesso, con la mimica espressiva, con l'intonazione della voce, con la scelta dei termini e col pathos con cui descrivono ciò che hanno vissuto, un'intenso coinvolgimento emotivo che perdura nel tempo come conseguenza di un'esperienza per essi più che mai reale. In particolare, mentre le descrizioni del mondo degli spiriti sono spesso contaminate, come si è visto, da dinamiche tipiche della psiche umana, le esperienze nella dimensione dello Spirito hanno come effetto una completa liberazione dell'io cosciente dal coinvolgimento in tali dinamiche, al punto che spesso esso perde ogni interesse in questa vita organica alla quale non desidera assolutamente fare ritorno. Molto più intenso sembra invece l'interesse che in alcuni casi mostrano le entità spiritiche per le vicende umane e per i legami affettivi con coloro che continuano a vivere nella nostra dimensione. Anche se in diverse NDE non mancano descrizioni di paesaggi, di ambienti e di incontri con spiriti di trapassati a cui la personalità umana dello sperimentatore era stata in qualche modo legata, l'essenza spirituale di tali esperienze prevale sempre sui contenuti psichici di origine umana che caratterizzano invece molti aspetti del mondo degli spiriti, così come ci viene descritto nelle comunicazioni medianiche.

Sebbene alcune dichiarazioni degli spiriti possano essere in sintonia con le esperienze dirette della dimensione dello Spirito, come per esempio quando Josephine scrive (pag. 483): «Dio è Amore», le descrizioni da parte degli spiriti del periodo successivo al trapasso non sempre concordano con quanto ci viene raccontato da coloro che hanno sperimentato una classica NDE. Anche quando Josephine dichiara (pag. 236): «La morte non ti priva dei tuoi cari. Essi ti stanno aspettando sulla soglia delle loro case splendenti, e quando entrerai nella terra degli spiriti ti guideranno lungo sentieri fioriti verso le loro dimore sublimi», oppure (pag. 225): «Nella terra degli spiriti abbiamo tutto ciò che voi avete nella vita: uccelli, frutta, fiori, dipinti, libri, e quant'altro possa incantare il gusto o migliorare la comprensione. Qui tutto è bello, tutto è armonia e pace», sembra descrivere un mondo stereotipato ed un rituale quasi canonico nella sua felice attuazione, anziché un'esperienza intensa, coinvolgente ed assolutamente straordinaria come l'immersione nella luce dello Spirito che caratterizza molte NDE. Anche il racconto da parte di Jim Nolan delle sue prime esperienze nel mondo degli spiriti (pag. 390), pur facendo riferimento ad un incontro con la nonna che lo accoglie dicendogli che è tornato a casa, e descrivendo un ambiente gradevole ma molto simile al nostro mondo, accenna al potere creativo della mente spirituale, ma non fa alcuna menzione di un'esperienza diretta dello Spirito. A volte le descrizioni del mondo degli spiriti presentano delle analogie con quanto viene sperimentato nel corso di alcune NDE, durante i vagabondaggi dell'io cosciente che precedono l'accesso alla dimensione dello Spirito: queste somiglianze si riscontrano in particolare quando vengono rappresentate entità maligne, oppure quando viene visualizzata la condizione degli spiriti di coloro che, in questa vita, si sono lasciati irretire e condizionare da viziose e turpi abitudini.

La differenza sostanziale tra la dimensione dello Spirito e il mondo degli spiriti consiste nel fatto che quest'ultimo sembra una bella copia della condizione umana: al suo interno, i livelli superiori, pervasi da un'atmosfera paradisiaca, imitano ed esaltano gli aspetti del nostro mondo che noi percepiamo e sentiamo come gradevoli, affascinanti ed interessanti sotto il profilo estetico, emotivo, e per certi versi anche conoscitivo. Tuttavia la stratificazione di quel mondo in vari livelli, per quanto separati l'uno dall'altro, non elimina il bipolarismo che caratterizza la psiche umana, anzi potrebbe anche accentuarlo, se venisse riconosciuta un'autonoma essenza agli spiriti malvagi dimoranti nei livelli inferiori, i quali sarebbero in grado di esercitare sulla nostra mente un'influenza analoga a quella esercitata dagli spiriti più elevati. Il carattere ancora umano degli spiriti viene ribadito da Josephine (pag. 246): «L'aver lasciato il corpo fisico non cambia il loro carattere. Oh no, miei cari amici: i vostri cari sono ancora umani, possiedono lo stesso amore che riempiva le loro anime quando erano con voi nel corpo. La morte non li ha privati di nessuna facoltà. Il loro amore è diventato più intenso, e desiderano che voi ascoltiate le loro voci. Oh, miei cari amici, voi state buttando via un'occasione d'oro se ci rifiutate. Lasciate che vi raccontiamo delle nostre dimore luminose, dove un giorno verrete e da cui potrete tornare sulla Terra, se avrete il desiderio di parlare di nuovo con i vostri cari. Ascoltateci e trattateci con normale cortesia. Questo è tutto ciò che vi chiediamo. Il mondo degli spiriti vi offrirà una conoscenza che non possedete. Questo è la salvezza che stavate aspettando da così tanto tempo». Al di là del tono vagamente propagandistico usato da Josephine, si riscontra una notevole diversità tra l'interesse che gli spiriti continuano a nutrire nei confronti delle relazioni umane ed il distacco sentito da coloro che hanno sperimentato la dimensione dello Spirito, essendone coinvolti al punto da dimenticare perfino le persone più care, e da rifiutare con determinazione la prospettiva del ritorno alla nostra vita organica. La differenza sta nel fatto che l'energia dello Spirito non è in alcun modo contaminata dal bipolarismo che caratterizza l'energia della psiche.

Riscontriamo una certa analogia tra le comunicazioni medianiche ed i racconti delle NDE quando gli spiriti fanno riferimento ad una missione che è stata loro assegnata, consistente nel convincere noi umani della continuità dell'esistenza dell'io cosciente anche dopo la morte del nostro organismo, e nell'informarci sulle condizioni di vita nel loro mondo. Anche molti di coloro che hanno sperimentato una NDE riferiscono di esser stati connessi di nuovo al loro organismo (spesso controvoglia) per adempiere ad un compito, che viene da loro interpretato anzitutto come un'esigenza di divulgare la loro esperienza e di testimoniare la loro certezza nella continuità dell'esistenza dell'io, e poi di trasferire in questo mondo una parte dell'amore ricevuto nella dimensione dello Spirito. Tuttavia, mentre nel caso delle NDE la correlazione tra l'esperienza nell'altra dimensione ed i suoi effetti una volta che l'io si è di nuovo connesso con l'organismo risulta piuttosto chiara, le comunicazioni provenienti dal mondo degli spiriti appaiono più incerte e lacunose: non si comprende infatti se essi abbiano realmente sperimentato la dimensione dello Spirito, per essere poi assegnati all'uno o all'altro livello in cui dimorare – come conseguenza del loro grado di evoluzione spirituale – oppure se tale esperienza non sia nemmeno accaduta. Al di là delle diverse e non di rado poco convincenti informazioni sul mondo degli spiriti ricevute tramite le comunicazioni medianiche, possiamo notare come tali informazioni – sempre intrise di elementi caratteristici della psiche umana – manchino di quella coerenza e di quell'intenso coinvolgimento che invece riscontriamo in molte NDE. Anche per quanto riguarda le descrizioni dei luoghi e dei paesaggi, che presentano varie affinità nei due casi, i resoconti delle NDE fanno spesso riferimento alla luce che pervade ogni cosa, oppure ai colori che non sono quelli che sperimentiamo nel nostro mondo, mettendo così in risalto la qualità spirituale di quella dimensione, mentre le descrizioni del mondo degli spiriti sembrano più simili a quelle di un mondo umano idealizzato.

In ogni caso l'interesse umano nei confronti del mondo degli spiriti – che aveva caratterizzato soprattutto la seconda metà dell'Ottocento, ed in misura minore anche i primi decenni del Novecento – è andato progressivamente diminuendo, sconfessando così varie profezie degli stessi spiriti. I residui fenomeni medianici sono diventati oggetto di investigazioni fondate soprattutto sull'accertamento della loro genuinità e sullo smascheramento delle frodi, mentre sempre meno attenzione è stata dedicata alle modalità con le quali vengono prodotti i fenomeni fisici: le scarne informazioni fornite al riguardo dagli stessi spiriti sono insoddisfacenti, confuse e poco comprensibili alla luce delle nostre conoscenze e delle nostre stesse risorse intellettive. Eppure, fenomeni come le levitazioni e gli apporti avvengono e sono stati accertati, come si è verificato ancora pochi decenni or sono con la medianità di Roberto Setti. Le comunicazioni degli spiriti hanno preso la forma di corpose lezioni dottrinarie, quasi sempre pervase da elementi interpretativi già presenti nei vasti depositi della psiche umana, come si è visto nelle pagine del blog dedicate al Cerchio Firenze 77 o alle Comunicazioni dell'Entità A. L'influenza culturale di questi insegnamenti è comunque di gran lunga inferiore a quella che ebbe lo spiritualismo nel suo periodo di massimo splendore. Invece oggi si riscontra un maggior interesse nelle NDE, dovuto anche all'attenzione che molti media hanno dedicato a questo fenomeno, portando a conoscenza di un vasto pubblico le testimonianze ed i racconti di coloro che le hanno direttamente sperimentate. Dato che si tratta di esperienze tipicamente soggettive, il problema della loro convalida non si presenta nemmeno: ciascuno è libero di credere o meno alla sincerità ed all'onestà di coloro che raccontano la propria esperienza. I media audiovisivi hanno il vantaggio di far percepire direttamente agli spettatori – mediante la mimica, l'intonazione della voce, l'espressione e lo stato emotivo – il grado di coinvolgimento dei soggetti sperimentatori e l'impatto che quelle esperienze hanno avuto sul loro io cosciente, e di conseguenza permettono ad ognuno di noi di valutare personalmente la realtà e la verità dell'esperienza narrata.


 

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