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I tre livelli della mente

La mente e l'attività cerebrale: il primo livello

Nel dare per scontato che l'attività mentale – così come viene percepita dall'io cosciente – sia determinata dal funzionamento delle reti neurali del cervello, è bene evidenziare come vi siano sostanziali differenze nel modo di operare delle funzioni cerebrali, che si riflettono sulla qualità dell'attività mentale, rendendo possibile l'identificazione di almeno tre livelli sostanzialmente differenti. Anzitutto, a livello fisico il cervello riceve ed interpreta i segnali e gli stimoli provenienti tanto dal mondo esterno quanto dal nostro stesso corpo, per quanto gli viene consentito dallo sviluppo del sistema nervoso, il quale presenta dei limiti: per esempio, noi non siamo in grado di percepire le frequenze elettromagnetiche al di fuori della gamma dei colori, né le frequenze acustiche superiori ai 20 kHz, mentre cani, gatti ed altri animali possono udire frequenze ben più alte. Quest'attività cerebrale in parte resta inconscia, ed in parte si traduce in attività mentale cosciente, che può essere messa a fuoco con maggiore o minore intensità a seconda del livello di attenzione e di interesse suscitato nell'io (sempre tramite i circuiti cerebrali).

Questo primo livello dell'attività cerebrale (e della conseguente attività mentale percepita dall'io cosciente) riguarda il funzionamento del corpo nelle sue interazioni con l'ambiente: essendo correlato all'evoluzione naturale del nostro organismo, esso è presente anche negli animali, in misura maggiore o minore a seconda del loro grado di evoluzione. Sul piano mentale, a questo livello possiamo attribuire la percezione del dolore, del piacere, e della maggior parte delle reazioni di tipo emotivo e istintivo, come la paura, la collera o i desideri compulsivi, che innescano veri e propri automatismi a livello somatico. Si tratta di meccanismi nei confronti dei quali di norma il potere di controllo dell'io è minimo, dato che si attivano ai livelli del cervelletto, del tronco encefalico, del diencefalo e delle strutture evolutivamente più arcaiche del sistema limbico. Mentalmente, l'io viene coinvolto in un sentire intenso e coinvolgente, nei confronti del quale non riesce a differenziarsi se non con difficoltà e con uno sforzo di volontà, sempre che abbia acquisito le risorse necessarie per attivare le aree della corteccia capaci di interagire con i meccanismi istintivi che determinano gli aspetti animali del funzionamento del nostro organismo.

Il secondo livello inferiore

Il secondo livello dell'attività mentale presenta due aspetti, che possiamo chiamare inferiore e superiore. Il livello inferiore è costituito dai condizionamenti e dai programmi culturali che ci vengono trasmessi fin dall'inizio della nostra vita, ed in seguito tramite i sistemi di educazione e di informazione. Spesso i sistemi di condizionamento si ricollegano alle reazioni mentali del primo livello, mediante un'attività di rinforzo che si basa su sistemi di premi e di punizioni resi possibili grazie alle reazioni emotive del primo livello, che costituiscono il costante sottofondo della nostra vita umana. In merito all'apprendimento va tuttavia messo in evidenza un'innato interesse verso la conoscenza, che in alcuni individui è presente in misura maggiore rispetto ad altri, che si accompagna ad un sentimento di soddisfazione ogni volta che un nuovo elemento di conoscenza viene integrato della nostra organizzazione mentale. A questo livello però l'attività di acquisizione delle informazioni conoscitive è completamente condizionata dalla localizzazione temporale e geografica della cultura tramite la quale le informazioni sono trasmesse, e la programmazione è tanto più efficace quanto più il cervello a cui è diretta è giovane ed il metodo di trasmissione intenso. Ogni cervello non leso è dunque predisposto per acquisire l'una o l'altra forma di complesso di conoscenze messo a punto fino a quel determinato momento storico dalla cultura nella quale l'organismo (di cui quel cervello fa parte) viene allevato: si tratta di una vera e propria programmazione, che insegna al cervello come interpretare il mondo e come reagire e comportarsi in varie circostanze.

I programmi, ovviamente, possono essere trasmessi da cervello a cervello perché ogni nuovo cervello è predisposto per riceverli. In tutte le culture – ed in particolare in quelle complesse – i cervelli sono interconnessi in rete, e si vengono a creare strutture organizzate per la trasmissione e la diffusione di determinati programmi. Alla base di queste trasmissioni c'è l'acquisizione del linguaggio, che avviene già nei primi anni di vita e che costituisce, per così dire, il sistema operativo di base che rende possibile la trasmissione degli altri programmi. Le diverse culture sono caratterizzate dall'uso di linguaggi diversi, e la comprensione di una cultura diversa dalla propria richiede anzitutto l'apprendimento del suo linguaggio. Il funzionamento di buona parte dei cervelli umani si ferma a questo livello: dal punto di vista dell'attività mentale, l'io si mostra acquiescente nei confronti dei programmi e dei condizionamenti ricevuti, almeno fintanto che questi programmi non entrino in conflitto con le istanze naturali del primo livello. Ma anche in questo caso, l'io cosciente subirà gli effetti di tali conflitti senza avere le risorse per riuscire a controllarli e ad elaborarli autonomamente. Eventualmente cercherà, nell'ambito del suo network culturale di riferimento, altri programmi che possano alleviare le sofferenze causate dai conflitti interiori.

Una certa attività di elaborazione autonoma da parte delle reti neurali del cervello può essere presente anche a questo livello, se non altro perché le esperienze mentali che avvengono progressivamente nel corso della vita di una persona rendono talvolta necessaria una diversa e più efficace organizzazione dei circuiti neurali, per quanto la plasticità del cervello possa consentirlo. Manca però, a questo livello, la capacità di mettere a confronto i programmi esistenti e di elaborare autonomamente nuove soluzioni creative che possano poi tradursi in programmi culturali progrediti, da trasmettere ad altri cervelli. Un cervello ben funzionante manifesta la sua intelligenza anche a questo livello, eseguendo con diligenza ed in modo efficiente i compiti che gli vengono assegnati, e può manifestare sul piano mentale forme di gratificazione associate al sentimento di aver fatto il proprio dovere e di essere stati utili agli altri. Se le cose vanno per il meglio, un cervello di questo livello può garantire una vita serena ed operosa, con pochi problemi esistenziali. In condizioni negative, questo tipo di cervello procede con ostinazione nei compiti che gli vengono assegnati, insensibile anche nei confronti delle sofferenze che può provocare agli altri.

Poiché è evidente che i programmi culturali trasmessi al cervello variano da una cultura all'altra, cambiano in funzione delle trasformazioni alle quali una cultura è soggetta nel tempo (dovute, appunto, al mutamento dei programmi attivi nel network dei cervelli), e – nelle culture complesse – possono essere molto diversi all'interno di una stessa cultura, dobbiamo attribuire al cervello una facoltà creativa autonoma, non ugualmente sviluppata in tutti i cervelli. Il quadro conoscitivo offertoci dalle neuroscienze non è ancora in grado di darci una spiegazione esauriente di come il cervello umano sia in grado di creare, ma certamente l'io cosciente di molti esseri umani ha esperienza diretta delle dinamiche mentali che determinano nuove elaborazioni creative.

Il secondo livello superiore

L'aspetto superiore del secondo livello è rappresentato dall'attività creativa della mente, che può essere ricondotta all'attività cerebrale – sempre che si comprenda in che modo questo possa avvenire nell'ambito dei circuiti neurali – ma che va considerata comunque come un riflesso dell'attività creatrice della Mente in relazione all'universo fisico. È evidente come la facoltà creativa sia – in alcuni cervelli – molto più sviluppata rispetto alla media. Essa si manifesta anzitutto come attività di elaborazione di programmi già acquisiti culturalmente, alla ricerca di nuove soluzioni per i problemi e le necessità che si presentano in ambito sociale: è quanto avviene nel campo dell'ingegneria o dell'architettura, laddove l'ideazione creativa, la progettazione e la pianificazione precedono la realizzazione. Un'intensa attività creativa intelligente è necessaria anche nella ricerca scientifica, sia per mettere a punto nuovi esperimenti che permettano di capire cosa avviene a livelli dimensionali che sono al di là dei nostri sensi e degli strumenti di cui già disponiamo, sia per elaborare nuove teorie esplicative delle leggi naturali. In campo artistico – nella composizione musicale, nella scrittura di un romanzo, ecc. – si manifesta una creatività individuale più libera, cioè meno vincolata ad esigenze di tipo sociale.

Per quanto riguarda l'attività mentale, possiamo solo considerare gli aspetti coscienti dell'attività creativa, che si svolge in gran parte a livello inconscio. L'io cosciente impegna tutte le risorse mentali di cui dispone, concentrando l'attenzione e mettendo a fuoco l'intelligenza, in un processo spesso affaticante, molti aspetti del quale sono al di là delle sue capacità di comprensione e di controllo. Quando i risultati di questo processo di elaborazione creativa pervengono alla coscienza, possono essere esaminati e valutati come più o meno soddisfacenti. Pur dando per scontato che l'elaborazione creativa avvenga tramite l'attività cerebrale, tanto nei suoi aspetti coscienti quanto in quelli inconsci, allo stato attuale delle nostre conoscenze sul funzionamento delle reti neurali possiamo solo ipotizzare un'intenso lavoro di attivazione di nuovi complessi circuiti e di elaborazione delle informazioni ad essi associate, ma l'essenza del fenomeno creativo resta misteriosa. A meno di non voler ipotizzare un'attività cosciente già al livello del singolo neurone, la creazione di un nuovo circuito di connessioni neurali andrebbe considerata come un sintonizzatore di un nuovo evento mentale (psichico), che tramite la coscienza verrebbe trasmesso nel mondo fisico.

Una particolare attività creativa del cervello è rappresentata dal sognare, sia nelle sue manifestazioni ordinarie che in quelle meno comuni. Anche se è vero che in gran parte i sogni vengono dimenticati, oppure sono ricordati per un giorno o due e poi dimenticati, alcuni sogni si imprimono nella memoria a lungo termine ed entrano a far parte del patrimonio di ricordi dell'io. Per quanto riguarda i sogni normali, non si può parlare di un'attività mentale cosciente come quella dello stato di veglia: l'io si trova più o meno coinvolto nelle vicende del sogno, all'interno del quale può anche agire, pensare, provare emozioni e prendere decisioni, ma lo stato di consapevolezza onirico è diverso, per intensità e per capacità di attenzione intenzionale, rispetto a quello della veglia. Solo in alcuni sogni lucidi e nei sogni coscienti lo stato di coscienza dell'io è indistinguibile da quello della veglia, e l'io – come Alice nel paese delle meraviglie – si trova ad interagire con un mondo strano, dotato di connotati spesso magici. Oltre a questo genere di esperienze oniriche, dobbiamo poi considerare altre esperienze, come le OBE e le NDE, in merito alle quali il ruolo ed il funzionamento dell'attività cerebrale sono ancora tutti da decifrare.

Per quanto una persona intelligente e di buona cultura voglia tenersi aggiornata in merito ai progressi delle neuroscienze, è probabile che passi ancora molto tempo prima che la conoscenza scientifica possa dar conto in modo soddisfacente delle interazioni tra il funzionamento cerebrale e l'attività mentale, interazioni che già attualmente alcuni scienziati cominciano a considerare nei due sensi: se il cervello determina l'attività mentale, anche la mente può determinare il funzionamento del cervello. Credo che, in ogni caso, nel periodo di tempo che mi resta da vivere il quadro conoscitivo non varierà sostanzialmente, e dunque devo trarre le mie deduzioni dalle informazioni di cui posso disporre qui ed ora. L'attività mentale è stata sperimentata dagli umani nel corso dei secoli, producendo risultati interessanti, ma anche aberrazioni di ogni genere. Adesso siamo arrivati al punto in cui la mente umana rivolge la sua attenzione al funzionamento del cervello per scoprirvi i meccanismi che le consentano di controllare più efficacemente le proprie prestazioni. Non so in che misura quest'impresa potrà avere successo, data la complessità del cervello: il far dipendere in tutto e per tutto l'attività mentale dal funzionamento del cervello significa, in fin dei conti, pretendere che il cervello possa studiare e comprendere se stesso.

L'essenza del problema sta nel fatto che tutto il sistema cervello-mente-coscienza-io si è evoluto sotto la spinta di forze ed energie la cui comprensione è – almeno per ora – al di là delle nostre capacità e delle nostre risorse. Possiamo senz'altro indagare il funzionamento del cervello e trarne valide conoscenze, utili anche per risolvere almeno in parte i problemi individuali e sociali derivanti dai difetti funzionali di quest'organo. Possiamo inoltre scoprire i circuiti di attivazione dei sistemi sensoriali, motori, interpretativi e memorizzatori, così come le reti neurali ed i neurotrasmettitori che determinano i desideri e l'appagamento derivante dalla loro soddisfazione. Resta il fatto che queste conoscenze hanno senso per noi in quanto si traducono in attività mentale, tramite la quale le ricerche sul cervello possono proseguire utilizzando le risorse dell'intelligenza creativa. Se decidiamo di addottare una visione completamente riduzionista, attribuendo all'attività cerebrale ogni evento mentale, la coscienza e la stessa esistenza dell'io, ci troviamo poi  nella non facile condizione di dover comprendere mentalmente – perché si suppone che il cervello sia già in grado di operare in accordo con questo tipo di informazioni – tramite quali circuiti neurali si generino i fenomeni mentali, la coscienza e lo stesso io, e perché questa trasformazione del funzionamento cerebrale in attività mentale cosciente debba aver luogo in modo così complesso ed oscuro.

Teoricamente, un computer – o una rete di computer – potrebbe analizzare i sistemi componenti di un altro computer e le loro interazioni, se fosse dotato di un programma adatto, ma non per questo potrebbe comprendere l'intelligenza che ha creato il programma. Il cervello non funziona come i computer progettati e costruiti dagli umani, ma per diversi aspetti (connessioni neurali, potenziali d'azione, neurotrasmettitori, ecc.) viene studiato ed interpretato come se fosse una macchina, perché questo è quanto i nostri sensi e le nostre risorse ci permettono di percepire. Difficilmente un neuroscienziato affermerà che un neurone vuole connettersi con un altro neurone perché desidera ottenere un certo effetto: una trasposizione arbitraria di quanti di coscienza e di attività mentale a livello neuronale va oltre le nostre facoltà conoscitive. Inoltre, trasferirebbe solo il problema ad un livello microscopico, senza risolverlo. La totale dipendenza dell'io cosciente dal funzionamento del cervello rappresenta la condizione iniziale dell'avventura umana: anche se – in molti casi – questa dipendenza continua, più o meno inalterata, per tutta la durata della vita, all'io viene data la possibilità di utilizzare la mente per determinare un funzionamento del cervello più adeguato alle proprie esigenze evolutive. Affinché questo avvenga, tuttavia, è necessario che il cervello sia integro ed il suo funzionamento non sia compromesso.

Il terzo livello

Il terzo livello dell'attività mentale riguarda sia quei fenomeni soggettivi associati ad un'intensa e coinvolgente attività psichica, come alcune NDE, sia i fenomeni oggettivi che implicano un'azione diretta della mente sulla materia, come la psicocinesi (PK) e i fenomeni medianici ad effetti fisici, oppure le manifestazioni ESP (percezione extrasensoriale) come la telepatia e la chiaroveggenza. Nelle sezioni di questo sito dedicate alle NDE ed ai fenomeni medianici, il lettore interessato può trovare un buon numero di esempi. I fenomeni soggettivi possono essere considerati senza dubbio come mentali, dato che il soggetto coinvolto li sperimenta coscientemente e restano ben impressi nella sua memoria a lungo termine. Nel caso dei fenomeni medianici, l'aspetto mentale può essere riferito a coloro che ne sono testimoni, ma non al medium qualora si trovi in uno stato di trance che comporta una completa assenza di coscienza. Anche in questo caso, tuttavia, il problema del ruolo della mente del medium va attentamente considerato, come cercherò di spiegare tra poco.

Dato che si tratta di fenomeni occasionali e non comuni, non è stato possibile – fino ad oggi – intraprendere alcuna seria indagine sul funzionamento cerebrale associato al verificarsi di queste esperienze. Nel caso delle NDE è stato ipotizzato che possano essere causate dal funzionamento del cervello in particolari condizioni: si tratterebbe dunque di qualcosa di analogo a sogni coscienti molto lucidi, di lunga durata e con forti implicazioni emotive, resi possibili da un'attività creativa del cervello particolarmente intensa e significativa per l'io cosciente del soggetto sperimentatore. Si tratta di un'ipotesi sulla quale non tutti gli investigatori di questo fenomeno concordano, che però manca ancora dei dati necessari per convalidarla. Qualora lo fosse, questo significherebbe che il cervello – quanto meno in alcuni individui – è dotato di una straordinaria capacità di sintonizzare stati mentali estremamente interessanti, reali, significativi ed appaganti per l'io cosciente: vere e proprie dimensioni alternative nelle quali l'io sente di vivere più intensamente che non nella realtà ordinaria del mondo fisico. Resta tuttavia il dato di fatto che queste esperienze soggettive riguardano solamente una minoranza di esseri umani.

Nel caso dei fenomeni medianici fisici – come gli apporti, le materializzazioni, le levitazioni e gli spostamenti di oggetti – ci troviamo in una condizione veramente paradossale: da una parte la presenza fisica del medium è indispensabile affinché questi fenomeni possano verificarsi, il che può indurre qualcuno a ritenere che la causa vada ricercata in qualche caratteristica psicofisica dell'organismo del medium; ma dall'altra non si riesce a comprendere che tipo di energie possano essere attribuite al cervello del medium, per metterlo in grado di operare con quelle modalità oggettive sulla materia fisica. Lo stesso si può dire per la psicocinesi, soprattutto nel contesto di quelle manifestazioni che vanno sotto il nome di poltergeist. Questi fenomeni necessariamente ci portano ad ipotizzare l'esistenza di qualcosa che normalmente non è percepibile dai nostri sensi, e che quasi certamente appartiene ad una dimensione diversa da quella fisica, ma che occasionalmente può essere sintonizzato tramite l'attività mentale del terzo livello – a cui solo poche persone riescono ad accedere – riuscendo ad operare anche sul piano fisico.

Si può comprendere come, in questo caso, sia difficile che gli investigatori dei circuiti neurali del cervello riescano ad illuminarci sulle cause di questi fenomeni: oltretutto, le indagini andrebbero eseguite sui cervelli dei medium ad effetti fisici, che sono davvero rari. Tuttavia, ipotizzando che alcuni cervelli possano riuscire a sintonizzarsi su una realtà mentale autonoma – e non a produrla – il quadro conoscitivo, pur restando ancora insoddisfacente, diventa meno paradossale. In effetti alcuni sperimentatori hanno rilevato, in relazione a determinati effetti fisici – come spostamenti, levitazioni, ecc. – l'azione di arti fantasma, funzionanti come leve alle quali venivano applicate forze di natura fisica, che inducevano ad ipotizzare la presenza di un corpo invisibile dotato di elasticità, capacità di estensione e forza propria. Un esempio molto interessante di questo genere di studi – oltre agli esperimenti eseguiti dal Bottazzi su Eusapia Palladino (per i quali si rimanda a questa pagina) – è offerto da un libro del 1919 dell'ing. W. J. Crawford, The Reality of Psychic Phenomena, che può essere scaricato dalla Biblioteca.

Va comunque ricordato che, per quanto riguarda i fenomeni medianici fisici, la presenza del medium – e dunque anche del suo cervello – è indispensabile affinché i fenomeni possano verificarsi. Nel caso di altri tipi di fenomeni PK, come il poltergeist, vi sono alcuni casi riportati nella letteratura specializzata nei quali gli effetti fisici, talora impressionanti, furono percepiti e testimoniati da una pluralità di persone diverse, senza che fosse possibile individuare un singolo individuo alle cui facoltà psichiche attribuire i fenomeni. In molti altri casi, invece, fu possibile individuare un soggetto – spesso un adolescente – la cui presenza determinava l'insorgere dei fenomeni, in un luogo o nell'altro. In tutti questi casi l'attività mentale prende il sopravvento, interpretando i fenomeni e riferendoli a qualche forma di entità aliena, sulla base di un processo di elaborazione culturale che può anche essere attribuito all'attività creativa del cervello (una volta che si sia compreso il funzionamento di tale facoltà). Non è però possibile – allo stato attuale delle nostre conoscenze – attribuire ragionevolmente le forze che producono i fenomeni stessi al funzionamento del cervello.

Riguardo alle facoltà ESP come la telepatia e la chiaroveggenza, che si traducono necessariamente in una forma di attività mentale del terzo livello da parte di un soggetto più o meno dotato, il sensitivo, il funzionamento del cervello potrebbe essere preso in considerazione, a condizione di considerare quest'organo – o alcuni suoi sottosistemi – come uno strumento sintonizzatore ed elaboratore di informazioni presenti nell'ambiente, e non al suo interno. Nel caso di quelle particolari forme di chiaroveggenza che si riferiscono ad eventi e cose del passato, attualmente non più presenti, bisogna fare riferimento ad un ambiente extratemporale, nel quale tali informazioni vengono conservate in modo che il cervello del sensitivo possa sintonizzarsi su di esse. Siamo tuttavia ben lontani dal comprendere quali circuiti neurali dovrebbero attivarsi in modo da consentire questo genere di sintonie. In ogni caso, se possiamo spingerci fino ad ipotizzare che alcune facoltà mentali non ordinarie, come la chiaroveggenza, possano essere attribuite al funzionamento di un cervello dotato della capacità di sintonizzarsi su fonti di informazione normalmente inaccessibili, non siamo nelle condizioni di poter attribuire direttamente al funzionamento del cervello gli eclatanti fenomeni di psicocinesi riportati nella letteratura specializzata. Possiamo solo supporre che il cervello del sensitivo sia in grado di sintonizzarsi con la mente di operatori intelligenti – non appartenenti alla dimensione fisica – che tramite energie prelevate dai sistemi psicofisici del medium e degli assistenti, o tramite altre forme di energia, possono in certe circostanze interagire con gli oggetti e con le sostanze del mondo fisico.

Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che – pur riconoscendo in pieno la funzione indispensabile del cervello in relazione all'attività mentale – le nostre conoscenze attuali non sono tali da consentirci di spiegare ogni fenomeno alla luce di una teoria assolutamente riduzionista, che voglia ricondurre ogni fenomeno connesso all'attività mentale al funzionamento del cervello, considerato come organo produttore della mente. È invece più logico e coerente considerare i circuiti neurali, o almeno una parte di essi, come elementi sintonizzatori di energie autonome, che si riflettono nell'attività mentale degli umani – e, prima ancora, in quella degli animali – determinando la vasta gamma di reazioni psichiche e di interazioni tra singoli individui o raggruppamenti umani più o meno numerosi, che caratterizzano le dinamiche comportamentali presenti nel nostro mondo. Non va mai dimenticato che il cervello umano è il risultato dell'azione di forze evolutive che noi umani non possiamo conoscere, o che possiamo conoscere solo entro quei limiti stabiliti dalla nostra attività mentale, determinata dal funzionamento del cervello stesso.

Il cervello è uno strumento imperfetto

Sia che esaminiamo il funzionamento del cervello dal punto di vista del neuroscienziato, sia che vogliamo considerare l'attività mentale in funzione dell'attività cerebrale, dobbiamo riconoscere che la complessità del cervello umano – che pur suscita in noi meraviglia ed ammirazione – ne determina la vulnerabilità e l'inaffidabilità (quanto meno in relazione alle esigenze dell'io cosciente). Quanto alla vulnerabilità, il cervello è soggetto in ogni caso ad un processo di invecchiamento seguito dalla morte, che a tutt'oggi può essere al massimo ritardato, ma non evitato. Nel considerare il funzionamento umano nel suo complesso, noi facciamo riferimento – in modo più o meno consapevole – ad un network di cervelli, nell'ambito del quale vi è un continuo rinnovamento (i nuovi cervelli sostituiscono quelli più vecchi), e vengono di solito presi a modello i cervelli che funzionano al meglio delle loro capacità. All'interno di quella che io ho chiamato la grande nuvola  dei cervelli, tuttavia, si può trovare di tutto in termini di integrità, di salute e di efficienza del sistema cerebrale.

 (continua)


 

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