Lo strano caso di Yuri Rodonaia

 

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I drammatici eventi narrati da Yuri Rodonaia

Yuri Rodonaia (1956-2004) era laureato in medicina, specializzato in neuropatologia, e dopo la sua NDE (avvenuta nel 1976) aveva preso una seconda laurea in psicologia della religione. All'epoca della sua NDE il ventenne Rodonaia collaborava con Iberia, una rivista underground che trattava temi relativi alla libertà nella città di Tbilisi, in Georgia, allora parte dell'Unione Sovietica, e per questo motivo fu ritenuto sospetto di attività di dissidenza dal KGB. Nel 1976, in procinto di recarsi negli Stati Uniti su invito dell'Università di Yale, subì un tentativo di assassinio: mentre camminava sul marciapiede, un'auto apparentemente fuori controllo lo travolse e, per esser sicuro di averlo liquidato, il conducente passò una seconda volta sul corpo di Yuri già a terra. Portato all'ospedale e dichiarato morto dopo vari tentativi di rianimazione, Yuri fu tenuto per tre giorni in una cella frigorifera nell'obitorio, secondo la prassi, prima che si potesse procedere all'autopsia. Infatti il suo era un caso politico, e per questo si ritenne necessario che l'autopsia fosse eseguita da un dottore inviato da Mosca.

Quando il medico dell'obitorio cominciò a procedere col bisturi per fargli un'incisione all'altezza dello stomaco, gli occhi di Yuri si aprirono. Il medico che eseguiva l'autopsia pensò che si trattasse di un riflesso condizionato e gli chiuse gli occhi, ma l'episodio si ripeté. Dopo che gli occhi furono richiusi una seconda volta, Yuri riuscì con uno sforzo ad aprirli di nuovo: stavolta il medico fece un salto indietro, dopo aver constatato che il presunto cadavere rabbrividiva. Uno dei medici che assistevano all'autopsia era lo zio di Yuri. Si provvide immediatamente a far trasferire il corpo nel reparto di rianimazione, nel quale Rodonaia rimase per diversi mesi, parte dei quali sotto una tenda ad ossigeno, prima di poter recuperare la funzionalità dei vari organi danneggiati. Pur essendo un ateo convinto prima della sua NDE, dopo l'esperienza si dedicò allo studio della spiritualità. Venne poi ordinato prete della chiesa ortodossa. Nel 1989 emigrò negli Stati Uniti, dove cambiò il suo nome da Yuri in George. Quello che segue è il racconto che George stesso fa della sua esperienza, riportato nel libro di Phillip Berman The Journey Home.

La prima cosa che ricordo della mia NDE è che mi trovai in un regno di totale oscurità. Non provavo alcun dolore fisico: in qualche modo ero ancora consapevole della mia esistenza come Yuri, ed ovunque intorno a me c'era oscurità, una totale e completa oscurità, l'oscurità più grande che si possa immaginare, più oscura di ogni oscurità e più nera di ogni nero. Questo era tutto ciò che mi circondava ed incombeva su di me. Ne ero terrorizzato, dato che non ero per niente preparato a questa condizione. Fui sconvolto nello scoprire che esistevo ancora, ma non sapevo dove mi trovavo. Il solo pensiero che continuava a turbinare nel mia mente era: «Come posso esistere se non esisto?» Questo era ciò che mi preoccupava.      

La coscienza di esistere in una dimensione diversa

Lentamente mi concentrai su me stesso e cominciai a pensare a quel che era successo, ed a ciò che stava accadendo. Ma non avvenne nulla che mi potesse rinvigorire o rilassare. Perché ero in quest'oscurità? Cosa dovevo fare? Allora ricordai la famosa frase di Cartesio: «Penso, dunque sono», e questo contribuì a liberarmi da un pesante fardello, perché fu allora che io seppi per certo di essere ancora vivo, sebbene ovviamente in una dimensione molto diversa. Così pensai che, se esistevo, perché mai non potevo vedere le cose in modo positivo? Questo è ciò che mi dissi: «Io sono Yuri, sono nell'oscurità, ma so di esistere. Sono quello che sono, e non devo essere negativo». Ed allora pensai: «Come posso definire ciò che è positivo rispetto all'oscurità?» Beh, la luce è positiva. Di colpo fui nella luce, una luce di un bianco vivido, splendente, forte e molto brillante. Era come il flash di una macchina fotografica, ma non come un lampo, era una luminosità costante. All'inizio lo splendore della luce sembrò farmi male e non potevo guardarla direttamente, ma a poco a poco cominciai a rilassarmi, a sentirmi più caldo, a mio agio, ed ogni cosa improvvisamente sembrava andar per il meglio.       

La cosa che accadde subito dopo fu che cominciai a vedere tutte queste particelle che volavano intorno: atomi, protoni, neutroni che si libravano ovunque. Da un certo punto di vista, sembrava completamente caotico, e tuttavia mi provocò una immensa gioia vedere che anche questo caos aveva una sua simmetria. Questa simmetria era bella, unificata e completa, e mi pervase una gioia infinita. Vedevo la forma universale della vita e della natura disvelarsi davanti ai miei occhi. Fu a questo punto che ogni preoccupazione che avevo avuto per il mio corpo sparì del tutto, semplicemente, perché mi fu del tutto chiaro che non ne avevo più bisogno, dato che rappresentava veramente una costrizione. Ogni aspetto di quest'esperienza era mescolato con gli altri, così è per me difficile dare agli eventi un'esatta sequenza. Il tempo, come lo avevo conosciuto, si era arrestato: il passato, il presente ed il futuro si erano in qualche modo fusi insieme nell'unità senza tempo della mia vita.      

Una revisione compatta della vita

Ad un certo punto fui coinvolto in quello che viene definito il processo di revisione e vidi la mia vita dall'inizio alla fine, tutta in una volta. Fui in grado di prender parte a tutti i drammi della mia vita reale, quasi come se un'immagine olografica della mia vita mi passasse davanti, senza alcun senso del passato, del presente o del futuro: solo un adesso e la realtà della mia vita. Non fu come se iniziasse dalla mia nascita e si svolgesse fino al mio lavoro all'Università di Mosca. Tutto si svolgeva nello stesso tempo: io ero là, e quella era la mia vita. Non provai alcun senso di colpa o di rimorso per le cose che avevo fatto: non provavo nulla né in un senso né nell'altro per i miei fallimenti, i miei difetti o i miei successi. Tutto ciò che sentivo era la mia vita per quello che è, e mi sentivo soddisfatto di accettare mia vita per quello che era.      

La luce vitale dell'infinito

In questa fase la luce continuava ad irradiare su di me un senso di pace e di gioia. Era molto positiva. Ero così felice di essere nella luce, e potevo comprenderne il significato. Imparai che tutte le regole fisiche per la vita umana non erano nulla se messe a confronto con questa realtà unificante. Venni anche a sapere che un buco nero è solo una controparte di quell'infinito che è la luce. Mi resi conto che la realtà è ovunque. Non è semplicemente la vita terrena, ma la vita dell'infinito. Non solo ogni cosa è connessa con le altre, tutto è anche uno. Così mi sentii una cosa sola con la luce, ebbi la sensazione che tutto andasse bene per me e per l'universo. Potevo essere in ogni luogo istantaneamente e realmente. Cercai di comunicare con le persone che vedevo. Alcune sentivano la mia presenza, ma nessuno fece niente al riguardo. Provai l'esigenza di saperne di più sulla Bibbia e la filosofia. Tu vuoi, tu ricevi: pensa, e quel che pensi ti avverrà. Così diventai partecipe, andai indietro nel tempo e vissi nella mente di Gesù e dei suoi discepoli. Sentivo le loro conversazioni, sperimentavo il cibo che mangiavano, il vino che si passavano, gli odori, i sapori… pur essendo senza corpo. Ero pura consapevolezza. Quando non capivo quel che stava accadendo, ricevevo una spiegazione. Ma non c'era nessun insegnante a parlare. Esplorai l'impero romano, Babilonia, i tempi di Noé e di Abramo. Qualsiasi periodo storico possiate nominare, io ci sono stato.       

Il rientro nel corpo

Così io stavo là, immerso in tutte queste belle cose ed in queste magnifiche esperienze, quando qualcuno cominciò a tagliarmi nella pancia. Riuscite ad immaginarlo? Era accaduto che io ero stato portato all'obitorio, ero stato dichiarato morto ed ero rimasto là per tre giorni. Era poi stata aperta un'inchiesta sulle cause della mia morte, così mandarono qualcuno per fare un'autopsia sul mio corpo. Quando cominciarono ad incidermi all'altezza dello stomaco, sentii come se una grande forza mi afferrasse per il collo e mi spingesse giù. Era così potente che aprii gli occhi e provai un fortissimo senso di dolore. Il mio corpo era freddo e cominciai a rabbrividire. Immediatamente l'autopsia fu sospesa ed io fui trasportato all'ospedale, nel quale rimasi per i 9 mesi successivi, molti dei quali trascorsi sotto una tenda a ossigeno. Col tempo, ma lentamente, riguadagnai la mia salute. Tuttavia non sarei mai tornato ad essere la stessa persona, perché tutto quel che volevo fare per il resto della mia vita era studiare la saggezza. Questo nuovo interesse fece sì che frequentassi l'Università della Georgia, nella quale presi una seconda laurea in psicologia della religione. Poi divenni un prete della chiesa ortodossa. Infine, nel 1989, io ed i miei venimmo in America, e adesso lavoro come pastore associato nella chiesa metodista unita a Nederland, in Texas.      

Le domande e le risposte

Molta gente mi ha chiesto in cosa credo, ed in che modo la NDE ha cambiato la mia vita. Tutto quel che posso dire è che adesso credo nel Dio dell'universo. Diversamente da molte altre persone, tuttavia, non ho mai pensato che la luce fosse Dio, perché Dio è al di là della nostra comprensione. Dio, io credo, è molto più che la luce, perché Dio è anche l'oscurità. Dio è tutto ciò che esiste, è ogni cosa, e questo va ben al di là della nostra capacità di comprensione. Perciò io non credo nel Dio degli ebrei, o dei cristiani, o degli induisti, o in qualsiasi altra idea religiosa su ciò che Dio è o non è. C'è un solo Dio, sempre lo stesso Dio, e ciò che Dio mi ha mostrato è che l'universo nel quale viviamo è un bellissimo e mirabile mistero in cui tutto è connesso per sempre e in eterno. Chiunque abbia avuto una simile esperienza di Dio, ed abbia sentito un così profondo senso di connessione con la realtà, sa che c'è solo un lavoro realmente significativo da compiere nella vita, e cioè amare: amare la gente, gli animali, la creazione stessa, solo perché esiste. Mettersi al servizio della creazione divina con una calda ed amorevole disponibilità di generosità e di compassione, è questa la sola esistenza piena di significato.          

Le persone si rivolgono a coloro che hanno avuto una NDE perché pensano che noi abbiamo le risposte. Ma io so che questo non è vero, o almeno non del tutto. Nessuno di noi potrà mai comprendere davvero le grandi verità della vita, fin quando, alla nostra morte, non saremo finalmente uniti all'eternità. Occasionalmente possiamo gettare un'occhiata a quelle risposte anche qui sulla Terra, e questo è per me sufficiente. Io amo fare domande e cercare risposte, ma so che alla fine devo vivere sia le domande che le risposte. Ma questo è giusto, non è vero? Finché riusciamo ad amare, ad amare con tutto il nostro cuore e con passione, il resto non ha importanza. Forse per me il modo migliore di comunicare quel che sto cercando di dire è di dividere con voi qualcosa che il poeta Rilke scrisse in una lettera ad un amico. Vidi questa lettera (il manoscritto originale) nella biblioteca di Dresda, in Germania. Cito a memoria: «Sii paziente verso tutto ciò che non è risolto nel tuo cuore. E cerca di amare le domande per se stesse. Non cercare le risposte che non possono esserti date, perché non saresti in grado di vivere, se tu le conoscessi. E la cosa importante è vivere ogni cosa, vivere adesso le domande, e forse senza saperlo, un giorno riuscirai a vivere anche le risposte». Ripongo in questo la mia fede. Vivi le domande, e l'universo spalancherà i suoi occhi verso di te.      

Comunicazione con un neonato

Nel libro di Melvin Morse e Paul Perry Transformed by the Light il caso di Rodonaia è descritto in relazione alla comunicazione con un bambino in fasce avuta da Yuri durante la sua NDE, nel corso della quale poté visitare la sua famiglia. Rodonaia vide così il dolore della sua giovane moglie ed i loro due figlioletti, ancora troppo piccoli per capire che il papà era morto. Poi andò a vedere la casa dei suoi vicini. Avevano un bambino anche loro, nato un paio di giorni prima del tentativo di assassinio di Yuri. Vide che i genitori erano molto dispiaciuti per quel che era accaduto a lui, ma erano particolarmente angosciati per il fatto che il loro bambino non smetteva mai di piangere. Qualunque cosa facessero, il neonato continuava a piangere. Quando si addormentava, era un sonno breve ed irregolare, e quando si svegliava ricominciava a piangere. L'avevano portato dai dottori, ma questi non sapevano cosa fare. Tutte le solite cause, come le coliche, vennero prese in considerazione, ed i genitori venivano rimandati a casa con la speranza che il bambino si sarebbe finalmente calmato.

In quello stato privo di corpo, Yuri scoprì qualcosa: «Potevo parlare al bambino. Era straordinario: non potevo parlare ai genitori, i miei amici, ma potevo parlare al piccolo che era appena nato. Gli chiesi cosa non andava. Non scambiavamo parole, ma comunque gli chiesi, forse per via telepatica, cosa c'era che non andava. Mi disse che un braccio gli faceva male, e quando me lo disse fui in grado di vedere che l'osso era ruotato e rotto». Il bambino aveva una frattura longitudinale (tipica dei neonati), cioè un'incrinatura ad un'estremità dell'osso del braccio, mentre l'altra estremità era piegata, probabilmente a causa da una torsione subita durante il parto. Ora, sia Yuri che il neonato sapevano cosa non andava, ma nessuno dei due era in grado di spiegarlo ai genitori.

Una diagnosi corretta

Poi arrivò quel dottore inviato da Mosca per eseguire l'autopsia sul corpo di Yuri. Quando lo spostarono su una barella, le sue palpebre ebbero un battito. Il dottore ebbe qualche sospetto ed esaminò meglio gli occhi: vedendo che rispondevano alla luce, fu trasportato immediatamente alla chirurgia di emergenza e venne salvato (Nota: questa versione dei fatti riportata nel libro differisce in alcuni punti da quella riferita da Rodonaia).

Yuri raccontò alla famiglia di essere stato morto. Nessuno gli credette finché non cominciò a dare ragguagli su ciò che aveva visto durante i suoi viaggi fuori dal corpo, ed allora lo scetticismo dei familiari cominciò a diminuire. Ma il fattore decisivo fu la sua diagnosi sui dolori del bambino della porta accanto. Egli raccontò della sua visita durante quella notte e della preoccupazione dei genitori per il loro neonato. Disse ai genitori che aveva parlato al bambino e aveva scoperto che c'era una frattura longitudinale nel suo braccino. I genitori portarono il bambino da un dottore che eseguì una radiografia al braccio, per scoprire che la diagnosi a distanza operata da Yuri era esatta.


 

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