Le ricerche della SPR sull'ipnosi

 

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Edmund Gurney e le ricerche sull'ipnosi

Come abbiamo visto, l'ipnosi è uno stato mentale, ancor oggi non del tutto ben compreso, i cui effetti sono stati in genere interpretati sulla base della suggestione che una persona può esercitare su un'altra. Tra le varie indagini condotte in passato su questo importante fenomeno, va ricordata quella svolta nell'ambito della SPR dal Comitato per lo studio del mesmerismo. Infatti, nel tentativo di comprendere meglio il funzionamento della mente umana, fin dall'inizio della sua attività la SPR rivolse particolare attenzione ad alcuni fenomeni enigmatici come il mesmerismo e la trasmissione del pensiero. Vennero così creati due comitati (il Committee on Mesmerism ed il Committee on Thought Transference) con il compito di indagare la natura di tali fenomeni e di svolgere esperimenti sotto controllo. Per illustrare e divulgare le ricerche eseguite, ogni anno i comitati redigevano uno o più rapporti che venivano poi letti e discussi nelle riunioni della SPR e pubblicati nei Proceedings della società.

Del comitato per le ricerche sull'ipnosi, o meglio sul mesmerismo (come veniva ancora definito all'epoca, con ragioni non prive di fondamento), facevano parte Myers, Barrett, Gurney e Podmore, oltre ad altre personalità di rilievo, ma la leadership nella ricerca e nell'interpretazione dei fenomeni venne ben presto assunta dal Gurney e dal Myers, i quali – oltre a redigere i rapporti – pubblicarono sia congiuntamente che separatamente diversi studi sull'argomento. Queste ricerche influenzarono non poco il successivo orientamento di Frederic H. Myers nello studio e nell'interpretazione della personalità umana, soprattutto in relazione allo sviluppo della teoria del sé subliminale (Subliminal Self) ed all'ipotesi della sua sopravvivenza alla morte, ma finirono col costituire il principale interesse di Gurney fino alla sua prematura scomparsa. Poiché la figura di Gurney è meno nota di quella di Myers, riporto qui alcune note biografiche.

Nato nel 1847 da un'agiata famiglia londinese, Edmund Gurney studiò culture classiche al Trinity College di Cambridge, dove ottenne il dottorato nel 1871 ed un successivo incarico di insegnamento. Dotato di intelligenza brillante e non avendo problemi economici, coltivò diversi interessi tra i quali lo studio della musica e del pianoforte. Pur ritenendo di non avere sufficiente talento per eccellere come pianista, scrisse un saggio sulla filosofia della musica (The Power of Sound) pubblicato nel 1880. Si dedicò poi allo studio della medicina (più per il desiderio di ampliare il suo sapere che con l'intento di praticare) applicandosi con particolare interesse alla fisica, alla chimica ed alla fisiologia. Questi studi, che proseguirono anche dopo il dottorato, contribuirono ad affinare le sue doti di ricercatore, dato che possedeva un intelletto portato alla logica, una notevole inventiva nella messa a punto di nuovi esperimenti, e la necessaria pazienza e perseveranza per condurli a buon fine. Tali doti vennero da lui messe a frutto anche negli esperimenti condotti sull'ipnosi ed in altri campi della parapsicologia. Di struttura fisica robusta ed atletica, poteva contare su un notevole carisma personale per il suo carattere gentile, per la sua intelligenza e per il senso dell'umorismo di cui era dotato. Fu amico di molti intellettuali di spicco della sua epoca, da William James a George Eliot. Andava tuttavia soggetto a periodi di crisi depressive: per lui l'esistenza della sofferenza nella vita umana era un problema di tale portata da negare valore a qualsiasi altra cosa. Egli stesso era stato ben presto coinvolto nei dispiaceri della vita, dato che entrambi i genitori gli erano morti quando era ancora un bambino, e tre delle sue sorelle erano annegate nel naufragio della barca di famiglia. Andava soggetto di quando in quando ad attacchi di nevralgia al viso, e la sua reazione negativa di fronte alle sofferenze dei malati negli ospedali dell'epoca fu l'ostacolo principale che gli impedì di svolgere la professione medica.

Dal 1880 fino al 1888, anno della sua prematura scomparsa, dedicò tutte le sue energie alla ricerca psichica. Dapprima la curiosità lo spinse a domandarsi se esista, come affermano molte tradizioni culturali, una regione inesplorata delle facoltà umane che trascende i limiti naturali della conoscenza sensibile. In campo filosofico l'esistenza di tale sfera faceva già parte del sistema hegeliano, ed era stata successivamente sviluppata teoreticamente da Hartmann, Shopenhauer ed altri nell'ambito della filosofia del subconscio o dell'inconscio. Ma lo scopo di Gurney era quello di affrontare il problema col metodo scientifico dell'osservazione e dell'esperimento, pertanto si dedicò alla ricerca soprattutto nel campo dell'ipnosi, che era ancora dominato da un'aneddotica vaga e non suffragata da prove ben documentate. Proprio a causa dell'importanza che il tema della sofferenza umana rivestiva per lui, Gurney cercava di investigare anche qualsiasi fatto che potesse corroborare l'antica credenza nella sopravvivenza della personalità cosciente alla morte del corpo. Sebbene il suo orientamento mentale fosse scettico al riguardo, riteneva però che la diffusione universale di tale credenza la rendesse meritevole di indagine con i metodi della ricerca scientifica. Iniziò, come Myers, studiando le sedute di medium professionisti a pagamento, che in quell'epoca non scarseggiavano, soprattutto in America ed in Inghilterra. Sebbene non pubblicasse niente al riguardo, non riportò una buona impressione da quelle indagini (come del resto anche Myers), tanto che quando nel 1882 la SPR (della quale fu uno dei membri fondatori) iniziò la propria attività, i medium professionisti furono dichiarati inaffidabili per la ricerca.

Gli esperimenti di Gurney e la sua morte

Gurney si dedicò allora soprattutto alle ricerche sull'ipnotismo, pur non trascurando altre indagini, in particolare quelle sulle allucinazioni che lo portarono a collaborare con Myers e Podmore alla stesura del libro Phantasms of the Living ed alla redazione del saggio Census of Hallucinations. Gli esperimenti di Gurney sull'ipnosi erano caratterizzati da grande esattezza, ingegnosità e regolarità. Il loro scopo era quello di provare – per quanto fosse nelle possibilità di un ristretto gruppo di sperimentatori – che nell'induzione dei fenomeni ipnotici può esistere un agente operativo che non è costituito né dagli stimoli nervosi ordinari (monotoni o improvvisi) né dalla suggestione trasferita mediante i normali veicoli sensoriali. I risultati di tali esperimenti, una volta riconosciutane la fondatezza, avvaloravano la tesi della telepatia. Il lavoro di Gurney, interrotto prematuramente dalla sua morte, era teso a confermare l'ipotesi che effettivamente esista una regione inesplorata delle facoltà umane che non dovrebbe essere trascurata dalla ricerca scientifica, né rigettata come se si trattasse solo del residuo di superstizioni primitive. Nel merito di queste idee, nessuno di coloro che lo conobbero ha descritto Gurney come un carattere ingenuo o una persona facile da suggestionare o da ingannare.

Nel 1888 Gurney fu trovato morto a Brighton, nel letto di una camera d'albergo, con un fazzoletto intriso di cloroformio sul viso. Poiché usava il cloroformio per lenire i dolori causati dalla nevralgia facciale, il verdetto del coroner fu di morte accidentale, anche se non venne esclusa l'ipotesi del suicidio. Stando alle testimonianze, si era recato a Brighton dopo aver ricevuto una lettera, tuttavia non aveva avvertito nemmeno la moglie della sua partenza. Contro l'ipotesi del suicidio depone il sincero affetto che Gurney nutriva per la moglie e per la figlia, alle quali non avrebbe mai voluto causare coscientemente alcun dolore.

Mesmerismo e ipnotismo

Il Comitato di indagine sul mesmerismo della SPR aveva ben presente la differenza – quanto meno teorica – tra mesmerismo e ipnotismo, e fin dall'inizio mise in chiaro che l'uso del termine mesmerismo (oggi poco utilizzato, ma all'epoca ancora diffuso) era puramente convenzionale e non comportava alcuna presa di posizione né l'adesione ad alcuna teoria circa l'origine e le cause dei fenomeni investigati. Questo implicava un atteggiamento aperto nei confronti dello studio dei fenomeni stessi: come si vedrà, i risultati sperimentali portarono a convalidare anche l'ipotesi mesmerica a fianco di quella ipnotica. Va osservato che termini come ipnosi e sonno ipnotico – oggi universalmente diffusi ed accettati – non sono del tutto soddisfacenti, dato che gli stati di coscienza osservabili nei fenomeni ipnotici hanno poco in comune con il sonno ordinario, ma implicano piuttosto l'attivazione di facoltà particolari ed inaccessibili alla coscienza ordinaria. Lo stesso Braid nel 1847 sentì l'esigenza di sostituire il termine ipnosi con monoideismo, ma il nuovo termine da lui coniato non ebbe successo. Sta di fatto che nel 1883, anno di uscita del primo rapporto del Comitato sul mesmerismo, l'ipotesi braidiana dell'ipnotismo come prassi di attivazione dei fenomeni ipnotici era ampiamente accettata, mentre quella del mesmerismo era quasi completamente rigettata. Tuttavia proprio le indagini e gli esperimenti eseguiti dal Comitato dettero risultati insoddisfacenti in merito all'applicazione dell'ipnotismo.

Come si è visto, affinché si possa instaurare lo stato ipnotico e possano aver luogo i fenomeni oggetto di studio sono necessarie almeno due persone, l'operatore (comunemente indicato come ipnotista o ipnotizzatore), ed il soggetto. La prassi mediante la quale l'operatore induce lo stato ipnotico nel soggetto viene chiamata metodo. La necessità di questi tre elementi comporta anche la possibilità di varianti di cui si deve tener conto nella valutazione dei fenomeni: per esempio, l'efficacia di un metodo dovrebbe far sì che, se questo viene correttamente applicato, i risultati desiderati si presentino indipendentemente dall'operatore che lo applica (un fatto che è alla base della teoria dell'ipnotismo). Almeno in linea teorica dovrebbe essere dunque possibile realizzare un ambiente isolato, all'interno del quale vengono installati dei sistemi operativi in grado di indurre nel soggetto lo stato ipnotico anche senza la presenza di alcun operatore.

Inconsistenza delle tecniche di Braid per indurre l'ipnosi

Gli sperimentatori del Comitato si resero subito conto che le cose non stavano affatto così. Braid nel suo libro sull'ipnosi descriveva con precisione alcune tecniche che, a suo dire, inducevano lo stato ipnotico nella grande maggioranza delle persone. Le stesse tecniche, scrupolosamente utilizzate dagli sperimentatori del Comitato, ebbero un successo parziale solo su un soggetto tra i molti indagati. Fu constatato come dovesse essere presa in considerazione una seconda variabile, data dalla suggestionabilità del soggetto, cioè della sua capacità di entrare più o meno prontamente nello stato ipnotico. Già da tempo era stato osservato come alcuni soggetti fossero più facilmente ipnotizzabili rispetto ad altri, così che si poteva creare una scala graduata, ponendo al livello 10 quei soggetti che entrano nello stato ipnotico quasi spontaneamente e con facilità, ed al livello zero quei soggetti assolutamente refrattari all'ipnosi.

I risultati degli esperimenti del Comitato

Nel secondo rapporto sul mesmerismo il Comitato pervenne alle seguenti conclusioni: una volta definito potere la capacità di un operatore di ipnotizzare soggetti diversi, e suscettibilità o suggestionabilità la possibilità da parte di un soggetto di essere ipnotizzato da operatori diversi, si potevano verificare tutte le possibili varianti tanto del potere quanto della suggestionabilità. In particolare, preso a caso un gruppo di persone ed escludendo dal gruppo solo quelle poche che non fossero in alcun modo ipnotizzabili, i vari soggetti del gruppo potevano essere classificati secondo un ordine di suggestionabilità, come qui di seguito evidenziato.

  • Alcuni soggetti (gruppo A) erano in grado di autoipnotizzarsi, sia rivolgendo lo sguardo verso l'alto o chiudendo gli occhi, sia – come accadde in qualche caso –per effetto della sola immaginazione o dell'aspettativa.
  • Altri soggetti (gruppo B) non riuscivano ad ipnotizzarsi da soli, ma potevano essere ipnotizzati praticamente da chiunque altro mediante un ritmico e gentile tocco delle mani.
  • Dei restanti soggetti, alcuni (gruppo C) potevano essere ipnotizzati quasi da chiunque altro, ma solo parzialmente ed in tempi lunghi, mentre venivano immediatamente e completamente ipnotizzati solo da un operatore X (l'ipnotista).
  • Tutti gli altri soggetti (gruppo D) potevano essere ipnotizzati dall'operatore X e solo da lui, anche nel caso in cui non avessero alcuna nozione del fatto che fosse X ad avere questo potere, e perfino se veniva loro detto che non X, ma un altro operatore Y aveva il potere di ipnotizzarli: anche con tali premesse, Y non poteva fare in un'ora quello che ad X riusciva in pochi minuti.

Venne anche notato che l'operatore X, oltre ad essere l'unico in grado di mettere i soggetti in trance ipnotica, era anche l'unico che poteva risvegliarli dalla trance: in qualche caso questo fatto fu riscontrato anche senza che X fosse al corrente dei suoi poteri di ipnotista. Una volta alcune persone presenti ad un party cominciarono quasi per gioco a cercare di ipnotizzarsi tra loro. Uno degli ospiti, dopo aver indotto lo stato ipnotico in un ragazzo, si congedò ed andò via per altri impegni. Alla fine della serata i genitori del ragazzo provarono a risvegliarlo dalla trance, ma per quanti sforzi facessero non ci riuscirono: il ragazzo parlava e si agitava in modo incoerente, e se gli rivolgevano la parola o lo toccavano era ancora peggio. La mattina dopo, allarmati, cercarono la persona che poteva averlo ipnotizzato e, identificato l'ospite, lo mandarono a chiamare. Questi riuscì a risvegliare il ragazzo, il quale tuttavia per una settimana rimase in uno stato di depressione con frequenti mal di testa.

La rivincita del mesmerismo

Questa ed altre osservazioni ed i risultati delle indagini convinsero il Comitato che l'ipotesi del mesmerismo non poteva essere senz'altro accantonata come priva di fondamento. Vennero pertanto ideati ed eseguiti, soprattutto per merito di Gurney, diversi esperimenti i cui risultati indussero il Comitato ad ipotizzare l'esistenza di una sorta di energia psichica o speciale in grado di passare da un organismo ad un altro mediante il processo mesmerico. Si trattava di esperimenti testimoniati e controllati da persone di elevata intelligenza e di indubbia buona fede, mosse dal desiderio di ampliare i confini della conoscenza umana. Possono eventualmente restare dei dubbi riguardo alla possibilità che gli sperimentatori (per quante precauzioni prendessero nell'esecuzione degli esperimenti) fossero stati a loro volta ingannati dalle persone con le quali sperimentavano, nel caso in cui operatori e soggetti si fossero accordati tra loro all'insaputa degli sperimentatori stessi. Sebbene tale ipotesi sembri poco plausibile alla luce delle modalità con le quali gli esperimenti furono condotti e delle precauzioni prese, alcuni critici hanno sostenuto la possibilità che Gurney e gli altri membri del Comitato siano stati raggirati (senza però spiegare come). Si tratta dello stesso scetticismo che si riscontra spesso nei confronti degli eventi medianici, per il quale l'indubbia esistenza di numerosi fenomeni fraudolenti getta un'ombra di dubbio difficile da eliminare anche sui fenomeni genuini. Tuttavia nel campo dell'ipnosi è possibile sperimentare anche ai nostri giorni, con maggior frequenza ed in condizioni di controllo molto migliori di quanto non avvenga per i fenomeni medianici, e dunque i risultati ai quali pervenne il Comitato potrebbero essere agevolmente verificati.

Fenomeni dello stato ipnotico

Prima di riportare alcuni degli esperimenti compiuti da Gurney, da Myers e dagli altri membri del Comitato, è opportuno descrivere sinteticamente i fenomeni più rilevanti che si riscontrano quando un soggetto viene a trovarsi in quel particolare stato non ordinario di coscienza conosciuto come trance ipnotica. Il primo effetto riscontrabile è l'attivazione nel soggetto di reti nervose altamente suggestionabili da parte dell'operatore, alle quali quest'ultimo è in grado di dare ordini e suggestioni allucinatorie, anche post-ipnotiche, che verranno considerate dal soggetto come reali ed indubitabili. Non solo la volontà del soggetto, ma anche tutto il suo sistema sensorio e vegetativo si assoggettano di buon grado a quanto suggerito dall'operatore. Per esempio, se l'operatore suggerisce al soggetto che gli sarà offerto un gustoso biscotto, e poi gli porge una candela, il soggetto in stato ipnotico mangerà la candela dimostrando la stessa soddisfazione e lo stesso apprezzamento con cui avrebbe mangiato il biscotto, anche se è possibile che in seguito rifiuti cortesemente di assaggiarne un altro! Analogamente, gli si può dare del sale dicendogli che è zucchero, o una forte dose di peperoncino piccante facendogli credere che è maionese: non solo egli gusterà queste sostanze mostrando la tipica mimica e l'apprezzamento corrispondenti a quello che gli viene suggerito, ma non mostrerà i segni di irritazione o di reazione che normalmente tali sostanze suscitano nella persona in stato di coscienza ordinaria. Similmente, se gli viene offerta una sostanza innocua dicendogli, per esempio, che è pepe, il soggetto manifesterà anche violentemente tutte le normali reazioni al pepe, compresi starnuti e forme di irritazione delle mucose.

Proprio il carattere automatico ed incontrollabile di tali reazioni ascrivibili al sistema simpatico-vegetativo rende difficile la simulazione cosciente dei fenomeni ipnotici, a meno che il soggetto non sia dotato di una straordinaria capacità di controllo volontario del sistema vegetativo (il che non può essere escluso a priori, anche se può accadere eccezionalmente solo nello stato di coscienza ordinaria di alcuni soggetti dotati). Per esempio, strofinando il braccio del soggetto con un'innocua penna di gallina e suggerendogli che si tratta di ortica, non solo il soggetto cercherà di ritrarre il braccio e di grattarselo, ma comparirà anche il caratteristico arrossamento dovuto all'irritazione urticante. Un soggetto ipnotizzato può bere un bicchiere di aceto con gran soddisfazione, se gli viene suggerito che si tratta di latte o di acqua fresca. Anche le sue prestazioni fisiche possono essere modificate. Se gli si dice: «tu sei una rana», comincerà a saltare con molto maggior vigore ed energia di quanto non riuscirebbe a fare nello stato di coscienza ordinaria. La suggestione allucinatoria comporta inoltre l'analgesia localizzata, cioè la capacità di non sentire dolore in determinate parti del corpo sotto l'effetto di stimoli che normalmente causano dolore. Come è noto, soggetti in trance ipnotica possono subire operazioni chirurgiche anche senza anestesia. Inversamente, il soggetto può sentire dolore anche in assenza di stimolo sul suo corpo, come il Comitato poté verificare in una serie di esperimenti di cui diremo più avanti.

La catalessi e gli stati ipnotici

Un'altra caratteristica del soggetto ipnotizzato è la possibilità di essere posto in stato catalettico, cioè in una condizione per la quale i suoi arti possono restare in qualsiasi posizione vengano messi, senza alcuno sforzo da parte del soggetto stesso, il quale, per esempio, può restare per tempi molto lunghi in posizione supina perfettamente orizzontale, sospeso come un ponte tra due sedie alle estremità delle quali poggia solamente da una parte con la nuca e dall'altra con i talloni. È noto come alcuni ipnotisti da palcoscenico facessero sopportare al soggetto, messo in questa posizione quasi come fosse un ponte, il peso di una o più persone che stavano in piedi sulla sua pancia e sul torace.

Gurney svolse lunghe ed accurate indagini sugli stati della trance ipnotica, distinguendo tra uno stato di allerta, nel quale il comportamento del soggetto non era molto diverso da quello dello stato di coscienza ordinaria, ed uno stato di trance profonda – molto più simile allo stato di sonno – nel quale il soggetto in ipnosi tendeva a scivolare se la sua attenzione non veniva mantenuta desta dall'operatore. Questi stati risultavano correlati sia alla capacità del soggetto di ricordare quanto accaduto nell'uno o nell'altro stadio, sia all'esecuzione in stato di veglia (cioè di coscienza ordinaria) di ordini impartiti dall'operatore quando il soggetto era in stato di ipnosi. Come si è detto, su questi fenomeni esiste un'abbondante letteratura, che in genere si esprime in questi termini: il soggetto, una volta ricevuto in stato di ipnosi un determinato ordine (di solito compiere un'azione o una serie di azioni) da eseguire dopo il suo risveglio, viene risvegliato e – pur avendo dimenticato quanto accaduto in stato di ipnosi – entra ben presto in uno stato di agitazione che non si calma finché non ha eseguito l'ordine impartitogli, adducendo una motivazione cosciente per quanto possibile coerente con l'azione da eseguire. Per esempio, se si ordina ad una soggetto di uscire con l'ombrello in una giornata di pieno sole, questi prenderà l'ombrello dicendo: «Non si sa mai, potrebbe piovere».

Possibilità di compiere reati in stato ipnotico

In merito al dibattito sul fatto se sia possibile far eseguire al soggetto azioni immorali o perfino delittuose, Gurney affrontò l'argomento in uno dei suoi studi (Peculiarities of certain post-hypnotic states), ed anch'egli venne alla conclusione che, più che dall'azione suggerita, la possibilità che tali ordini vengano eseguiti dipende dalla capacità di resistenza del soggetto. Un soggetto molto suggestionabile, infatti, presenta comunque una labilità della personalità cosciente (compresa la componente volitiva) a causa della quale l'ordine ricevuto in stato di ipnosi – soprattutto se convenientemente rinforzato dalla personalità dominante dell'operatore – può prevalere sulla resistenza offerta dalla personalità cosciente, che non eseguirebbe mai l'azione suggerita. Per contro, soggetti dotati di maggior capacità di resistenza si rifiutano di eseguire anche comandi relativi ad azioni del tutto innocue, se tali azioni entrano in conflitto con forti motivazioni personali. Per esempio, Gurney citava il caso di un giovane fattorino delle poste che aveva preso in odio il proprio mestiere: eseguiva quasi tutti i comandi che gli venivano impartiti in stato di ipnosi, fuorché quello di recapitare un telegramma, anche se gli era stata promessa una lauta ricompensa per l'esecuzione di tale azione.

Gurney dimostrò che quanto più un soggetto viene ipnotizzato tanto meglio si organizza una personalità secondaria i cui ricordi si dissociano da quelli della personalità cosciente, mantenendo una propria coerente autonomia. Se si comunica ad un soggetto in stato di veglia una frase A, e poi, dopo averlo posto in stato di ipnosi, gli si chiede di riferire la frase comunicatagli, egli dirà di non ricordare alcuna frase. Gli si comunica allora una frase B e, dopo averlo risvegliato, gli si chiede di ripetere l'ultima frase comunicatagli. Il soggetto riferisce immediatamente la frase A. Riportato in stato di ipnosi, alla stessa richiesta risponde invece con la frase B. Tuttavia, nel caso di ipnosi alle prime fasi o di soggetto non del tutto ipnotizzato, il ricordo di quanto accaduto nello stato di ipnosi può persistere, con maggiore o minor chiarezza, anche nello stato di veglia.

Esecuzione post-ipnotica dei comandi ricevuti

Per quanto riguarda l'esecuzione post-ipnotica di comandi ricevuti in stato di ipnosi, il fenomeno riveste interesse solo in quanto il soggetto dimentica completamente di aver ricevuto il comando e considera l'impulso ad eseguire l'azione come proveniente da lui stesso, dalla sua personalità. Sotto questo aspetto, un soggetto normale tratterà il comando alla luce del suo stato di consapevolezza ordinaria, e qualora l'azione richiesta risulti strana in relazione alle circostanze, cercherà delle motivazioni per quanto possibile plausibili e razionali per giustificare il suo agire. Per esempio, ad un soggetto che si trovava a casa di Gurney fu dato l'ordine di spegnere una particolare candela posta vicino alla moglie di Gurney (che stava ricamando) quando Gurney si fosse alzato dalla poltrona per la quarta volta. Una volta risvegliato, il soggetto cominciò a conversare con Gurney in modo perfettamente naturale. Di quando in quando Gurney si alzava dalla poltrona, faceva qualche passo nella stanza o attizzava il fuoco nel camino e si rimetteva a sedere. Quando si alzò per la quarta volta, il soggetto disse: «Ma qui c'è troppa luce!» Allora prese un candeliere con una candela accesa che si trovava vicino alla poltrona di Gurney e lo portò accanto a sua moglie, e poi andò a spegnere l'altra candela, eseguendo così il comando nel modo più plausibile. Dopo qualche minuto gli fu chiesto se ricordava le sue precedenti azioni, ed egli riferì correttamente quanto aveva fatto.

Similmente fu ordinato a Miss S., ipnotizzata da Myers, di togliere una grande foglia accartocciata da una pianta che si trovava in un'altra stanza: al suo risveglio il soggetto andò subito accanto alla pianta, la prese, e chiese alla padrona di casa il permesso di rimuovere la foglia perché pensava che così la pianta sarebbe stata più elegante. Non trovava niente di strano in questo suo impulso. In un'altra occasione tuttavia la stessa Miss S. si rifiutò di eseguire un ordine che le era stato impartito (spostare dei cucchiai dalla sala da pranzo, dove si trovavano, nel salotto) dicendo: «So quello che volete che io faccia, ma non ho intenzione di farlo perché è assurdo». In alcuni casi l'azione compiuta a comando veniva completamente dimenticata pochi secondi dopo la sua esecuzione. Ad un soggetto fu detto che quando Gurney avesse tossito per la quinta volta la stanza sarebbe piombata nell'oscurità. Una volta risvegliato il soggetto, Gurney cominciò a parlare con lui e lo trovò perfettamente lucido e padrone di sé. Occasionalmente Gurney tossiva, ma vi fu qualche errore di conteggio o di memoria perché al quinto colpo di tosse non accadde nulla. Ma quando Gurney tossì una sesta volta il soggetto cominciò immediatamente a comportarsi come se nella stanza vi fosse buio pesto: chiese dei fiammiferi, inciampò contro i mobili e cadde, cercò a tentoni delle candele (che erano già accese) cercando di accenderle. Questo stato di coscienza era così intenso che il soggetto dovette essere risvegliato una seconda volta, ed al risveglio non conservava nessun ricordo dell'accaduto.

Gurney pubblicò numerose relazioni sugli esperimenti eseguiti, senza dubbio interessanti e meritevoli di attenzione, ma sui quali non mi dilungo ulteriormente. Nella pagina seguente prenderemo brevemente in esame gli esperimenti controllati eseguiti dal Comitato, che rivestono un particolare interesse quale prova di un possibile trasferimento del pensiero (oggi lo definiremmo rapporto telepatico) tra l'operatore ed il soggetto.


 

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