Le facoltà paranormali di Gustavo Adolfo Rol

 

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Un celebre personaggio

La ragione per cui questa pagina della sezione sulla ricerca psichica è dedicata alle facoltà paranormali di Gustavo Rol (1903-1994) non va ricercata soltanto nei vari e senza dubbio straordinari fenomeni che si manifestavano per suo tramite e con la sua partecipazione attiva, quanto piuttosto nelle informazioni e nelle testimonianze che lui stesso ci ha lasciato, nel corso della sua vita, in merito alle sintonie psichiche sperimentate dal suo io cosciente ed alla relazione tra quelle esperienze psichiche e le manifestazioni paranormali. I testi ed i documenti ai quali faremo riferimento sono i seguenti:

  • Il libro del giornalista Remo Lugli Rol - Una vita di prodigi (Mediterranee, seconda edizione, 1997).
  • Il libro Io sono la grondaia... (Giunti, 2000), curato da Catterina Ferrari, che raccoglie diversi scritti dello stesso Rol (diari, lettere, riflessioni, poesie, ecc.).
  • Il sito internet www.gustavorol.org curato e gestito da Franco Rol, lontano parente acquisito (non consanguineo) di Gustavo Rol, in quanto nipote per parte di madre dell'industriale chimico e pilota automobilistico Franco Rol (1908-1977), cugino (di quinto grado) ed amico fraterno di Gustavo. Franco Rol, nato nel 1972, attualmente vive in Brasile, ma conobbe e frequentò Gustavo per alcuni anni, fino al 1992, nel periodo in cui abitava a Torino. Già da diversi anni conduce un'attività di ricerca, di revisione critica delle fonti e di approfondimento sulla vita di Rol e su alcuni aspetti relativi alla sua complessa personalità ed alla sua spiritualità.
  • Il libro di Franco Rol  Il simbolismo di Rol (Lulu, 2012).
  • Il libro di Franco Rol L'uomo dell'impossibile (Lulu, due volumi, terza edizione, 2015).

Note biografiche

Per quanto riguarda l'aprofondimento delle informazioni biografiche si rimanda alle fonti sopra citate. Rol nacque e morì a Torino, città nella quale trascorse gran parte della sua vita: l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta, dal 1934 fino alla morte. I genitori appartenevano alla buona borghesia dell'epoca, operosa e severa. Il padre, Vittorio, dirigeva la sede torinese della Banca Commerciale Italiana, della quale era tra i soci fondatori. Gustavo Adolfo era il terzo di quattro figli. Sembra che sia stato un bambino introverso, non particolarmente brillante negli studi. Poi, da adolescente, imparò a suonare il violino ed il pianoforte, ed il suo carattere divenne più vivace ed allegro. Pur appartenendo ad una famiglia agiata, dopo essersi iscritto alla facoltà di Giurisprudenza ed aver prestato servizio militare (1923-1924) negli Alpini (fino al grado di tenente), decise, su consiglio del padre, di guadagnarsi da vivere come impiegato di banca in alcune sedi estere delle Comit, tra cui Marsiglia, Parigi, Londra ed Edimburgo. In questo periodo Rol dovette affrontare non poche difficoltà, perché la vita all'estero era dura, e faceva ricorso malvolentieri all'aiuto economico che talvolta riceveva dal padre ad integrazione del suo modesto stipendio di impiegato.

Va osservato che le notizie biografiche su Rol hanno spesso un carattere aneddotico, in quanto basate su quanto Rol stesso ha raccontato in varie occasioni agli amici, alle persone che lo hanno conosciuto, ed ai giornalisti che sono riusciti ad intervistarlo superando notevoli resistenze da parte sua, restio com'era a diventare oggetto di pubblico interesse. Dato che una ricerca biografica basata su documenti affidabili non è ancora stata eseguita, le fonti più attendibili a cui possiamo rivolgerci, per comprendere meglio la genesi delle sue facoltà e le sintonie psichiche nelle quali era coinvolto il suo io cosciente, restano i suoi scritti, soprattutto i diari degli anni giovanili e le lettere, dal 1923 in poi. Anche in questo caso, tuttavia, la veridicità di alcuni dei fatti narrati si basa unicamente sulla testimonianza di Rol.

Nel maggio 1927 Rol conobbe a Parigi la norvegese Elna Resch-Knudsen, di buona famiglia e nipote di un ministro: i due giovani si innamorarono e, nonostante le difficoltà opposte dalle rispettive famiglie, si sposarono a Torino nel dicembre 1930. Non ebbero figli, ma la loro unione durò sessant'anni, fino alla morte di lei nel 1990. Stando a quanto Remo Lugli ha scritto nel suo libro, la sorella di Rol, Maria, gli raccontò che: «Elna faceva vita ritirata, stava molto in camera sua a fare maglia, ricami, a guardare la televisione. Ma qualche volta Elna sbottava, portandosi le dita alla fronte e diceva: "io non sono mica cieca, le vedo tutte queste donne che vengono ad aspettarlo per portarlo in giro". Era molto educata, un'anima sensibile e Gustavo l'adorava e ne era geloso, lo è sempre stato, anche negli ultimi anni in cui lei è vissuta». Elna non dimostrò mai molto interesse per le facoltà paranormali di Rol, e partecipava di rado alle serate conviviali nel corso delle quali Rol faceva i suoi esperimenti, talora fino a tarda notte. Inoltre, come molte persone nate ai primi del Novecento, né Rol né la moglie godevano di salute particolarmente buona. Catterina Ferrari, che restò sempre accanto a Rol negli ultimi anni della sua vita, osserva che: «Fisicamente... nonostante fosse ben costituito e avesse una tempra robusta, fu sovente messo a dura prova. Ebbe infatti a subire malattie quali polineurite, difterite, tifo, infezione tetanica; fu operato di peritonite, ernia iatale, cistifellea e prostata. Ebbe tutto il corpo coperto da uno spaventoso eczema e infine fu colpito da asma bronchiale... con complicazioni polmonari che ne determinarono la fine». Maria Luisa Giordano, molto amica di Rol, disse a Lugli che Gustavo aveva per la moglie un grande affetto, e la sentiva come una bambina sperduta per la sua condizione di straniera e per la sua salute fragile.

Rol si laureò in Giurisprudenza a Torino nel 1933. Dopo la morte del padre, nel 1934, si dimise dall'impiego presso la Comit, dedicandosi all'amministrazione del patrimonio familiare. Fino al 1939 fece ancora frequenti soggiorni all'estero, durante i quali dovrebbe aver conseguito le altre due lauree che gli vengono attribuite, in Economia a Londra ed in Biologia medica a Parigi, anche se mancano informazioni più precise al riguardo. Parlava molto bene l'inglese ed il francese, e discretamente altre lingue. Fu richiamato sotto le armi, come capitano degli Alpini, all'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Dopo l'8 settembre 1943, nel periodo dell'occupazione tedesca, riuscì a salvare dalla fucilazione e dalla deportazione in Germania alcuni partigiani, ed alla fine della guerra ricevette una lettera di ringraziamento ufficiale dal sindaco di San Secondo di Pinerolo, anche a nome del Comitato di Liberazione Nazionale, per il coraggio dimostrato nel salvare la vita ed i beni di molti abitanti di quel paese, nel quale la famiglia Rol aveva una villa e delle proprietà. Nel dopoguerra intraprese a Torino l'attività di antiquario, che portò avanti, con alterne vicende, per circa un decennio. In seguito, l'occupazione principale di Rol fu quella di dedicarsi al prossimo, cercando di fare del bene, sia direttamente che indirettamente. Nonostante dichiarasse di svolgere l'attività di pittore, non lo fece mai in modo professionale: dipingeva lentamente, soprattutto rose e paesaggi, ed il suo livello artistico era quello di un bravo dilettante, non privo di lirismo poetico. Più d'uno ha testimoniato che i suoi dipinti potevano manifestare proprietà paranormali, per esempio che le rose dipinte emanavano il profumo delle rose vere, o che alcune figure dei quadri talvolta si muovevano, come se fossero animate.

La moglie di Rol morì all'inizio del 1990, e Gustavo ne fu molto rattristato. Secondo Lugli, si parlavano poco, ma si volevano bene: tuttavia lui si accusava di averla fatta soffrire e di essersi comportato come «un birichino». Non è chiaro a cosa si riferisse: sebbene avesse assicurato alla sorella Maria di non aver mai toccato «la donna di un altro», Rol era sensibile alle attenzioni che alcune donne dimostravano nei suoi confronti. Riguardo al suo carattere, la sorella Maria disse a Lugli: «Ci volevamo molto bene, anche se avevamo due caratteri diversi: io molto razionale, precisa; lui, al di fuori dei suoi esperimenti, molto nel vago: non si era mai tanto sicuri di cosa avrebbe detto e avrebbe fatto. Qualche volta mi diceva una bugia e a me non piaceva. Bisticciavamo anche, ma ci volevamo davvero bene. Era un uomo straordinario, senza uguali; di Gustavo narravano meraviglie i giornali di ogni parte, però anche lui sapeva valorizzarsi».

Catterina Ferrari parla dello stato di prostrazione di Rol per la perdita della moglie come di: «un'autoflagellazione psicologica che lo abbatteva anche fisicamente. Infatti incominciava a far fatica a camminare, bisognava sorreggerlo. Quando lo rincuoravo, alle mie parole di conforto mi dimostrava gratitudine, mi cercava la mano. Aveva bisogno di me e me lo ripeteva, appena mi allontanavo mi chiamava, voleva avermi vicino».  Negli ultimi anni della vita fu afflitto da diverse malattie, e morì all'ospedale delle Molinette di Torino nel settembre 1994. Gli aspetti della personalità di Rol che esamineremo in seguito sono: le sintonie psichiche prevalenti nella sua vita, le facoltà paranormali si cui era dotato e le spiegazioni che Rol cercava di dare in merito allo «spirito intelligente» ed alla «coscienza sublime».

L'evoluzione psichica di Rol

Sulla sua prima infanzia Rol diceva: «Mi sono sempre sentito ripetere che ho parlato molto tardivo ed impropriato (sic)». Nel 1923 cominciò ad annotare in un'agenda dalle pagine azzurre pensieri e massime permeati da un pessimismo tardo-romantico ed improntati ad una malinconica tristezza, ad un'etica volitiva ed alla partecipazione empatica alle sofferenze della vita: «Pagine azzurre bagnate di pianto; conforto di sospiri, testimoni di fatiche, raggi di speranza, ispiratrici di fede». Ecco qualche esempio: «Quando si è tristi il maggior conforto ci viene da ciò che è mesto». «Val più un cuore coronato di spine che d'una corona nobiliare».  «Il miglior rimedio per vincere i mali è la volontà». «Il danaro è il signore del mondo, ma l'odio sta al di sopra del danaro». «Guardati dagli uomini che cercano di vncerti col loro sorriso. Guardati dagli amici che pur ti ispirano fiducia». «Che cos'è la vita? Un veleno dolcissimo nel quale galleggiano granuli amari. Si beve il veleno e si muore adagio. Però senza accorgersene». «Se la tua vita ti parrà un giorno vuota e triste, fa la carità ai poveri e troverai ciò che hai perduto!». «Io mi sacrificherei, cuore ed aspirazioni per il mio grande desiderio. Nessuno mi intende: stolti sono gli uomini, stolti i loro ragionamenti. Non commuovono le lagrime, non allieta più il riso: a che val dunque vivere?». «Non credere mai di trovare la generosità del tuo cuore nel cuore di un altro».

All'inizio del 1927 il ventitreenne Rol si trasferì a Parigi per lavoro. La sua agenda di quell'anno si apre con una descrizione che sembra una scena de La Boheme: «1 gennaio - Dopo un soggiorno di parecchi mesi nel mezzogiorno della Francia, eccomi ad incominciare un altr'anno di esilio a Parigi... Porto ancor meco, nel più profondo del cuore, le rime di quei versi scritti nella fredda cameretta di un quinto piano, alla scialba luce d'una lampada ad olio: La vita è un gran giardino/ dove tutte le cose/ fioriscono e si sfogliano/ come fanno le rose./ La Primavera canta/ sul liuto suo d'argento/ le strofe che l'Autunno/ disperderà col vento/ e l'eco di quel canto/ ritorna in ogni cuore/ a lasciarvi il rimpianto/ d'ogni cosa che muore». Rol riconosceva di essere un inguaribile sentimentale: la sua inclinazione al pessimismo nei confronti della vita ed il suo bisogno di conforto affioravano spesso nei suoi scritti di quel periodo, con toni di un lirismo non di rado melodrammatico: «9 febbraio - Camminavo adagio rasentando i muri umidi. Era notte, pioveva sommessamente. Camminavo seguendo più che la strada un pensiero latente da tanto tempo. In fondo al cuore una voce mi sussurrava: "Ritorna!" Pensavo al tempo passato, a certi momenti felici, ad una serenità d'animo oramai perduta per sempre. In fondo al cuore una voce mi sussurrava: "Ritorna!" Sole e fiori, luce e sorrisi. Colori vivaci e profumi d'estate. Tutto si ridestava nel mio ricordo. In fondo al cuore una voce mi sussurrava: "Ritorna!" Se avessi chiuso gli occhi, tutto avrei riveduto là, intatto; tutte le cose come le avevo lasciate, nella stessa età, nella medesima vita... In fondo al cuore una voce mi sussurrava: "Ritorna!" I muri finirono e l'ultimo spigolo d'una casa ruppe i miei pensieri. Attraversai una gran piazza deserta. Là la mia casa. Un angolo oscuro, un buco. La porta. Una scala oscura di sgradevole odore. Finalmente il grido di tanti dolori e tante passioni. Per terra, accanto alla porta un quadratino bianco, una lettera. Le mie mani tremarono aprendola e gli occhi si empirono di lagrime: una parola sola, terribile, come l'urlo d'un immenso strazio, nell'immensità d'un vuoto sterminato. Una parola tragica nella sua semplicità: "Ritorna! Tua Madre"».

Il rapporto col padre

Nonostante questa sua sensibilità, che a volte si manifestava in forme di autocommiserazione di fronte alle difficoltà della vita, Rol era dotato di una forte volontà, che lo rendeva ben determinato nelle sue scelte: una volontà che veniva messa in evidenza nelle lettere scritte al padre. Come accadeva spesso in quel periodo, sotto le forme di riguardo e di affetto nei confronti della figura paterna si potevano nascondere moti di ribellione e desideri di libertà e di autonomia. Questo valeva anche per Rol, che tuttavia manifestò sempre verso i suoi genitori un forte attaccamento ed un affetto sincero. In una lettera del 7 giugno 1924, scritta al padre mentre svolgeva il servizio militare, Rol scriveva: «...fin d'ora ti rinnovo il mio desiderio di volermi impiegare non appena sarò ritornato alla vita borghese». In una lettera da Marsiglia, il 21 marzo 1926, descriveva i suoi impegni: «Oramai posso dire di non avere più un'ora libera durante la giornata. Alla sera alle nove vado ad apprendere l'inglese o mi dedico ai miei studi, mentre dalle sette e mezza alle otto e mezza faccio scuola d'italiano in un'aula che la Societé de Comptabilité de France mi ha messo a disposizione in Rue de Rome... Ho una ventina di allievi di sesso differente, tutti impiegati e figli di Italiani... Naturalmente questo è un corso che io tengo gratuitamente... Io lo faccio con quel grande spirito che ho sempre avuto per le azioni umanitarie e che mi avvicina a chi ha bisogno di aiuto. D'altra parte mi entusiasmo anche nel pensiero di rendere un servizio alla patria lontana». Nella stessa lettera, rivolge anche qualche rimprovero a se stesso: «Così qualche volta io penso che se mi tocca vivere lontano da Voi e nella necessità di guadagnarmi il pane con qualche sollecitudine, il torto va attribuito solamente a me stesso per la poca volontà che ho sempre avuta di applicarmi allo studio».

In una lettera del 26 aprile 1926 Rol confidava al padre il proprio stato d'animo: «Ho interrotto la mia lettera perché sono stato preso da una crisi di pianto così forte, così forte... Da tanto tempo non piangevo più in questo modo: d'altra parte sono contento di non aver persa questa abitudine che rivela i più eletti sentimenti dell'animo. Non continuerò più su questo tono poiché, come fa tanto male a me, non tornerà certo gradevole per te; ma, cosa vuoi, caro Papà, voi siete tutti uniti, uno accanto all'altro e dei dolori potete consolarvi a vicenda. Carlo ha sua moglie e le sue bambine, io invece sono solo, solo con tutti i miei pensieri e tanto lontano, da ogni cosa nella quale possa avere un po' di fiducia e nella quale trovare qualche sollievo allorché ne ho bisogno. Ogni giorno che passa mi accorgo che sono malauguratamente un gran sentimentale. Sono convinto che nella vita non sarò mai felice ed è per questo che m'auguro ch'essa non abbia ad essere lunga. Se è effettivamente vero che l'anima, distaccandosi dal corpo, acquista i poteri sublimi d'una illimitata spiritualità comprensiva, allora, solamente allora tu che sei mio Padre potrai comprendere quanto io abbia amato sulla terra e quanto abbia sofferto, come figlio, di non essere mai stato compreso. E forse questa sera, in questo momento che maggiormente mi fa sentire la lontanaza e la solitudine, che io oso dirti queste cose, cose che non ti ripeterò mai più perché so che non le approvi. D'altra parte so bene che corro il rischio di farmi dare dell'esaltato, mentre che invece so di ben avere la testa a posto, e come... Perdonami questa piccola confessione che è uno sfogo dell'anima e sappimi compatire. Non mi giudicare male se per il passato ho dato dei cattivi risultati nell'applicarmi allo studio. Ciò non va attribuito ad una poltroneria che tu hai creduto sempre di scorgere in me: mi par ora di abbastanza dimostrarti che sono attivo e lavoratore, e che per il lavoro ho anche saputo sacrificare tutto il vostro affetto che per me consisteva nel vivere a casa».

Nel suo sforzo di affrontare le difficoltà della vita, non certo facile in quell'epoca, il giovane Rol cominciava ad intuire che dietro la severità del padre si nascondeva il dramma stesso dello spirito umano che, venuto al mondo con l'illusione di poter amare ed essere amato, viene poi respinto o condizionato dalle implacabili esigenze della vita stessa, fino al punto che un padre non  riesce nemmeno a mostrare indulgenza verso i propri figli, che pure vorrebbe amare. La stessa lettera terminava con queste parole di intenso impatto emotivo: «Caro Papà, ignoravo che esistesse una sessione di esami a Pasqua. Fammi tutti i rimproveri che vuoi, dimmi tutto ciò che vuoi ma per carità non ripetermi più quella frase: "Se avessi dato qualche esame, almeno sarebbe stata più giustificata la spesa del tuo viaggio!". Ho letto con la più grande amarezza queste parole perché mi sono accorto quanto poco ti sorrideva il pensiero di vedermi giungere a Torino, e pensare che io, da cinque mesi, contavo i giorni che mi separavano da questa data! Io vorrò ben sperare che che tu non vorrai mettermi nella condizione di assumere tutta su di me stesso la responsabilità della mia vita, e scomparire completamente da voi per un determinato numero di anni, fino ad aver raggiunta la mia meta, per conservarvi intatto, e grande come lo è tutto il mio infinito affetto! Ti ringrazio per l'aumento che hai ordinato sulla mia disponibilità mensile. Tu sai che i denari non li spreco e che so abbastanza comprendere quanto sia difficile il guadagnarli. Ancora una volta ti dirò che per me è tristissima cosa il dover ricorrere, a ventidue anni che ho, alla tua borsa per vivere. Adesso ti lascio con la preghiera di abbracciarmi forte tutti i nostri cari e, stringendoti al cuore, ti bacio affettuosissimamente».

Queste parole dovettero fare effetto sul padre, dato che in una lettera successiva (la data del 7 febbraio 1926 riportata nel libro Io sono la grondaia... è da ritenersi errata) Rol scriveva: «Mio carissimo Papà, rispondere alla tua lettera non m'è una cosa facile: se tu trovi del sentimentalismo nella mia, che cosa dovrei io dire della tua? Non voglio dire che essa mi abbia commosso, no, solamente ho provato leggendola un sentimento tutto nuovo: mi pareva di aver accanto un Papà che non ho mai conosciuto, un Papà dolce e triste, e forse per la prima volta ho compreso qualche nota del tuo cuore che sovente mi parve duro e forse troppo severo. Non c'è nessuno, io credo, che possa sottrarsi ai voleri dell'anima, e tutti, un momento o l'altro hanno quell'attimo di chiaroveggenza che li spinge a meditare su di una piccola cosa, che capita proprio lì, giusto giusto per aprire un vasto orizzonte di luce e di verità... Tu mi dici: "Non so se ho sbagliato strada facendoti abbracciare la carriera bancaria". Io ti rispondo: "Sì, questo fu uno sbaglio, ma nello stesso tempo un dovere da parte tua". Se io avessi fatto l'avvocato, il medico, l'ingegnere, il militare, sarebbe sempre stato uno sbaglio. Io sono disgraziatamente nato per un'arte che al giorno d'oggi non è più compresa da tutti: io sono semplicemente uno spostato; la mia vita non è in questo secolo rumoroso e materiale: io vivo letteralmente un secolo addietro, ma di quell'epoca non posso trarne i benefizi. Il tuo è stato uno sbaglio giusto, santamente giusto. Nella mia inesperienza non potevo discernere le cose quali stavano in realtà, e tu hai fatto bene a non lasciarmi incamminare per una via che m'avrebbe presto o tardi condotto alla miseria. Io ti sono riconoscente di questo, caro Papà, riconoscente col cuore. La mia volontà è forte come il macigno ed è testarda come la Sfortuna: io riuscirò in banca o nel commercio perché il timone della mia barca è costruito di un legno buono: ma il giorno che questa mia barca approderà al suo porto, allora me ne riderò degli uomini e delle esigenze della vita materiale, e fors'anche in un ambiente il più difficile e pericoloso, inalbererò alto il vessillo della mia libertà che dovrà essere una cosa terribilmente bella e spaventosamente tremenda, come il fragore di cento mari che s'urtino contro mille scogliere, come il rombo di mille tuoni che cozzino in un cielo di fuoco». Anche queste parole illustrano bene il coinvolgimento dell'io cosciente del giovane Rol in sintonie psichiche di chiara impronta tardo-romantica.

Una personalità complessa

La lettura dei pensieri, delle lettere e delle poesie di Rol, raccolti nel libro curato da Catterina Ferrari, porta a concludere che, almeno fino ai trent'anni, la personalità di Rol presentasse elementi di discontinuità, o addirittura di conflittualità, a seconda del prevalere delle sintonie psichiche legate all'autocommiserazione o alla volontà, al pessimismo o alla speranza, all'interesse per la vita o al misticismo. Non è chiaro quanto Rol ne fosse consapevole, ma certamente era travagliato da questo dissidio interiore. Probabilmente esisteva anche un Rol conviviale e più incline all'allegria, anche se nei suoi scritti non ne resta traccia. In età più matura quest'aspetto positivo e gioviale della sua personalità fu testimoniato da diverse persone che lo conobbero e frequentarono le sue serate tra amici: Rol è stato descritto non solo come un uomo di cultura ed un affascinante conversatore, ma anche come un simpatico barzellettiere. Arturo Bergandi, che fu per oltre trent'anni al servizio di Rol come addetto alle pulizie del suo grande appartamento di Torino, pieno di mobili e di pezzi d'antiquariato, ebbe a dire: «Era un uomo alla buona, gentile e generoso con tutti; con me parlava quasi sempre in piemontese, anzi in torinese, chiamandomi affettuosamente Bergandone. In casa, quando c'era lui, regnava il buon umore: il dottor Rol amava scherzare, spesso lo sentivo canticchiare un motivo allegro o fischiettare qualche aria d'opera». Non pochi tra coloro che lo conobbero bene hanno ricordato che, anche durante gli anni della sua maturità, a tratti Rol poteva avere atteggiamenti quasi infantili, in genere simpatici e genuini (come l'entusiasmo che manifestava quando certi suoi esperimenti avevano successo), ma che in qualche caso potevano sembrare capricciosi.

Un altro aspetto significativo di quelli che potremmo definire «sbalzi di umore» a cui Rol andava soggetto in gioventù è riscontrabile nelle sue annotazioni del periodo in cui si innamorò di Elna, la futura compagna della sua vita. La data in cui Rol manifestò alla ragazza i suoi sentimenti (da lei ricambiati), è il 20 maggio 1927. Nelle pagine successive dell'agenda compare spesso il nome di Elna, a grandi caratteri, e la frase «Elna mio grande amore», finché, il 25 giugno, Rol annotava «Elna parte per Oslo! Solo!», probabilmente colpito dall'anagramma tra il nome della città ed il suo stato d'animo. È vero che a quell'epoca l'unico mezzo alla portata di tutti per comunicare a distanza era costituito dalle lettere, con tempi lunghi, e dunque la lontananza della persona amata poteva esser difficile da sopportare, ma è abbastanza sorprendente che già pochi giorni dopo, nel luglio 1927, Rol scrivesse nel suo diario: «Sono stanco di vivere, di vivere e di soffrire. Non ho ideale, non ho pace. Mi sento un Santo, ed un criminale ad un tempo, eppure non ho adorato nessun Dio, e non ho ucciso nessun uomo. Vorrei soltanto per un attimo che tutti i miei capelli diventassero bianchi come la calce ed il mio volto solcato di rughe profonde, onde gli uomini potessero leggere sulle pagine del mio viso la nera miseria della mia anima e la triste solitudine del mio cuore... È così che mi sento immensamente solo ed immensamente infelice. Tutto ciò a cui credo cade intorno a me, a poco a poco, come altrettanti fiori recisi dal coltello dell'esperienza e della verità. L'amore è l'unico bel fiore che resiste al filo di questa lama, perché intangibile, fatto com'è di sospiri e di sentimenti, non m'è dato di averlo, perché non so, non posso afferrarlo. Perché non posso prenderlo. Perché sono cieco: i miei occhi sono pieni di lacrime. È così che io cammino adagio adagio verso quella fine che non viene mai, incompreso da tutto e da tutti, trascinando meco il peso d'un'osservazione infelicemente esatta, d'una saggezza che non è più di questo tempo, d'una bontà che rasenta la pazzia. Sono un pazzo infelice. Non sono un uomo, sono un'ombra che fugge tutto e se stessa. Potrò cantare tutto solo e dire: "Amai cantando per vivere e morire"».

Poco dopo, il 20 luglio 1927, Rol annotava queste parole spesso citate: «Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!». Infatti le pagine successive restano bianche, a parte, un paio di volte, la parola «incubi». Cosa abbia inteso dire Rol con il termine legge, preceduto dall'aggettivo tremenda, non lo si è mai capito: probabilmente si trattò di un'intensa esperienza psichica associata alla constatazione di essere dotato di facoltà paranormali (la potenza mi fa paura). In seguito Rol raccontò in modo aneddotico (e non si sa quanto affidabile) il modo in cui pervenne a questa sua scoperta. Lugli cita nel suo libro alcune frasi, che sono state anche registrate: «Mi sentivo il padrone del mondo! Ma una sera, sull'imbrunire, ero seduto su una panchina di un giardino pubblico di Parigi, solitario e pensieroso, quando udii alle mie spalle una voce che mi chiedeva l'ora. Ma io, immerso nei miei pensieri esaltanti, tirai su la manica e mostrai l'orologio che avevo al polso. Ma subito dopo la voce ripeté la domanda... Allora mi voltai e mi accorsi che quell'uomo era cieco! Mi sentii di colpo invaso da una grande tristezza. A cosa servivano tutti quei miei poteri? In un attimo era clollato tutto: non ero capace di restituire la vista a quel pover'uomo». Indipendentemente dal fatto che l'episodio sia vero o meno, nel corso della sua vita Rol dimostrò di essere ben cosciente dei limiti dei fenomeni paranormali che si manifestavano per suo tramite: senza dubbio lo era molto più di tanti suoi esegeti. Il tema dei limiti della fenomenologia paranormale, se considerata come testimonianza dell'intelligenza dello spirito umano, è approfondito nella pagina dedicata all'argomento.

In ogni caso sembra che nei mesi successivi a questi eventi Rol abbia avuto una crisi mistica, forse dovuta al timore che quelli che all'epoca lui stesso definiva poteri (anche se in seguito non vorrà più utilizzare quel termine) non fossero conciliabili con la sua profonda e radicata fede cristiana. Fatto sta che nel 1928 ottenne dalla Banca un periodo di aspettativa e si ritirò in meditazione per qualche mese presso un'istituzione religiosa, Villa Santa Croce, a San Mauro Torinese. Secondo quanto scrive Franco Rol nel suo sito: «Rol si trovò al bivio se prendere gli abiti sacerdotali oppure vivere nel mondo con la sua nuova personalità spirituale... Fu assistito e consigliato dal padre gesuita Pietro Righini... ma secondo quanto lui stesso raccontò fu la madre Martha a convincerlo che poteva essere utile al suo prossimo anche in abiti civili, e così pose termine al ritiro, durato tre mesi...». Non sappiamo quali siano stati i riflessi di questa crisi temporanea sulla relazione con la futura moglie. Ancora il 18 agosto 1929, a Genova, scriveva in una lettera indirizzata ai genitori: «Ma già mi sento tremendamente solo ed infinitamente sconfortato di riprendere la vita delle pensions de famille e del restaurant. Ed incomincio a riflettere seriamente alla necessità che ho di pigliar moglie. Non sono uomo da rimaner solo; non è umano: e poi lo spavento della solitudine è in me giustificato dalla triste esperienza fatta un anno fa... Io vivo per lavorare e per pensare, e non voglio compromettere questa regola cercando delle distrazioni che mi facciano dimenticare la solitudine e la tristezza, alla quale sono per natura troppo incline».

Questo sentimento di solitudine e questo bisogno di essere confortato non abbandonarono Rol nemmeno in età avanzata. Se nel suo libro I misteri d'Italia Dino Buzzati notava: «Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l'allegrezza che ne emanano», la mano di Rol, durante un esperimento del 1975, scriveva: «Ma che cosa volete mai che io faccia, che vi mostri, che vi dica: esperimenti, rivelazioni, racconti trascendentali, apporti, dialoghi con spiriti intelligenti, pitture, confidenze, ecc. ecc. Insomma tutta la gamma delle mie sofferenze... Eppure queste cose le conoscete, ormai le sapete, ve le ho mostrate, ve le ho dette... Ma voi rimanete immobili ed immoti anche se vi tendo le braccia, se vi grido col cuore lacerato la mia solitudine ed il vostro assenteismo. Dopo tanto tempo non ho costruito nulla in voi; ho soltanto colmato molte ore della vostra noia, vi ho dato spettacolo. La vostra attenzione è altamente peculiare, così come se foste di fronte ad un palcoscenico ove il mio spirito o la mia anima o solamente il mio corpo assumono, per voi, il ruolo di una ridicola marionetta. Le mie parole cadono nel vuoto del nulla, di tutto il nulla che nutre il vostro cervello condizionato dalle esigenze di una materialità alla quale, ammetto, non vi è dato sottrarvi».

Le facoltà paranormali di Rol

L'elenco dei fenomeni paranormali manifestati da Gustavo Rol è molto lungo. Alcuni sono riportati nel libro di Lugli, distinti tra esperimenti ai quali Lugli ha assistito personalmente e fenomeni testimoniati da altri. Per una classificazione esauriente di tutta la fenomenologia paranormale manifestata da Rol si può fare riferimento a questa pagina del sito di Franco Rol. Semplificando, e limitando i fenomeni paranormali a quelli sui quali esiste una convergenza di testimonianze, le facoltà manifestate da Rol comprendevano:

  • fenomeni (esperimenti) di intrattenimento ludico (senza che questi termini sminuiscano il carattere paranormale degli eventi stessi), consistenti in giochi di carte, in letture di libri chiusi, in apporti di disegni, di dipinti, ecc., che implicavano tutta la gamma di facoltà ESP e PK (telepatia, chiaroveggenza, precognizione, psicocinesi, ecc.);
  • diagnosi di malattie, pranoterapia e casi di guarigione spontanea, anche a distanza;
  • conoscenza (probabilmente telepatica), anche a distanza, di eventi, circostanze e pensieri riguardanti un interlocutore o una persona sconosciuta;
  • capacità di trasferire ad altre persone la facoltà di compiere esperimenti paranormali;
  • fenomeni di bilocazione, di levitazione e di variazione delle dimensioni corporee;
  • trasformazioni di oggetti e passaggio di oggetti attraverso muri ed altri oggetti solidi;
  • alterazioni spazio-temporali che potevano coinvolgere altre persone;
  • scrittura diretta, apporti, profumi, ed altri fenomeni di vario genere.

Sebbene Rol affermasse di non poter determinare volontariamente i fenomeni paranormali che si manifestavano tramite la sua persona, in diverse occasioni si riscontrava una certa convergenza tra il suo intento cosciente ed il fenomeno stesso. Quello che Rol riteneva certo è che se avesse usato le sue facoltà per proprio tornaconto o a vantaggio economico di qualche altra persona, avrebbe certamente fallito. Per esempio, poteva predire i numeri che sarebbero usciti alla roulette, purché né lui né altri che ne fossero venuti a conoscenza vi puntassero sopra. Quanto alle facoltà taumaturgiche, poteva esercitarle talvolta sugli altri, ma non era in grado di guarire il proprio corpo dai mali che lo affliggevano. Rol affermava inoltre di non essere un medium e di restare in uno stato di coscienza vigile mentre i fenomeni avevano luogo. Quest'affermazione va corretta, nel senso che, se per medium intendiamo una persona dotata della facoltà di canalizzare energie intelligenti di norma separate dalla dimensione fisica, che possono alterare o influenzare determinati aspetti fisici una volta canalizzate tramite un veicolo umano (non sappiamo se mentalmente, psichicamente o cerebralmente), allora Rol era un medium. Anche se non andava in trance, in molte occasioni fu osservato dai presenti in uno stato di coscienza alterato, assorto o assente, ed in qualche caso molto affaticato. In una lettera che il fratello Carlo gli scrisse nel dicembre 1953, si legge, a proposito di certi fenomeni ai quali Carlo aveva assistito: «Nel caso tuo il fenomeno avviene nel modo che ti descrivo, perché, essendo tu sempre stato in quei casi, me presente, in stato di incoscienza, non credo che tu abbia potuto seguire gli eventi come me». Dunque, almeno in qualche caso, Rol andava anche in trance.

Lettere tra Carlo e Gustavo Rol

Di particolare interesse è lo scambio di lettere della primavera 1951 tra Carlo, residente a Buenos Aires, e Gustavo. Nel febbraio di quell'anno il settimanale Epoca aveva pubblicato un articolo sugli esperimenti paranormali di Rol, portando le sue facoltà a conoscenza di un vasto pubblico. Il titolo dell'articolo, «Il signor Rol, mago», ed il taglio sensazionalistico incentrato sui giochi di carte datogli dall'inviato di Epoca, il giornalista Furio Fasolo, non piacquero per niente a Rol, che se ne lamentava con Carlo: «Queste cose ho cercato di esporle a quel lillipuziano di giornalista al quale ho perfino dettato certe definizioni, supplicando di non svisare questi concetti, scivolando nella magia, nello spiritismo e vietandogli di parlare di roulette e di questo e di quest'altro fatto occorsomi e che gli raccontarono altre persone (ne dicono tante sul mio conto!). Promettono questi giornalisti ma poi scrivono quel che vogliono... Dopo quella disgraziata pubblicazione, molta gente alla quale avrei potuto giovare non vede in me che il solito "mago" prezzolato dei quali il mondo è pieno... Da ogni parte continua a piovermi un'infinità di lettere con le più strane proposte per lo sfruttamento della roulette, con richieste di filtri d'amore e chi più ne ha più ne metta».

Avendo assistito ad alcuni esperimenti del fratello, e convinto delle sue facoltà paranormali, dopo aver letto l'articolo di Epoca Carlo Rol scriveva a Gustavo, il 28 marzo 1951: «Ho continuato a studiare, dedicando alla lettura di libri, di ogni epoca e di ogni paese, tutto il tempo libero dal lavoro e dalle cose di famiglia. Mettendo insieme tutto ciò che ho letto e ponderando tutto, i fenomeni osservati, le documentazioni raccolte, le ipotesi, le teorie, e pur non trascurando tutti i misteri che sussistono in quella materia, credo sempre più che detto mio punto di vista... possa essere giusto. Concentrazione perfetta, volontà inflessibile, fiducia assoluta. Il pensiero è la più grande forza dell'Universo: orbene Epoca non accenna, come altre pubblicazioni che ti riguardavano, alla "forza pensiero". Che, secondo le mie conclusioni, sarebbe veramente il fattore dei tuoi esperimenti, del quale sei stato naturalmente dotato in modo speciale, e che hai ulteriormente sviluppato con grande pazienza, perseveranza e maestria... Dette mie conclusioni sono basate sul fatto che credo a ciò che ho letto. Non crederei proprio a nulla, se, grazie a te non avessi veduto e sentito».

Da persona intelligente e ragionevole, Carlo Rol, pur non dubitando delle facoltà paranormali di Gustavo, cercava una spiegazione soddisfacente ed una forma di addestramento che gli consentisse di avere successo in qualche esperimento, anche alla luce di alcune delle ipotesi formulate da Gustavo che, come si vedrà, possono essere fuorvianti. La lettera di Carlo continuava così: «Per rinforzare la mia fede nei libri che ho letto, almeno in quelli più seri, ho voluto fare alcune prove, con me stesso, su facoltà che vari di detti libri indicano come comuni a tutti. Però, esito negativo! Pertanto mi rivolgo a te perché tu mi dica se tu riesci facilmente, o non riesci affatto, a fare le cose seguenti:...». Seguiva un elenco di azioni telepatiche a distanza, influenza sul pensiero e sul comportamento degli altri, operazioni psichiche sulla materia, e simili, da ottenersi intenzionalmente mediante la concentrazione del pensiero e della volontà: insomma, un orientamento psichico di stampo tipicamente «magico».

Ovviamente Carlo, pur cercando di concentrare la propria attenzione e di focalizzare la sua volontà, non aveva avuto il minimo successo. Concludeva dunque così la sua lettera al fratello: «Secondo le "cognizioni" da me acquisite, quelle facoltà, quei poteri, quelle forze misteriose, servirebbero ugualmente al bene come al male: il freno, anzi il volante di guida, sarebbe unicamente la propria coscienza normale. Quindi la "non collaborazione" della Coscienza Sublime non sarebbe effettiva e tu la dichiari per ragioni morali. È o non è così? Facendoti domande di questo genere, che forse ti faranno sorridere di compassione, mi sembra di profanare, con pedestri pratiche di laboratorio o di sala prove, quella infinita poesia che circonda la tua persona e che circonda i tuoi esperimenti. Quindi ti chiedo perdono di questo, ma ti sarei oltremodo grato se, per non perdere troppo tempo, rispondessi semplicemente "sì" o "no" a ciascuna di queste dodici interrogazioni».

Nella sua risposta del 22 aprile 1951 Gustavo Rol era categorico: «A tutte le domande che mi rivolgi, rispondo negativamente. Sovente mi è successo di guardare per caso una persona che mi volgeva le spalle e con sorpresa la vidi voltarsi, ma ben raramente ottenni lo stesso fenomeno dopo essermi concentrato. Posso anzi credere che volendo la cosa venivo ad impedirla!... Tutte le volte che ho voluto pensare ad una persona tanto da farmi sentire, ho sempre fatto fiasco! Così da tempo ho concluso, almeno per quanto mi concerne, che l'influenza telepatica esiste ma è puramente casuale e sorge spontaneamente dalle forze ignote che ogni individuo possiede... Non ti racconto come, più di una volta, ho distrutto la buona fede di tanti illusi che non metterò mai sufficientemente in guardia non solamente contro la pletora di imbroglioni che sanno sfruttare tanto scaltramente certi aspetti della verità, così facile a denaturarsi, a causa della sua meravigliosa semplicità, ma contro le nostre stesse illusioni! E ciò per quella pericolosissima parte di noi che ci spinge costantemente verso il meraviglioso, patria dalla quale fummo tolti ed alla quale torneremo... Circa l'ipnotizzare, magnetizzare, mettersi in catalessi e in stato di sonnambulismo, non ho mai ottenuto nulla di tutto questo. Io mantengo integra la mia coscienza durante i miei esperimenti, almeno per una parte di me stesso sufficiente ad impedirmi di andare "in trance". È vero, sì, che il mio volto e la voce possono cambiare di espressione e che sovente io mi sento "proiettato fuori", ma la parte viva umana e cosciente di me stesso non viene alterata... Però è vero che, in qualsiasi momento, anche mentre sto parlando o mangiando o lavorando, mi avviene di astrarmi improvvisamente e mi si dice allora che io rimango lì, "imbambolato e fisso" e se m'interrogano non rispondo e, se non sono addirittura "fisso", i gesti normali dell'azione che stavo compiendo avvengono naturalmente, ma assai rallentati, come se in me la sola vita vegetativa sopravvivesse».

Nella già citata lettera del dicembre 1953 Carlo Rol cercava di interpretare criticamente alcune affermazioni di Gustavo in merito alle facoltà di quest'ultimo, alla luce di quanto lui stesso aveva potuto osservare («In tutte le opere da me lette, ho sempre confrontato le facoltà riferitevi, con quelle tue da me constatate»). Dopo aver ribadito la realtà e l'oggettività dei fenomeni («I fenomeni sono reali, indiscutubili, categorici, inesorabili»), Carlo si interrogava sulle loro cause: «Quindi sono prodotti da forze. Queste forze sono, secondo i casi, semplicemente fisiche, oppure fisiche ed intelligenti. Orbene, queste forze vengono da noi chiamate “Coscienza Sublime" o come credi, cioè siamo nel campo della fisiopsicologia e della metapsichica, oppure da fuori di noi, cioè siamo nel campo della teologia e dello spiritismo?... Da più di sei anni penso, da quattro leggo, da due studio: ebbene, ne so quanto prima, cioè non so proprio nulla! Dunque per me il mistero è, anzitutto, l'origine di queste forze, se umana od extra umana; in secondo luogo, supposto di riuscire a svelar tale mistero, altri imponenti problemi si presenterebbero: attraverso quale mezzo o veicolo, logicamente materiale, si producono gli effetti che si manifestano in modi materiali? Di dove viene la materia che crea altro esemplare di ciò che è stato alterato, come la carta ridotta in pezzettini, o distrutto, come la carta bruciata? Nella tua lettera ci sono della parole più che mai sconcertanti».

Si tratta di osservazioni importanti, anzitutto perché la testimonianza del fratello conferma e convalida il carattere paranormale dei fenomeni prodotti da Gustavo. In secondo luogo perché Carlo riscontrava i limiti delle spiegazioni teoriche formulate da Gustavo, che – come vedremo meglio – non brillavano per chiarezza. Ecco, al riguardo, un altro stralcio della lettera di Carlo: «In altro punto della lettera, quando cerchi di spiegare il trasloco della carta, scrivi: "Temo di non poter essere chiaro abbastanza, perché a me stesso sfuggono ancora certi dettagli". E più avanti dici: "...nel segreto della mia stanza da lavoro, procedo sempre indefessamente, perché gli esperimenti mi servono quali esperimenti veri e proprii per la ricerca di quelle verità che poi formano l'ossatura di quella dottrina che, invece, dono a piene mani". In seguito alle, ammetto, vastissime letture da me fatte, sono arrivato a queste conclusioni: a) gli scienziati hanno osservato, documentato, studiato e formulato un'infinità di ipotesi sui fenomeni prodotti da altri, fenomeni che gli scienziati stessi non sono mai riusciti a produrre, perché sprovvisti di facoltà supernormali; b) i dotati di queste facoltà generalmente non hanno scritto nulla: quelli che hanno scritto qualcosa, l'hanno fatto in modo sibillino». Queste ultime due considerazioni di Carlo Rol mettono ben a fuoco la difficoltà di inquadrare i fenomeni paranormali nell'ambito della storia personale e dell'orientamento psichico dei soggetti dotati di facoltà medianiche: questo vale per Gustavo Rol come per ogni altro medium.

Le interpretazioni di Gustavo Rol

Rol era solito riferirsi alle sue facoltà chiamandole «possibilità», e riteneva che fossero presenti, allo stato latente, in tutti gli esseri umani. In un'intervista concessa a Remo Lugli nel maggio 1986, affermava: «Queste mie "possibilità" le hanno tutti. È sufficiente mettersi in condizioni di percepirle. Il resto viene da sé». Ed anche in una lettera inviata ad uno studioso di parapsicologia ribadiva lo stesso concetto: «Non esiste quindi un mio "incontro" col PN (paranormale), termine che mi suona estraneo, in quanto io ritengo che a chiunque segue la strada da me percorsa vengano offerte le mie stesse possibilità». Tuttavia nella stessa intervista del maggio 1986 correggeva in parte quanto aveva appena detto: «Non credo di peccare di orgoglio affermando di essermi accorto di essere stato dotato di facoltà e di possibilità non comuni a tutti gli uomini. Mi rammarico di non aver prodigato anche di più al mio prossimo questi beni, ma ne sono stato, ben sovente, distolto dalle sollecitazioni esaltanti e deprimenti che la vita mi ha riservato in larghissima misura». Si può affermare con certezza che pochissimi esseri umani sono stati dotati di facoltà come quelle manifestate da Rol, e che queste facoltà non dipendono né dalla volontà personale né dall'esercizio, come già aveva osservato il fratello Carlo. Come in qualsiasi altra attività umana, la volontà e l'esercizio possono migliorare certe prestazioni, ma senza un talento naturale innato non si diventa né un grande compositore, né un matematico di genio, né un campione dello sport. È comunque evidente che, oltre al talento, gli individui particolarmente dotati dispongono anche della disposizione mentale necessarie per sviluppare al meglio le proprie capacità.

Rol riteneva che alla vita di ogni essere umano fosse associato uno «spirito intelligente». Questo concetto può presentare qualche affinità con l'aspetto superiore del Subliminal Self ipotizzato dal Myers (si veda la pagina dedicata all'argomento), tuttavia negli scritti di Rol (o almeno in quelli che sono stati pubblicati) non si trovano approfondimenti o chiarimenti che permettano di comprendere il tipo di relazione che intercorre tra lo spirito intelligente e l'io cosciente. Se, come sembra di capire, lo spirito intelligente resta per noi inconscio, e manifesta i suoi effetti secondo modalità che sfuggono alla nostra comprensione intelligente, non possiamo integrarlo nell'esperienza conoscitiva (e nelle facoltà di controllo) dell'io cosciente. Sotto quest'aspetto, il riconoscimento dell'esistenza di uno spirito, che agisce tramite le facoltà mentali di un essere umano, può anche limitarsi all'ammettere che vi sono entità aliene in grado di esercitare effetti nella dimensione fisica mediante energie che esulano dalle facoltà di comprensione e di controllo dell'io cosciente (si veda anche la pagina dedicata allo spirito alieno). Stando a quanto da lui stesso dichiarato, Rol sperimentava uno stato di coscienza non ordinaria, che chiamava «coscienza sublime», mediante il quale il suo io cosciente poteva sperimentare alcuni nuclei psichici associati allo spirito intelligente. Anche in questo caso, tuttavia, dobbiamo lamentare la mancanza di scritti teorici sufficientemente intellegibili sotto il profilo conoscitivo: le scarne enunciazioni lasciate da Rol, a voce o per iscritto, hanno un carattere prevalentemente intuitivo, e risultano poco soddisfacenti tanto sotto il profilo intellettivo quanto sul piano dell'efficacia della comunicazione.

Nel libro Io sono la grondaia si può leggere, tra gli scritti lasciatici da Rol: «Non comprendo perché si ostinino, parlando di me, di aver ricorso a fenomeni materiali, quando invece tutta la mia vita è stata volta, dedicata ad alleviare le sofferenze del mio prossimo. Io stesso rimasi sempre stupito se non commosso dai mezzi paranormali ai quali appoggiai le mie azioni. La sola giustificazione che trovai, a mia tranquillità, fu quella di agire per volontà di una volontà che mi sovrastava e che mi indicava la Carità come un mezzo onnipotente ed unico... Nel dire: io sono ciò che fui e ciò che sarò, è come ricordare a noi stessi che vi fu un momento in cui, ai fini di realizzare una creazione del Signore, abbiamo accettato la prova della vita, ben conoscendone la severità e la stessa morte, che della vita fisica è l'episodio il più immutabile. Il nostro spirito esisteva, ma non era estrinsecato». Anche nell'intervista a Lugli del 1986, Rol si esprimeva così a proposito del significato dei suoi esperimenti: «Significano che lo spirito dell'uomo è la creazione più alta che Dio ha realizzata e come tale gli competono facoltà e possibilità straordinarie... Nel corso della mia vita e attraverso le infinite esperienze vissute con molto travaglio, ho raggiunto la consapevolezza che Dio crea il nostro spirito, senza però estrinsecarlo. Siamo noi stessi che dobbiamo realizzarlo accettando la prova severa della vita, le sofferenze, i dolori, la morte; ma lo facciamo con gioia sapendo che realizziamo il disegno di Dio». E concludeva dicendo: «C'è profondo in me il desiderio di lasciare alla mia morte una dottrina che consenta di conoscere l'esistenza del proprio spirito e di adire ad esso». Ma questa dottrina dello spirito non fu poi elaborata da Rol in modo coerente, approfondito e comprensibile.

Sulla base di quanto Rol ci ha lasciato direttamente (scritti e registrazioni della sua voce) o di sue affermazioni riferite da altri (senza possibilità di verifica in merito alla loro correttezza) non è possibile stabilire una correlazione coerente, sotto il profilo conoscitivo, tra le facoltà paranormali di cui era dotato e la sua elaborazione interiore di una teoria interpretativa relativa alla loro genesi ed alla loro estrinsecazione. Al pari di altri medium, anche molto dotati, Rol probabilmente agiva spinto da un'esigenza interiore di origine spirituale, da lui integrata ed interpretata nell'ambito di una visione religiosa fondata sulla carità e sul bisogno di alleviare le sofferenze altrui. Pur riconoscendo il valore di questa visione etica della vita, comune a tutte quelle persone che mettono le proprie risorse e le proprie energie al servizio del prossimo, il pensiero di Rol non aggiunge nulla di significativo alle nostre conoscenze sull'origine dei fenomeni paranormali. D'altra parte, se Rol non avesse manifestato le facoltà paranormali di cui era dotato, la sua esistenza sarebbe passata pressoché inosservata: il fatto che una persona si dedichi ad alleviare le sofferenze del prossimo non garantisce, di per sé, che quella persona possa acquisire e manifestare facoltà paranormali. Anche la fede di Rol, fondata su un'adesione abbastanza convenzionale alle credenze ed alle pratiche della Chiesa cattolica, non dà l'idea di un'elaborazione originale dell'esperienza dello spirito intelligente tramite la vita dell'io cosciente, ma sembra piuttosto l'espressione di uno stato di assoggettamento dell'io da parte di istanze psichiche che, percepite come verità assolute, non vengono rielaborate criticamente dall'intelligenza dello spirito.


 

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